giovedì 30 agosto 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (16/20)

Ho evidenziato come la linea di pensiero oggi prevalente sostiene che solo i medici, legalmente addetti alla salute, con cognizione di causa possono utilizzare rimedi di Medicine diverse da quelle Convenzionali, onde dare ai pazienti una garanzia di serietà e non lasciarli alla mercè di personaggi che s’improvvisano “guaritori”. Ho considerato come, fermo restando la necessità di proteggere le persone da quanti potrebbero arrecar loro danno, non sono da criminalizzare coloro che non s’improvvisano, ma seriamente si formano nel corso di anni, senza tuttavia conseguire la Laurea in Medicina & Chirurgia, perchè è logico che ci siano professionisti con differente formazione per eseguire lavori tra loro diversi. Dopo una veloce presentazione di Medicine non Convenzionali ho preso in esame il fatto che oggi sono molti i pazienti che a livello emotivo – spirituale percepiscono il trattamento convenzionale come “vuoto = freddo, distaccato, insensibile agli umani bisogni profondi”, e di conseguenza avvertono una progressiva perdita di controllo su quanto accade, cosicché il ricorrere alle pratiche non convenzionali diviene anche un mezzo per esercitare una forma di autocontrollo sulle cure cui sottoporsi e contemporaneamente un modo per evidenziare il maggior valore di un essere umano nei confronti anche della macchina più sofisticata, o della terapia più avanzata, ecc.; e nel contempo avevo ricordato l’importanza d’usare molta saggezza per valutare sia il valore delle Medicine non Convenzionali che possono essere utilizzate con scienza e coscienza nel mantenere, ripristinare e potenziare lo stato di salute ed il benessere individuale e collettivo nel rispetto di dolci ed armonici principi “naturali”, come pure gli innegabili punti di forza della Medicina Scientifica, concludendo che ritengo pericoloso scartare decisamente quest’ultima, ritardando così specifici trattamenti che potrebbero essere indispensabili. Per dimostrare come ciò che qui da noi è considerato “poco credibile” sia invece qualcosa che merita considerazione ho ricordato sia i consigli dati ai Governi Nazionali che quelli alle Strutture del Sistema Sanitario dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS - WHO = World Health Organization); avvalorati da quanto affermato anche dalla Cochrane Collaboration. Ho poi preso in considerazione il fatto che nell’Antica Grecia affonda le sue radici il processo che ha portato l’Occidente ad essere com’è oggi: fu allora che si prese a concepire il sapere come un processo razionale. Son quindi passato al successivo cambiamento di visione iniziato nel periodo tra l’Umanesimo ed il Rinascimento in cui è nata la scienza moderna, che, provocando una netta frattura col precedente orizzonte conoscitivo, fece crollare teorie che per due millenni avevano costituito sicuri punti di riferimento per gli uomini: si iniziò così a porre tale fiducia nel progresso scientifico da volerne applicare il metodo a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. A seguire ho evidenziato come umanamente non si può giungere ad una conoscenza neutrale ed oggettiva della Realtà, dovendo includere l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni; quindi le nostre conoscenze di Essa sono limitate alle capacità dei singoli osservatori, perciò sono plurime, per via dei molti osservatori, e mutevoli, a causa dei vari risultati cui si giunge col passare del tempo tramite successivi confronti; di conseguenza il metodo scientifico mostra i suoi limiti. Son poi passato ad una riflessione su: esperienza, realtà delle cose e determinazione della realtà, uso della razionalità e necessità del vuoto di sapere, percezione e capacità di conoscere, per giungere ad ipotizzare l’impossibilità d’un controllo automatico sui risultati cui l’enorme umana potenzialità può portare. Mettendo in luce come l’evoluzione vale anche per i movimenti di pensiero penso d’aver dimostrato come l’essere umano sia fallibile ed alla continua ricerca della “Strada Maestra” per arrivare a quel Ben-Essere tanto agognato e mai raggiunto; dunque anche in ciò che in un momento d’eccessiva ed immotivata “euforia” ha gettato lontano da sé può esserci qualcosa d’essenziale, che va ripreso. Quella cruenta “guerra contro antichi saperi” gelosamente custoditi e tramandati solo agli iniziati (senza adeguata crescita interiore l’informazione non può divenir conoscenza, pertanto non è bene che chiunque venga istruito: potrebbe far danni), che portò al rifiuto sia della Verità che sta sotto la superficie delle cose e non può essere compresa usando solo ragione e scienza materiale, che del Sovrannaturale che trascende l’immanente, non è ancor giunta alla fine. Il condizionamento mentale che ne è risultato, però, inizia a non essere più invisibile e quanto mai si sente la necessità di ricercare la Verità. Tutto ciò fa ben sperare per una Sapiente Evoluzione della Società: come nel primo millennio a.C. si ebbe, in Occidente, un significativo cambiamento, seguito alla fine del Medioevo da altro profondo cambiamento, nuovamente ai nostri giorni si propone la necessità di riconsiderare quanto si credeva “inattaccabile”; ed ogni cambiamento, se sorretto dalla Saggezza, porta “buoni frutti”. Naturalmente ad oggi più un Sistema di Terapie non Convenzionali si adatta al controllo scientifico, maggiori sono le probabilità che col tempo possa venir accettato; infatti ad oggi, anche se sovente ci sono pazienti che non sapendo più cosa fare per tornare a “star bene” non disdegnano il ricorso al non convenzionale, tuttavia sono veramente in pochi ad essere davvero convinti del valore di queste discipline che tanto si discostano da quanto gode di pieno riconoscimento. Grande timore e diffidenza v’è soprattutto nei riguardi delle terapie di “riequilibrio energetico”: avendo fatto in passato d’ogni erba un fascio per screditare quanto più possibile “maghi e stregoni”, è chiaro che oggi (nessuno nega che imbroglioni e criminali possano facilmente nascondersi in quella che è presentata come una “nebbiosa e buia landa” ) vien considerato quantomeno un ciarlatano chi sostiene di poter lavorare con mezzi non indagabili scientificamente; e l’Energia non si presta ai controlli oggi possibili . . . solo dell’evidenza dei fatti si può parlare; ma, essendo gli esseri umani tra loro diversi anche la medesima Terapia produce risultati differenti su pazienti tra loro mai uguali, con grande disappunto di chi vorrebbe applicare il metodo scientifico. Ecco perché alcuni hanno ipotizzato che soprattutto le Terapie Energetiche non possano in alcun modo entrare nell’ambito di “Medicina e Terapie Sanitarie”, ma vadano assolutamente collocate all’interno di “generiche esperienze del benessere”, alle quali chiunque può accedervi perché ne sente un bisogno personale, o perché ne condivide la visione della vita, o perché ha piacere di ritrovarsi in quello specifico gruppo di cui sente il sostegno, ecc.; di conseguenza da molte parti viene chiesto che non sia loro riconosciuta la dovuta (ma sconosciuta ai più) dignità e soprattutto non venga loro dato spazio nell’ambito professionale, ma solo in quello dell’associazionismo e del tempo libero. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 9 agosto 2012

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (15/20)

Come ho già fatto presente in precedenti articoli, questa Rivoluzione Scientifica, cui dobbiamo il diffuso rifiuto di quanto non è scientificamente indagabile e di conseguenza soprattutto la Medicina Energetica, trova proprio in nuove dimostrazioni e teorie sia matematiche che fisiche motivo di crisi (segue la regola espressa graficamente dal cinese T’ai-Chi T’u, o diagramma della realtà ultima, con una parte nera avente al centro della superficie più ampia un puntino bianco ed una parte bianca con puntino nero: l’armonia è simboleggiata dalle superfici bianca e nera che progressivamente si cedono il posto, la cui particolare divisione interna ad S fa si che anche i singoli perimetri delle due superfici siano uguali al perimetro dell’intera circonferenza; i punti bianco in campo nero e nero in campo bianco indicano sia che le situazioni non sono mai assolute, avendo ognuna all’interno un po’ dell’altra, sia che ogniqualvolta una delle due forze esprime il suo massimo, contiene già in se stessa il seme del suo opposto. Di forma circolare ed in continua rotazione simboleggia sia la ciclicità della natura, sia la continua evoluzione degli avvenimenti; nero e bianco non sono elementi contrastanti, bensì complementari ed inscindibili. Ha il significato profondo di indicare che sempre è da cercare l’armonia evitando accuratamente qualsiasi situazione sbilanciata, perché anche tutte le distinzioni sono relative: quello che è Yin relativamente ad una cosa è anche Yang in rapporto ad un’altra): progressivamente si sgretola nel tempo quella che appariva una granitica separazione tra il soggetto indagante e l’oggetto studiato; si deve quindi rinunciare all’idea che sia umanamente possibile indagare la Realtà Unica, la sola ad avere un’unica interpretazione. Si approda al Costruttivismo, che includendo l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni trova il punto d’unione tra la costruzione di teorie e la Realtà: di fronte al fatto che umanamente non si può giungere ad una conoscenza neutrale ed oggettiva della Realtà, si accetta il fatto che le nostre conoscenze di Essa siano limitate alle capacità dei singoli osservatori e che conseguentemente siano plurime, per via dei molti osservatori, e mutevoli, a causa dei vari risultati cui si giunge col passare del tempo tramite successivi confronti. La “cognizione”, non potendo più essere considerata mezzo per conoscere la Realtà oggettiva, viene ora vista come mezzo che permette all’individuo di adattarsi all’ambiente in cui vive. Relativamente all’apprendimento in ambito socio-culturale si giunge a ritenere che la mente umana non contenga semplicemente il mondo che conosce, ma lo componga in modo attivo ( Heinz von Foerster, fisico austriaco, riflettendo sul come fosse possibile la conoscenza del mondo che ci circonda, arrivò a chiedersi: “E’ il mondo la causa primaria e la mia esperienza ne è la conseguenza, od è la mia esperienza ad essere causa primaria ed il mondo la conseguenza?”, arrivando poi a sostenere la seconda alternativa.); ne segue che l’essere studente equivale ad essere un “attivo apprendente”, avente cioè un ruolo centrale nel mediare e controllare l’apprendimento: è ancora dibattito odierno. A tutto ciò va poi aggiunto il fatto che nonostante il passare dei secoli, di tanto in tanto si ripropone il Relativismo, che, nato all’interno della Sofistica nell’Antica Grecia, nega l’esistenza di verità assolute, o, come probabilità, perlomeno mette in serio dubbio la possibilità di giungere alla loro descrizione assoluta e definitiva, poiché umanamente al massimo potrà essere conoscibile od esprimibile solo parzialmente; di conseguenza ogni ideale si equivale ed ognuno ha il diritto di seguirlo senza vincolo alcuno. Nasconde però un grande pericolo: negando che dal serio confronto tra tesi diverse si possa giungere ad una tesi comune, il passo al non credere in niente è breve . . . ma, a parte brevi parentesi di “ribellione e cambiamento”, nessuno può vivere basandosi sul nulla; c’è bisogno di mete cui tendere, cioè di valori e verità riconosciuti unanimemente. Senza voler salire in cattedra, ma come mia riflessione voglio far notare come sia il Razionalismo esasperato pretendendo di elevare la sola ragione a misura per tutte le cose finisce col non tener conto dei limiti umani e causa quindi danno all’Umanità, sia come lo stesso Relativismo esasperato affermando che non si può conoscere nulla con certezza al di là del campo d’azione della scienza, nuovamente mortifica questa Umanità, che ha bisogno di cercare e trovare risposte esaustive a domande che prorompono dall’intimo e vanno oltre i limiti della ragione e della scienza. A questo punto vorrei far riflettere sul fatto che:
  • l’esperienza fornisce la prova che vi è qualcosa di indipendente dai nostri schemi (Realismo), ma
  • la determinazione della realtà avviene sempre inserendo i dati dell’esperienza negli schemi concettuali, quindi
  • la realtà delle cose come noi la conosciamo “subisce” una continua revisione causata dalla continua tensione tra esperienza e teoria (Empirismo); tuttavia
  • l’utilizzare la razionalità presuppone la contemporanea esistenza di un “vuoto di sapere” ed assenza di costrizione (= quando dalle circostanze non siamo costretti ad agire in quell’unico modo), cosicché tra la situazione psicologica precedente e la scelta da fare possono trovare spazio diverse opzioni anche tra loro incompatibili. Ad esempio, quando uno scienziato nel mettere alla prova una sua ipotesi giunge a risultati che vanno contro le aspettative, non è obbligato a seguire un unico modo per identificare esattamente cosa del sistema teorico va cambiato: ha molta libertà di scelta.
  • Ciò dimostra come l’esperienza possa mettere in tensione una teoria quando scopre un vuoto di sapere mai prima preso in considerazione, quindi
  • è il vuoto di sapere che in definitiva permette di affrontare la sfida del fallibilismo e vale nei riguardi di qualunque attività umana; da ciò consegue che
  • la percezione non è passiva, come ad esempio lo è una cartolina che riporta un’inquadratura fotografica, ma attiva, giacché gli schemi che formiamo nella mente determinano ciò che noi prendiamo dall’ambiente (= ciò di cui ci accorgiamo avendone coscienza), quindi
  • l’esperienza non è una serie lineare di percezioni, ma segue una struttura circolare, come quella del T’ai Chi T’u: il sistema percepisce e ciò è base per l’azione; a sua volta ogni azione mette a disposizione nuovi dati per la percezione. Inoltre
  • anche la semplice descrizione dei fatti implica sempre l’assunzione di una costellazione di valori portando con sé la necessità di operare delle scelte; da ciò se ne deduce che
  • la capacità di conoscere è solo una delle diverse attività umane e soprattutto che
  • è impossibile un controllo automatico, che possa cioè immediatamente assimilare l’inferenza scientifica a modelli sia di tipo induttivo che di tipo ipotetico-deduttivo: bisogna ricorrere ad un concetto alternativo di “teoria”, che preveda un campo ove le osservazioni e le ipotesi possono interagire fra loro senza che ci sia prevalenza o dominio di alcune su altre.
Cordiali saluti.