giovedì 22 novembre 2012
Trattamenti convenzionali - non convenzionali (20/20)
Per finire un’ultima considerazione. Nel mio lavoro di massoterapista (come ogni professionista, oltre ad uno studio autodidattico anch’io seguo corsi di aggiornamento) mi trovo a dover prendere in considerazione scale di misurazione e medicina basata sulle evidenze (EBM); dall’EBM si è passati all’EBP, cioè, la pratica professionale va basata sulle evidenze scientifiche, infatti è divenuta consuetudine (ciascuno all’interno delle proprie competenze) basare le decisioni diagnostiche e terapeutiche sulla valutazione critica degli studi clinici controllati e dei risultati reperibili dalla letteratura scientifica, nonché seguire linee-guida di pratica clinica. È quindi necessario dotarsi di spirito critico sia nei confronti della propria pratica professionale, sia delle evidenze scientifiche, e nello stesso tempo ricercare, valutare ed applicare (entro i limiti personali) le migliori evidenze scientifiche, nonché essere sempre disponibili a mettere in opera le raccomandazioni delle linee guida per i percorsi assistenziali.
Passo seguente è stato il passaggio all’EBHC (Evidence-Based Health Care): estensione dell’EBM (paziente individuale) alla salute delle popolazioni (o gruppi di pazienti), con stretta sinergia tra la pratica individuale dell’EBM e la promozione dell’EBHC a livello di organizzazione sanitaria, onde programmare l’assistenza sanitaria e pianificare la politica sanitaria.
Tutto ciò ha portato a quella che oggi viene definita Clinica Governance (CG), legata a istruzione e formazione continua dei professionisti sanitari, audit clinico (analisi sistematica della qualità delle cure erogate, procedure utilizzate per la diagnosi ed il trattamento, uso delle risorse e gli outcome), efficacia clinica (capacità di produrre l’effetto voluto), ricerca e sviluppo, apertura (da parte degli Istituti di Cura al controllo pubblico per evitare sia scarso rendimento ed uso di pratiche non ottimali, sia per dimostrare la propria capacità di soddisfare le esigenze della popolazione servita e quella di collaborare con Enti, Organizzazioni, ecc.) e gestione del rischio (rischi per i pazienti, per gli operatori, per l’organizzazione); è pertanto una strategia mediante la quale le Organizzazioni Sanitarie si rendono responsabili del continuo miglioramento della qualità dei servizi, delle cure, del raggiungimento e mantenimento di elevati standard assistenziali, di un sistema centrato sui bisogni del paziente, che stimola la realizzazione di ambienti capaci di favorire l’eccellenza professionale ai massimi livelli pur nel rispetto delle risorse disponibili (mai dimenticarsi che a qualsiasi livello si può disporre solo di ciò che si ha, l’eccezione dev’essere limitata, così da poterla rapidamente riassorbire, ed in funzione d’un possibile aumento delle entrate che renderanno effettuabili nuove migliorie, altrimenti coll’indebitarsi a lungo andare si finisce per non poter fare più nulla), così da massimizzare il margine di recupero dell’efficienza e contemporaneamente ridurre i costi di produzione dei servizi. Tutto ciò richiede l’integrazione degli strumenti metodologici dell’EBP e dell’EBHC in tutti i settori di governo delle Organizzazioni Sanitarie.
Ecco perché ritengo che utilizzando in modo intelligente ticket sanitari di importo tale da rendere accessibili agli utenti questi servizi complementari (volutamente non uso “alternativi” perché non c’è “Aut - Aut”, bensì possibilità d’ampliare il numero di strumenti a disposizione per affrontare la sofferenza in ogni sua forma, quindi potenziamento della capacità d’azione) e contemporaneamente non gravare in modo eccessivo sulle casse delle Organizzazioni Sanitarie, non si farebbe altro che migliorare la qualità dei servizi offerti e delle cure, così da portare ad un livello di eccellenza ancor superiore la qualità degli standard assistenziali: il tutto conformemente alle richieste di un’oculata Clinica Governance e, se me lo si permette, perfettamente in linea con l’obiettivo delle “Medicine non Convenzionali”.
Si potrebbe iniziare con una fase sperimentale pura in idonee strutture, tenendo conto anche del fatto che, soprattutto con le “Medicine Energetiche”, ci saranno molte “evidenze ribelli” che si sottrarranno alla catalogazione, dal momento che ad identico trattamento per quello che si pensa essere un caso simile seguirà diverso risultato: molte sensazioni che s’avvertono mentre si opera in stato meditativo non si riescono a tradurre in “linguaggio corrente”; il terapeuta sa perchè deve agire in un determinato modo, ma non sa come spiegarlo a parole; chi altri lo capisce in meditazione non ha bisogno che gli venga spiegato, ma a sua volta non può spiegare all’incredulo ciò di cui è consapevole. La polarità parla in linguaggio binario (0 - 1), conosce per opposti, intravede le parti, ma non conosce l’Unità; in meditazione esiste solo l’Unità, le parti sono fuse in essa e l’Unità non parla in linguaggio polare quando “suggerisce ed istruisce”. Chiaramente, ciò che privati di quelle informazioni appare simile in effetti può essere assolutamente diverso, di conseguenza si avranno risultati diversi, imprevedibili ed apparentemente inspiegabili.
Naturalmente lascio ai matematici lo studio di eventuali scale di misura, giacché in molti casi ci si troverebbe di fronte a variabili elevate a potenza dove l’elevazione è pari ad INFINITO, quindi non ci sarebbe limite alle possibilità (conosciute, sconosciute ed anche: al momento inconoscibili) da dover prendere in esame: io non saprei da che parte cominciare, ma non ho le competenze per entrare nel merito del problema: professionisti diversamente preparati eseguono giustamente lavori diversi; se ognuno fa solo quanto sa fare, tutti ci guadagnano.
Fare un passo simile richiede grande coraggio unito al desiderio di voler raggiungere e rendere disponibile a tutti il massimo bene: si troveranno senz’altro persone valide che si presentano in modo tale da non ricevere giusto riconoscimento del proprio valore; così come altri che sanno rendere prezioso anche il “nulla”, ottenendo così una stima che non meritano e finendo per offrire “frecce” a quanti si oppongono a queste terapie. Ci vorranno senz’altro anni per raggiungere un traguardo soddisfacente, ma se mai si parte, mai s’arriva.
Nella percezione materialista dell’esistenza la continua vista di persone sofferenti per “autodifesa” fa diminuire continuamente la compassione; ma superato il “guado” si diventa tanto più sensibili al dolore degli altri, quindi desiderosi di “guarirli”, quanto più si è capaci di partecipare alla loro gioia.
Non penso sia più il caso di aggiungere altro; quanto esposto è naturalmente solo il mio parere per quello che può contare. A tutti voi i migliori auguri per un’esistenza lieta e serena, insieme alla raccomandazione di non dar mai tutto per scontato e lasciare sempre un po’ di spazio a quella parte “preziosa e sfuggente” che è in ognuno/a, che sta oltre il “velo” dell’immanente e può dare i mezzi per superare molto più di quanto non si sia abituati a sperare, insieme alla “pace del cuore”: solo l’UNITA’ è Totale Completezza che comprende in sé l’Infinito Assoluto.
Cordiali saluti.
Robino Mariano
giovedì 1 novembre 2012
Trattamenti convenzionali - non convenzionali (19/20)
Per chiudere la riflessione voglio ora evidenziare come il concetto di “salute” possa inglobare in sé la capacità di rispondere tempestivamente ed in modo adeguato (conservando l’omeostasi energo-psico-somatica) ai necessari cambiamenti richiesti dal momento che si sta vivendo e dall’ambiente in cui si sta vivendo; così come quello di “malattia” possa comprendere in sé anche l’effetto d’un errore d’adeguamento e/o d’adattamento.
Col termine “Medicina” si indica la scienza che si occupa delle malattie, della loro cura come della loro prevenzione; mi par pertanto logico che come ne fa parte tutto ciò che può alleviare o curare un male fisico, ne faccia parte anche quanto serve a curare una sofferenza morale, una situazione difficile, ecc., . . . perché allora non dovrebbero rientrarvi anche i trattamenti energetici?!!
Nella precedente uscita ho fatto presente come proprio le scoperte neuroscientifiche abbiano posto in luce l’esistenza non solo di un fisico, ma di un’unità psico-somatica. Mia speranza è che in un prossimo futuro si possa giungere da parte di tutti ad accettare che l’essere umano è più di un’unità psicosomatica; che come le Medicine non Convenzionali Orientali insegnano esiste anche una realtà energetica fuori dalla portata dei cinque sensi e pure della “mente” di cui quotidianamente facciamo esperienza, ma non per questo non potentemente influente su di noi: unità energo-psico-somatiche che come cellule facciamo parte di unità superiori ed al nostro interno conteniamo unità inferiori, il tutto in ininterrotto collegamento.
Benché sia conscio che gli articoli che presento sul sito, indipendentemente dall’impegno e dal tempo necessari per scriverli, sono letti da un numero esiguo di persone (né altro potrei chiedere, visto che sono un perfetto sconosciuto ai più), tuttavia ritengo valga la pena continuare (nonostante il costo anche economico) e che questo lavoro si possa paragonare a quello del seminatore: semina senza certezza alcuna che le condizioni metereologiche fino al raccolto siano buone e senza alcuna garanzia d’esserci ancora per il raccolto, giacché “nostra sorella morte prima” può giungere in qualsiasi momento . . . basta attraversare la strada nel momento in cui passa qualcuno “eccessivamente distratto” per trovarci inaspettatamente “imbarcati” e fare un particolare viaggio. Eppure semina: utilizza serenamente la sua vita con responsabilità verso se stesso e verso gli altri, senza sentirsi al centro dell’attenzione od il padrone del mondo. Così mi fa piacere sperare possa essere il mio operato, anche se saranno altri a raccogliere, coerentemente con quanto dico e faccio per il massimo bene di tutti oltre che, naturalmente, di chi si sottopone alle Terapie che offro. Senza presunzione alcuna mi fa piacere pensare che da questo lavoro possa germogliare qualcosa di utile, come il “granello di senape” della parabola (Matteo 13, 31 – 32) “E’ il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto . . . gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.”: l’UNITA’ da cui proviene ed a cui torna l’Energia di cui parlo farà si che il mio agire e questi articoli a loro tempo diano quanto serve per il bene di tutti . . . è anche una questione di fiducia in se stessi, nell’esistente e . . .
Ho evidenziato due atteggiamenti contrapposti nei confronti della scienza e la speranza che s’arrivi a dare il giusto spazio a quanto non può rientrare in un discorso scientifico-materialista, benché sia indispensabile per il Ben-Essere dell’Umanità. A seguire ho ricordato come il periodo tra la fine del Medioevo ed oggi ha visto la parabola ascendente di questa “Rivoluzione Esistenziale” nel modo di porsi di fronte alla Vita ed in quello di ricercare quanto serve per stare bene, ma anche l’inizio della sua fase discendente, causata dall’aver esagerato nell’andare solo in quella direzione (come recita un vecchio detto cinese “l’uomo che si ostina ad avanzare sempre verso Occidente, alla fine si ritroverà in Oriente”) ed aver volutamente “chiuso gli occhi” di fronte a tutto il resto: qualcosa inesorabilmente sta obbligando ad una “svolta”.
Da ultimo un apprezzamento ed un incoraggiamento a tutti coloro che alla scienza umilmente si dedicano con abnegazione, costanza e fiducia: sulle loro spalle grava una grande responsabilità verso la società e l’intero genere umano:
- sostenuti dalla loro vocazione e dall’esperienza professionale, giacché la scienza non dovrebbe giudicare i sistemi di valori etici e/o religiosi,
- tenendo conto che la strada seguita in questi ultimi secoli ha portato le moderne società ad essere economicamente e psicologicamente dipendenti dalle scoperte scientifiche;
- considerato come proprio dal modo con cui il tutto è stato affrontato nel corso del tempo s’è giunti a privare l’Umanità d’una indiscutibilmente solida base su cui far poggiare un sistema di valori cui affidarsi e sostenersi per vivere sereni e superare fasi di scoramento, ansia, sfiducia, disperazione, ecc., così come invece avevano sempre garantito ad esempio i sistemi fideistici, sia quelli primitivi che quelli che erano giunti ad un’alta evoluzione, che per migliaia di anni hanno fornito fondamento al (indispensabile) codice morale che dava solidità alla struttura sociale su cui si reggevano le comunità;
- stante che il cambiamento indotto da tali fatti è la causa principale del profondo sentimento di frustrazione come pure dell’alienazione presenti oggi soprattutto nei più deboli e nei giovani;
- preso in considerazione come proprio quella ricerca della conoscenza oggettiva, caparbiamente inseguita, basata sul postulato che l’esistente sia oggettivo, non soggetto a principi “finalistici-trascendentali”, quindi si possa giungere a quella conoscenza, ha portato a non farsi scrupoli nel voler togliere ogni credibilità ai fondamenti di tali sistemi di valori e pertanto anche alla perdita della forza di coesione e del potere di conforto che in questi valori si potevano trovare, senza tuttavia poter fornire in cambio qualcosa di equivalente;
- preso atto che gli stessi risultati della ricerca scientifica portano ad accettare l’impossibilità d’avere una conoscenza oggettiva pura, e che diversi studi rilevano come questa tensione verso un’oggettività materialista tanti problemi porta a quest’umanità privata d’una certezza cui tendere;
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