martedì 15 giugno 2010

Il terapeuta energetico, parte 8 di 17

Prima di fare dei chiari esempi che possano visualizzare l’intervento curativo energetico, ritengo utile presentare un’ultima riflessione. Dopo la “rivoluzione” che si ebbe in ambiente scientifico a seguito delle nuove dimostrazioni e teorie matematiche e fisiche, a partire dalla seconda metà del XX secolo è andato progressivamente in crisi il granitico confine tra SOGGETTO ed OGGETTO; con questo è stato “minato” anche il punto fermo che guardava ai FATTI come ad un qualcosa che fosse di per se stesso auto evidente; infatti, ad esempio, un muro ci appare alla vista come un qualcosa di pieno, ma oggi sappiamo che in esso vi è molto più vuoto che non materia: ciò che appare a livello sovramolecolare non è più tale ad una visione subatomica. A questo “sbandamento relativistico” che, abbandonando giocoforza l’idea che vi fosse una realtà unica interpretabile in un unico modo, cercava il mezzo di uscire da queste “sabbie mobili” e poter nuovamente “poggiare i piedi su una superficie solida”, segue una corrente di pensiero detta costruttivismo che, includendo l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni, cerca il modo di unire la costruzione di teorie con la realtà esistente: per cause di forza maggiore non è più ipotizzabile il poter avere una conoscenza neutrale ed oggettiva, ma è d’obbligo considerare questa conoscenza soggiacente all’osservatore. Di conseguenza questa conoscenza sarà limitata alle capacità dell’osservatore, sarà plurima in considerazione del fatto che vi possono essere più osservatori ed anche mutevole relativamente al valore delle singole osservazioni man mano che vengono fatte presenti. S’è quindi arrivati pian piano ad una situazione “imbarazzante”, tanto che il fisico austriaco Heinz von Foerster (1911 – 2002), riflettendo sul come fosse possibile la conoscenza del mondo che ci circonda, arrivò a chiedersi: ”E’ il mondo la causa primaria e la mia esperienza ne è la conseguenza, od è la mia esperienza ad essere causa primaria ed il mondo la conseguenza?”, arrivando poi a sostenere la seconda alternativa. Sempre facendo attenzione alle nuove scoperte s’arriva a considerare che anche le caratteristiche e le proprietà attribuite alle cose su cui s’è indagato sono in realtà “proprietà” dell’osservatore, cioè il punto di vista di colui che le ha studiate: anche se le “proprietà” saranno condivise tra molti osservatori, caratteristiche e proprietà saranno comunque sempre relative a loro, con la conseguenza di non poter giungere mai ad una conoscenza neutrale ed oggettiva, cioè assoluta. Vi sono ora due importanti concetti usati in ambiente scientifico su cui è il caso di riflettere: CASO e NECESSITA’. Secondo la visione costruttivista,
  • il concetto di necessità deriva dalla capacità (possibilità) di effettuare deduzioni infallibili, come accade nell’uso delle leggi scientifiche, mentre
  • il concetto di caso deriva dall’incapacità (impossibilità) di effettuare tale tipo di deduzioni, come accade ad esempio quando si agisce in forma creativa.
Stando così le cose, se ne deduce che caso e necessità riflettono il singolo individuo e cambiano da un individuo all’altro; quindi non è errato considerare l’osservatore come colui che con le sue attività cerca (probabilmente inconsciamente) di ordinare ed organizzare un mondo costruito in base alle sue esperienze, stabilendo quindi, in modo che potremmo definire naturale poiché non soggetto ad esercizio della volontà (inconscio), tra i tanti possibili l’ordine a lui più utile e funzionale. Tanti individui formano un popolo e l’insieme dei popoli forma l’umanità . . . alla fine tutto sembra quadrare, ma . . . il dibattito è ancora aperto e non penso certo di poter contribuire in modo tale da veder mettere la parola “fine”; inoltre l’argomento dell’articolo è la figura del terapeuta energetico e volendo queste mie digressioni servire solo per migliorarne la spiegazione, non è il caso di dilungarsi. Con questa riflessione ho voluto far notare come anche a livello scientifico non sia errato guardare ad ogni singolo come ad un caso unico ed irripetibile; tutto ciò rafforza quindi la visione energetica che “riconosce” nel paziente, che singolarmente si presenta al terapeuta cercando aiuto, un’unità unica nel suo genere anche se interdipendente all’interno della Superiore Unità. Essendo il singolo individuo unico avrà anche un suo esclusivo “massimo bene”, va pertanto curato come un caso a se, senza esagerare nel voler tener conto di quanto al terapeuta appare essere stato utile ad altri che è convinto (terapeuta = osservatore) abbiano avuto problemi simili: il terapeuta non deve pensare di imporre la propria volontà, anche se pensa di farlo a fin di bene; ciò che lui conosce soggiace a ciò che lui è, ma lui non è l’altro, tantomeno è onnisciente. Ecco quindi nuovamente ribadita:
  • da una parte l’importanza dell’umiltà nel “prestare ascolto al sussurro energetico” e non voler quindi forzare una soluzione piuttosto che un’altra, riconoscendo la necessità d’essere un “tutt’uno sanificante” con la “sapiente” energia;
  • dall’altra il non senso a livello energetico di volersi avvalere della facoltà di giudicare l’altro, in questa “dimensione” il nostro sarebbe solo un giudizio da incompetenti; ed ancora,
  • per chi vuol essere terapeuta, la necessità d’aver acquisito la consapevolezza che è indispensabile lavorare energeticamente per la “guarigione” dell’altro con tutte le attenzioni ed i riguardi che vorrebbe per se stesso: aiutare l’altro a stare meglio energeticamente equivale a renderlo migliore, conseguentemente costui vorrà operare in modo migliore ed in ultima analisi l’averlo aiutato a migliorarsi si tradurrà in un miglioramento generale della realtà in cui tutti viviamo, “stringendo” va da se che il terapeuta ha fatto del bene anche a se stesso potendo ora vivere in un mondo migliore, anche se di poco.
Con la prossima uscita cercherò “finalmente” di presentare degli esempi che possano dare non solo un’idea, ma una comprensione di cosa può fare il terapeuta energetico per curare chi a lui si rivolge. Compatibilmente alle mie capacità cercherò di non limitarmi a dare delle informazioni, ma, lungi dall’insegnare terapia energetica (potrei, ma, come ho già fatto presente nell’uscita del 01/03, serve un idoneo corso pluriennale e non solo pagine scritte), cercherò di dare delle conoscenze almeno a “livello embrionale”; in fin dei conti, scopo di questo sito è anche quello di spiegare ciò che offro e faccio. Cordiali saluti a tutti.

martedì 1 giugno 2010

Il terapeuta energetico, parte 7 di 17

Nella precedente uscita ho fatto velocemente presente in che modo sia avvenuto e come sia alla base di molti odierni malanni l’aver reso “cosa vile” il corpo formato da semplice materia e conseguentemente l’aver portato nella mentalità collettiva all’identificazione uomo = mente. Con tutto ciò non voglio sostenere che ad ogni malanno di tipo fisico si debba risalire ad una causa di ordine psicologico: vi sono varie teorie al riguardo, ma non è ancora il caso di parlarne. E’ altresì chiaro che la scienza come la conosciamo oggi è nata proprio grazie a questa linea di pensiero, che da una parte ha permesso di suddividere ulteriormente ogni singolo individuo in base alle sue attività, capacità, sentimenti, opinioni, ecc., dall’altra specularmente ha permesso agli scienziati di considerare la materia come inerte, completamente distinta da se stessi, suddivisibile, cosicchè anche le ricerche hanno potuto essere condotte su “parti sempre più piccole” portando ad un immenso numero di specializzazioni e super-specializzazioni. Anche se da una parte ciò ha portato del danno, non bisogna dimenticare che da un’altra ha portato benefici, ad esempio i gioielli (quando usati a fin di bene) tecnologici oggi a disposizione . . . un sol uomo non può saper tutto ed indagare tutto neppure all’interno di una singola specialità; anzi, anche la singola branca scientifica viene suddivisa in ulteriori sottobranche per meglio poterla studiare. Ecco perché serve la feconda collaborazione. Dopo tutto ciò è quantomeno curioso osservare come la scienza moderna, nata e cresciuta in questo “terreno culturale”, nell’ultimo secolo abbia iniziato a superare questa “visione frammentata” riavvicinandosi all’idea di “unità”, soprattutto grazie al lavoro dei fisici, dei matematici ed allo studio della realtà atomica e sub-atomica: la concezione meccanicistica classica dovette essere abbandonata quando la meccanica quantistica e la teoria della relatività costrinsero gli scienziati ad adottare giocoforza una concezione della natura più organicistica ed olistica. Alcuni giustamente si staranno chiedendo il motivo di tutto questo giro di parole. E’ che sto anche cercando di spiegare il motivo per cui il terapeuta energetico può a buon diritto chiedere di essere tenuto in considerazione in ambiente sanitario e come mai, invece, ciò non avvenga. L’americano Maxwell Maltz (1899 – 1975), medico specialista in chirurgia estetica, osservò che in genere qualsiasi elemento nuovo di una scienza proviene dall’esterno del sistema. Mentre gli esperti sono più profondamente interessati agli sviluppi di una data scienza entro i suoi ben definiti limiti, ogni innovazione deve di solito provenire da coloro che qualcuno ha definito “inesperti” . . . ad esempio Albert Einstein, propriamente parlando, non era un fisico, ma un matematico con la passione della fisica, tuttavia le sue nuove tesi matematiche rivoluzionarono completamente tutte le teorie della fisica. Certo una tesi matematica è ben difficilmente discutibile, mentre un trattamento energetico che non si sa bene da che parte cominciare per poterlo analizzare è tutt’altra cosa; tuttavia penso che molto sia fattibile, unicamente, però, in presenza di una vera collaborazione ove non abbiano diritto di cittadinanza pregiudizi e preconcetti. Mentre sto scrivendo queste parole non vi è in me alcuna presunzione d’essere migliore d’altri; anzi, senza riportare antiche ammonizioni, è anche per seguire un ottimo consiglio dato solamente pochi decenni fa all’intera umanità da un uomo che con la sua vita “ha lasciato un segno nel mondo” che, come terapeuta, sto cercando non solo di “dire” parlando o scrivendo articoli, ma anche di mettere in pratica (limitatamente a ciò che posso) il lavoro energetico (assolutamente non violento), cercando inoltre (l’abito non fa il monaco) di vivere in modo consono: Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948), soprannominato Mahatma (in sanscrito = grande anima) dal poeta indiano Rabindranath Thàkhur (1861 – 1941), anglicizzato in Tagore, infatti disse: “Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”. Ora,
  • dopo aver evidenziato come non basti lo studio per riuscire a percepirla e conseguentemente lavorare con quell’imperturbabile energia (alleata potente, ma sempre libera e mai serva, tantomeno schiava);
  • dopo aver visualizzato energia e terapeuta in modo “giocondo” tramite una poesia di Giosuè Carducci;
  • dopo aver dato un’idea del perché si sia arrivati ad essere tanto increduli e restii a guardare serenamente questo nuovo, ma al tempo stesso antichissimo modo di curare (cosa questa che permette l’esistenza di tanti . . . nei cui lacci vengono presi i più ingenui), cosicchè è praticamente impossibile offrire (salvo che gratuitamente come volontariato e non dappertutto) questo servizio in pubbliche strutture e valutarne la reale efficacia;
  • dopo aver fatto notare come secondo me questa situazione si sia sviluppata ormai sino ai suoi massimi, cosicchè è già possibile vedere l’inizio dell’inarrestabile trasformazione;
cercherò di “visualizzare” l’aiuto offerto da questa energia correttamente utilizzata. Lascio solo un ultimo spunto di riflessione. La scienza ammette come valido nella ricerca anche il metodo dell’esperimento empirico, conformemente all’Empirismo la cui tesi è: la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi e dall’esperienza, giacchè ciò che è al di fuori della nostra esperienza non è conoscibile. Ora, parlando di terapia energetica:
  • il terapeuta percepisce l’energia, quindi ne ha esperienza attraverso i suoi sensi e può conseguentemente sperimentare;
  • il paziente attraverso i suoi sensi può sperimentare sia il dolore che il miglioramento sino all’eventuale guarigione, quindi può partecipare all’esperimento in modo importante;
  • i sanitari attraverso i propri sensi possono avere esperienza dell’accaduto e con la loro preparazione professionale contribuire attivamente allo studio di questa terapia e dei suoi effetti;
  • perché allora è così scarso il desiderio di dedicarsi a ciò? Soprattutto poi se il terapeuta non è anche medico: certamente ci sono e ci saranno anche medici tra i terapeuti energetici, ma come ho spiegato la terapia energetica che io conosco non è una specialità per medici come ad esempio l’ortopedia e la cardiologia.
Vi do appuntamento alla prossima uscita; cordiali saluti.