lunedì 26 ottobre 2009
Visione olistica drenaggio linfatico parte 5 di 13
A conclusione di questa prima parte del discorso sulla visione olistica del drenaggio linfatico, è bene chiudere ricordando che tutte le organizzazioni linfatiche sono anche dispositivi specializzati atti ad identificare materiali estranei all’organismo e reagire nei confronti di questi a mezzo dell’attività fagocitaria o con i processi della proteinosintesi degli anticorpi.
Questo fa parte dell‘omeostasi interna: vanno mantenute le caratteristiche specifiche proprie di tessuti ed organi eliminando eventuali materiali estranei provenienti dall’ambiente esterno.
Vi è poi la funzione di controllo dell’attività biosintetica di organi e tessuti indispensabile per mantenere l’armonia funzionale interna dell’organismo; questo, però, può essere causa di problemi quando con i mezzi e le conoscenze a disposizione si cerca d’intervenire su questo organismo con determinati interventi chirurgici: una delle conseguenze più note di ciò è quella della risposta all’innesto omoplastico od eteroplastico, definita reazione di rigetto del trapianto.
Con quanto illustrato nelle precedenti uscite ed in queste poche righe, benché mi sia in realtà limitato a poche e scarne informazioni di carattere generale, spero d’essere riuscito a dare un’idea di quanto debba essere tenuto presente quando si utilizza il drenaggio linfatico col fine di contribuire alla risoluzione d’un problema, allo scopo di ripristinare una buona qualità della vita a chi s’è trovato nella condizione d’aver necessità di sottoporvisi.
Con quanto sin qui detto ho ancora una volta rafforzato il concetto di sussidiarietà degli interventi massoterapici, che possono contribuire a risolvere molti problemi, ma non possono sostituire determinati altri tipi di cura; lo stesso vale per gli interventi a livello energetico.
Dopo aver scritto vari articoli penso d’essere arrivato al punto d’aver dato piena spiegazione in senso olistico alla descrizione del massaggio che avevo presentato nell’articolo del 16/05/2009:
“Il massaggio è una trasmissione di energia,
è una sollecitazione del metabolismo,
è recupero fisico e psichico,
è trasmissione ed evoluzione di emozioni superficiali e profonde,
è sensazione di benessere,
è certezza di portare aiuto”.
Allo stesso modo penso d’essere riuscito, toccando argomenti materiali che pertanto si prestano ad un’immediata comprensione, a rendere più chiaro il discorso sulla disarmonia quale causa di scompensi, fatto parlando dei trattamenti energetici, e quello sull’operatività (sia a livello di corpo fisico che a livello energetico) necessaria per ripristinare quell’armonia indispensabile per una buona qualità della vita sia a livello individuale che collettivo: un essere umano gravemente sofferente, ammesso che ci riesca, trova immensa difficoltà a contribuire al benessere collettivo, benché non manchino esempi di persone straordinarie; ma un essere umano che gode di una buona qualità della vita ed è stato aiutato a raggiungere la consapevolezza del significato di ciò, non c’è dubbio che s’impegnerà con tutte le sue energie e capacità per il benessere della collettività, cosciente che il suo prossimo, raggiunta la consapevolezza di questa verità, di riflesso gli accrescerà il livello di benessere.
Collegato a ciò nell’articolo del 22/06/2009 avevo raffrontato il concetto di “sapere di non sapere” con quello di “essere consapevoli di poter vedere e comprendere”, considerando come ciò non influisse sul sentirsi intimamente religiosi od atei. Ora tutti sanno che “da che mondo è mondo” gli uomini s’interrogano sul significato della loro esistenza e di ciò che li circonda indipendentemente dalla cultura cui appartengono; non dovrebbe pertanto ingenerare perplessità se prendo un esempio da una religione orientale, ricordando che già il Buddha Sakyamuni disse:
“L’odio non scompare con l’odio;
l’odio scompare con l’Amore.
Questa è la LEGGE IMMUTABILE”.
Anche volendo non riuscirei a far stare la rimanente parte del discorso all’interno di una singola uscita: c’è un limite al numero dei caratteri a disposizione ed è molto probabilmente una fortuna. Spero di non essere noioso con tutti questi “collegamenti”, lo faccio anche perchè penso sia meglio dare un motivo di riflessione in più, che non uno in meno: normalmente ad un maggior grado di consapevolezza raggiunto corrisponde un miglior stato di benessere ed è anche attraverso una calma e serena riflessione su argomenti anche diversissimi tra loro che si può “crescere” in consapevolezza.
Credendo di fare la cosa giusta, porgo i miei più cordiali saluti a tutti e vi do appuntamento alla prossima uscita.
giovedì 15 ottobre 2009
Visione olistica drenaggio linfatico parte 4 di 13
Riprendo il discorso ricordando che il corpo umano è un’unità a sua volta composta di molte unità, una di queste è il Sistema Linfatico, che a sua volta è un settore dell’Apparato Circolatorio, e che provvede al drenaggio del liquido interstiziale da organi e tessuti; questo liquido una volta passato nei vasi linfatici forma la linfa, che viene alla fine immessa, tramite pochi tronchi linfatici terminali, nelle grosse vene alla base del collo.
Il sistema linfatico è pertanto da considerare un sistema vascolare centripeto sussidiario del dispositivo venoso, col quale collabora nel riportare al cuore il liquido che ha perfuso i diversi organi. Infatti, soltanto il 90% circa della quantità di liquido filtrato dal capo arterioso viene riassorbito a livello venoso che, inoltre, non ha la possibilità fisica (perché non ci passano) di permettere il rientro in circolo alle particelle grandi come ad esempio le proteine plasmatiche e l’albumina; queste grosse molecole, una volta assolto il loro compito, devono essere riassorbite dal sistema linfatico (dotato di capillari con aperture più ampie) nel quale trovano posto anche cellule del sangue, particelle corpuscolate, sostanze estranee, il rimanente 10% del liquido, le molecole lipidiche, tra cui anche alcune vitamine liposolubili.
Quanto sopra è solo una parte del lavoro svolto; infatti, al sistema linfatico competono altre non meno importanti funzioni di controllo e di modificazione del liquido interstiziale. Queste attività conducono all’attuazione di generali meccanismi di regolazione omeostatica, che si inquadrano nella risposta immunitaria.
Questo sistema ha origine dai capillari linfatici, che formano reti diffuse nel connettivo interstiziale e vengono a loro volta drenati da vasellini linfatici che confluiscono in vasi linfatici di piccolo e medio calibro; naturalmente superati i capillari la quantità di liquido da trasportare non aumenta più di volume, di conseguenza man mano che aumenta il calibro dei vasi ne diminuisce il numero. Questi ultimi si raccolgono infine nei sette grandi tronchi linfatici:
- uno impari mediano, il Dotto Toracico;
- gli altri pari e simmetrici, Dotto Succlavio, Dotto Giugulare, Tronco o Collettore Bronco-mediastinico.
- le cellule endoteliali dei linfonodi sono dotate di proprietà istiocitaria ed a seconda delle richieste funzionali possono presentare i segni dell’evoluzione macrofagica;
- anche le cellule reticolari a riposo possiedono capacità istiocitaria e possono essere soggette sia all’evoluzione in macrofagi, sia a quella fibroblastica;
- inoltre, nel gruppo delle cellule dell’immunocompetenza si trovano quelle riconducibili alla struttura dei linfociti che, com’è noto, eseguono una sorta di pattugliamento continuo passando senza sosta nell’interno degli spazi interstiziali dei tessuti per poi rientrare progressivamente nelle vie linfatiche.
lunedì 5 ottobre 2009
Visione olistica drenaggio linfatico parte 3 di 13
Come è noto a molti, le condutture sanguifere del corpo umano formano l’anello del piccolo circolo, o polmonare, e l’anello della grande circolazione; ogni anello ha le sue estremità di origine e di terminazione nel cuore ed è composto di tre tipi di condutture:
- il primo (centrifugo) in partenza dal cuore è quello delle arterie;
- segue il distretto capillare e
- da ultimo (centripeto) le vene che terminano al cuore, organo centrale responsabile della movimentazione di questi liquidi.
- da una parte lo studio della fisiologia che mi ha dimostrato la consequenzialità e l’interrelazione delle varie attività anche in condizioni di interdipendenza, con poi livelli di controllo via via superiori; e ciò si collega felicemente a quanto già detto a riguardo dei trattamenti energetici;
- dall’altra a quello della patologia generale che studia la malattia a livello biochimico ed anche biofisico: penso si possa dire che a livello molecolare forma e funzione siano la stessa cosa, infatti la forma è frutto di funzioni cellulari determinate ed esprime a sua volta determinati atteggiamenti funzionali; d’altra parte le funzioni risultano a livello delle molecole in rapporto con modificazioni di forma di queste ultime più o meno complesse.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)