giovedì 26 aprile 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (10/20)

Continuando il discorso sulla “buona volontà” val la pena ricordare che attualmente l’umanità sta attraversando un periodo di transizione che tocca ogni settore d’attività e pensiero, con mutamenti anche nel modo di confrontarsi con la Vita; inevitabilmente questa situazione comporta difficoltà e lotte, ma permette anche di scoprire nuove opportunità. Nella storia dell’Umanità la buona volontà è sempre stata rarissima, al contrario di avidità, ambizione, egoismo, ecc.. È lapalissiano che anche i progetti migliori sfumano se tra coloro che li redigono manca la reciproca buona volontà: se è vero che “una rondine non fa primavera”, è altrettanto vero che “una sola mela marcia nel cesto può far marcire tutte la altre”; le stesse Conferenze non possono portare a buoni risultati se non c’è la buona volontà di cercarli. La presenza dalle buona volontà è requisito indispensabile per trovare soluzione agli innumerevoli problemi di ogni tempo e non solo: è l’espressione più semplice della capacità di “Amare” che delinea l’idoneità a vivere secondo la matura modalità dell’Essere (= inteso il valore di “essere esistente” comprendo anche l’intrinseca preziosità della vita e ne posso godere), anziché quella dell’Avere (= penso che si valga in rapporto a quanto si possiede ed al conseguente potere; non è alla mia portata capire il significato di: essere esistente). Tornando al “processo d’integrazione” tra Convenzionale e Non Convenzionale, voglio ricordare un parere dell’inventore ed imprenditore statunitense Thomas Alva Edison, vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX e che essendo ateo non guardava al soprannaturale, ma solo all’immanente: “il medico del futuro non somministrerà medicine, ma coinvolgerà il paziente nella cura della struttura e delle funzioni dell’organismo umano, nell’alimentazione, nelle cause e nella prevenzione delle malattie”; è quanto propone la Medicina Olistica, che considera l’essere umano un’unità fatta di corpo, psiche, spirito, . . .; è un concetto di un insieme inter-agente in inter-relazione ed inter-dipendenza su cui si basano le Medicine non Convenzionali. La principale critica che viene fatta nei confronti di molte Terapie Alternative riguarda la loro mancanza di rigore scientifico: si ritiene imprescindibile che, pur essendo fondamentale l’evidenza dei fatti, indispensabile è siano tuttavia basate su solide fondamenta scientifiche. Nondimeno penso che trovando il “coraggio” di combinare saggiamente (la Saggezza, forma matura del buon senso, comprende le ragioni della scienza, ma la supera in completezza e Perfezione) i trattamenti non convenzionali con quelli convenzionali (operatori capaci di attenta valutazione e flessibilità mentale nella reciproca collaborazione), gran parte della sofferenza e del dolore di quanti “non stanno bene” potrebbero essere evitati: gli esseri umani sono più diversi che non uguali tra loro, quindi la ricerca di “una misura che vada bene per tutti” potrebbe essere un’impresa impossibile, più risultati si potrebbero forse avere abbracciando un approccio olistico multidimensionale e multidisciplinare, con la visione meno legata alla frammentazione in branche ultraspecialistiche, indubbiamente importanti, bensì rivolta all’intera persona che con le sue ansie, aspettative e timori è unica ed irripetibile. Per inquadrare i motivi che ostacolano questo processo è utile ricordare come in tempi passati i medici formati nelle Facoltà di Medicina si trovarono ad operare parallelamente a mammane, mediconi e guaritori, che, benché privi d’una preparazione accademica, detentori tuttavia di molteplici ed eterogenei saperi legati al mondo popolare erano capaci di portare reale aiuto a chi ne abbisognava ed offrivano una presenza capillare ed importante sul territorio. Nel periodo tra la seconda metà del XIX secolo ed i primi anni del XX la Moderna Medicina portò a termine l’intento d’essere l’unico punto di riferimento per le questioni relative alla salute ed alla malattia, spogliando costoro d’ogni legittimazione a mezzo dell’accentramento legalmente riconosciuto di tutti i processi di produzione, riproduzione ed accreditamento dei suoi saperi unicamente all’interno delle proprie Università: curioso però il fatto che se l’esistenza della razza umana fosse davvero dipesa da questo tipo di medicina gli esseri umani si sarebbero estinti da tempo immemorabile; invece la selezione naturale ha portato all’evoluzione delle razze più adatte a sopravvivere, così come di quei rimedi popolari che hanno contribuito all’aumento del numero degli individui facendo diminuire i casi di morte. È tuttavia chiaro come l’individuazione da parte della Medicina Scientifica delle risposte curative ad un gran numero di patologie e la scoperta dei meccanismi che ne regolavano il funzionamento, da una parte, e dall’altra la scomparsa della “società contadina” in cui era nata ed in cui operava la Medicina Popolare, determinarono la vittoria della Moderna Medicina Scientifica che soppiantò quella Popolare, prendendole il posto. Quest’egemonia non subì incrinature fino a poco prima del 1970, quando, con l’avvento di importanti movimenti culturali di contestazione, iniziò ad aver luogo un’inversione di tendenza e buona parte della popolazione prese a cercare nuove risposte al bisogno di salute; anche il contatto con Culture Orientali ed i loro stili di vita indussero molti ad un “ritorno alla Natura”, dalla quale la Società Occidentale negli ultimi decenni molto s’era allontanata. Arrivando ad oggi troviamo che questo fenomeno ha investito numerose questioni come ad esempio l’accreditamento professionale (a livello mondiale ci sono almeno tre categorie di operatori assai tra loro diverse: i guaritori tradizionali rurali, i guaritori moderni ed i terapeuti regolarmente laureati), il ruolo dei Sistemi Sanitari Nazionali, i livelli normativi e le possibilità di studiare l’efficacia delle Terapie non Convenzionali. È umanamente comprensibile che a tutte le problematiche s’aggiunge il fatto che non si permette l’ascesa del prestigio d’un possibile “concorrente”, deve conquistarsi il posto con le “unghie ed i denti” perchè in una società come questa, ove l’importanza del denaro e del potere è enorme, è compromessa (Isaia 6, 9) la capacità di “vedere e comprendere”, diventa quindi estremamente difficile fare i giusti “passi” per raggiungere la soluzione migliore. Veniamo ora a quello che potrebbe essere il maggior ostacolo da superare: quella che in Occidente conosciamo oggi come Medicina Convenzionale studia l’essere umano con una visione materialista detta anche “riduzionista”: l’idea di fondo è che indispensabile per conoscere e capire cos’è e come funziona questo essere sia l’andarlo a studiare nelle sue componenti più microscopiche (cellule, enzimi, ormoni, geni, ecc.), quasi fosse esclusivamente una “macchina” in cui le varie parti hanno azione distinta e separata; cosicché l’attenzione non può più essere portata sulla persona nella sua totalità e su tutti i fattori più importanti che congiuntamente influiscono sulla sua vita. L’essenza del problema è: qual è la strada migliore da percorrere per occuparsi davvero in modo completo della salute globale dell’essere umano? Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 5 aprile 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (9/20)

Riprendendo voglio ora riflettere sul fatto che è il caso di prendere in seria considerazione come oggigiorno siano molti i pazienti che a livello emotivo – spirituale percepiscono il trattamento convenzionale come “vuoto”, cioè “freddo, distaccato, insensibile agli umani bisogni profondi”, e di conseguenza avvertono una progressiva perdita di controllo su quanto accade, cosicché il ricorrere alle pratiche non convenzionali diviene anche un mezzo per esercitare una forma di autocontrollo sulle cure cui sottoporsi; inoltre, anche nei casi in cui questi trattamenti non offrano un sostanziale miglioramento del controllo del dolore, il modus operandi del terapeuta olistico è tale che i pazienti possono ugualmente percepire un effetto benefico insieme alla sensazione che il loro dolore viene preso sul serio: sovente è proprio la frustrazione che segue il non sentir creduta o capita la propria sofferenza che fa peggiorare la situazione e porta a rifiutare chi e cosa causa ne sono. È come una “silenziosa tenace protesta” contro un sistema che si sta via via sempre più disumanizzando e che a “nome e cognome”, che indicano un’identità, una storia, speranze, fatiche, ecc., sostituisce anonimi numeri che “sviliscono” l’essere umano in quanto tale. Ecco che il ricorrere al Non Convenzionale diventa anche un modo per evidenziare il maggior valore di un essere umano nei confronti anche della “macchina” più sofisticata, come della terapia più avanzata, ecc.; diventa così un “sentire comune” che queste Medicine consentano una maggior autonomia personale insieme al controllo sulle decisioni riguardanti la propria salute, inoltre appare come siano più compatibili con valori – credenze di questi pazienti riguardo alla natura ed al vero significato della malattia. C’è anche il rovescio della medaglia: poiché nessun prodotto dell’umano intelletto è completo per far fronte indistintamente a tutti i casi nel migliore dei modi, così come allo stesso tempo nulla è totalmente da buttare, occorre molta saggezza per valutare l’importanza sia delle Medicine non Convenzionali che possono essere utilizzate con scienza e coscienza nel mantenere, ripristinare e potenziare lo stato di salute ed il benessere individuale e collettivo nel rispetto di dolci ed armonici principi “naturali” (l’Energia di cui ho parlato è Naturale, ma non riconosciuta scientificamente), che gli innegabili punti di forza della Medicina Scientifica; come è dannoso disconoscere il valore delle prime, così è pericoloso scartare decisamente quest’ultima, ritardando quegli specifici trattamenti che potrebbero essere indispensabili. Come ho ripetutamente fatto notare, io non sono assolutamente contro la Medicina Convenzionale; oltretutto la mia formazione comprende gli insegnamenti ricevuti nel primo triennio e nel primo anno del secondo del corso di laurea in Medicina & Chirurgia; molti sono i medici che, consapevoli della crisi e delle contraddizioni che vive la moderna Medicina Ufficiale, si sono avvicinati alle Medicine non Convenzionali ed ora sono in grado di offrire in sicurezza ai loro pazienti parte di quelle terapie; però, benché riconosca che grande è la responsabilità dell’Ordine dei Medici nel valutare le terapie e garantire la sicurezza ai cittadini, mi sento comunque in obbligo di ricordare che non possono essere derise pratiche non sufficientemente conosciute e ridicolizzati coloro (non certo operatori improvvisati) che le mettono a disposizione di chi soffre . . . a volte, proprio da coloro che si son trovati a seguire, sovente loro malgrado, “strade” che mai avrebbero progettato di seguire possono venire “informazioni ed aiuti” impensabili, anche se indubbiamente ciò accade raramente. Nel Vangelo (Matteo 11, 25 – 26) si legge: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti ed ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” ed il Buddha ricorda “una brocca si riempie goccia a goccia”, cioè ogni cambiamento, traguardo, successo richiedono impegno, dedizione, costanza e pazienza, senza dimenticare che ad ogni singolo viene affidato un frammento di Verità che può essere anche di enorme importanza; nessun “vivente di buona volontà” può quindi essere giustamente disprezzato e messo a tacere: dalla riflessione su ciò viene un insegnamento sempre valido. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS - WHO = World Health Organization), agenzia specializzata dell’ONU per la salute, nonché soggetto di diritto internazionale (la giurisprudenza internazionale ha precisato che esiste a carico degli stati l’obbligo di cooperare in buona fede per favorire il perseguimento degli scopi e degli obiettivi dell’OMS espressi nella sua costituzione) che ha come obiettivo il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita nel suo atto costitutivo come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità, ha predisposto delle linee guida per i consumatori di Medicine Alternative e Complementari; interessante è notare come i consigli che vengono dati ai Governi Nazionali siano:
  • Fare in modo che siano offerte ai consumatori informazioni sufficienti sia sull’efficacia e la sicurezza dei prodotti, che sulle controindicazioni.
  • Predisporre e far conoscere i canali corretti utilizzabili dai consumatori per segnalare gli effetti avversi.
  • Organizzare campagne di comunicazione per dotare i consumatori della capacità di discernere la qualità del servizio ricevuto.
  • Assicurare che gli operatori siano propriamente qualificati e registrati.
  • Incoraggiare l’interazione tra operatori tradizionali e convenzionali.
  • Garantire la fruibilità per le terapie ed i prodotti non convenzionali il cui fondamento d’evidenza è sicuro.
Ed i consigli a riguardo di Strutture del Sistema Sanitario che aiuterebbero a promuovere una migliore qualità e sicurezza siano:
  • Sviluppo di standard di qualità e di linee guida sul trattamento per assicurare l’uniformità all’interno d’un particolare Sistema Sanitario.
  • Predisporre standard dei requisiti di formazione e di conoscenza per promuovere la credibilità delle pratiche alternative e per rafforzare la fiducia del consumatore.
  • Favorire la collaborazione tra fornitori di cure tradizionali ed alternative sia per migliorare i risultati del trattamento, che per promuovere la riforma del Sistema Sanitario.
  • Dare forma ad organizzazioni degli operatori di Medicine Alternative al fine di offrire strutture migliori per i meccanismi di autocontrollo.
Mi pare un eccellente inizio per un proficuo lavoro, che necessita non vengano anteposti interessi di parte al raggiungimento del Massimo Bene comune. È quindi necessaria una veloce riflessione sulla “potenza della buona volontà”, che è quella rara capacità di esistere in positiva interconnessione ed interrelazione, interagendo con quanto e quanti ci circondano, così da stimolare armonica mutualità e reciprocità in un virtuoso ciclo crescente verso il Massimo Bene. Cordiali saluti. Robino Mariano