sabato 15 maggio 2010

Il terapeuta energetico, parte 6 di 17

Cercherò di spiegare ora in cosa consiste l’operatività del terapeuta energetico, che per certi versi è simile contemporaneamente a quelle di un riabilitatore, d’un chirurgo, d’un preparatore atletico, ma avente come caratteristica essenziale il lavorare nell’assoluto “misericordioso” rispetto della dignità del paziente nella sua “interezza” e con la delicata fermezza (determinazione e tenerezza) che è normalmente logico aspettarsi in un sacerdote: energeticamente l’altro non è mai un oggetto e neppure un “Pinco Pallino qualunque”; anche se sconosciuto, è pur sempre parte di ciò di cui anche il terapeuta è parte . . . facendo del bene ci si fa del bene. Dalla pur sommaria precedente chiacchierata appare come, in Occidente, il mondo da “creazione divina” è stato ridotto a puro oggetto soggiacente a calcolo, programmazione, controllo, ecc., da parte dell’uomo. L’uomo stesso non è più “creato ad immagine e somiglianza di Dio” ed il suo corpo è una semplice Res Extensa. Fu proprio Cartesio a suddividere la realtà in:
  • RES COGITANS, propria solo dell’uomo, con cui si intende la realtà psichica avente come caratteristiche l’inestensione, la libertà e la consapevolezza;
  • RES EXTENSA, realtà fisica che ci appare, avente come caratteristiche l’estensione, i limiti e l’inconsapevolezza; soggiacente ad un meccanicismo deterministico assoluto, che riguarda non solo l’Universo e la materia inanimata, ma anche la natura e gli animali.
La frase “cogito ergo sum” ha contribuito molto a portare nei secoli l’uomo occidentale ad identificarsi con la propria mente, anziché con l’intero suo organismo; questo “modo di pensare e reagire” è alla base della “forza” di tanti problemi cui a livello energetico è possibile porre rimedio: aiutando il paziente a “rimpadronirsi della capacità di percepire e percepirsi”, rilassandolo tramite un lavoro energetico e permettendogli inizialmente anche semplicemente di sentire l’armonia che è nel suo corpo; ciò sovente produce risultati sorprendenti. Nessuno pensi ad una situazione del tipo “detto – fatto” . . . ogni singolo individuo ha i suoi tempi che vanno rispettati. Spiego adesso perché sostengo che sarebbe bene un clima di feconda collaborazione non solo coi medici, ma anche con gli psicologi. Quando ci si appresta a portare aiuto energetico ad una persona, particolare importanza riveste il primo approccio: vi sono casi in cui è necessario, senza mettere a disagio il paziente, farsi un’idea possibilmente chiara degli effetti delle emozioni che costui prova e che possono arrivare a fargli paura, perché lo mettono a confronto con una realtà che vorrebbe assolutamente evitare, ma non sa come fare; egli conseguentemente prova una sensazione di impotenza espressa anche sotto forma di angoscia, lacrime, collera e tutta una cascata di emozioni relative allo stato in cui si sente. Per farmi capire meglio, penso sia utile ricordare a questo punto che le emozioni sono fisiologiche, immediate, di breve durata e scaturiscono come una pronta risposta ad eventi potenzialmente o realmente difficili; si collocano prevalentemente nel sistema limbico ed hanno, in condizioni normali, la funzione di far superare ogni incertezza sulla decisione da prendere. Sono quindi una cosa diversa dai sentimenti, caratterizzati da una lunga durata e localizzati prevalentemente nella neocorteccia, dove i processi di elaborazione si confrontano con tutto il materiale contenuto nella memoria e dinamicamente definito dall’apprendimento culturale ed individuale, nonché dai condizionamenti e dalle risposte apprese. Il terapeuta energetico è bene tenga presente che quando un essere umano soffre, gradatamente entra in uno stato di allarme psico-fisico generale che può andare al di la degli aspetti razionali orientati al puro ritorno allo stato di benessere, cosicchè ci si può trovare in presenza anche di un’alterazione dell’equilibrio emozionale: il paziente passa più o meno rapidamente dalla paura alla speranza, dalla disperazione alla gioia, dalla rabbia alla serenità, cosicchè anche apprensione e trepidazione diventano una caratteristica del suo modo di presentarsi ed interloquire: per questo l’azione terapeutica dev’essere volta non a soddisfare specifici desideri, ma a contribuire al massimo bene per quella persona. La sofferenza riporta inevitabilmente l’essere umano a sentire attraverso il corpo, normalmente considerato alla stregua di un insieme di pezzi che, senza sensi di colpa, si possono anche manipolare e far manipolare per capriccio, tanto è solo “materia”. Il sentire e soprattutto il sentirsi attraverso il corpo, obbligano l’uomo ad “aprire gli occhi” e vedere l’unione indissolubile che in questa nostra attuale condizione umana vi è tra corpo e mente: il buon funzionamento del corpo è strettamente legato alle emozioni positive e negative che si ricevono e si restituiscono, cosicchè le emozioni stesse possono essere un buon alleato del terapeuta per soccorrere il paziente nella sua situazione di sofferenza-disagio. Nascondono però delle insidie: quando la realtà appare al paziente troppo angosciosa, al fine di attenuarne la potenza tende a distorcerla; non sta dicendo bugie, ma difendendosi secondo le sue possibilità. Ecco perché sostengo che mai il terapeuta energetico deve abbandonare l’umiltà e sempre deve ascoltare il “sussurro energetico” per non essere tratto in inganno: è anch’egli un uomo con i suoi limiti e difetti. Il percorso cerebrale delle emozioni non è legato solamente ad elementi irrazionali; quando si prova un’emozione le si attribuisce anche un valore legato alle precedenti esperienze, al significato culturale e sociale del proprio ambiente di vita, quindi si combina il valore personale ed individuale col valore del gruppo. Questo, però, indica che le emozioni sono uniche e differenti fra ogni individuo anche all’interno del medesimo gruppo sociale e culturale, giacchè uniche e differenti sono le esperienze ed il modo col quale queste vengono dinamicamente elaborate e vissute; inoltre, il confronto con la quotidiana esperienza modifica continuamente il valore attribuito ad ogni emozione. Quanto sopra mi permette un ulteriore chiarimento riguardo all’importanza dell’umiltà nel terapeuta energetico: essere umano anch’egli, nel contatto con un altro essere umano è bene non dimentichi che le espressioni emozionali sono aggiranti, indirette e possono arrivare alla parte meno difesa del suo cervello, facendo quindi scatenare di riflesso in lui le emozioni vissute in passato simili a quelle che il paziente prova in quel preciso momento. Il cervello lavora soprattutto per somiglianze e le emozioni percepite come simili ad altre già contenute nella nostra memoria fanno scattare le medesime risposte, addirittura con la stessa intensità . . . deve lavorare con l’energia, non con le sue emozioni se vuole aiutare il paziente a raggiungere il massimo bene. Feconda collaborazione non vuol dire prendere il posto d’altri; pertanto lascio portare avanti il discorso psicologico a chi è più esperto di me. Cordiali saluti a tutti, continuerò con la prossima uscita.

sabato 1 maggio 2010

Il terapeuta energetico, parte 5 di 17

Riprendendo da dove avevo interrotto, val la pena far rilevare che alla base del pensiero cartesiano non trovo un razionalismo esasperato od un soggettivismo radicale e neppure una forma incoativa di idealismo, bensì la dottrina della libertà; tant’è che anche affrontando il problema della creazione divina delle verità eterne, conclude che l’assoluta libertà di Dio non Lo costringeva al rispetto di alcun criterio precedente la creazione: se avesse voluto che 2 + 2 facesse 5, oggi sarebbe così per noi. Ma non è questo il mio campo, ragion per cui lascio a persone più preparate di me trarre le giuste conclusioni. E’ questo un modo di affermare attraverso un atto di volontà l’indipendenza del soggetto rispetto all’oggetto e conseguentemente superare ogni forma di incertezza psicologica: tutto ciò è ben riassunto nella famosa frase “cogito ergo sum” = penso pertanto sono; è il pensiero, infatti, che attesta da se stesso la propria esistenza. E’ da tutta questa impostazione, però, che s’arriva a concludere essere la matematica l’unica scienza in cui questo metodo deduttivo è correttamente impiegato:
  • dividere ogni problema in tante parti minori = ANALISI;
  • ricomporre le nozioni semplici servendosi di connessioni di per se evidenti = SINTESI;
  • per arrivare poi a rivedere ogni passaggio fino alla certezza di non aver omesso nulla = ENUMERAZIONE.
Da ultimo posso rilevare che a lui si deve la moderna geometria analitica ed il meccanicismo, ma:
  • a livello morale ritengo doveroso evidenziare il suo insegnamento: l’uomo per quanto riguarda il suo comportamento è bene che resti ancorato alla tradizione quando sia impossibile stabilire con certezza la verità di un’affermazione; viene pertanto riproposta la storica regola del dominio di sé, regola di saggezza presente anche nei testi sacri.
  • Riguardo all’esistenza di Dio Cartesio ci arriva attraverso l’evidenza dell’indubitabilità di se stesso che dubita ed al tempo stesso della presenza in se stesso dell’idea di infinito; concludendo che è Dio ad essere garante dell’esistenza del mondo e della permanenza della verità come tale, giacchè è la Sua Esistenza a garantire che ciò che è stato colto una volta come vero continua immutabilmente ad essere vero, indipendentemente dalle nostre umane capacità di ripercorrere quelle catene di evidenze che ci avevano condotto all’affermazione della verità.
Segue un periodo dominato dalla convinzione di provenire da un’epoca di oscurità ed ignoranza, avendo finalmente la possibilità di dirigersi verso un’era segnata dall’emancipazione dell’uomo e da una scienza moderna ILLUMINATA dalla ragione e pertanto capace di continui progressi: l’Illuminismo, cresciuto progressivamente dai tempi della Rivoluzione Inglese (1688) a quelli della Rivoluzione Francese (1789). Ebbe influenza non solo in Europa, ma anche nelle Colonie degli Stati Europei, basti un esempio: Thomas Jefferson (1743 – 1826) terzo presidente degli Stati Uniti d’America. In questo periodo l’idea che solo ciò che superava l’esame della ragione poteva essere considerato vero portò ad un durissimo confronto con la metafisica della Scolastica, ma anche con la filosofia cartesiana delle idee innate; in opposizione si fece strada l’empirismo – tra i propugnatori di tale dottrina in questo periodo cito quello che penso sia stato il primo: John Loche (1632 – 1704) - secondo cui la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi e dall’esperienza, giacchè ciò che è al di fuori della nostra esperienza non è conoscibile. Le idee prevalenti furono: la libertà, l’uguaglianza sociale, i diritti dell’uomo, la laicità dello stato, il pensiero razionale. Il progresso, anche se difficile e rischioso, venne ora visto come opera degli uomini in opposizione alla precedente idea di un divino disegno provvidenziale; conseguentemente la morale, sganciata dalla religione, si pose come obiettivo la “felicità per il maggior numero di uomini” ed indicò in “ciò che è socialmente utile” la virtù essenziale. E’ proprio in questo periodo di grandi “certezze” che si assistette alla rivoluzione industriale ed al sorgere del capitalismo come lo conosciamo oggi. Nei due secoli che sono seguiti (XIX e XX) tutto questo fermento iniziato nel medioevo ha portato all’odierna società; tanti e tali sono i fatti succedutisi che non mi sembra proprio il caso cercare di farne un elenco, oltretutto mi ricordo d’aver studiato che non si riesce ad essere molto obiettivi parlando di fatti recenti e molti risultati e/o conseguenze sono effettivamente fatti recenti. Questo periodo di transizione dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente ad oggi ha cambiato radicalmente il volto della società e dei singoli individui che la compongono, le grandi distanze non sono più un ostacolo, moderni prodotti tecnologici permettono di fare in sicurezza quanto prima era impensabile, a disposizione dei più vi sono agi un tempo neppure a disposizione dei re, . . . eppure si respira un diffuso senso di scontento, di smarrimento, come se un “alimento essenziale” non fosse a disposizione impedendo di raggiungere la situazione di benessere , portando anzi ad un sempre maggior disagio . . . è bene riflettere se non è il caso di “ripescare” qualcosa che per errore è stato considerato un inutile peso o di cui si pensava di poter fare a meno. Non voglio andare oltre in questa riflessione; penso tocchi giustamente a persone molto più preparate di me in questo settore arrivare alle giuste conclusioni. Questa esposizione m’è servita principalmente per far capire come sia proprio l’odierno modo di “guardare alla scienza” il maggior ostacolo all’accettazione ed alla sperimentazione di queste terapie che ci arrivano da culture diverse e tempi antichi; inoltre, è anche notando il gran numero di persone che cercano nell’occulto la soluzione ai loro problemi, che risulta chiaro come questa “transizione” ha in parte fallito non essendo riuscita a dare la felicità e neppure semplicemente la serenità. E’ chiaro quindi che qualcosa che è stato rifiutato va “rivisitato” in modo “intelligente”: “non è tutto oro quello che luccica!”. Per potersi avvicinare seriamente alla terapia energetica è necessario rendersi conto che vi sono “campi” in cui l’umana razionalità è impotente: ci vorrebbe la RAZIONALITA’, ma non siamo onniscienti. Poi è anche necessario rendersi conto che non siamo solo il corpo in cui viviamo, così come viene comunemente inteso; ed anche che questo “corpo” è capace di “prestazioni” delle quali ignoriamo l’esistenza, ma non per questo non è possibile usufruirne una volta che se n’è acquisita consapevolezza. Inoltre coloro che si dedicheranno a questo lavoro non potranno mai formare una “casta” con particolari “privilegi”: chi cerca questo non è ancora maturato per raggiungere la modalità dell’esistenza dell’essere, quindi, secondo il mio punto di vista non è un terapeuta energetico; ciò non toglie che altri la pensino diversamente, in fin dei conti non ritengo d’essere infallibile. Ho cercato d’essere conciso quanto più ho potuto; non mi resta che porgere cordiali saluti a tutti.