venerdì 15 ottobre 2010

Il terapeuta energetico, parte 16 di 17

Per finire il discorso interrotto, con una succinta classificazione presento un veloce elenco di casi in cui si può considerare possibile la presenza di fattori psicologici nei sintomi e nelle malattie:
  • disturbi dell’alimentazione come anoressia e bulimia alla quale segue l’obesità;
  • malattie e sintomi del sistema gastrointestinali quali ulcera gastro-duodenale, colite ulcerosa, iperacidità gastrica, gastrite cronica, retto colite emorragica, pilorospasmo, colon irritabile o spastico, vomito, nausea, diarrea, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema respiratorio quali asma bronchiale, singhiozzo, dispnea, sindrome iperventilatoria, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema cutaneo, come edema pudico, psoriasi, sudorazione eccessiva, dermatite atopica, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema cardiovascolare quali aritmie, crisi di tachicardia, ipertensione arteriosa essenziale, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema muscolo scheletrico come mialgie, dolori ai tratti lombo-sacrale e cervicale del rachide, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema endocrino quali iper od ipotiroidismo, ipoglicemia, ipopituarismo, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema genitourinario come impotenza, enuresi, dolori mestruali, ecc.;
  • cefalee muscolo tensive ed emicranie
  • .
Naturalmente sarà sempre compito del medico l’accurata diagnosi atta a chiarire le cause delle malattie onde approntare una giusta terapia e dello psicologo e/o psichiatra l’indagine relativa ai sintomi della “sfera” che sta al di la del corpo fisico; al terapeuta energetico potrebbe essere affidato il compito di aiutare il paziente a “mettere ordine” nei vari suoi livelli, fornendogli quella “disponibilità energetica allargata” di cui ho parlato; inoltre tener presente quanto dichiara di percepire trattando energeticamente il paziente potrebbe rivelarsi materiale utile anche agli altri professionisti sanitari per ampliare la base d’indagine. Come ho già evidenziato, quando i livelli energetici superiori non vengono ascoltati scaricano il disagio sempre più in basso, ma non sempre l’individuo riesce a capire il significato del messaggio; oltretutto, ci sono persone totalmente o parzialmente incapaci di accedere al loro mondo emotivo e per questo non riescono a percepire coscientemente la rabbia, la frustrazione, lo stress che vivono ad esempio per una difficile situazione familiare e/o condizione lavorativa. Per questi ultimi, che inconsciamente comunque soffrono come gli altri (se non di più visto che con ogni probabilità a livello inconscio sono impotentemente e dolorosamente consapevoli di questo loro grave handicap: è questa una mia sensazione), si aggiunge il problema di trovarsi nella realtà conscia a rifiutare di riconoscere e nei casi più gravi di non riuscir neppure ad immaginare che quelle sono le cause scatenanti ad esempio di quell’ulcera che cercano di curare: sfugge alla loro coscienza quella gran parte di se stessi di cui molti altri sono fortunatamente consapevoli; ciò aumenta la loro “vulnerabilità” con spiacevoli conseguenze. Qui non si tratta di essere in possesso della mitica pietra filosofale che cambia il vil piombo in oro, il terapeuta energetico non fa miracoli, ma, come ho più volte spiegato, il “lavoro energetico” tende a riportar l’armonia = guarigione tra i vari livelli di cui ognuno è composto. Anche in molti dei casi suesposti penso che, aiutando il paziente a percepire qualcosa che neppure pensava esistesse e guidandolo (come nell’esempio di Dante guidato da Virgilio e Beatrice) in questo cammino che io definisco di “ri-strutturazione energetica”, perché il trovarsi improvvisamente di fronte a ciò che non si conosce e che rivela di possedere una forza superiore a quanto normalmente si affronta nella realtà cui si è abituati provoca automaticamente agitazione più o meno intensa (non tutti sono ugualmente sensibili, vi sono anche casi di persone che nell’immediato non avvertono nulla) e la presenza di una guida da sicurezza, non sarebbe certamente un male nei casi in cui si può ragionevolmente pensare possa dare frutti permettere al terapeuta energetico di affiancare ai trattamenti convenzionali i suoi trattamenti: in fin dei conti ogni passo in avanti verso ciò che è meglio è un bene per tutti. Non è il caso, per ora, di andare oltre; penso infatti d’aver chiarito come questi trattamenti possano essere visti anche, a seconda dei casi, come un antidoto che salva dall’avvelenamento della vita prodotto sia da “situazioni tossiche” di cui qualcuno può essersi “distrattamente cibato”, sia dal “morso” di “eventi strazianti” in cui ci si può essere casualmente imbattuti, o come un catalizzatore che permette salvifiche reazioni altrimenti impossibili nella realtà umana cui siamo abituati. Come ho cercato di spiegare, questo mio è un “lavoro” molto diverso dagli altri e, proprio per il fatto che occupa un posto a se non interferendo con altrui professionalità, ritengo fondata sia la speranza che possa essere preso in seria considerazione dai sanitari, sia che un sempre maggior numero di persone possa prenderlo seriamente in considerazione quale possibile metodo di cura ed usufruirne al bisogno. Con la prossima uscita concluderò questa chiacchierata, che spero abbia ottenuto lo scopo di far chiarezza su cosa intendo per terapia e terapeuta energetico. Certo questa in cui viviamo è una realtà polare ove sono contemporaneamente sempre presenti i due aspetti, ad esempio santi e criminali, pertanto vi sono ovunque persone oneste ed altre disoneste a volte assai difficilmente individuabili; ma non per questo si smette di vivere, affrontare gli eventi, reagire alle avversità e sperare: abbandonarsi alla disperazione porta solo all’annientamento; non mi permetto di giudicare nessuno, ma se coraggiosamente e con costanza (è molto più facile e meno faticoso seguire la massa e le mode “scollegando” la propria capacità di discernimento, come una stampante dal computer) si impara giorno dopo giorno a fare un po’ di silenzio in se stessi, allora si può sentire ciò che dal più intimo di noi esce sempre più chiaramente . . . e la consolazione può rivelarsi superiore ad ogni aspettativa. Ne avevo già fatto alcuni accenni: nell’uscita del 18/01/2010 quando riportai: “ . . . Oh uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”; ed ancor prima in modo più chiaro nell’uscita del 05/11/2009 quando ricordai: “il maestro interiore sa distinguere i frutti velenosi da quelli buoni, ma se non facciamo silenzio dentro di noi . . .”; e poi in quella del 07/01/2010 quando evidenziai: “. . . lo Spirito parla sottovoce e se non farai silenzio dentro di te . . .”. Attenzione quindi all’inganno della realtà polare: il terapeuta energetico non è chi HA semplicemente superato una serie di esami obbligatori, poi quello di stato, ottenendo il diritto (AVERE) d’essere iscritto in uno specifico albo . . . cose degne del massimo rispetto e professionalmente necessarie, ma energeticamente non bastano; qui soprattutto conta ESSERE e CONTINUARE AD ESSERE giorno dopo giorno nonostante le prove della vita. Cordiali saluti.

venerdì 1 ottobre 2010

Il terapeuta energetico, parte 15 di 17

Mi rendo conto che questo articolo è stato difficile da seguire ed anche il tenore verbale ha dovuto a volte essere adeguato alla materia trattata, richiedendo quindi maggiore disponibilità all’attenzione nei riguardi del testo. Cose opposte alla velocità legata ad internet ed alla normale disponibilità di coloro che vi navigano. Sarebbe un assurdo non fosse che non ritenendo di “vender fumo ai grulli”, per non essere scambiato per ciò che non sono diventa giocoforza utile fare chiarezza a riguardo di quanto ci si può aspettare da un terapeuta energetico. Oltre a ciò ulteriore motivazione è che, come penso sia chiaro a tutti, non lo faccio per hobby ma come lavoro, al quale ho collegato questo sito affinché quante più persone possibile sappiano che esercito seriamente la professione di massoterapista e terapeuta energetico, cui sono collegati ad una parte il drenaggio linfatico ed all’altra reiki e bhakti karuna. Proprio per questi motivi, affinché chiunque possa rendersi conto che è un utile lavoro fatto per portare benessere e guarire, e non per illudere e svuotare i portafogli degli “ingenui”, cerco di dare spiegazioni precise e spero facilmente comprensibili; in questo modo quanti più di coloro che potrebbero trarre beneficio da questi trattamenti possono essere raggiunti e portati a sapere che sono a loro disposizione “alla luce del sole”, farsene un’idea, contattarmi ed usufruirne senza timore: nel caso per maggiore sicurezza i medici curanti volessero contattarmi, sono disponibile. Nonostante tutto il mio impegno per offrire un’esposizione gradevole e snella, non ho trovato la maniera di trattare quest’argomento in modo più breve e più leggero; altrimenti sarebbe venuto meno l’impegno alla chiarezza nei confronti di voi tutti, punto questo che ritengo indispensabile affinché si possa guardare senza timore a questi trattamenti: non ci fosse un buon motivo, perché mai si dovrebbe prendere in considerazione per la propria salute una figura professionale non ancora riconosciuta? Ed allo stesso modo, perché mai si potrebbe chiedere che venga presa in considerazione per un eventuale riconoscimento, se si trattasse solo di “fumo senza arrosto”? Ora, dopo aver “detto la mia” circa i problemi che si trovano volendo esercitare questa professione onestamente e con adeguata preparazione ed aver presentato esempi atti a rendere meno misterioso questo lavoro, che penso potrebbe essere un valido mezzo affiancabile ai trattamenti sanitari in uso, passo ad accennare ad una branca della medicina ove, a parer mio, queste tecniche opportunamente utilizzate potrebbero contribuire a risolvere positivamente molte situazioni “spinose”: la psicosomatica. Collegandomi a quanto evidenziato nell’uscita del 15/05 relativamente ad emozioni, sentimenti, sofferenza e loro effetti, farò ora alcune precisazioni per ridurre al minimo possibili fraintendimenti. La correlazione fra emozioni ed attivazione del sistema nervoso è stata dimostrata e si è constatato che in seguito ad un’emozione avviene una reazione a catena che coinvolge un grande numero di strutture nervose, che a loro volta attivano altre strutture del corpo, dando luogo a reazioni di emergenza onde mobilitare le risorse energetiche dell’organismo al fine di fronteggiare al meglio l’evento. Normalmente è una reazione fisiologica costruttiva e superata la situazione di “pericolo” tramite i meccanismi omeostatici si ripristina velocemente l’equilibrio. Tuttavia si può arrivare a situazioni dalle quali l’individuo non riesce più a venirne fuori ed a causa della persistente stimolazione emozionale si giunge ad una reazione fisiologica distruttiva, con svantaggi per l’organismo. Spesso con un piccolo aiuto se ne esce in tempo con positiva risoluzione degli effetti di quelle reazioni e ripristino dell’equilibrio; ma, quando il tempo passa senza che si arrivi ad una soluzione, l’alterazione emotiva può provocare modificazioni strutturali anche permanenti ed in questi casi si parla di malattia psicosomatica. La psicosomatica è una branca della medicina che pone in relazione il corpo fisico col mondo emozionale ed affettivo: è anche un modo di osservare, valutare e proporre terapie guardando il paziente come un tutto unitario (similmente alla visione energetico-olistica, che al primo livello unitario superiore include anche il nucleo familiare: uscite del 15/07 e 01/08) dove la malattia, come ho accennato nell’uscita del 01/07 parlando di cosa indica la sofferenza, si manifesta a livello organico come sintomo ed a livello psicologico come disagio. È quindi possibile ai medici distinguere tra malattie ove i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e malattie, invece, ove determinanti sono fattori psico-sociali che danno luogo ad emozioni che causano conflitti. Risulta chiaro che il benessere fisico ha una notevole influenza su sentimenti ed emozioni e viceversa questi ultimi provocano ripercussioni sul corpo ed in ultima analisi che i disturbi e le malattie psicosomatiche sono segnali molto importanti del disagio fisico e psicologico provocato da un eccesso di emozioni cui è seguita una mancata buona gestione delle stesse che non sono state opportunamente filtrate dal sistema cognitivo. Naturalmente tutto è relativo alle caratteristiche del singolo individuo e comprende il vissuto emotivo, le esperienze vissute, le caratteristiche della sua personalità, le motivazioni personali, la vita fuori dal lavoro e quella sul lavoro con relative prospettive all’interno di quel “mondo”. Arrivato a questo punto non compete più a me portare avanti il discorso sapendo tener conto anche di tutte le sue “sfaccettature”; è giustamente compito degli specialisti del settore: un conto è cercare di dotarsi di una preparazione di base per meglio collaborare, diverso è voler occupare un posto che non è il proprio. Come al solito io accenno per dare motivazioni plausibili alla possibile presa in considerazione delle terapie che utilizzo, onde affiancarle a quelle convenzionalmente attualmente in uso: io non pongo mai degli “aut . . . , aut . . . “, bensì propongo sempre la cooperazione, essendo mia convinzione che, senza prevaricare alcuno, è unendo in armonia le forze per raggiungere una situazione migliore che si possono ottenere davvero i migliori risultati. Qualcuno m’ha giustamente chiesto se, oltre a parlare di collaborazione su internet, non mi sono mai esposto con richieste ufficiali; non dirò di quanto detto a voce in pubbliche sedi, perché come tutti sanno “verba volant, scripta manent”, ma già nel 2008 ho fatto protocollare presso pubbliche strutture sanitarie delle proposte di collaborazione professionale. Nessuno pensi che me la sia presa per la mancata accettazione; le autorità sanitarie devono essere molto caute nel decidere (lo faccio sempre anch’io di fronte a ciò che non conosco) per salvaguardare la salute pubblica: finché i tempi non saranno maturi non sarà possibile; scopo di questo sito è sia pubblicizzare (non lo faccio per passatempo) il mio lavoro richiamando l’attenzione di chi ne ha bisogno, sia contribuire a questa generale maturazione. Cordiali saluti.