domenica 15 agosto 2010

Il terapeuta energetico, parte 12 di 17

Nel riprendere ricordo che anche se non faccio il fisioterapista, prendo tuttavia esempi da questa preziosa disciplina sanitaria in quanto ben s’adattano ad evocare immagini a tutti facilmente comprensibili. Come prima ho presentato l’esempio del fisioterapista immerso nell’acqua che lavora giovandosi delle proprietà dell’acqua per meglio riabilitare il paziente affidatogli, ora posso portare l’esempio dell’elettrostimolazione terapeutica; infatti anche l’elettricità può dare un’idea di un’altra parte del lavoro fatto dall’energia di cui parlo. Similmente al fisioterapista che utilizza l’elettrostimolazione, relativamente al caso, sia con tecnica bipolare posizionando l’elettrodo negativo nella zona di placca motoria e quello positivo longitudinalmente nella porzione muscolo-tendinea distale del muscolo da stimolare, sia, per muscoli di dimensioni ridotte, con tecnica monopolare utilizzando lo stimolatore a penna e posizionando l’elettrodo positivo a seconda dei casi nell’arto contro laterale o nella zona mediana del corpo, procedendo quindi con l’erogazione della corrente ad intensità tale da ottenere una stimolazione con contrazione intensa, ma non dolorosa, con l’intento terapeutico di intervenire sul metabolismo muscolare, mantenere il tono trofismo (ad esempio per permettere al possibile processo di reinnervazione di trovare un “terreno” confacente al recupero) ed in ambito sportivo anche per ottenere un aumento di forza e massa muscolare, anche il terapeuta energetico canalizza l’energia nei punti e per la durata che “sente” ottimali ed il lavoro dell’energia può essere immaginato analogo a quello svolto dalla corrente, naturalmente nei livelli che le sono propri. Prima di continuare, onde evitare fraintendimenti, voglio evidenziare che non è mia intenzione spiegare in cosa consiste il lavoro fisioterapico; come ho chiarito nell’uscita del 04/02 “è nella rispettosa collaborazione che crescono e si possono raccogliere i frutti migliori” e per evitare errate interpretazioni di quanto dico nell’uscita del 15/05 ho ribadito “sarebbe bene un clima di feconda collaborazione, . . . (il che) non vuol dire prendere il posto d’altri.”. Io mi limito ad accennare ad altri spetta di diritto dare nel loro campo spiegazioni approfondite. Qualcuno potrebbe allora chiedersi dove vado a prendere queste conoscenze. La risposta è nella mia personale convinzione che (anche se ininfluente per il puro lavoro energetico) per collaborare al meglio coi vari professionisti dell’area sanitaria è bene cercare di formarsi una preparazione di base tale, non da arrivare a poter fare il loro lavoro, bensì sufficiente a comprenderne fini ed utilità, affinché anche lo scambio di opinioni possa dare i frutti migliori. Anche per questa ragione ho ipotizzato un percorso di preparazione non breve. Fatta quest’ulteriore precisazione, presento un altro esempio utile a visualizzare un’altra parte del lavoro fatto dall’energia, che in questo caso svolge in autonomia la parte sia dell’attrezzo che dell’operatore; il terapeuta si limita a mettere e mantenere il tutto a disposizione del paziente. Accenno quindi agli esercizi in sgravio corporeo a secco, utilizzati in aggiunta al trattamento fisioterapico tradizionale per aiutare il paziente a recuperare la capacità di camminare dopo gravi menomazioni che hanno coinvolto il sistema nervoso centrale, o successivamente ad un evento acuto cui è seguita un’importante menomazione motoria agli arti inferiori. L’avere una limitata capacità di camminare può determinare un peggioramento della possibilità di partecipare alle attività della comunità in cui si vive, con conseguenze cui ho già accennato. Ecco quindi l’utilizzo di un attrezzo chiamato BSWTT (body weight supported training tapis roulant), una piattaforma mobile con velocità regolabile abbinata ad un sistema di imbracatura per il sostegno parziale del peso corporeo e che permette quindi di camminare anche in presenza di debolezza dei muscoli antigravitari, di insufficiente equilibrio e simmetria posturale. Il pool locomotore spinale, avente pattern centrale generante automatica attività dei muscoli estensori e flessori dell’arto inferiore, è estremamente recettivo nei confronti di input sensoriali segmentali, conseguentemente può apprendere durante il training del passo. Tutto ciò è utile per ristabilire quanto prima la consueta stazione eretta, indispensabile (vista l’abitudine acquisita) per una corretta percezione delle coordinate spaziali, la cui mancanza può portare disturbi; inoltre, l’abbinamento di stazione eretta e movimento precoce contrastano possibili disturbi cardiocircolatori e respiratori. In casi particolari si può ricorrere ad attrezzi tipo il Gait Trainer GT 1, ove in aggiunta ognuno dei piedi del paziente è posizionato su supporti mobili azionati da un sistema esterno che simula la camminata; se la situazione è più grave si può ricorrere ad una versione robotizzata, il Lokomat, che provvede anche alla totale movimentazione degli arti inferiori. Ho scelto questi due esempi (elettrostimolazione ed esercizi assistiti in sgravio corporeo a secco) perché così com’è importante poter tornare a camminare ed avere la possibilità di dedicarsi alle normali attività quotidiane (a questo servono le terapie di riabilitazione) ugualmente è importante superare le “menomazioni energetiche” e tornare ad una vita normale. Continuando, giacché quando si parla di energia si parla anche di vibrazione, mi sembra appropriato portare anche come esempio alcuni effetti delle vibrazioni meccaniche sull’organismo umano. Come penso tutti sappiano, vi sono ambienti di lavoro ove gli addetti sono esposti a vibrazioni che sollecitano l’intero corpo e che, se non adeguatamente limitate nel tempo e contrastate con idonei mezzi antinfortunistici, possono portare a patologie acute e croniche. In campo medico, però, s’è riscontrato che applicata a singoli muscoli la vibrazione meccanica focale è in grado di attivare selettivamente e potentemente determinate classi di propriocettori muscolo-tendinei; viene pertanto utilizzata a scopo terapeutico col fine di agire direttamente sulle reti nervose per indurne modifiche plastiche persistenti. Fondamentalmente le vibrazioni sono delle sollecitazioni meccaniche di tipo oscillatorio, variabili nel tempo e che producono il movimento di un corpo attorno alla sua posizione di equilibrio: fenomeni assolutamente naturali, tant’è che quotidianamente ne siamo esposti ad esempio quando siamo alla guida di un’auto, o quando stiamo viaggiando in treno, od usiamo l’ascensore, ecc. Non essendomi sufficiente lo spazio rimastomi a disposizione continuerò con la prossima uscita. Benché non la consideri una cosa semplice, tuttavia voglio offrire a tutti voi una serie d’esempi che possano far luce su cosa intendo come LAVORO ENERGETICO, perché questo è ciò che fa il terapeuta con l’energia; ma è anche un’attività di cui poco si parla e di cui ancora meno se ne sa. Essendo questo sito fatto principalmente per evidenziare a tutti il mio lavoro, come terapeuta e maestro, per quanto posso, penso sia venuto il momento di dare a tutti spiegazioni possibilmente chiare e comprensibili. Cordiali saluti.

domenica 1 agosto 2010

Il terapeuta energetico, parte 11 di 17

Vi avevo lasciato evidenziando il fatto che i familiari, vivendo e condividendo momenti di stanchezza e/o di scoraggiamento, sono a loro volta sottoposti ad uno sforzo che, a seconda dell’individuale sensibilità e profondità dell’affetto che li lega, può essere non indifferente ed a volte difficilmente sostenibile; necessariamente vanno considerati nel processo terapeutico, anzi si dovrebbe poter dedicare loro un po’ di tempo, anche perché hanno bisogno di spiegazioni su questo “curare in modo sconosciuto”, inoltre vanno sostenuti, incoraggiati, spronati affinché possano superare la fase di pessimismo e scoraggiamento che possono aver vissuto; questo anche perché per il paziente il calore ed il sostegno dell’ambiente familiare, potenziato dalla serenità e dalla fiducia in un epilogo comunque positivo (il soggetto ne uscirà comunque maturato e migliorato), è uno strumento terapeutico insostituibile. Quanto evidenziato sarebbe ottimo a mio avviso, anche se oggi è difficile tradurlo in realtà vista la diffidenza, a volte giustificata, verso questi trattamenti; per poter arrivare a ciò queste terapie non andrebbero “demonizzate” o “svalutate”; anzi, si dovrebbe guardare ad esse come ad una nuova opportunità ed anche chi si occupa professionalmente della salute altrui potrebbe guardare a questo terapeuta energetico come ad un “operatore sanitario” differentemente preparato per un lavoro diverso dal loro in altri settori di quel “tutto poliedrico” che è la situazione di disagio e malattia; per salvaguardare i più deboli, poi, sarebbe necessario venissero eseguite anche in pubbliche strutture, ove chi ha altri fini potrebbe venire facilmente smascherato ed ove chi ha avuto “brutte esperienze” capirebbe la differenza che c’è tra un vero terapeuta energetico e chi non lo è. Compito del terapeuta energetico è anche saper insegnare (per quanto riguarda la sua vita anche col personale esempio, giacché non ha valore il “predicare bene, ma razzolare male”: l’energia non si nasconde ed è sempre onesta, ugualmente DEVE comportarsi il terapeuta) in modo chiaro che la sofferenza, quando arriva, non diminuisce la personale dignità, ma affrontata, anche validamente sostenuti se necessario, permette l’aumento della comprensione della vita e di se stessi, nonché la capacità di “amare”: è un’occasione di crescita consapevole da imparare a sfruttare guardandone anche i lati positivi oltre quelli negativi . . . c’è forse qualcuno in grado di dimostrare senza ombra di dubbio che non esistono altri aspetti di questa vita che è in noi (che sfuggono ai nostri sensi ed ai mezzi attualmente a disposizione) e che magari sono ancora più importanti di quelli conosciuti? . . . ciascuno si faccia un esame di coscienza e si dia una risposta onesta. Non vado oltre; l’aspetto “spirituale” di questa terapia è degno d’un apposito ed adeguato articolo; sarà una mia futura incombenza, ma adesso è tempo di proseguire nell’odierno argomento. Come ho già evidenziato la terapia energetica non si limita ad una riabilitazione, ma è un intervento che permette al paziente non solo di fare quanto faceva prima, ma di farlo meglio e di fare ancora più di quanto prima gli fosse possibile: gli permette di raggiungere una crescita in consapevolezza e “potenza vitale”, che gli consente anche una maggiore comprensione del significato di ciò che fa, quindi vi saranno cose che anche potendo non farà più ed altre che prima anche potendo non faceva ed ora è consapevole che per il suo stesso bene vanno fatte. Per aiutare a visualizzare l’intervento, si può pensare al lavoro del terapeuta con l’energia ed immerso nell’energia come a quello di un fisioterapista che lavora in piscina: l’acqua può dare un’idea di una parte del lavoro che fa l’energia. Quando un corpo è immerso in acqua, viene sottoposto all’azione della pressione idrostatica ed a quella della resistenza idrodinamica:
  • compressione: sulla parte immersa la pressione è uguale al peso della colonna di liquido situata al di sopra;
  • galleggiamento: spinta dal basso verso l’alto uguale al peso del volume di liquido spostato;
  • resistenza: quando un oggetto si muove in un fluido è soggetto ad effetti di resistenza direttamente proporzionali alla densità del liquido e
  • turbolenza: quando si muove al di sopra di una certa velocità.
Facendo immergere una persona in acqua sino all’ombelico il peso del corpo grava sui piedi al 50% circa del totale, se poi s’immerge sino alle spalle non dovrà sostenere neppur più il 20% del totale; ecco quindi che potranno essere eseguiti esercizi riabilitativi altrimenti impossibili, inoltre l’effetto “calza elastica” (spiegato dalla legge di Stevin sulla compressione esercitata dai liquidi), più marcato sulle parti molli come cosce ed addome, facilita il passaggio di liquidi corporei dagli spazi interstiziali al torrente circolatorio, aiutando la circolazione di ritorno venoso al cuore, cui conseguono altri benefici effetti. La pressione idrostatica, inoltre, stimola i recettori cutanei, cosicché chi si trova immerso percepisce il movimento del proprio corpo e dei propri arti anche attraverso informazioni sensoriali esterocettive, avendo quindi maggiore consapevolezza di ciò che sta facendo e di come lo sta facendo: oltre alla semplice corporeità vengono inglobate le sfere cognitiva e sensoriale. A tutto ciò s’aggiunge il percepire in modo assai ridotto le sensazioni dolorose ed un rilassamento altrimenti difficilmente raggiungibile, cui segue un’anticipazione del percorso verso l’autonomia:
  • diventano infatti più forti le spinte motivazionali grazie alla maggiore libertà di movimento determinata dalla sicurezza che s’avverte in questo ambiente microgravitazionale;
  • si riesce ad abbandonare la normale prudenza che si avrebbe in palestra, cosicché diviene possibile mettere in atto schemi funzionali senza il freno di protezioni inconsce e di risparmio articolare dovuti alla paura di farsi male.
Da tutto ciò non può che conseguirne una serie di gratificazioni anticipate e sempre molto bene accolte: ci si rende conto che si potrà davvero tornare a fare ciò che prima era solo una speranza. Sempre in acqua l’uso di galleggianti anche piccoli permette di riabilitare pure in ambito neurologico, ad esempio in pazienti con emiparesi facendogli percepire durante lo spostamento movimenti passivi indotti dal galleggiamento, che stimolano un percorso di feedback sensitivo: l’azione della spinta idrostatica sui segmenti corporei stimola nell’immediato il paziente a livello tridimensionale ed a parer mio in seguito anche a livello quadrimensionale, giacché anche lo scorrere del tempo diviene informazione e le afferenze di origine propriocettiva, barocettiva, sensoriale e temporale penso si possa ipotizzare diano luogo all’attivazione di nuovi canali informazionali (sull’esempio di anastomosi funzionalmente chiuse, che si aprono in caso di necessità), le cui informazioni possono così essere acquisite ed elaborate dal paziente. Con la prossima uscita amplierò gli esempi visualizzabili. Cordiali saluti a tutti.