lunedì 28 dicembre 2009

Visione olistica del drenaggio linfatico, 11 di 13

Come abbiamo visto, il sistema linfatico si dirama in tutto il corpo fisico e ne costituisce anche una fondamentale riserva d’acqua; può essere visto anche come un’unità organica a se, ma è sempre un’unità che collega nell’interdipendenza le altre unità, infatti sia gli organi che i sistemi di organi sono indissolubilmente messi in relazione attraverso la linfa. La linfa costituisce insieme col sangue il mezzo vitale del corpo; e nelle zone ove sangue e cellule effettuano i loro scambi, tutti gli elementi vitali e nutritivi passano attraverso l’intermediazione della linfa. La funzione del sistema linfatico non si limita a difendere l’organismo dalle malattie, infatti ha il compito di equilibrare lo scambio tessutale intermedio che si produce nei liquidi dell’organismo: più rapidamente la corrente di scorrimento della linfa pulisce le cellule, più velocemente si può compiere lo scambio tessutale, con conseguente miglioramento delle condizioni vitali. La formazione e la rigenerazione delle cellule e dei tessuti da queste formati continuano senza sosta e rapidamente durante tutto il tempo in cui nel corpo permane l’immateriale principio vitale: la linfa può per certi versi essere paragonata all’energia; infatti se la linfa circola regolarmente nell’organismo, allora un tessuto sano può essere rigenerato altrettanto bene in un giovane come in un anziano, fatti salvi alcuni presupposti necessari. Cercherò ora di dare maggiore visibilità a questa “vicinanza operativa” linfa – energia. Secondo l’antica medicina orientale l’essere umano, unico a prediligere la stazione eretta, si pone come situazione simbolica di compresenza armonica fra l’energia proveniente dal Cielo e quella proveniente dalla Terra. Benché non sia uno dei trattamenti che offro, tuttavia considerata la sua “visibilità” porto come esempio lo shiatsu (in giapponese “shi” significa dito e “atsu” significa pressione), che anticamente ha avuto origine nella Cina del nord, poi è stato portato in Giappone ove è stato oggetto di notevoli studi, tanto che dal 1955 è riconosciuto dal Ministero della Sanità giapponese; agisce sulla base di conoscenze solidificatesi nel corso del tempo, ma che trovano il loro fondamento nella “visione energetica” della vita. Secondo questa visione l’energia si diffonde nel corpo seguendo dei tracciati chiamati canali o meridiani, ne costituisce la struttura vitale e pur non identificandosi con sangue, linfa e sistema nervoso, è tuttavia in stretta relazione con essi e con le funzioni di tutti gli apparati. Il massaggio shiatsu mira ad agire sul flusso energetico dei meridiani attraverso la pressione: quando l’energia vitale viene a mancare (stato definito kyo) è necessario tonificare il meridiano debole; quando invece l’energia è in eccesso (stato definito jitsu) è necessario calmare il meridiano iperattivo ripristinando uno stato di equilibrio; si determina quindi una risposta del sistema nervoso provocando una modificazione a livello energetico nei chakra e nei meridiani. A questo punto è bene ricordare che è attraverso i corpi aurici che percepiamo umori e vibrazioni emesse dall’altra persona ed a nostra volta trasmettiamo; è quindi lapalissiano che se il lavoro viene fatto in “energetica armonica unione” con ciò che l’altro sente (sofferenza, gioia, desideri, dolore, ecc.) il risultato sarà illimitatamente superiore ad una sterile azione meccanica. Ancora una volta si evidenzia quanto grande sia l’importanza del “CUORE” quando si agisce. E così come lavorando sull’energia che permea l’individuo si possono ottenere risultati eccellenti, allo stesso modo abbiamo visto che la linfa pervade il corpo e che lavorando su di essa si possono avere in modo naturale risultati eccellenti. Ecco perché sostengo che la pura Massoterapia eseguita senza strumenti prodotti dall’uomo, ma unicamente utilizzando le parti del nostro corpo fisico atte a quest’attività millenaria, può essere un’attività terapeutica ottimamente affiancabile a quella energetica: non ci si vuole sostituire ai fisioterapisti, per capirci ad esempio dopo un intervento di protesi all’anca sarà il fisioterapista a doversi occupare della riabilitazione funzionale del paziente; ed anche se alcuni tipi di trattamento possono esser forniti validamente da entrambe le figure professionali, ciò che cambia è il modo di vedere e seguire il “lavoro”, infatti chi lavora a livello energetico, benché con quanto fa si preoccupi anche del benessere fisico, tuttavia come principale obiettivo si preoccupa del benessere di ciò che è fuori dalla portata degli occhi, ben sapendo che influisce sul corpo più di quanto si pensi. Ecco perché ritengo sarebbe molto utile anche poter collaborare con gli psicoterapeuti: se quanto ho imparato corrisponde a verità, quest’unione di forze può solo dare buoni frutti, ma se non si può sperimentare non lo si saprà mai. Il filo logico che sta alla base di questo modo, forse bizzarro, di esporre l’argomento è l’essere consapevole che chiunque è più portato a svolgere una determinata attività piuttosto che un’altra, e che è dalla collaborazione nell’armonia e senza invidia tra persone che hanno ricevuto “doni” diversi all’atto del concepimento che ci si può aspettare i risultati migliori; le mie parole potrebbero facilmente essere travisate, per cui mi sembra bene ricordare a tal proposito quanto scritto da S. Paolo nella Prima Lettera ai Corinti al capitolo 12 (non sto facendo catechismo: ho preso dal Buddhismo, ora prendo dal Cristianesimo): “C’è diversità di doni, ma lo Spirito è il medesimo. . . . La manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per l’utilità comune.” E’ riflettendo secondo queste parole che si può comprendere pienamente e senza errori il significato di quanto dico e di quanto cerco di fare. Non mi resta che porgere a tutti i miei più cordiali saluti e riprendere col prossimo articolo.

giovedì 17 dicembre 2009

Visione olistica del drenaggio linfatico 10 di 13

Dopo aver parlato degli effetti benefici del drenaggio linfatico manuale, per onestà è giusto far presente anche le sue controindicazioni, che si dividono in assolute e relative. Sono controindicazioni ASSOLUTE:
  • le infezioni acute; come ho già spiegato, gli organi parenchimali linfatici difendono l’organismo ed il linfonodo dolente e gonfio va considerato come una trincea ove le truppe dei due schieramenti si stanno combattendo senza esclusione di colpi; pertanto non va toccato né stimolato, sarebbe come spezzare la linea di difesa di quell’organismo permettendo al suo nemico, in questo caso l’infezione, di avanzare nelle retrovie diffondendosi senza difficoltà al linfonodo od alla stazione linfatica successiva.
  • I guastatori combattono per spezzare le linee di difesa nemiche e non certamente per indebolire quelle del proprio esercito; a questo ci pensano i traditori; e drenare in queste condizioni può essere considerato alla stregua di un tradimento nei confronti di chi si fida di noi.
  • Tubercolosi: è una malattia a decorso insidioso ed il bacillo di Koch, agente responsabile della tubercolosi umana, possiede un elevato linfotropismo, cosicché il lavoro di drenaggio è per lui un immenso aiuto per migrare e diffondersi nell’organismo aggravando la malattia; nuovamente drenare in queste condizioni può essere visto alla stregua di un tradimento.
  • Tumori maligni: in persone con neoformazioni in corso di accertamento diagnostico è buona norma astenersi dal praticare qualsiasi tipo di massaggio, fintantoché non viene formulata una diagnosi di certezza; dopodichè è il medico curante che deve esprimersi a favore o contro il trattamento, anche nel caso la diagnosi parli di tumefazione di tipo benigno senza possibilità di trasformazione maligna. Inoltre anche anni dopo l’intervento di asportazione di un tumore si drena solo di fronte ad una espressa richiesta scritta del medico curante della persona interessata. Andare oltre la propria competenza è sempre cosa riprovevole ed a rendere peggiore il fatto è la fiducia che l’altro pone in noi.
  • Flebite, trombosi, tromboflebite e qualunque veto posto dai medici.
Sono invece controindicazioni RELATIVE, cioè casi in cui è bene chiedere preventivamente il parere al proprio medico:
  • insufficienza cardiaca, perché il cuore potrebbe non essere in grado di sopportare il sovraccarico di lavoro e smaltire l’aumentata quantità di liquido in arrivo; vi sono vari livelli di gravità, ma in certi casi un parere del medico fa sempre bene.
  • Insufficienza renale: escluse le situazioni di acuzie che rendono la controindicazione assoluta, negli altri casi è bene chiedere al medico che conoscendo il paziente saprà consigliarlo per il meglio.
  • Ipertiroidismo: è molto raro avere un soggetto in queste condizioni che richiede un linfodrenaggio, ma nel caso fosse il medico a consigliarglielo, ad esempio per risolvere un edema duro degli arti inferiori, allora sarà il linfodrenatore a dover avere una preparazione sufficiente per sapere quali sono le manovre da escludere per evitare di scatenare una crisi tireotossica; la regola è sempre la stessa: ci vuole buon senso, se sei capace lo fai, se non sei capace lo mandi da chi è capace, ma non ti improvvisi; altrimenti altri dovranno intervenire per rimediare al guaio che insensatamente hai causato.
  • Asma: il problema è di tipo metodologico, cioè è il linfodrenatore che deve essere preparato e sapere cosa deve e cosa non deve fare.
  • Vagotonia: è nuovamente compito del linfodrenatore essere preparato e consapevole dello stato della persona che ha davanti, non dimenticandosi che questi soggetti non compensano facilmente rapidi sbalzi pressori; bisogna agire di conseguenza aiutandoli a compensare anche il momentaneo ipoafflusso cerebrale al momento di alzarsi dal lettino.
CASI PARTICOLARI cui faccio solo un accenno senza approfondire sono:
  • la controindicazione al trattamento profondo dell’addome in caso di gravidanza accertata o presunta, nel corso di mestruazioni abbondanti o lunghe e dolorose, in presenza di stati infiammatori addominali, per sempre dopo interventi chirurgici sull’intestino (escluso quello per appendicite), prima del termine del primo ciclo mestruale dopo parto naturale od aborto spontaneo (comunque non si drena se la donna avverte ancora dolori), nei primi sei mesi dopo parto con taglio cesareo (se la donna avverte ancora dolori va prima interpellato il medico);
  • è controindicato il trattamento degli arti inferiori nei primi tre mesi dal termine del ciclo di iniezioni sclerosanti; inoltre se la persona sta sottoponendosi a trattamento di mesoterapia il drenaggio va effettuato nel rispetto dei tempi operativi del medico, onde non asportare il cocktail mesoterapico riducendo od addirittura vanificandone l’effetto.
Per correttezza va ricordato che il drenaggio va effettuato lontano dai pasti, e che se il paziente ha fatto sforzi intensi occorre attendere almeno un’ora per la regolare ripresa del fisico. Sono ormai arrivato alla fine di questo articolo, ove anche solo l’accennare a quelli che in questa sede penso possano essere i punti di maggior interesse m’ha richiesto più spazio e tempo rispetto agli argomenti trattati precedentemente. Nell’esposizione ho cercato, per quanto ho saputo, di far emergere come questo lavoro di drenaggio linfatico manuale possa a pieno titolo essere considerata una pratica olistica; più difficile è stato evidenziare come l’essenza che sta alla base di questo modo di lavorare rifletta il modo di operare a livello energetico; non so se ne sono stato capace, o se per alcuni la cosa è rimasta oscura. Penso, invece, d’esser riuscito a non lasciar dubbi sul fatto che chi lavora come me non si vuol sostituire a medici, psicologi, fisioterapisti, ecc., bensì unicamente cooperare ove possibile per il bene di tutti. Con le prossime uscite terminerò quest’esposizione legando il tutto e presentando quello che penso possa essere un ulteriore motivo di speranza. Cordiali saluti a tutti.

lunedì 7 dicembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 9 di 13

Considerato che “il volto è lo specchio dell’anima”, va da se che ogni persona nel proprio aspetto trova la sua identità e di conseguenza la sua sicurezza; senza voler entrare in un discorso di carattere psicologico che non mi compete, posso tuttavia con tranquillità affermare che una pelle sana, né troppo grassa né troppo secca, un corpo armonioso ed uno sguardo limpido, sono da sempre riconosciuti come segni di bellezza. Fatti salvi i “doni di madre natura” sui quali non si può discutere; le prescrizioni dei medici per quanto di loro competenza; i consigli ed il lavoro dei laureati in scienze motorie per quanto di loro competenza nel seguire chi si dedica ad attività sportiva onde migliorare il proprio stato di salute; anche il drenaggio linfatico manuale quando serve può venire in aiuto con un’azione mirata atta ad ottimizzare la microcircolazione: effetto meno vistoso dei precedenti, ma,
  • migliorando la motilità intrinseca dei vasi agendo sull’efficacia dello svuotamento della linfagione e sulla ripresa della ritmicità delle contrazioni della sua muscolatura liscia, avendo anche liberato i tessuti dal liquido interstiziale in eccesso, ottiene una migliore ossigenazione cellulare ed un’accellerazione dei processi di filtrazione-riassorbimento anche a livello capillare sanguigno e non solo linfatico;
  • è quindi utile nel trattamento della cellulite e fatto in collaborazione coi medici può esaltare sia gli effetti della mesoterapia, sia in alcuni casi quelli dell’agopuntura.
Altro effetto importante è quello sulle difese immunitarie, ma occorre fare molta attenzione perché mentre da un lato è utile in tutti quei casi in cui occorre migliorare l’immunità locale, è altrettanto vero che non va assolutamente fatto in caso d’infezione in fase d’acuzie, poiché ne favorirebbe la disseminazione; infatti anche il trattamento delle infiammazioni ricorrenti delle prime vie aeree va effettuato al di fuori dei periodi di crisi. Moltissimi sono i campi d’intervento del drenaggio linfatico manuale, a partire dal livello estetico sino ad arrivare a quello terapeutico propriamente detto. Ancora una volta vale la regola di sempre e cioè, il massoterapista non deve andare oltre le proprie competenze; anche l’intervento di linfodrenaggio nella cura delle patologie richiede sempre in via preliminare la corretta diagnosi da parte del medico curante; chi interviene con il massaggio si affianca al medico che ne richiede la collaborazione, ma non lo sostituisce: un medico può anche non saper fare manualmente un drenaggio linfatico, ma ne conosce gli effetti ed è in grado di valutare i tipi di cura (medicinali compresi) che maggiormente possono portar beneficio al paziente; di diritto gli spettano quindi anche le prescrizioni, comprese le eventuali visite specialistiche che riterrà necessarie; e questo non è compito del massoterapista. Approfitto di quanto sinora detto per far presente come in determinati casi effetti per certi versi simili (pervenire cioè ad uno stato di migliorato generale benessere) possono essere ottenuti con trattamenti di tipo energetico, i cui benefici possono essere visibili ed avvertiti anche a livello fisico; infatti senza per questo invadere il campo d’azione di specifiche figure professionali, con le quali spero anzi che in futuro possa aver luogo una seria collaborazione, si può dire che ad esempio:
  • una “ferita dell’anima” che continua a produrre i suoi effetti può energeticamente essere aiutata a rimarginarsi; allo stesso modo,
  • uno stato diciamo ansioso, tanto per far capire l’idea, che non permette a chi ne è vittima di fruire di tutte le proprie capacità e forze nel “combattimento contro le quotidiane difficoltà”, può essere portato a perdere quella potenza che lo rende pernicioso; ed ancora,
  • uno stato di continua tristezza può essere sgonfiato ed a volte col tempo anche eliminato, quando si ha la “fortuna” di trovare ed agire efficacemente sulla causa scatenante; ecc..
Ho iniziato questo paragone col trattamento energetico dicendo “in determinati casi” essendo disonesto generalizzare, infatti vale sempre la “prima regola ”: NON SI FANNO MIRACOLI, si ottiene solo il possibile . . . e ciò che è possibile per uno non è detto che sia possibile anche per un altro; infatti i trattamenti energetici ottengono solo buoni risultati, ma a livello umano noi non siamo onniscienti, pertanto non ci è dato di sapere cos’è effettivamente il meglio per colui che di fronte abbiamo, allo stesso modo neppure lui lo sa; conseguentemente non è possibile promettere o pretendere (cosa assai diversa dal desiderarlo in buona fede) un risultato in particolare: come ho già spiegato nell’articolo del 22/06/2009, i livelli superiori benché “mai manchino di rispetto” ai livelli inferiori, tuttavia operano in piena autorevole indipendenza per il raggiungimento del massimo bene. E qui mi fermo avendo già trattato questo argomento. Ben s’adattano ad una seria riflessione che può spiegare il motivo per cui quella che io rispetto come “PRIMA REGOLA”
  • non solo non va ritenuta un paravento dietro cui nascondere i propri fallimenti quando il paziente non ottiene il risultato sperato,
  • ma, anzi, va considerata come il massimo in quanto a rispetto ed onestà nei confronti dell’altro, i versi scritti da Dante Alighieri nel terzo canto del Purgatorio:
  • “Matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via, che tiene una sustanza in tre persone. State contenti umana gente, al quia; chè se possuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria;”
Gli stessi versi si adattano anche a spiegare il motivo per cui spero che in un futuro prossimo ci si renda conto che le terapie energetiche possono essere viste come utili anche a livello sanitario. Con la prossima uscita tornerò al drenaggio linfatico affrontando una nuova parte: il settore delle controindicazioni; cordiali saluti a tutti.