giovedì 20 dicembre 2012

Considerazioni sul primo triennio del sito

Questo non è un sito fatto per rientrare in una strategia di vendita, ove si tagliano i rami improduttivi perché sono tempo buttato via oltre che un costo per le perdite da ripianare. È nato per porre l’attività che svolgo più vicina e visibile a quanti potrebbero trarne beneficio, ma in special modo per contribuire a far meglio conoscere a chiunque (compreso chi si occupa della “Res Publica”: a tal scopo ho protocollato mie comunicazioni.) un settore purtroppo poco conosciuto e da molti screditato senza che in realtà abbiano sufficiente cognizione dell’argomento: si prendono in considerazione le cose da un punto di vista assai diverso dal sistema convenzionale, guardando a fatti e particolari anche sotto angolazioni inconcepibili secondo la mentalità più diffusa; per ripristinare lo stato di salute e benessere si usano terapie e trattamenti di cui dal punto di vista scientifico non si comprende l’efficacia, ma del resto la scienza non conosce l’essenza della Vita. Non è comunque screditando queste operatività e ridicolizzando quanti con questi mezzi onestamente si prendono cura di chi ricorre a loro, che si potrà per sempre evitare di fare i conti con una Realtà scomoda per chi non è disposto a guardare oltre i confini della materialità e del profitto. Puntualizzo che non si deve sostituire il finale -terapia con -pratica quando a operare è un professionista preparato anche se non legalmente riconosciuto: qui si va al di là di quanto la scienza può insegnare. So che l’oggetto di questo sito non è tra quelli più comunemente cliccati, come pure che chi naviga non si ferma certo a visionare interamente un sito aperto casualmente o per curiosità; solo una parte di quanti lo trovano si ferma poi a leggere interamente la singola uscita di un articolo, ancor meno son quanti seguono le pubblicazioni periodiche. È chiaro che economicamente non ha motivo di esistere essendo difficile trovarlo cercando informazioni sull’argomento, visto che non è segnalato sulle prime pagine dei motori di ricerca; ma lo tengo vivo perchè ritengo sia comunque un bene dare il mio contributo, anche se minima è la possibilità che ho di far conoscere meglio questo settore. Viviamo in un’epoca ove l’eccessiva e frammentaria informazione disponibile rende difficile sapere e facilmente porta a sempre maggiore disinformazione; proprio per questo motivo (anche se questo modo di propormi, conforme alla serietà di quanto voglio spiegare, non si adegua ai requisiti preferiti da chi utilizza internet proprio per trovare velocemente risposte, quindi non m’aiuta a raggiungere una buona visibilità) gli articoli che presento, dando tempo tra un’uscita e l’altra per favorire il digerire quanto letto, rammentare quanto altrove evidenziato, collegarvelo e così aumentare la base su cui riflettere per comprendere meglio, non sono mai stati scritti per essere principalmente di piacevole lettura, bensì per essere (nei limiti di quanto posso) in generale sia d’aiuto a chi si avvicina per la propria crescita in consapevolezza, che per chiunque desideri comprendere più a fondo il valore di quanto propongo e faccio. Le prime uscite sono servite ad abbozzare gli argomenti, dopodichè ho presentato articoli più lunghi e dettagliati nella speranza di offrire un servizio migliore. Accogliendo il consiglio di un’amica ho inserito i sommari d’ogni singolo articolo in formato PDF, acciocché chi vuole possa scaricarseli e leggerseli con calma. Col tempo m’è sembrato logico che chi si scarica il sommario dell’articolo sia maggiormente portato ad affrontarlo in modo criticamente costruttivo al fine di far proprie quante più conoscenze ritiene gli/le siano utili, dedicando poi tempo per ragionarci su, approfondire quanto contenuto anche leggendo in altri siti pubblicazioni con ugual oggetto, documentarsi pure su riviste, libri e riflettere sul tutto. Per questo motivo, dal momento che il sommario lo faccio dopo che l’articolo è stato pubblicato, già nel penultimo PDF ho pensato fosse cosa positiva inserire una “sottolineatura” che non c’è nelle singole puntate uscite; nell’ultimo le precisazioni e i chiarimenti non presenti sulle uscite periodiche sono in maggior numero. Con ciò non voglio certo mancar di rispetto agli altri lettori, son riflessioni aggiunte per chi ha un interesse specifico, mentre a chi non si sente incuriosito potrebbero risultare anche noiose. Nel limite del possibile rispondo anche a specifiche domande poste dai singoli, o preparo un nuovo articolo per rispondere a più quesiti che ritengo (non sono infallibile) di interesse generale. Va detto che nel caso di domanda-risposta via e-mail troppo è quanto resta da approfondire per consentirmi un’informazione esaustiva. Alcuni si sono lamentati del fatto che do molte indicazioni a riguardo di ciò che si può fare, ma non certezze su quanto posso fare. Il fatto è che, facendo un esempio, un massaggio rilassante di certo sempre rilassa e non ci si deve preoccupare di troppe cose, mentre quando ad esempio si tratta d’un intervento sul sistema linfatico d’una persona per risolvere il suo specifico problema possono anche essere molti i fattori da prendere in esame, e non mi pare corretto nei confronti di chi ha problemi e cerca il modo di risolverli andare sul web oltre un discorso di carattere generale: vorrei fosse chiaro che non mi va di far sciupare soldi e tempo a chi viene da me; quando rispondo a un’e-mail non dimentico che i pazienti vanno visti caso per caso e prese in esame eventuali diagnosi e prescrizioni prima di esprimere un parere serio, né posso superficialmente escludere a priori di potermi trovare di fronte ad un caso che richiede un consulto col medico curante, o che non posso risolvere; per questi motivi nelle mie risposte via e-mail non posso garantire d’ottenere il risultato che mi viene richiesto. Quando si tratta di interventi a livello energetico diventa ancora più difficile dare delle certezze, perché il/la paziente vuol raggiungere un certo risultato, ma ogni vita ha un suo scopo, un suo percorso, specifiche prove, . . . : non si può standardizzare appiattendo il tutto; le differenze ci sono ed hanno la loro sacrosanta importanza e necessità, per questo ho cercato di spiegare sia l’esigenza che il/la paziente faccia da parte sua quanto gli/le è possibile in base a ciò che il terapeuta sentirà di dover dire, sia cos’è quell’intervento, logicamente sempre diverso da un caso all’altro. Mi spiace per quanti vorrebbero sull’e-mail la confortante risposta: “Venga pure che ci penso io a raggiungere il risultato che vuole!”; professionalmente è tuttavia più corretto agire come faccio. Escluso il lato economico, questa “fatica” un minimo successo l’ha raggiunto: iniziano a esserci persone che s’interessano a questo settore semisconosciuto, che chiedono, provano, ne parlano, . . .; spero sia un buon inizio; dice un vecchio proverbio latino “Per aspera sic itur ad astra”, cioè, attraverso le asperità alle stelle; nutro seri dubbi d’arrivare in questa vita alle stelle, ma che il proprio impegno dia qualche risultato è comunque confortante. Del resto non c’è nulla di facile a questo mondo. Porgo a tutti i migliori auguri per un Natale “SANTO” (il valore del lavoro energetico per il bene tanto individuale che globale tende al Massimo Bene e si collega al termine “Santo”) ed a seguire un 2013 lieto e sereno. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 22 novembre 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (20/20)

Per finire un’ultima considerazione. Nel mio lavoro di massoterapista (come ogni professionista, oltre ad uno studio autodidattico anch’io seguo corsi di aggiornamento) mi trovo a dover prendere in considerazione scale di misurazione e medicina basata sulle evidenze (EBM); dall’EBM si è passati all’EBP, cioè, la pratica professionale va basata sulle evidenze scientifiche, infatti è divenuta consuetudine (ciascuno all’interno delle proprie competenze) basare le decisioni diagnostiche e terapeutiche sulla valutazione critica degli studi clinici controllati e dei risultati reperibili dalla letteratura scientifica, nonché seguire linee-guida di pratica clinica. È quindi necessario dotarsi di spirito critico sia nei confronti della propria pratica professionale, sia delle evidenze scientifiche, e nello stesso tempo ricercare, valutare ed applicare (entro i limiti personali) le migliori evidenze scientifiche, nonché essere sempre disponibili a mettere in opera le raccomandazioni delle linee guida per i percorsi assistenziali. Passo seguente è stato il passaggio all’EBHC (Evidence-Based Health Care): estensione dell’EBM (paziente individuale) alla salute delle popolazioni (o gruppi di pazienti), con stretta sinergia tra la pratica individuale dell’EBM e la promozione dell’EBHC a livello di organizzazione sanitaria, onde programmare l’assistenza sanitaria e pianificare la politica sanitaria. Tutto ciò ha portato a quella che oggi viene definita Clinica Governance (CG), legata a istruzione e formazione continua dei professionisti sanitari, audit clinico (analisi sistematica della qualità delle cure erogate, procedure utilizzate per la diagnosi ed il trattamento, uso delle risorse e gli outcome), efficacia clinica (capacità di produrre l’effetto voluto), ricerca e sviluppo, apertura (da parte degli Istituti di Cura al controllo pubblico per evitare sia scarso rendimento ed uso di pratiche non ottimali, sia per dimostrare la propria capacità di soddisfare le esigenze della popolazione servita e quella di collaborare con Enti, Organizzazioni, ecc.) e gestione del rischio (rischi per i pazienti, per gli operatori, per l’organizzazione); è pertanto una strategia mediante la quale le Organizzazioni Sanitarie si rendono responsabili del continuo miglioramento della qualità dei servizi, delle cure, del raggiungimento e mantenimento di elevati standard assistenziali, di un sistema centrato sui bisogni del paziente, che stimola la realizzazione di ambienti capaci di favorire l’eccellenza professionale ai massimi livelli pur nel rispetto delle risorse disponibili (mai dimenticarsi che a qualsiasi livello si può disporre solo di ciò che si ha, l’eccezione dev’essere limitata, così da poterla rapidamente riassorbire, ed in funzione d’un possibile aumento delle entrate che renderanno effettuabili nuove migliorie, altrimenti coll’indebitarsi a lungo andare si finisce per non poter fare più nulla), così da massimizzare il margine di recupero dell’efficienza e contemporaneamente ridurre i costi di produzione dei servizi. Tutto ciò richiede l’integrazione degli strumenti metodologici dell’EBP e dell’EBHC in tutti i settori di governo delle Organizzazioni Sanitarie. Ecco perché ritengo che utilizzando in modo intelligente ticket sanitari di importo tale da rendere accessibili agli utenti questi servizi complementari (volutamente non uso “alternativi” perché non c’è “Aut - Aut”, bensì possibilità d’ampliare il numero di strumenti a disposizione per affrontare la sofferenza in ogni sua forma, quindi potenziamento della capacità d’azione) e contemporaneamente non gravare in modo eccessivo sulle casse delle Organizzazioni Sanitarie, non si farebbe altro che migliorare la qualità dei servizi offerti e delle cure, così da portare ad un livello di eccellenza ancor superiore la qualità degli standard assistenziali: il tutto conformemente alle richieste di un’oculata Clinica Governance e, se me lo si permette, perfettamente in linea con l’obiettivo delle “Medicine non Convenzionali”. Si potrebbe iniziare con una fase sperimentale pura in idonee strutture, tenendo conto anche del fatto che, soprattutto con le “Medicine Energetiche”, ci saranno molte “evidenze ribelli” che si sottrarranno alla catalogazione, dal momento che ad identico trattamento per quello che si pensa essere un caso simile seguirà diverso risultato: molte sensazioni che s’avvertono mentre si opera in stato meditativo non si riescono a tradurre in “linguaggio corrente”; il terapeuta sa perchè deve agire in un determinato modo, ma non sa come spiegarlo a parole; chi altri lo capisce in meditazione non ha bisogno che gli venga spiegato, ma a sua volta non può spiegare all’incredulo ciò di cui è consapevole. La polarità parla in linguaggio binario (0 - 1), conosce per opposti, intravede le parti, ma non conosce l’Unità; in meditazione esiste solo l’Unità, le parti sono fuse in essa e l’Unità non parla in linguaggio polare quando “suggerisce ed istruisce”. Chiaramente, ciò che privati di quelle informazioni appare simile in effetti può essere assolutamente diverso, di conseguenza si avranno risultati diversi, imprevedibili ed apparentemente inspiegabili. Naturalmente lascio ai matematici lo studio di eventuali scale di misura, giacché in molti casi ci si troverebbe di fronte a variabili elevate a potenza dove l’elevazione è pari ad INFINITO, quindi non ci sarebbe limite alle possibilità (conosciute, sconosciute ed anche: al momento inconoscibili) da dover prendere in esame: io non saprei da che parte cominciare, ma non ho le competenze per entrare nel merito del problema: professionisti diversamente preparati eseguono giustamente lavori diversi; se ognuno fa solo quanto sa fare, tutti ci guadagnano. Fare un passo simile richiede grande coraggio unito al desiderio di voler raggiungere e rendere disponibile a tutti il massimo bene: si troveranno senz’altro persone valide che si presentano in modo tale da non ricevere giusto riconoscimento del proprio valore; così come altri che sanno rendere prezioso anche il “nulla”, ottenendo così una stima che non meritano e finendo per offrire “frecce” a quanti si oppongono a queste terapie. Ci vorranno senz’altro anni per raggiungere un traguardo soddisfacente, ma se mai si parte, mai s’arriva. Nella percezione materialista dell’esistenza la continua vista di persone sofferenti per “autodifesa” fa diminuire continuamente la compassione; ma superato il “guado” si diventa tanto più sensibili al dolore degli altri, quindi desiderosi di “guarirli”, quanto più si è capaci di partecipare alla loro gioia. Non penso sia più il caso di aggiungere altro; quanto esposto è naturalmente solo il mio parere per quello che può contare. A tutti voi i migliori auguri per un’esistenza lieta e serena, insieme alla raccomandazione di non dar mai tutto per scontato e lasciare sempre un po’ di spazio a quella parte “preziosa e sfuggente” che è in ognuno/a, che sta oltre il “velo” dell’immanente e può dare i mezzi per superare molto più di quanto non si sia abituati a sperare, insieme alla “pace del cuore”: solo l’UNITA’ è Totale Completezza che comprende in sé l’Infinito Assoluto. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 1 novembre 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (19/20)

Per chiudere la riflessione voglio ora evidenziare come il concetto di “salute” possa inglobare in sé la capacità di rispondere tempestivamente ed in modo adeguato (conservando l’omeostasi energo-psico-somatica) ai necessari cambiamenti richiesti dal momento che si sta vivendo e dall’ambiente in cui si sta vivendo; così come quello di “malattia” possa comprendere in sé anche l’effetto d’un errore d’adeguamento e/o d’adattamento. Col termine “Medicina” si indica la scienza che si occupa delle malattie, della loro cura come della loro prevenzione; mi par pertanto logico che come ne fa parte tutto ciò che può alleviare o curare un male fisico, ne faccia parte anche quanto serve a curare una sofferenza morale, una situazione difficile, ecc., . . . perché allora non dovrebbero rientrarvi anche i trattamenti energetici?!! Nella precedente uscita ho fatto presente come proprio le scoperte neuroscientifiche abbiano posto in luce l’esistenza non solo di un fisico, ma di un’unità psico-somatica. Mia speranza è che in un prossimo futuro si possa giungere da parte di tutti ad accettare che l’essere umano è più di un’unità psicosomatica; che come le Medicine non Convenzionali Orientali insegnano esiste anche una realtà energetica fuori dalla portata dei cinque sensi e pure della “mente” di cui quotidianamente facciamo esperienza, ma non per questo non potentemente influente su di noi: unità energo-psico-somatiche che come cellule facciamo parte di unità superiori ed al nostro interno conteniamo unità inferiori, il tutto in ininterrotto collegamento. Benché sia conscio che gli articoli che presento sul sito, indipendentemente dall’impegno e dal tempo necessari per scriverli, sono letti da un numero esiguo di persone (né altro potrei chiedere, visto che sono un perfetto sconosciuto ai più), tuttavia ritengo valga la pena continuare (nonostante il costo anche economico) e che questo lavoro si possa paragonare a quello del seminatore: semina senza certezza alcuna che le condizioni metereologiche fino al raccolto siano buone e senza alcuna garanzia d’esserci ancora per il raccolto, giacché “nostra sorella morte prima” può giungere in qualsiasi momento . . . basta attraversare la strada nel momento in cui passa qualcuno “eccessivamente distratto” per trovarci inaspettatamente “imbarcati” e fare un particolare viaggio. Eppure semina: utilizza serenamente la sua vita con responsabilità verso se stesso e verso gli altri, senza sentirsi al centro dell’attenzione od il padrone del mondo. Così mi fa piacere sperare possa essere il mio operato, anche se saranno altri a raccogliere, coerentemente con quanto dico e faccio per il massimo bene di tutti oltre che, naturalmente, di chi si sottopone alle Terapie che offro. Senza presunzione alcuna mi fa piacere pensare che da questo lavoro possa germogliare qualcosa di utile, come il “granello di senape” della parabola (Matteo 13, 31 – 32) “E’ il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto . . . gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.”: l’UNITA’ da cui proviene ed a cui torna l’Energia di cui parlo farà si che il mio agire e questi articoli a loro tempo diano quanto serve per il bene di tutti . . . è anche una questione di fiducia in se stessi, nell’esistente e . . . Ho evidenziato due atteggiamenti contrapposti nei confronti della scienza e la speranza che s’arrivi a dare il giusto spazio a quanto non può rientrare in un discorso scientifico-materialista, benché sia indispensabile per il Ben-Essere dell’Umanità. A seguire ho ricordato come il periodo tra la fine del Medioevo ed oggi ha visto la parabola ascendente di questa “Rivoluzione Esistenziale” nel modo di porsi di fronte alla Vita ed in quello di ricercare quanto serve per stare bene, ma anche l’inizio della sua fase discendente, causata dall’aver esagerato nell’andare solo in quella direzione (come recita un vecchio detto cinese “l’uomo che si ostina ad avanzare sempre verso Occidente, alla fine si ritroverà in Oriente”) ed aver volutamente “chiuso gli occhi” di fronte a tutto il resto: qualcosa inesorabilmente sta obbligando ad una “svolta”. Da ultimo un apprezzamento ed un incoraggiamento a tutti coloro che alla scienza umilmente si dedicano con abnegazione, costanza e fiducia: sulle loro spalle grava una grande responsabilità verso la società e l’intero genere umano:
  • sostenuti dalla loro vocazione e dall’esperienza professionale, giacché la scienza non dovrebbe giudicare i sistemi di valori etici e/o religiosi,
  • tenendo conto che la strada seguita in questi ultimi secoli ha portato le moderne società ad essere economicamente e psicologicamente dipendenti dalle scoperte scientifiche;
  • considerato come proprio dal modo con cui il tutto è stato affrontato nel corso del tempo s’è giunti a privare l’Umanità d’una indiscutibilmente solida base su cui far poggiare un sistema di valori cui affidarsi e sostenersi per vivere sereni e superare fasi di scoramento, ansia, sfiducia, disperazione, ecc., così come invece avevano sempre garantito ad esempio i sistemi fideistici, sia quelli primitivi che quelli che erano giunti ad un’alta evoluzione, che per migliaia di anni hanno fornito fondamento al (indispensabile) codice morale che dava solidità alla struttura sociale su cui si reggevano le comunità;
  • stante che il cambiamento indotto da tali fatti è la causa principale del profondo sentimento di frustrazione come pure dell’alienazione presenti oggi soprattutto nei più deboli e nei giovani;
  • preso in considerazione come proprio quella ricerca della conoscenza oggettiva, caparbiamente inseguita, basata sul postulato che l’esistente sia oggettivo, non soggetto a principi “finalistici-trascendentali”, quindi si possa giungere a quella conoscenza, ha portato a non farsi scrupoli nel voler togliere ogni credibilità ai fondamenti di tali sistemi di valori e pertanto anche alla perdita della forza di coesione e del potere di conforto che in questi valori si potevano trovare, senza tuttavia poter fornire in cambio qualcosa di equivalente;
  • preso atto che gli stessi risultati della ricerca scientifica portano ad accettare l’impossibilità d’avere una conoscenza oggettiva pura, e che diversi studi rilevano come questa tensione verso un’oggettività materialista tanti problemi porta a quest’umanità privata d’una certezza cui tendere;
ecco che proprio prendere in considerazione non l’idea di rinnegare questo passato che ha portato anche ad utili scoperte e maggior benessere materiale, bensì quella di rivedere come in un Vitale e Sapiente Umanesimo il “bene” di cui l’umanità godeva quando quei sistemi di valori avevano tutta la loro dignità e forza, ed i problemi causati dai cambiamenti nel periodo seguente fino ad oggi, “prendere il coraggio a due mani” e raccogliere tutto il bene che era prima a disposizione e quello che poi è venuto, gettare gli errori riconosciuti e per il bene di tutti dare inizio ad un nuovo paradigma storico più umano e meno materialista, non è un’impresa impossibile a chi dedica la propria vita alla scienza. Chi veramente ama la scienza desidera raggiungere la Sapienza; e la Sapienza tutto Comprende. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 11 ottobre 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (18/20)

Dopo tutto questo discorso voglio evidenziare i motivi che mi fanno ben sperare in un futuro che saprà dare il giusto spazio a quanto è stato abbandonato e/o non è sufficientemente conosciuto per inserirlo di diritto nei sistemi di cura e prevenzione. Nel tempo in cui stiamo vivendo ci sono due atteggiamenti contrapposti nel porsi di fronte alla scienza ed alla tecnica moderne: da una parte ci sono quanti si riconoscono nella piena accettazione del paradigma tecnico-scientifico (è diventato uso normale mettere tecnica davanti, ma va ricordato che è la tecnica a dipendere dalla scienza e non viceversa) come unico sapere in grado di giungere a verità evidenti e valide per il progresso della società, e dall’altra si trovano coloro che invece esprimono il rifiuto e la demonizzazione della scienza accusata di essere la causa di tutti gli elementi negativi della nostra società: crisi dei valori, delle istituzioni tradizionali, ecc.; come se pian piano si stesse affacciando una nuova “rivoluzione”. Penso sia giusto iniziare col riflettere sul fatto che il termine “rivoluzione” significa ruotare attorno a qualcosa; infatti ancor oggi si dice rivoluzione della Terra attorno al Sole, distinguendo questo movimento rotatorio da un altro movimento rotatorio che è la rotazione della Terra attorno al proprio asse. Questo termine nel XVIII secolo assume anche un significato socio-politico, coll’indicare un cambiamento violento della situazione istituzionale; nel XVII secolo ha luogo la guerra civile inglese, detta poi anche prima rivoluzione inglese, ed a seguire la seconda rivoluzione inglese; alla fine del XVIII secolo ha luogo la prima rivoluzione francese e dall’altra parte dell’Atlantico (proprio la sua traversata ad opera di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, ecc., con la scoperta d’un prima sconosciuto continente portò alla caduta d’importanza del Mar Mediterraneo ed alla nascita di nuove potenze militari ed economiche, coincise con l’inizio del periodo di transizione che portò all’epoca moderna: l’ampliamento degli orizzonti fisici determinò cambiamenti epocali; molto più potrà l’ampliamento di quelli mentali) la guerra d’indipendenza americana, detta anche rivoluzione americana: queste rivoluzioni insieme a quella industriale hanno realmente portato trasformazioni tali da cambiare il modo di vivere; in questo periodo prende forza anche il moderno concetto di progresso; non è il caso d’aggiungere altro avendone già parlato. È chiaro però che quando si giunge all’esagerazione “qualcosa” obbliga ad una “svolta” salutare. Sono convinto che affrontandola col buon senso unito alla buona volontà e senza paura di perdere il predominio (meglio vivere bene tra pari, che “pensare di dominare” in una situazione ove non ci si può fidare di nessuno e dove tutto e tutti possono essere comprati e venduti; compreso chi crede di dominare) la situazione non sia da vedere fosca, ma addirittura come l’occasione che ci permetterà d’assistere all’“alba di una civiltà” che ri-conoscerà il valore della Vita ed avrà quindi riguardo per quanti in sé hanno vita e per tutto ciò che “ruota” intorno alla Vita. Anche se a prima vista sembra che salti di palo in frasca, tutto ciò è legato alla “riabilitazione” agli occhi di tutti dei trattamenti energetici e di quanto sfugge ad una visione puramente materialista. Proprio le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze hanno portato a rivedere molte delle teorie sulla funzione cerebrale; i circuiti di gran parte dell’encefalo, ad esempio, diversamente da quanto si credeva conservano una notevole plasticità per tutta la durata della vita; simili tra individuo ed individuo sembrano essere solo il tronco cerebrale e l’ipotalamo, cioè la parte inferiore, mentre più si sale sempre più adattabile questo si dimostra alle influenze dell’ambiente, tanto che più una sua serie di collegamenti viene usata, tanto più essa diventa forte ed allo stesso modo viceversa succede a quelle che non vengono usate. Si pensa che le parti evolutivamente più recenti dell’encefalo siano meno soggette alla predeterminazione genetica rispetto a quelle più arcaiche, dal momento che in ogni momento il funzionamento della parte superiore è in gran parte determinato dall’esperienza psicologica e pedagogica di relazione con gli altri e con l’ambiente; il continuo riadattamento è dovuto non solo al confronto col mondo esterno, ma anche ai messaggi che tramite neuropeptidi ed altre piccole molecole con funzione di neurotrasmettitori provengono dall’interno dell’organismo: non solo suoni, immagini ed altri stimoli ambientali possono influenzare lo sviluppo e le modifiche delle sinapsi (giunzioni che permettono la comunicazione tra cellule nervose) , ma anche emozioni, ricordi, sensazioni, ecc.. Dal momento che i segnali che raggiungono la corteccia cerebrale sono sia esogeni (dall’esterno a mezzo dei cinque sensi) che endogeni (dall’interno) penso sia corretto ipotizzare che le stesse singole cellule componenti il corpo scambino continuamente messaggi di natura chimica ed elettrica con il centro cerebrale superiore; se nell’ipotesi non ci sono errori, allora lo stesso organismo di cui ogni essere umano è dotato è in realtà un’unità composta da tante altre unità a loro volta composte da unità più piccole, ecc., tutte in ininterrotta, anche se indiretta, comunicazione tra loro: lo stato di salute di questo organismo dipende dall’esserci una buona inter-dipendente inter-azione che tenga conto dei bisogni delle singole unità minori. Alla parte materiale s’è quindi aggiunta quella “psichica” e l’unità psicosomatica che ne vien fuori, percorsa da continui flussi di informazioni e scambi di energia ad ogni livello di complessità, appare come un sistema aperto che continuamente interagisce con l’interno e con l’esterno. Ma ciò non vale solo per il singolo individuo, bensì anche per le unità superiori: la famiglia, le comunità e via via per qualsiasi altro livello di complessità. Anche rileggere i Vangeli in quest’ottica è stato per me importante. Ecco che anche il concetto di malattia non può più limitarsi a quello di “guasto”, quasi che l’essere umano fosse come una macchina che si guasta unicamente perché si rompe un pezzo, ma tra le varie possibilità va presa in considerazione anche quella di trovarsi in presenza d’un particolare stato di funzionamento del sistema stesso, cioè di uno squilibrio che si manifesta ad un determinato livello di complessità: a partire dalla cellula per arrivare alla società in cui l’individuo vive e con cui si confronta. Questo spiega ad esempio come mai col trattamento energetico certi tipi di mal di testa, contro cui vane si son rivelate molte cure, perdano potenza sino a scomparire in molti casi: il trattamento ha riportato ad uno stato di armonia quella parte che era in momentaneo squilibrio. Ancora una volta voglio sottolineare il rispetto che si deve alla Medicina Scientifica: è sempre bene poter accuratamente escludere una patologia localizzata, ma, in presenza di insoddisfacenti risultati delle cure tentate, sarà bene valutare altri sistemi di cura, anche se non convenzionali . . . onesta collaborazione tra professionisti diversamente preparati. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 20 settembre 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (17/20)

Quella precedentemente presentata a riguardo delle terapie ove viene usata l’Energia è l’ipotesi più “bonaria”; altri, molto più increduli e prevenuti, chiedono infatti che vengano confinate nell’ambito di pratiche magico-carismatiche; questo le porterebbe immediatamente a perdere ogni credito in culture che tanta importanza danno al materialismo: massimo grado di credibilità unicamente alle esperienze concretamente fisiche ed infimo grado (cioè = 0,00 . . . 1) alle esperienze collocate al di fuori della controllabilissima fisicità, cioè sia in campo trascendente che in dimensioni simboliche. Come ho evidenziato c’è timore, prevenzione ed incredulità nei riguardi di chi sostiene di poter portare un riequilibrio energetico unicamente, come si suol dire, “imponendo le mani”, anche se in effetti l’azione visibile non permette al profano di rendersi conto del molto lavoro che viene svolto; c’è poi il fatto che non è al momento possibile indagare scientificamente, misurare ed applicare scale di valutazione per trovare le basi su cui poggiano questi trattamenti e le regole in base alle quali s’arriva ai risultati; non ultimo si deve tener conto che ogni operatore è un essere unico ed irripetibile, quindi con una sua esclusiva sensibilità in base alla quale inter-agisce con Energia e pazienti, conseguentemente non possono essere stilati parametri operativi dettagliati e precisi sul modo di eseguire gli interventi, giacché per il massimo bene di chi si sta prendendo cura ogni terapeuta procede nel modo che intimamente avverte essere il migliore; va considerato poi che molti onestamente (prima di provare e capire io stesso sono stato molto scettico) giungono così alla conclusione che tutto ciò sia più un sistema filosofico che non pratico, quindi non può avere un Sistema di Certificazione della Qualità, delle Procedure e delle Prestazioni, che solo può essere posto a garanzia della professione e della professionalità nell’inter-azione paziente↔professionista, ed ecco perché ritengono logico e coerente coi risultati di queste indagini relegare tutto ciò solo nell’ambito dell’associazionismo e del tempo libero: non è che non capisco le loro ragioni; neppure pretendo che credano sulla parola, ma che si permetta di esercitare in luoghi controllati, protetti e sicuri al fine che dall’evidenza dei fatti venga la fiducia. Un proverbio popolare dice: “La fiducia è una cosa seria e si da alle persone serie” . . . bisogna però che venga permesso di dimostrare che si è seri. Oggi l’ambiente in cui operano coloro che con serietà ed onestà si dedicano alle “Cure Energetiche” è assai ostile, normalmente l’unica ipotesi che viene presa in esame dalla maggioranza si limita alla “fantasia” d’un presunto intervento dall’esterno con “poteri” che il guaritore sostiene d’avere (di certo non gli si crede e per ciò stesso lo si equipara ad un mistificatore), e non si vuol credere e/o prendere in seria considerazione, invece, l’eventualità che un’adeguata crescita in consapevolezza (che molto spesso avviene dopo inaspettati accadimenti che portano a lancinanti sofferenze e prove, di cui ci si libera e possono essere superate solo “maturando spiritualmente”) porta l’essere umano a scoprire d’aver insperate possibilità d’azione e che la riflessione è solo “l’ombra d’un granello di meditazione”, tanto che gradatamente può giungere ad aver coscienza di “nuovi orizzonti”; questi poteri tanto volentieri ridicolizzati recuperano subito la loro dignità diventando comprensibili col visualizzare esempi materiali: ho il potere (= forza) di sollevare un cesto di mele da terra, ho il potere (= vista) di leggere che ora segna l’orologio, ho il potere (= odorato) d’apprezzare un buon cibo anche dall’odore che emana, ecc. . . . ecco che dopo opportuna “crescita spirituale” ho il potere (= consapevolezza) di sentire l’Energia, e nei tempi e modi dovuti arrivo anche a quello di lavorare (= saper esistere in modo più completo, quindi anche in quella parte di Realtà “nascosta” ai più) con Lei. Volendo continuare con le raffigurazioni che facilmente mi permettono di spiegare ciò che dico, posso paragonare la Realtà alla Terra, in questo caso la fisicità può a sua volta essere paragonata ad una vallata situata in qualche parte del pianeta: si può certamente vivere tutta la vita nella vallata mangiando e bevendo quanto lì si trova in compagnia di quanti vi risiedono, ma ci si può anche avventurare fuori dalla vallata (in passato vi sono stati molti esploratori che unendo curiosità, studio, coraggio, lavoro, fatica, costanza, riflessione e prudenza hanno fornito a tutti importanti ed assai utili informazioni) e scoprire qualche altra parte del pianeta: in campo energetico siamo in un certo senso fuori dall’immanente (l’immanente in effetti è “completamente contenuto e privato delle sue illusioni” all’interno del campo energetico, ma è difficile spiegarlo in un articolo) che possiamo esplorare con i cinque sensi; anche qui ci sono regole che non possono essere eluse e, come l’atomo può essere usato a fin di bene come per costruire ordigni che danno la morte, allo stesso modo oltre a chi cerca il massimo bene c’è anche chi (ignorando che si fa del male da solo) cerca invece personali vantaggi a danno d’altri; i pericoli sono ovunque, e quando sono sconosciuti è ancor peggio . . . per non lasciarsi sedurre dalle “sirene”, che facilmente portano a fare ciò che non è bene, occorre essere sempre (Matteo 10, 16) “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Dal momento che per apprendere un’arte non si può far altro che andare ad imparare da chi detiene tale abilità (s’impara a dipingere da un pittore, a suonare il pianoforte da un pianista, ad eseguire un intervento chirurgico da un chirurgo, ecc.), è purtroppo successo (sto prendendo in considerazione solo operatori seri ed onesti) che siano stati dati insegnamenti a persone che non erano ancora pronte a “nutrirsi” di tali conoscenze (un “maestro” dovrebbe sempre rifiutarsi d’insegnare a chi non è pronto a “ricevere” quel “sapere”; come fece Pitagora con Cilone senza preoccuparsi del fatto che costui non avrebbe capito, quindi sarebbe diventato nemico implacabile divorato dal rancore. Di fatto riuscì a manipolare verbalmente quanto aveva potuto conoscere di quegli insegnamenti, quindi ad arringare la massa, che non poteva capire l’imbroglio, a far condannare il maestro e la sua scuola e . . . il mediocre Cilone è stato giustamente dimenticato, mentre l'esimio Pitagora è ancor ben noto.), col risultato che quegli insegnanti sono stati considerati colpevoli di lavaggio del cervello e/o manipolazione mentale. Questa necessità di non insegnare indiscriminatamente tutto a tutti è in funzione del massimo bene per tutti, ma è anche una delle cause di quell’alone di mistero che avvolge queste conoscenze e porta al dubbio, od anche alla negazione delle stesse. Naturalmente in un settore così criptico possono intrufolarsi tutti i tipi di disonesti e non solo; ecco perché ritengo sia necessario avere il coraggio di permettere che queste terapie possano venir fatte in luoghi sicuri, così sarà possibile porre in luce chi “bara” per il bene di tutti. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 30 agosto 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (16/20)

Ho evidenziato come la linea di pensiero oggi prevalente sostiene che solo i medici, legalmente addetti alla salute, con cognizione di causa possono utilizzare rimedi di Medicine diverse da quelle Convenzionali, onde dare ai pazienti una garanzia di serietà e non lasciarli alla mercè di personaggi che s’improvvisano “guaritori”. Ho considerato come, fermo restando la necessità di proteggere le persone da quanti potrebbero arrecar loro danno, non sono da criminalizzare coloro che non s’improvvisano, ma seriamente si formano nel corso di anni, senza tuttavia conseguire la Laurea in Medicina & Chirurgia, perchè è logico che ci siano professionisti con differente formazione per eseguire lavori tra loro diversi. Dopo una veloce presentazione di Medicine non Convenzionali ho preso in esame il fatto che oggi sono molti i pazienti che a livello emotivo – spirituale percepiscono il trattamento convenzionale come “vuoto = freddo, distaccato, insensibile agli umani bisogni profondi”, e di conseguenza avvertono una progressiva perdita di controllo su quanto accade, cosicché il ricorrere alle pratiche non convenzionali diviene anche un mezzo per esercitare una forma di autocontrollo sulle cure cui sottoporsi e contemporaneamente un modo per evidenziare il maggior valore di un essere umano nei confronti anche della macchina più sofisticata, o della terapia più avanzata, ecc.; e nel contempo avevo ricordato l’importanza d’usare molta saggezza per valutare sia il valore delle Medicine non Convenzionali che possono essere utilizzate con scienza e coscienza nel mantenere, ripristinare e potenziare lo stato di salute ed il benessere individuale e collettivo nel rispetto di dolci ed armonici principi “naturali”, come pure gli innegabili punti di forza della Medicina Scientifica, concludendo che ritengo pericoloso scartare decisamente quest’ultima, ritardando così specifici trattamenti che potrebbero essere indispensabili. Per dimostrare come ciò che qui da noi è considerato “poco credibile” sia invece qualcosa che merita considerazione ho ricordato sia i consigli dati ai Governi Nazionali che quelli alle Strutture del Sistema Sanitario dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS - WHO = World Health Organization); avvalorati da quanto affermato anche dalla Cochrane Collaboration. Ho poi preso in considerazione il fatto che nell’Antica Grecia affonda le sue radici il processo che ha portato l’Occidente ad essere com’è oggi: fu allora che si prese a concepire il sapere come un processo razionale. Son quindi passato al successivo cambiamento di visione iniziato nel periodo tra l’Umanesimo ed il Rinascimento in cui è nata la scienza moderna, che, provocando una netta frattura col precedente orizzonte conoscitivo, fece crollare teorie che per due millenni avevano costituito sicuri punti di riferimento per gli uomini: si iniziò così a porre tale fiducia nel progresso scientifico da volerne applicare il metodo a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. A seguire ho evidenziato come umanamente non si può giungere ad una conoscenza neutrale ed oggettiva della Realtà, dovendo includere l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni; quindi le nostre conoscenze di Essa sono limitate alle capacità dei singoli osservatori, perciò sono plurime, per via dei molti osservatori, e mutevoli, a causa dei vari risultati cui si giunge col passare del tempo tramite successivi confronti; di conseguenza il metodo scientifico mostra i suoi limiti. Son poi passato ad una riflessione su: esperienza, realtà delle cose e determinazione della realtà, uso della razionalità e necessità del vuoto di sapere, percezione e capacità di conoscere, per giungere ad ipotizzare l’impossibilità d’un controllo automatico sui risultati cui l’enorme umana potenzialità può portare. Mettendo in luce come l’evoluzione vale anche per i movimenti di pensiero penso d’aver dimostrato come l’essere umano sia fallibile ed alla continua ricerca della “Strada Maestra” per arrivare a quel Ben-Essere tanto agognato e mai raggiunto; dunque anche in ciò che in un momento d’eccessiva ed immotivata “euforia” ha gettato lontano da sé può esserci qualcosa d’essenziale, che va ripreso. Quella cruenta “guerra contro antichi saperi” gelosamente custoditi e tramandati solo agli iniziati (senza adeguata crescita interiore l’informazione non può divenir conoscenza, pertanto non è bene che chiunque venga istruito: potrebbe far danni), che portò al rifiuto sia della Verità che sta sotto la superficie delle cose e non può essere compresa usando solo ragione e scienza materiale, che del Sovrannaturale che trascende l’immanente, non è ancor giunta alla fine. Il condizionamento mentale che ne è risultato, però, inizia a non essere più invisibile e quanto mai si sente la necessità di ricercare la Verità. Tutto ciò fa ben sperare per una Sapiente Evoluzione della Società: come nel primo millennio a.C. si ebbe, in Occidente, un significativo cambiamento, seguito alla fine del Medioevo da altro profondo cambiamento, nuovamente ai nostri giorni si propone la necessità di riconsiderare quanto si credeva “inattaccabile”; ed ogni cambiamento, se sorretto dalla Saggezza, porta “buoni frutti”. Naturalmente ad oggi più un Sistema di Terapie non Convenzionali si adatta al controllo scientifico, maggiori sono le probabilità che col tempo possa venir accettato; infatti ad oggi, anche se sovente ci sono pazienti che non sapendo più cosa fare per tornare a “star bene” non disdegnano il ricorso al non convenzionale, tuttavia sono veramente in pochi ad essere davvero convinti del valore di queste discipline che tanto si discostano da quanto gode di pieno riconoscimento. Grande timore e diffidenza v’è soprattutto nei riguardi delle terapie di “riequilibrio energetico”: avendo fatto in passato d’ogni erba un fascio per screditare quanto più possibile “maghi e stregoni”, è chiaro che oggi (nessuno nega che imbroglioni e criminali possano facilmente nascondersi in quella che è presentata come una “nebbiosa e buia landa” ) vien considerato quantomeno un ciarlatano chi sostiene di poter lavorare con mezzi non indagabili scientificamente; e l’Energia non si presta ai controlli oggi possibili . . . solo dell’evidenza dei fatti si può parlare; ma, essendo gli esseri umani tra loro diversi anche la medesima Terapia produce risultati differenti su pazienti tra loro mai uguali, con grande disappunto di chi vorrebbe applicare il metodo scientifico. Ecco perché alcuni hanno ipotizzato che soprattutto le Terapie Energetiche non possano in alcun modo entrare nell’ambito di “Medicina e Terapie Sanitarie”, ma vadano assolutamente collocate all’interno di “generiche esperienze del benessere”, alle quali chiunque può accedervi perché ne sente un bisogno personale, o perché ne condivide la visione della vita, o perché ha piacere di ritrovarsi in quello specifico gruppo di cui sente il sostegno, ecc.; di conseguenza da molte parti viene chiesto che non sia loro riconosciuta la dovuta (ma sconosciuta ai più) dignità e soprattutto non venga loro dato spazio nell’ambito professionale, ma solo in quello dell’associazionismo e del tempo libero. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 9 agosto 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (15/20)

Come ho già fatto presente in precedenti articoli, questa Rivoluzione Scientifica, cui dobbiamo il diffuso rifiuto di quanto non è scientificamente indagabile e di conseguenza soprattutto la Medicina Energetica, trova proprio in nuove dimostrazioni e teorie sia matematiche che fisiche motivo di crisi (segue la regola espressa graficamente dal cinese T’ai-Chi T’u, o diagramma della realtà ultima, con una parte nera avente al centro della superficie più ampia un puntino bianco ed una parte bianca con puntino nero: l’armonia è simboleggiata dalle superfici bianca e nera che progressivamente si cedono il posto, la cui particolare divisione interna ad S fa si che anche i singoli perimetri delle due superfici siano uguali al perimetro dell’intera circonferenza; i punti bianco in campo nero e nero in campo bianco indicano sia che le situazioni non sono mai assolute, avendo ognuna all’interno un po’ dell’altra, sia che ogniqualvolta una delle due forze esprime il suo massimo, contiene già in se stessa il seme del suo opposto. Di forma circolare ed in continua rotazione simboleggia sia la ciclicità della natura, sia la continua evoluzione degli avvenimenti; nero e bianco non sono elementi contrastanti, bensì complementari ed inscindibili. Ha il significato profondo di indicare che sempre è da cercare l’armonia evitando accuratamente qualsiasi situazione sbilanciata, perché anche tutte le distinzioni sono relative: quello che è Yin relativamente ad una cosa è anche Yang in rapporto ad un’altra): progressivamente si sgretola nel tempo quella che appariva una granitica separazione tra il soggetto indagante e l’oggetto studiato; si deve quindi rinunciare all’idea che sia umanamente possibile indagare la Realtà Unica, la sola ad avere un’unica interpretazione. Si approda al Costruttivismo, che includendo l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni trova il punto d’unione tra la costruzione di teorie e la Realtà: di fronte al fatto che umanamente non si può giungere ad una conoscenza neutrale ed oggettiva della Realtà, si accetta il fatto che le nostre conoscenze di Essa siano limitate alle capacità dei singoli osservatori e che conseguentemente siano plurime, per via dei molti osservatori, e mutevoli, a causa dei vari risultati cui si giunge col passare del tempo tramite successivi confronti. La “cognizione”, non potendo più essere considerata mezzo per conoscere la Realtà oggettiva, viene ora vista come mezzo che permette all’individuo di adattarsi all’ambiente in cui vive. Relativamente all’apprendimento in ambito socio-culturale si giunge a ritenere che la mente umana non contenga semplicemente il mondo che conosce, ma lo componga in modo attivo ( Heinz von Foerster, fisico austriaco, riflettendo sul come fosse possibile la conoscenza del mondo che ci circonda, arrivò a chiedersi: “E’ il mondo la causa primaria e la mia esperienza ne è la conseguenza, od è la mia esperienza ad essere causa primaria ed il mondo la conseguenza?”, arrivando poi a sostenere la seconda alternativa.); ne segue che l’essere studente equivale ad essere un “attivo apprendente”, avente cioè un ruolo centrale nel mediare e controllare l’apprendimento: è ancora dibattito odierno. A tutto ciò va poi aggiunto il fatto che nonostante il passare dei secoli, di tanto in tanto si ripropone il Relativismo, che, nato all’interno della Sofistica nell’Antica Grecia, nega l’esistenza di verità assolute, o, come probabilità, perlomeno mette in serio dubbio la possibilità di giungere alla loro descrizione assoluta e definitiva, poiché umanamente al massimo potrà essere conoscibile od esprimibile solo parzialmente; di conseguenza ogni ideale si equivale ed ognuno ha il diritto di seguirlo senza vincolo alcuno. Nasconde però un grande pericolo: negando che dal serio confronto tra tesi diverse si possa giungere ad una tesi comune, il passo al non credere in niente è breve . . . ma, a parte brevi parentesi di “ribellione e cambiamento”, nessuno può vivere basandosi sul nulla; c’è bisogno di mete cui tendere, cioè di valori e verità riconosciuti unanimemente. Senza voler salire in cattedra, ma come mia riflessione voglio far notare come sia il Razionalismo esasperato pretendendo di elevare la sola ragione a misura per tutte le cose finisce col non tener conto dei limiti umani e causa quindi danno all’Umanità, sia come lo stesso Relativismo esasperato affermando che non si può conoscere nulla con certezza al di là del campo d’azione della scienza, nuovamente mortifica questa Umanità, che ha bisogno di cercare e trovare risposte esaustive a domande che prorompono dall’intimo e vanno oltre i limiti della ragione e della scienza. A questo punto vorrei far riflettere sul fatto che:
  • l’esperienza fornisce la prova che vi è qualcosa di indipendente dai nostri schemi (Realismo), ma
  • la determinazione della realtà avviene sempre inserendo i dati dell’esperienza negli schemi concettuali, quindi
  • la realtà delle cose come noi la conosciamo “subisce” una continua revisione causata dalla continua tensione tra esperienza e teoria (Empirismo); tuttavia
  • l’utilizzare la razionalità presuppone la contemporanea esistenza di un “vuoto di sapere” ed assenza di costrizione (= quando dalle circostanze non siamo costretti ad agire in quell’unico modo), cosicché tra la situazione psicologica precedente e la scelta da fare possono trovare spazio diverse opzioni anche tra loro incompatibili. Ad esempio, quando uno scienziato nel mettere alla prova una sua ipotesi giunge a risultati che vanno contro le aspettative, non è obbligato a seguire un unico modo per identificare esattamente cosa del sistema teorico va cambiato: ha molta libertà di scelta.
  • Ciò dimostra come l’esperienza possa mettere in tensione una teoria quando scopre un vuoto di sapere mai prima preso in considerazione, quindi
  • è il vuoto di sapere che in definitiva permette di affrontare la sfida del fallibilismo e vale nei riguardi di qualunque attività umana; da ciò consegue che
  • la percezione non è passiva, come ad esempio lo è una cartolina che riporta un’inquadratura fotografica, ma attiva, giacché gli schemi che formiamo nella mente determinano ciò che noi prendiamo dall’ambiente (= ciò di cui ci accorgiamo avendone coscienza), quindi
  • l’esperienza non è una serie lineare di percezioni, ma segue una struttura circolare, come quella del T’ai Chi T’u: il sistema percepisce e ciò è base per l’azione; a sua volta ogni azione mette a disposizione nuovi dati per la percezione. Inoltre
  • anche la semplice descrizione dei fatti implica sempre l’assunzione di una costellazione di valori portando con sé la necessità di operare delle scelte; da ciò se ne deduce che
  • la capacità di conoscere è solo una delle diverse attività umane e soprattutto che
  • è impossibile un controllo automatico, che possa cioè immediatamente assimilare l’inferenza scientifica a modelli sia di tipo induttivo che di tipo ipotetico-deduttivo: bisogna ricorrere ad un concetto alternativo di “teoria”, che preveda un campo ove le osservazioni e le ipotesi possono interagire fra loro senza che ci sia prevalenza o dominio di alcune su altre.
Cordiali saluti.

giovedì 19 luglio 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (14/20)

Riprendo dal fatto che questa Rivoluzione Scientifica portò all’Illuminismo, quindi alla battaglia da una parte contro le resistenze di quanti difendevano il “sapere degli antichi maestri” e dall’altra contro “maghi e stregoni”, che consideravano il mondo alla pari di un essere vivente e che, fedeli a conoscenze segrete gelosamente conservate e tramandate solo agli iniziati, sostenevano di poter fare quanto è normalmente impossibile, contrariamente ai cultori della scienza che non ammettendo segreti si schierarono contro l’idea della possibile esistenza dell’Occulto = conoscenza di ciò che è nascosto, che è sovrannaturale, in antitesi alla conoscenza del visibile; realtà spirituale più profonda, quella Verità che sta sotto la superficie delle cose e non può essere compresa usando solo ragione e scienza materiale: sta di fatto che per sua stessa natura la scienza rifiuta ciò che non si piega ai suoi metodi d’indagine e conseguentemente non può trovare il modo di spiegare. È altresì vero, però, che non tutto è accessibile alla scienza che conosciamo. È da questo periodo storico che si inizia a definire ciarlatano chi sostiene di lavorare con mezzi non indagabili scientificamente; è un condizionamento mentale che, come un’informazione genetica, è passato attraverso le generazioni, ma non è assolutamente detto che poggi sulla Verità. La ricerca della Verità per mezzo dell’esperienza, così come a quei tempi s’è scontrata con l’autorità che da secoli veniva riconosciuta agli antichi (es.: Aristotele, Platone, Tolomeo, ecc.), allo stesso modo cozza violentemente oggi contro i condizionamenti retaggio di quei tempi: benché sia lapalissiano che tutto l’umano sapere ci viene dalle umane percezioni, giacché l’umana conoscenza è figlia dell’esperienza, non va tuttavia mai dimenticato che v’è dell’altro e comunque siamo noi a dover sempre rendere conto alla Vita e mai viceversa; inoltre la vita è piena d’un’infinito numero di “cose - ragioni” che non è affatto detto debbano esserci note: alcune possono venir percepite solo da alcuni (ogni individuo è unico), altre mai verranno percepite; quel che noi ne pensiamo in proposito non ha importanza alcuna, non essendo in nostro potere apportar modifiche al modo con cui ne vien data coscienza. Anche la scienza deve inchinarsi alla Vita. L’evoluzione vale anche per i movimenti di pensiero; dall’Illuminismo nel XIX secolo si passò al Positivismo che fu caratterizzato da una tale fiducia nel progresso scientifico da voler applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana; nel XX secolo si passò al Neopositivismo, detto anche Empirismo Logico, che giunse ad affermare: “una proposizione ha significato solo nella misura in cui essa è verificabile”. Questo penso sia stato il culmine evolutivo, dopodichè è iniziato l’inevitabile declino; da quanto ho letto, infatti, ad aver significato sarebbero state solo più:
  1. le proposizioni empiriche, ad esempio “tutti i gravi cadono verso il centro della Terra”, che sono quindi verificate a mezzo d’esperimenti; rientrano quindi anche tutte le teorie scientifiche;
  2. le verità analitiche, ad esempio “la somma degli angoli interni d’un quadrilatero convesso è pari a 360 gradi”, che sono quindi vere per definizione; rientrano quindi anche tutte le proposizioni matematiche.
Ma cosa ne è allora di tutte le altre proposizioni? Quelle di natura etica, estetica, sul Divino, ecc., si trovarono a non essere più dotate di significato: quando è troppo è troppo; finalmente inizia una giusta ribellione. Già a cavallo del XIX e XX secolo al di là dell’oceano si inizia con lo sviluppo del Pragmatismo, che prende a considerare funzione fondamentale dell’intelletto umano quella di consentire una conoscenza obiettiva (non più strettamente oggettiva) della realtà, non separabile tuttavia dal dare per ciò stesso la possibilità di esercitare un’efficace azione su di questa; quindi uno strumento che può assicurare al genere umano una vita migliore grazie al continuo accrescimento della capacità di controllo e di previsione. Tanto per legare tutto questo parlare al Costruttivismo, cui accennerò, e contemporaneamente a quanto oggi accade nella nostra società, in considerazione anche del fatto che l’articolo è imperniato su trattamenti convenzionalmente riconosciuti ed altri che non lo sono, ma potrebbero essere presi in seria considerazione per il bene di tutti, faccio presente come in un articolo letto tempo fa la mia attenzione fu attirata da una domanda attuale ed antica al tempo stesso: “Se gli umani sensi non fossero che un semplice aiuto alla ragione, ma, come ritengono gli empiristi, la fonte principale della nostra conoscenza, non potrebbe mai esserci la possibilità di anticipare col pensiero un’esperienza che in realtà non si sta vivendo”. Fortunatamente riscontriamo che la caratteristica degli umani sensi è assai più ampia di quella prevista nell’Empirismo, visto che proprio tale caratteristica ci permette di elaborare delle alternative quando un sistema in uso si rivela non più all’altezza della situazione e va quindi migliorato, o superato. Di conseguenza, benché le idee derivino dalle sensazioni è pur vero che esisteranno sempre idee migliori in base a migliori esperienze percettive. Ciò risulta evidente in un mondo globalizzato come quello di oggi ove, con tante culture, tradizioni, religioni, ecc. con cui quotidianamente dobbiamo confrontarci, diventa indispensabile mettere in conto il dover recuperare gli aspetti emotivi, psicologici, etici, religiosi, quindi anche metafisici della personalità umana. Nuovamente si presenta il confronto con la ricerca della Verità: non sono certo contro la ragione, ma ben convinto che una giusta dose di razionalità è utile; tuttavia, visti i suoi limiti, ritengo vada “saggiamente aiutata”. Prima di riprendere dalle linee di pensiero del recente passato, visto quello che oggi accade mi sembra opportuno far riflettere sul valore di risultati raggiunti nel periodo precedente tutta questa transizione: già nel Medioevo, infatti, ci si accorse che per poter definire il concetto di “realtà” era necessario inserire nel vivo del dibattito tre concetti: la “verità”, la “cosa” = oggetto materiale, e l’”intelletto” = facoltà conoscitiva che aspira alla certezza della conoscenza. La Filosofia Scolastica usava come “criterio di verità” una frase di S: Tommaso d’Aquino: “Veritas est adaequatio rei et intellectus”, cioè: la verità è l’adeguatezza (= corrispondenza) della cosa e dell’intelletto. Mi sembra che avessero le idee già molto chiare in proposito; ragion per cui è ribadito il concetto che non tutto ciò che appartiene al passato è da buttare, anzi, anche se non luccica può essere assai prezioso. E questo vale anche per quelle Terapie di cui facilmente si ride: v’è più gioia nel donare che nel ricevere; la vita è un dono che ci da la possibilità di donare a nostra volta. Fermo restando la comune necessità d’avere quanto serve per un’esistenza decorosa e libera, molte di quelle Terapie non Convenzionali permettono a chi le sa usare di donare moltissimo e, senza perdere nulla di ciò che ha, arricchire gli altri. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 28 giugno 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (13/20)

Avevo posto la domanda: “A chi e/o che cosa è dovuta questa volontà di informazione parziale = disinformazione nei riguardi di queste cure, diverse sì, eppure fondamentalmente utili, nonché di gettar discredito su chiunque a queste si dedichi con umiltà, coraggio e costante impegno?”, facendo presente come anche le battute e quel sorrisetto ironico sul viso dei più bonari non son certo segno di stima e tutto ciò è passivamente accettato dalla maggior parte di quelle stesse persone capaci di far “fuoco e fiamme” in altri casi. Avevo fornito una possibile risposta nel fatto che la cultura in cui cresciamo è ancora piena di idee ereditate dall’Illuminismo, basato su ragionamento, tolleranza e libertà di giudizio, che unito alla Rivoluzione Scientifica fornì la base per il successivo progresso civile, economico e sociale; e consigliato di togliere “paraocchi e tappi” per tornare ad essere liberi nelle nostre decisioni Il valore completo compreso in “ragionamento, tolleranza e libertà di giudizio” non è così restrittivo come quella parzialità nell’informazione lascerebbe presupporre, quindi questa Società necessita solo d’un attimo di riflessione per fare il punto, comprendere, dopodichè programmare quanto serve; ad evidenziare ciò vediamo come già la Carta di Ottawa del 1986 sottolineava l’importanza della salute individuale, raggiungibile come riflesso d’una società in cui tutte le componenti devono concorrere a migliorarla; sagacemente si faceva notare come la promozione della salute non è responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma richiede un’azione coordinata da parte di tutti i soggetti coinvolti: governi, settore sanitario e gli altri settori sociali ed economici, le organizzazioni non governative e di volontariato, le autorità locali, l’industria ed anche i mezzi di comunicazione di massa. Veniva messo chiaramente in luce come le persone di ogni ceto sociale sono coinvolte come individui, famiglie e comunità. Coinvolgendo anche i settori che influiscono sulla salute stessa con un approccio intersettoriale per realizzare iniziative in grado di migliorare lo stato di salute della popolazione, questa Carta porta inesorabilmente il problema all'attenzione dei responsabili delle scelte in tutti i settori, a tutti i livelli, invitandoli alla piena consapevolezza delle conseguenze sul piano della salute di ogni loro decisione, e ad una precisa assunzione di responsabilità in merito. Viene chiaramente evidenziato come i cambiamenti dei modelli di vita, di lavoro e del tempo libero hanno un importante impatto sulla salute. Lavoro e tempo libero dovrebbero esser una fonte di salute per le persone. Il modo in cui la società organizza il lavoro dovrebbe contribuire a creare una società sana; cosicché s’arriva alla promozione della salute per generare condizioni di vita e di lavoro che siano sicure, stimolanti, soddisfacenti e piacevoli. In conclusione, si evidenzia oltre ogni ragionevole dubbio come sia indispensabile “moralità, coesione e forza nell’azione della Comunità”. Ma una tale Comunità non può essere divisa = frammentata in se stessa, altrimenti non può sussistere. L’essenza di questa mia chiacchierata è: “Qual è il modo migliore per occuparsi dell’essere umano in modo completo?”. Come ho cercato di mettere in evidenza, le proposte per ampliare ed integrare le nostre conoscenze non mancano e la loro accettazione non porta a rinunciare alla nostra identità culturale e scientifica, ma chiede di trovare il coraggio di guardare in tutte le direzioni: potremmo aver lasciato dietro di noi quanto andiamo cercando, ma se non ci giriamo non ce ne accorgeremo mai . . . l’essere umano non è infallibile; ciò che in un determinato periodo storico s’è interamente buttato, magari contiene qualcosa di ancora necessario. Il progresso scientifico è stato senz’altro utile alla Medicina, oggi si possono fare esami diagnostici impensabili anche solo qualche anno fa; gli stessi farmaci, opportunamente utilizzati, sono oggi in grado di portare a guarigione in molti casi; tuttavia . . . vi son ancora “malesseri” privi di rimedi adatti. Ecco come Terapie e Medicine non Convenzionali, più vicine all’essenza dell’essere umano integrato con l’”ambiente”, sia quello scientificamente conosciuto che quello sconosciuto, e molto più in linea con principi di rispetto e salvaguardia di quest’essere nella sua interezza non solo fisica, possono rappresentare un valido aiuto e completamento: è auspicabile un rinnovamento nel modo di affrontare dolore e malattia. Il processo che ha portato l’Occidente ad essere quello che oggi è affonda le sue radici nel mondo greco antico, che rappresenta l’elemento di discontinuità all’origine della scienza moderna con la costruzione teorica che origina dalla speculazione filosofica e rimane struttura portante del sapere: consiste nel concepire il sapere come un processo razionale che permette di conoscere in modo pieno ed adeguato una data realtà; da allora non fu più possibile limitarsi ad affermare l’esistenza di una realtà e descriverla, ma diventò necessario comprendere il perché di quella determinata realtà. Ecco che la Ragione venne “incoronata” dal momento che permette di conoscere l’oggetto del nostro studio, indagarne cause ed effetti e fornire dimostrazione dei risultati raggiunti attraverso principi universali. Altro grande cambiamento avvenne tra Umanesimo e Rinascimento con la nascita della scienza moderna, che provocò diversi punti di frattura col precedente orizzonte conoscitivo:
  • la natura viene ridotta ad oggetto di ricerca da parte dell’uomo slegata completamente da qualsiasi carattere metafisico;
  • si scoprono e si utilizzano nuovi strumenti come ad esempio telescopio e microscopio;
  • si assiste al trionfo del linguaggio matematico applicato alla fisica;
  • si diffonde una mentalità sperimentale basata sull’osservazione sistematica dei fenomeni e sul controllo dei risultati;
  • l’essere umano acquista fiducia in se stesso e nella propria capacità di scoprire e fare senza “interventi superiori”.
Questa Rivoluzione Scientifica fece definitivamente crollare teorie che per due millenni avevano costituito dei punti di riferimento per gli uomini. Si giunge così all’Illuminismo che vide la battaglia da una parte contro le resistenze di quanti difendevano il “sapere aristotelico” e dall’altra contro “maghi e stregoni”: la magia considerava il mondo alla pari di un essere vivente; il mago, a mezzo di conoscenze nascoste e segrete rivelate solo agli iniziati, poteva provocare trasformazioni al di fuori del normale; al contrario la scienza non ammette segreti, si schiera contro l’idea della presenza dell’Occulto (conoscenza di ciò che è nascosto, sovrannaturale, in antitesi alla conoscenza del visibile; studio di una realtà spirituale più profonda, che sta sotto la superficie delle cose e non può essere compresa usando solo ragione e scienza materiale: naturalmente la scienza rifiuta sia ciò che non si piega ai suoi metodi d’indagine, così come continua ad indagare su ciò che non sa spiegare, ma è altrettanto vero che la scienza è solo una delle forme di sapere umano; così come non tutto ciò che è definito “occulto” è un bene da valorizzare). Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 7 giugno 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (12/20)

Come ho fatto presente l’essere umano è fondamentalmente un “animale socievole”, ma la cultura dell’immagine, dello scontro per trionfare, . . . , quotidianamente imposta da giornali, televisione, ecc., porta a prefissarsi traguardi spesso troppo distanti dalle proprie reali possibilità, troppo legati all’avvento d’un fatto straordinario e casuale al tempo stesso; ad un certo punto può accadere che i desideri a lungo repressi, unitamente alla troppa sofferenza inghiottita e dovuta al fatto di “non farcela nonostante che ce la si metta tutta”, minino il fragile equilibrio interiore di molti: ecco che l’aggressività può emergere in manifestazioni anche estreme e razionalmente inspiegabili. Serve una “correzione di rotta”: è bene rimanere “animali sociali”, nonostante tutta la complessità di quell’insieme di inter-azioni ↔ inter-dipendenti e del costante paziente impegno che il fare questa scelta porta necessariamente con sé, resta comunque una protettiva “armatura” ed una ricchezza da non sottovalutare. Per socializzare davvero è necessario ridurre al minimo le occasioni di scontro per trionfare sugli altri; è necessario dedicare tempo ad incontrarsi fisicamente, anziché voler guadagnar tempo (per farne cosa poi di effettivamente utile?) incontrandosi per lo più virtualmente: nell’incontro virtuale si resta fisicamente soli; non è qualcosa che va eliminato, ma assolutamente non è da privilegiare. Giungere a saper apprezzare lo star soli è importante, ma non equivale allo stare in compagnia d’un hardware dotato di software che ci permettono . . . “bombardandoci ed invadendoci”; star soli vuol dire non temere il “silenzio” ed il “distacco dal mondo”, sapersi interiorizzare ed ascoltare “l’Intimo Maestro”, accettare il cambiamento, . . .: saper vivere la solitudine nel silenzio ed arricchirsene equivale a trasformare un potente veleno in medicina; è un traguardo elevatissimo che non può essere preso in considerazione con superficialità, giacché non ci si avvedrebbe dei tanti pericoli che come mortali serpenti potrebbero “mordere” iniettandoci un letale veleno, ma a cui si può tendere con umiltà e pazienza; indispensabili sono un percorso di crescita interiore, fiducia nell’UNITA’ ASSOLUTA e nei “mezzi” messici a disposizione, costanza e volontà di non lasciarsi abbattere, capacità di sacrificio, di sopportazione, unitamente a studio, riflessione, meditazione ed un grande e continuo lavoro su se stessi; non è certo qualcosa che l’attuale modo di vivere rende agevolmente raggiungibile: il veleno non correttamente trattato, uccide! Abituati al mondo virtuale, però, non se ne ha purtroppo più l’indispensabile consapevolezza . . . ed i risultati si vedono. Il non restare fisicamente soli richiede l’esistenza di una comunità in cui essere inseriti. Per formare una comunità veramente salda e capace di vicendevole sostegno, non basta limitarsi all’incontrarsi in palestra, discoteca, pizzeria, ecc., dev’esserci alla base l’educazione ad essere gente capace di lavorare insieme, progettare insieme, produrre insieme, vicendevolmente soccorrersi, soffrire, ridere e gioire insieme: fondamenta solide. Viceversa, prendiamo il caso di una casa costruita su fragili fondamenta, non può reggere in condizioni difficili ed è destinata a crollare, con grave danno per gli occupanti. Ecco perché ho insistito sulla necessità del comprendere il significato e l’importanza del sapersi e volersi relazionare “faccia a faccia” con gli altri, lasciando la sfida (che trasforma anche l’amico in avversario = nemico da battere) in secondo piano: il virtuale ha enormi potenzialità, ma limiti ancora più grandi e rischi oltre il prevedibile. Purtroppo questa società, anche imponendo traguardi spesso impossibili da raggiungere ai più, non solo non aiuta a formare Comunità, ma può portare alla frammentazione: individui soli e tristi come mosche imprigionate in quella ragnatela che magari aveva attirato la loro attenzione. Non bisogna essere nemmeno troppo pessimisti, di solito “il diavolo non è brutto come lo si immagina”, una volta che il pericolo è individuato, volendolo le possibilità di salvarsi diventano numerose. Certo è che molti sono coloro che, anche in buona fede, “remano contro” a tale inversione di tendenza; in questa società il frammentatissimo Approccio Scientifico è di sicuro il ben-venuto, mentre quello delle Terapie olistiche, non andando per questa strada, non può che trovare ovunque ostacoli d’ogni tipo; sovente i pazienti vi ricorrono perché trovandosi all’ultima spiaggia compiono un ultimo disperato tentativo: quando tutto sembra ormai perduto ci si attacca a qualsiasi cosa nella speranza di . . ., ma sono veramente pochi ad essere davvero convinti del valore di queste discipline che tanto si discostano da quanto gode di pieno riconoscimento. Fondamentalmente v’è una cultura molto limitata ed ostile nei riguardi del “naturale” e delle discipline di “riequilibrio energetico”, che spesso ed in molti modi possono venir innocentemente derise ed in alcuni casi anche apertamente screditare: vengono portati all’attenzione del grande pubblico casi di loschi individui che per i più disparati motivi s’approfittano di chi è nel bisogno e/o sta soffrendo, ma ci si guarda bene dal dare spazio, “portando in equilibrio i piatti della bilancia”, a chi opera in modo corretto a beneficio di chi usufruisce della sua opera, cosicché quanti hanno ricevuto il primo messaggio possano seriamente confrontarlo col secondo e giungere ad equo giudizio. Certamente gli imbroglioni ci sono come in qualsiasi altro campo, non per nulla v’è il detto “ladro in guanti gialli”, molti però sono gli onesti che in questo modo non vengono creduti e rispettati come tali. A chi e/o che cosa è dovuta questa volontà di informazione parziale = disinformazione nei riguardi di queste cure, diverse sì, eppure fondamentalmente utili, nonché di gettar discredito su chiunque a queste si dedichi con umiltà, coraggio e costante impegno? Anche le battute e quel sorrisetto ironico sul viso dei più bonari non son certo segno di stima. Ed infine, qualcuno s’è mai chiesto come mai tutto ciò è passivamente accettato dalla maggior parte di quelle stesse persone capaci di far “fuoco e fiamme” in altri casi? Il fatto è che la cultura di cui iniziamo a nutrirci insieme alle prime poppate è ancora piena di idee che abbiamo ereditato dall’Illuminismo, che se pur ha avuto dei meriti, tuttavia ha anche portato i semi da cui sono germogliati molti mali odierni e del recente passato: non siamo, come crediamo, liberi in tutte le nostre decisioni, ma condizionati; non dobbiamo vergognarcene e neppure sentirci sviliti o depauperati, bensì consci d’avere “paraocchi e tappi nelle orecchie” avere il coraggio di toglierli, guardare ed ascoltare il tutto onde poter davvero decidere con la propria testa . . . e dire che proprio su ragionamento, tolleranza e libertà di giudizio si fondava l’Illuminismo, che unito alla rivoluzione scientifica fornì la base per il successivo progresso civile, economico e sociale. V’è già molta “carne al fuoco”; meglio fermarsi. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 17 maggio 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (11/20)

Come ho detto, l’essenza del problema per trarre il massimo vantaggio dall’uso del Convenzionale e del Non Convenzionale in modo intelligentemente compensato ed integrato consiste nel trovare il mezzo migliore da usare per togliersi “paraocchi ed inutili lenti; cuffie o tappi”, per vedere l’essere umano per quello che realmente è, ascoltarlo e riuscire così ad occuparsi in modo davvero completo della sua salute. Sono indubbiamente molti coloro che in perfetta buona fede sono convinti che solo da un’ulteriore scomposizione infinitesimale della materia e del corpo umano, nonché di animali e vegetali, si può riuscire a trovare la spiegazione del fenomeno della “Vita”, così da poterlo padroneggiare per trarne indubbi vantaggi; ma il rischio è di continuare a “sbattere la testa” contro i limiti concettuali imposti dalla separazione iniziata con Cartesio tra “res cogitans” e “res extensa”: restringere lo studio della salute umana ad un essere considerato alla stregua di una “macchina” in cui hanno luogo complessi fenomeni fisici, chimici, elettromagnetici, ecc., non può dare senso compiuto al tutto: le “macchine” non pensano, non hanno sentimenti, consapevolezza di chi sono, coscienza di quanto fanno, ecc.; è illogico voler scindere la componente mentale e spirituale dell’essere umano da quella organica e pretendere di capire l’intero: è come voler risolvere un problema leggendo solo l’ultima parte del quesito. Coscienza e consapevolezza di chi si è, di quel che accade, di quanto e quanti ci circondano . . . influiscono su pensieri, parole, azioni, salute e malattia; anche per questo sono nate materie come la medicina psicosomatica, la psiconeuroimmunoendocrinologia, la medicina vibrazionale, la sofrologia, ecc.; tener conto di tutto ciò non vuol dire rinnegare un’identità culturale e scientifica, ma ampliare ed integrare quanto è a nostra conoscenza. Ampliando il campo della riflessione potrò meglio spiegarmi. La strada imboccata dall’odierna società punta alla “morte” dell’essere umano in quanto tale: via il personale dagli uffici, dalle fabbriche, da . . . continua ricerca per limitare al di sotto di ogni limite la necessità di esseri umani, quindi di contatti ed inter-azione, per svolgere lavori in qualsiasi campo [è innegabile che la crisi economica c’è; ma quando, per mancanza di guadagni che verrebbero da un lavoro che non c’è più, la maggioranza non potrà più permettersi di acquistare i prodotti od i servizi, servirà il fatto che vengano offerti ad un prezzo bassissimo se comunque sarà sempre al di sopra delle possibilità di quanti son divenuti ex acquirenti ed ex fruitori (non scrivo consumatori in quanto riflette il suo eccesso perverso che è lo spreco)? Non è forse meglio che costino di più, ma che il prezzo sia comunque accessibile a quanti hanno ancora guadagno? A meno che questa sia la crisi ultima che porta alla fine del paradigma storico iniziato con la Rivoluzione Industriale, ove si prese non più a produrre su richiesta, ma per vendere . . . “Panta rei os potamòs” = tutto scorre come un fiume.] sostituiti da “macchine” capaci di svolgere una gran mole di lavoro senza errori ed in breve tempo, ma incapaci di capire il significato del più piccolo desiderio od umano dubbio, incapaci di comprendere l’essenza degli umani quesiti, quindi incapaci di dare giusta risposta, limitati come sono i complicati programmi informatici, che null’altro possono contenere al di fuori d’un freddo e preciso materialismo: certo i corpi vivranno e molto probabilmente regolari “revisioni e tagliandi” li manterranno quanto più a lungo possibile capaci di buone prestazioni e belli alla vista, ma in una scala da uno a cento il corpo da solo non conta neppure uno. E del rimanente oltre 99%? Già Aristotele sosteneva che “l’uomo è un animale sociale”: è sempre stato un animale socievole, a partire dalla preistoria ha sempre contato sulla forza del gruppo per aumentare le probabilità di sopravvivenza e così poi per la caccia ed a seguire per l’agricoltura, che richiedevano divisione dei compiti e lavoro coordinato. Questa sua indole lo ha portato a trovare serenità e salute nel vivere in gruppo; ciò lo ha protetto per millenni. Ma, questa odierna società ha determinato una profonda trasformazione del tessuto sociale: da un lato ha fornito maggiore benessere materiale e servizi sempre migliori, ma dall’altro ha trasferito quel tecnicismo organizzativo, utile in alcuni ambiti, a tutta la vita sociale, col risultato di impoverire i preziosi rapporti e relazioni interpersonali, che hanno così pian piano perso la loro valenza più profonda, che però continua ad essere indispensabile per una vera salute del singolo e della società di cui i singoli fanno parte. È bene tener conto che lo sforzo quotidiano per trovare equilibrio tra un me stesso “individuo” e la comunità in cui vivo mi permette di trovare stabilità su cui sostenermi; ma se questa giusta combinazione viene a mancare, allora come singolo individuo posso perdermi e come società possiamo distruggerci. Quindi il voler far prevalere l’Individualità sulla Comunità equivale a “guardare, ma non vedere” un pericoloso mostro. Non sto arrampicandomi sugli specchi, anche questo è un discorso relativo alla salute, che non è solo assenza di malattia. Ritengo quindi (ma nessuno è tenuto a pensarla come me, o a darmi ragione) vada sottolineato il fatto che questo essere umano, fondamentalmente animale sociale, che questa società “informatizzata” (l’informatica e l’elettronica di per sé sono un bene, queste stesse mie parole le potete leggere grazie a loro; ma “il troppo storpia ed è nemico del giusto”) riesce a far diventare sempre più solo, triste e come una mosca sempre più saldamente imprigionata nella “ragnatela virtuale”, è comunque alla costante quanto inutile ricerca di soddisfare i propri desideri profondi: con lo “sguardo rivolto al materiale” non può riuscirci, è un po’ come l’essere gravemente miopi, il risultato è che le immagini appaiono sempre annebbiate tranne che a breve distanza, di conseguenza non può più avere la visione d’insieme di se stesso e dei suoi bisogni; ma questo modo di esistere fa si che gradatamente diventi anche incapace di comprendere significato ed importanza del sapersi relazionare “faccia a faccia” con gli altri, che praticamente solo più “intravede”. L’essere così ridotto non s’avvede d’un grande pericolo nascosto che gli si può parare improvvisamente di fronte e “trasformarlo”: quando arriva al punto di sentirsi intimamente troppo solo, allora può scattare l’aggressività contro i propri simili e contro se stesso. Quest’aggressività può presentarsi anche perché l’essere umano soffre di pesanti condizionamenti sociali: protagonista e vittima di una vita troppo carica di aspettative, con obiettivi difficili e sovente impossibili da raggiungere; la cultura dell’immagine, dello scontro per trionfare, ecc.. Essere terapeuta energetico vuol dire occuparsi anche di questo per trovare soluzioni e portare aiuto a chi in queste condizioni viene a chiedercelo: si lavora con l’Energia, ma anche le “buone parole” sono “ricostituente”. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 26 aprile 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (10/20)

Continuando il discorso sulla “buona volontà” val la pena ricordare che attualmente l’umanità sta attraversando un periodo di transizione che tocca ogni settore d’attività e pensiero, con mutamenti anche nel modo di confrontarsi con la Vita; inevitabilmente questa situazione comporta difficoltà e lotte, ma permette anche di scoprire nuove opportunità. Nella storia dell’Umanità la buona volontà è sempre stata rarissima, al contrario di avidità, ambizione, egoismo, ecc.. È lapalissiano che anche i progetti migliori sfumano se tra coloro che li redigono manca la reciproca buona volontà: se è vero che “una rondine non fa primavera”, è altrettanto vero che “una sola mela marcia nel cesto può far marcire tutte la altre”; le stesse Conferenze non possono portare a buoni risultati se non c’è la buona volontà di cercarli. La presenza dalle buona volontà è requisito indispensabile per trovare soluzione agli innumerevoli problemi di ogni tempo e non solo: è l’espressione più semplice della capacità di “Amare” che delinea l’idoneità a vivere secondo la matura modalità dell’Essere (= inteso il valore di “essere esistente” comprendo anche l’intrinseca preziosità della vita e ne posso godere), anziché quella dell’Avere (= penso che si valga in rapporto a quanto si possiede ed al conseguente potere; non è alla mia portata capire il significato di: essere esistente). Tornando al “processo d’integrazione” tra Convenzionale e Non Convenzionale, voglio ricordare un parere dell’inventore ed imprenditore statunitense Thomas Alva Edison, vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX e che essendo ateo non guardava al soprannaturale, ma solo all’immanente: “il medico del futuro non somministrerà medicine, ma coinvolgerà il paziente nella cura della struttura e delle funzioni dell’organismo umano, nell’alimentazione, nelle cause e nella prevenzione delle malattie”; è quanto propone la Medicina Olistica, che considera l’essere umano un’unità fatta di corpo, psiche, spirito, . . .; è un concetto di un insieme inter-agente in inter-relazione ed inter-dipendenza su cui si basano le Medicine non Convenzionali. La principale critica che viene fatta nei confronti di molte Terapie Alternative riguarda la loro mancanza di rigore scientifico: si ritiene imprescindibile che, pur essendo fondamentale l’evidenza dei fatti, indispensabile è siano tuttavia basate su solide fondamenta scientifiche. Nondimeno penso che trovando il “coraggio” di combinare saggiamente (la Saggezza, forma matura del buon senso, comprende le ragioni della scienza, ma la supera in completezza e Perfezione) i trattamenti non convenzionali con quelli convenzionali (operatori capaci di attenta valutazione e flessibilità mentale nella reciproca collaborazione), gran parte della sofferenza e del dolore di quanti “non stanno bene” potrebbero essere evitati: gli esseri umani sono più diversi che non uguali tra loro, quindi la ricerca di “una misura che vada bene per tutti” potrebbe essere un’impresa impossibile, più risultati si potrebbero forse avere abbracciando un approccio olistico multidimensionale e multidisciplinare, con la visione meno legata alla frammentazione in branche ultraspecialistiche, indubbiamente importanti, bensì rivolta all’intera persona che con le sue ansie, aspettative e timori è unica ed irripetibile. Per inquadrare i motivi che ostacolano questo processo è utile ricordare come in tempi passati i medici formati nelle Facoltà di Medicina si trovarono ad operare parallelamente a mammane, mediconi e guaritori, che, benché privi d’una preparazione accademica, detentori tuttavia di molteplici ed eterogenei saperi legati al mondo popolare erano capaci di portare reale aiuto a chi ne abbisognava ed offrivano una presenza capillare ed importante sul territorio. Nel periodo tra la seconda metà del XIX secolo ed i primi anni del XX la Moderna Medicina portò a termine l’intento d’essere l’unico punto di riferimento per le questioni relative alla salute ed alla malattia, spogliando costoro d’ogni legittimazione a mezzo dell’accentramento legalmente riconosciuto di tutti i processi di produzione, riproduzione ed accreditamento dei suoi saperi unicamente all’interno delle proprie Università: curioso però il fatto che se l’esistenza della razza umana fosse davvero dipesa da questo tipo di medicina gli esseri umani si sarebbero estinti da tempo immemorabile; invece la selezione naturale ha portato all’evoluzione delle razze più adatte a sopravvivere, così come di quei rimedi popolari che hanno contribuito all’aumento del numero degli individui facendo diminuire i casi di morte. È tuttavia chiaro come l’individuazione da parte della Medicina Scientifica delle risposte curative ad un gran numero di patologie e la scoperta dei meccanismi che ne regolavano il funzionamento, da una parte, e dall’altra la scomparsa della “società contadina” in cui era nata ed in cui operava la Medicina Popolare, determinarono la vittoria della Moderna Medicina Scientifica che soppiantò quella Popolare, prendendole il posto. Quest’egemonia non subì incrinature fino a poco prima del 1970, quando, con l’avvento di importanti movimenti culturali di contestazione, iniziò ad aver luogo un’inversione di tendenza e buona parte della popolazione prese a cercare nuove risposte al bisogno di salute; anche il contatto con Culture Orientali ed i loro stili di vita indussero molti ad un “ritorno alla Natura”, dalla quale la Società Occidentale negli ultimi decenni molto s’era allontanata. Arrivando ad oggi troviamo che questo fenomeno ha investito numerose questioni come ad esempio l’accreditamento professionale (a livello mondiale ci sono almeno tre categorie di operatori assai tra loro diverse: i guaritori tradizionali rurali, i guaritori moderni ed i terapeuti regolarmente laureati), il ruolo dei Sistemi Sanitari Nazionali, i livelli normativi e le possibilità di studiare l’efficacia delle Terapie non Convenzionali. È umanamente comprensibile che a tutte le problematiche s’aggiunge il fatto che non si permette l’ascesa del prestigio d’un possibile “concorrente”, deve conquistarsi il posto con le “unghie ed i denti” perchè in una società come questa, ove l’importanza del denaro e del potere è enorme, è compromessa (Isaia 6, 9) la capacità di “vedere e comprendere”, diventa quindi estremamente difficile fare i giusti “passi” per raggiungere la soluzione migliore. Veniamo ora a quello che potrebbe essere il maggior ostacolo da superare: quella che in Occidente conosciamo oggi come Medicina Convenzionale studia l’essere umano con una visione materialista detta anche “riduzionista”: l’idea di fondo è che indispensabile per conoscere e capire cos’è e come funziona questo essere sia l’andarlo a studiare nelle sue componenti più microscopiche (cellule, enzimi, ormoni, geni, ecc.), quasi fosse esclusivamente una “macchina” in cui le varie parti hanno azione distinta e separata; cosicché l’attenzione non può più essere portata sulla persona nella sua totalità e su tutti i fattori più importanti che congiuntamente influiscono sulla sua vita. L’essenza del problema è: qual è la strada migliore da percorrere per occuparsi davvero in modo completo della salute globale dell’essere umano? Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 5 aprile 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (9/20)

Riprendendo voglio ora riflettere sul fatto che è il caso di prendere in seria considerazione come oggigiorno siano molti i pazienti che a livello emotivo – spirituale percepiscono il trattamento convenzionale come “vuoto”, cioè “freddo, distaccato, insensibile agli umani bisogni profondi”, e di conseguenza avvertono una progressiva perdita di controllo su quanto accade, cosicché il ricorrere alle pratiche non convenzionali diviene anche un mezzo per esercitare una forma di autocontrollo sulle cure cui sottoporsi; inoltre, anche nei casi in cui questi trattamenti non offrano un sostanziale miglioramento del controllo del dolore, il modus operandi del terapeuta olistico è tale che i pazienti possono ugualmente percepire un effetto benefico insieme alla sensazione che il loro dolore viene preso sul serio: sovente è proprio la frustrazione che segue il non sentir creduta o capita la propria sofferenza che fa peggiorare la situazione e porta a rifiutare chi e cosa causa ne sono. È come una “silenziosa tenace protesta” contro un sistema che si sta via via sempre più disumanizzando e che a “nome e cognome”, che indicano un’identità, una storia, speranze, fatiche, ecc., sostituisce anonimi numeri che “sviliscono” l’essere umano in quanto tale. Ecco che il ricorrere al Non Convenzionale diventa anche un modo per evidenziare il maggior valore di un essere umano nei confronti anche della “macchina” più sofisticata, come della terapia più avanzata, ecc.; diventa così un “sentire comune” che queste Medicine consentano una maggior autonomia personale insieme al controllo sulle decisioni riguardanti la propria salute, inoltre appare come siano più compatibili con valori – credenze di questi pazienti riguardo alla natura ed al vero significato della malattia. C’è anche il rovescio della medaglia: poiché nessun prodotto dell’umano intelletto è completo per far fronte indistintamente a tutti i casi nel migliore dei modi, così come allo stesso tempo nulla è totalmente da buttare, occorre molta saggezza per valutare l’importanza sia delle Medicine non Convenzionali che possono essere utilizzate con scienza e coscienza nel mantenere, ripristinare e potenziare lo stato di salute ed il benessere individuale e collettivo nel rispetto di dolci ed armonici principi “naturali” (l’Energia di cui ho parlato è Naturale, ma non riconosciuta scientificamente), che gli innegabili punti di forza della Medicina Scientifica; come è dannoso disconoscere il valore delle prime, così è pericoloso scartare decisamente quest’ultima, ritardando quegli specifici trattamenti che potrebbero essere indispensabili. Come ho ripetutamente fatto notare, io non sono assolutamente contro la Medicina Convenzionale; oltretutto la mia formazione comprende gli insegnamenti ricevuti nel primo triennio e nel primo anno del secondo del corso di laurea in Medicina & Chirurgia; molti sono i medici che, consapevoli della crisi e delle contraddizioni che vive la moderna Medicina Ufficiale, si sono avvicinati alle Medicine non Convenzionali ed ora sono in grado di offrire in sicurezza ai loro pazienti parte di quelle terapie; però, benché riconosca che grande è la responsabilità dell’Ordine dei Medici nel valutare le terapie e garantire la sicurezza ai cittadini, mi sento comunque in obbligo di ricordare che non possono essere derise pratiche non sufficientemente conosciute e ridicolizzati coloro (non certo operatori improvvisati) che le mettono a disposizione di chi soffre . . . a volte, proprio da coloro che si son trovati a seguire, sovente loro malgrado, “strade” che mai avrebbero progettato di seguire possono venire “informazioni ed aiuti” impensabili, anche se indubbiamente ciò accade raramente. Nel Vangelo (Matteo 11, 25 – 26) si legge: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti ed ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” ed il Buddha ricorda “una brocca si riempie goccia a goccia”, cioè ogni cambiamento, traguardo, successo richiedono impegno, dedizione, costanza e pazienza, senza dimenticare che ad ogni singolo viene affidato un frammento di Verità che può essere anche di enorme importanza; nessun “vivente di buona volontà” può quindi essere giustamente disprezzato e messo a tacere: dalla riflessione su ciò viene un insegnamento sempre valido. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS - WHO = World Health Organization), agenzia specializzata dell’ONU per la salute, nonché soggetto di diritto internazionale (la giurisprudenza internazionale ha precisato che esiste a carico degli stati l’obbligo di cooperare in buona fede per favorire il perseguimento degli scopi e degli obiettivi dell’OMS espressi nella sua costituzione) che ha come obiettivo il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita nel suo atto costitutivo come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità, ha predisposto delle linee guida per i consumatori di Medicine Alternative e Complementari; interessante è notare come i consigli che vengono dati ai Governi Nazionali siano:
  • Fare in modo che siano offerte ai consumatori informazioni sufficienti sia sull’efficacia e la sicurezza dei prodotti, che sulle controindicazioni.
  • Predisporre e far conoscere i canali corretti utilizzabili dai consumatori per segnalare gli effetti avversi.
  • Organizzare campagne di comunicazione per dotare i consumatori della capacità di discernere la qualità del servizio ricevuto.
  • Assicurare che gli operatori siano propriamente qualificati e registrati.
  • Incoraggiare l’interazione tra operatori tradizionali e convenzionali.
  • Garantire la fruibilità per le terapie ed i prodotti non convenzionali il cui fondamento d’evidenza è sicuro.
Ed i consigli a riguardo di Strutture del Sistema Sanitario che aiuterebbero a promuovere una migliore qualità e sicurezza siano:
  • Sviluppo di standard di qualità e di linee guida sul trattamento per assicurare l’uniformità all’interno d’un particolare Sistema Sanitario.
  • Predisporre standard dei requisiti di formazione e di conoscenza per promuovere la credibilità delle pratiche alternative e per rafforzare la fiducia del consumatore.
  • Favorire la collaborazione tra fornitori di cure tradizionali ed alternative sia per migliorare i risultati del trattamento, che per promuovere la riforma del Sistema Sanitario.
  • Dare forma ad organizzazioni degli operatori di Medicine Alternative al fine di offrire strutture migliori per i meccanismi di autocontrollo.
Mi pare un eccellente inizio per un proficuo lavoro, che necessita non vengano anteposti interessi di parte al raggiungimento del Massimo Bene comune. È quindi necessaria una veloce riflessione sulla “potenza della buona volontà”, che è quella rara capacità di esistere in positiva interconnessione ed interrelazione, interagendo con quanto e quanti ci circondano, così da stimolare armonica mutualità e reciprocità in un virtuoso ciclo crescente verso il Massimo Bene. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 15 marzo 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (8/20)

Per terminare:
  • Medicina Tradizionale Cinese: nasce oltre cinquemila anni fa; dalla filosofia taoista cinese ha incamerato il concetto secondo cui l’intero cosmo è espressione di un principio fondamentale chiamato TAO, origine, motore e fine di tutto ciò che esiste, onnipresente, ma al tempo stesso impercettibile ed indefinibile; ogni essere vivente è un’emanazione del Tao che si manifesta col Qi (Energia) ed alimenta ogni forma di vita, rappresenta la vibrazione vitale dell’Universo e scorre incessantemente ovunque; e si esprime attraverso due forze primordiali: Yin e Yang, opposti, ma complementari; inoltre l’Universo è anche costituito da cinque elementi primordiali: legno, fuoco, suolo, metallo, acqua, forze dinamiche impegnate in una trasformazione ciclica, che si trovano coinvolti in una reciproca relazione di generazione e distruzione, dove ogni elemento viene generato dal precedente ed a sua volta da origine al successivo. L’Energia vitale (Qi) scorre nel corpo attraverso un sistema di meridiani: per godere di buona salute occorre che yin e yang siano in equilibrio e che il Qi scorra in armonia ovunque; disarmonia e disequilibrio determinano la malattia. Ogni individuo è considerato diverso dagli altri e va curato in quest’ottica, ben spiegata dalle parole di Zhuangzi (detto anche Chuang-tzu): “la natura di ciascuno è diversa e diverse sono le sue necessità. Ecco perché i saggi di un tempo non prescrivevano lo stesso rimedio per tutti”. La cura non si focalizza sul sintomo, la prevenzione è il primo obiettivo: analizzando le disarmonie energetiche possono essere diagnosticati in anticipo malattie e disturbi; per questo motivo in Cina si usava pagare il medico quando si era in salute e non pagarlo in caso di malattia. L’individuo viene considerato nel suo insieme di corpo fisico, mentale, spirituale e come tutte le medicine naturali cerca le “radici” delle malattie per stimolare la reazione di autoregolazione dell’organismo che porta alla guarigione. Si serve della dieta sia come terapia contro le malattie che come prevenzione. I farmaci utilizzati sono per la maggior parte di origine vegetale (nel corso del tempo veniva testata l’efficacia di ogni singola parte delle piante utilizzate a scopo terapeutico, al fine di raggiungere i migliori risultati con diversi prodotti che venivano sottoposti a lavorazione di vario genere): ogni singolo rimedio della farmacopea cinese possiede più “Nature”. Per “Natura” del rimedio si intende una sua qualità e si riferisce alla sua capacità di influire anche sulle attività energetiche dell’organismo secondo quella che è la necessità del paziente: aumentando od accelerando, oppure diminuendo o rallentando l’azione delle energie e delle funzioni corporee. Per questo motivo si da grande importanza ai vari tipi di lavorazione cui i rimedi vengono sottoposti. Una delle pratiche più particolari è l’agopuntura (ora utilizzata anche dai nostri medici, ma che in passato in Occidente è stata ridicolizzata non ritenendola credibile), prescritta dallo stesso imperatore Huang-Ti (2696 – 2598 a.C.) che diede ai medici una precisa disposizione “Mi dispiace che il mio popolo, impedito dalle malattie, non paghi le imposte che mi deve. Non voglio più che si diano loro medicine che lo avvelenano, ma che venga curato unicamente con gli aghi di metallo che dirigono l’energia”: consiste infatti nell’infissione di sottili aghi in corrispondenza di precisi punti della rete dei meridiani al fine di stimolare il flusso energetico dove vi è un blocco, un ristagno, una carenza, ed in alcuni casi può essere completata con un’altra pratica, la moxibustione, ove si usa il calore a fini terapeutici: questa associazione d’interventi porta attraverso l’ago uno stimolo maggiore. Ovviamente è molto sviluppata anche la terapia manuale; la moxibustione viene abbinata anche ai massaggi ed in questo caso consiste nel riscaldare aree cutanee sovrastanti percorsi energetici al fine di ottenere la risoluzione dell’evento patologico.
Dopo questa breve presentazione d’un così vasto e profondo insieme di sistemi curativi, che penso sia da considerarsi un grande patrimonio da non sciupare ed a cui avvicinarsi, anche perché forse è proprio nel passato che l’Umanità non si ricorda d’aver lasciato ciò che oggi “affannosamente” cerca senza trovarlo, vengo ad una riflessione sul perché è oggi in atto un fermento così diffuso a riguardo di Medicina e possibili cure, partendo da un’affermazione del britannico Clinton Richard Dawkins, biologo, etologo, noto per la sua visione dell’evoluzione basata sulla discussa idea dell’”egoismo del gene” e che essendo ateo non cerca fuori dall’immanente: ”Non esiste la Medicina Alternativa! Esiste solo una Medicina che funziona ed una che non funziona”. Anche la Cochrane Collaboration, iniziativa internazionale no-profit nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative all’efficacia ed alla sicurezza degli interventi sanitari, conferma per certi versi quella frase sostenendo come ciò che in un paese è considerato medicina complementare in un altro paese è ritenuto medicina convenzionale. Serve un confronto salutare e senza preconcetti anche con ciò che a prima vista appare incredibile. Ad oggi la linea di pensiero prevalente sostiene che solo i medici, poiché legalmente addetti alla salute (e sia ben chiaro che in queste mie parole non v’è assolutamente nulla contro i medici che, seguito un impegnativo corso di studi, cui sovente s’aggiunge la specializzazione, competentemente fanno il loro lavoro), con cognizione di causa possono utilizzare rimedi di medicine diverse da quelle convenzionali; questo per dare ai pazienti una garanzia di serietà e non lasciarli alla mercè di personaggi che s’improvvisano “guaritori”. Fermo restando la necessità di proteggere le persone da quanti potrebbero arrecar loro danno, che dire però di coloro che non s’improvvisano, seriamente si formano nel corso di anni, senza tuttavia conseguire la Laurea in Medicina & Chirurgia? Ad esempio, in Terapia Energetica non si prescrivono farmaci, non sono previsti interventi “invasivi” (fisicamente), si lavora congiuntamente a quanto esiste impegnandosi nella propria totalità sulla totalità di chi chiede che di lei/lui ci si prenda cura; quando serve, il contatto fisico con le mani del terapeuta avviene sempre in modo moralmente ineccepibile; chiedo allora: “che problema può mai esserci nel permettere trattamenti di questo tipo, eseguiti da professionisti competenti, magari anche all’interno di pubbliche strutture sanitarie?”. Naturalmente il percorso di formazione del terapeuta energetico non è quello del medico, ma è altresì vero che nessun uomo/donna può apprendere l’intero scibile umano, quindi è logico che ci siano professionisti di diversa formazione per eseguire lavori tra loro diversi: tutti tendenti a portare alla guarigione, seguono “vie” diverse . . . lavorando insieme, però, ci si potrebbe reciprocamente aiutare; con vantaggio soprattutto di chi soffre. La riflessione continua sulla prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano