giovedì 31 gennaio 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 2 di 14

Così come non son nato terapeuta energetico, ma mi ci sono voluti anni d’impegno per imparare e riuscire a esercitare, allo stesso modo ciò di cui sto parlando non lo so per “sapienza infusa”: parte m’è stato detto, parte l’ho letto, parte l’ho studiato, ma la cosa più importante è che ho fatto per far bene, ho sbagliato e mi son fermato a riflettere mettendomi in discussione anche se faceva male, ho riconosciuto molti dei miei errori (non posso dir tutti, giacché a distanza d’anni ancora ne trovo di nuovi), ho imparato sperimentando sulla mia pelle e so di cosa parlo: anche se la relazione giunge al suo termine mai deve venir meno il rispetto per l’altro/a, di cui nel tempo si riconosceranno quegli sforzi individualmente fatti per “raddrizzare la barca” e tutti quei velati tentativi di comunicare lo stato di disagio di cui a suo tempo non ci si era accorti. La riflessione e ancor più la meditazione relativamente a quanto è stato permette d’accedere a conoscenze di cui non si sospettava l’esistenza e di colui/ei che era al nostro fianco si scorge la “luce di cui brilla”, ma della quale allora non ne potevamo aver coscienza. Questo vale non solo per l’ultima o quella che si ritiene più importante, ma per ogni storia, anche quelle della prima gioventù, purché vissute lealmente e responsabilmente nonostante i propri limiti. Nulla accade per caso, ma solo chi non fugge buttandosi tutto alle spalle, o peggio ancora non vuol accettare e ribellandosi con prepotenza fa violenza anche alla vita, può trovare quei “gioielli” che stavano sepolti e nascosti sotto “fango, sabbia, terra e rocce”, e così diventar “ricco” = ricevere sapienza per avanzare serenamente in consapevolezza. Nella precedente uscita ho presentato il quadro generale e con una domanda provocatoria e quasi assurda secondo il pensiero di questa società “teleinformatizzata” che sta perdendo sempre più la capacità di “sentire col cuore”, ho voluto mettere in evidenza che una vita è tale solo se è servita a divenire capaci di Amore, altrimenti è solo un “vuoto fluire di tempo”; passo ora a considerare come l’esperienza di vero amore tra due persone sia, se non la più importante, almeno tra le più significative che un essere umano può trovarsi a vivere e non può essere spiegata attraverso la razionalità: viene compresa e vissuta dal secondo cervello, ma è impenetrabile per il cervello che nel cranio sta: anche questo dovrebbe far riflettere. La scelta dell’essere cui unire la propria vita e l’edificazione del legame sono sempre in stretto rapporto con la propria parte inconscia e i progetti di vita profondi, ragion per cui un minimo di gelosia è accettabile e in un certo qual senso anche gratificante; quando, non per fondati motivi (nel qual caso o entrambi vogliono impegnarsi a cercare una soluzione che ne annichili la causa, oppure va presa in considerazione la possibilità di mettere la parola fine alla relazione), bensì a causa della propria profonda insicurezza la paura riesce a ingabbiare l’anelito d’amore e liberare il desiderio di possedere l’altro/a, allora la cosa cambia totalmente d’aspetto:
  • l’amore è dono e libertà! Rende capaci di esistere in pienezza, ma richiede consapevole sforzo e costante impegno per crescere, migliorarsi e fortificarsi.
  • Il desiderio di possesso priva dell’indispensabile libertà e tende ad assoggettare l’altro/a al proprio controllo: ecco perché gli amori gelosi sono di fatto amori impossibili, o per meglio dire non hanno nulla a che fare con l’Amore.
  • Non è possibile dare amore ad altri se non si è capaci d’amore verso se stessi. Questo porta a saper stare bene con se stessi e non aver bisogno dell’altro/a.
  • Chi ha bisogno tende a prendere per Avere, mentre l’Essere capaci d’Amore non spinge a prendere, bensì consente di donare: le cose più preziose, che non possono essere comprate e vendute.
Quando le paure profonde hanno il sopravvento, nel migliore dei casi portano i poveretti ad essere nel tempo entrambi infelici, stretti come sono in un abbraccio soffocante che priva di autonomia e libertà; le seguenti fantasie di tradimento divengono base per un senso di furore, che gradualmente ne porta uno/a ad atteggiamenti violenti, di contro questo comportamento distruttivo produce nell’altro/a un senso d’impotenza e amarezza, che evolvendosi nel tempo a seconda della personalità può portare all’abbrutimento come a una violenta ribellione: quando questo circolo funesto prende a muoversi diventa difficile interromperlo. Il problema sta nel fatto che la profonda insicurezza di base dell’uno viene da questo proiettata sull’altro; ciò porta chi si lascia incatenare dalla gelosia a pensare (coscientemente o no) che il/la partner incontrerà una persona migliore di lui/lei e pertanto lo/la lascerà. Detto in modo molto semplice, l’individuo geloso, di solito rigido e poco realistico, è portato a una distorta e ridotta elaborazione delle informazioni e finisce per prendere in considerazione solo stimoli coerenti col suo pensiero, tanto che ignora e/o dimentica le informazioni in contrasto con quello. Tutto ciò non fa altro che peggiorare nel tempo il problema, dal momento che la perdita di informazioni, come la loro distorsione, spiana la strada alla depressione (l’assurdo è che il pensiero dominante è all’incirca questo: “faccio tutto il possibile e non serve a niente; nonostante che . . ., guarda cosa ottengo”) e mina seriamente l’autostima. Il pensiero del geloso appare disfunzionale, nella realtà invece riesce a funzionare con grande potenza, in quanto ha senso nell’ottica di preservare la persona dal vivere la dimensione della solitudine che seguirebbe l’abbandono. Come in altri articoli ho sottolineato, non temere la solitudine e dominare la sua forza distruttiva, ottenendo così la sua celata ricchezza, equivale a trasformare un potente veleno in eccezionale medicina; ciò è fuori dalle possibilità della persona immotivatamente gelosa (e non solo), che nell’intimo della sua mente non sa stare sola con se stessa, anzi fa il possibile per essere sempre in compagnia di altri da controllare. Chiaramente il lavoro degli psicoterapeuti, di cui non voglio invadere il campo, è utile per aiutare chi è schiavo di questa forza negativa ad arginare e porre termine alla sua operazione devastante a livello psicologico sia del/la geloso/a che di chi è bersaglio della sua gelosia, consentendogli/le contemporaneamente di riprendere un dialogo con la propria individualità, tale da completare e rafforzare l’individuo con competenze che permettono di saper vivere con se stessi e con gli altri. L’azione del terapeuta energetico porta un aiuto profondo e al tempo stesso amplissimo a tutti i livelli in cui l’essere umano esiste, spianando la strada all’avanzata di uno stato di armonia globale che permette all’individuo, che lo vuole e con coraggiosa determinazione si impegna per tutto il tempo necessario anche secondo i suggerimenti del terapeuta, di “levarsi i paraocchi e sturarsi le orecchie” onde ritornar capace di “sentire col cuore”, vivere meglio, divenendo capace d’arricchirsi e godere di quanto gratuitamente l’Universo mette a disposizione; e naturalmente, tra quanto v’è di più prezioso si trova la relazione d’amore tra due esseri viventi. Cordiali saluti.

giovedì 10 gennaio 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 1 di 14

Spiegate a grandi linee in questi tre anni le possibilità d’intervento a livello energetico, per meglio far capire come quest’azione lavori al contrario di quanto convenzionalmente fanno altri terapeuti, inserisco una domanda inusuale, molto più vicina a una spiritualità orientale che non alla nostra: “C’È SEMPRE UNA VITA PRIMA DELLA MORTE?” . . . non sto prendendo in giro nessuno, ma, considerato l’argomento, voglio far riflettere sul senso di ogni singola vita per chiarire che non è possibile occuparsi del vivere se non si son fatti prima i conti con l’AMORE! Salvo quei casi basati su particolari interessi, normalmente i rapporti iniziano tra due persone che provano attrazione reciproca e poco alla volta seriamente uniscono le proprie forze per compensarsi, sostenersi e lealmente insieme affrontare il futuro unendo pure le proprie vite. È questa che propongo un’operazione diversa da quella degli psicologi, in quanto si basa su un intervento al di fuori della portata dei cinque sensi, che inizia dai livelli superiori, gradualmente e dolcemente scende sino ai livelli mentale, emozionale e fisico; le chiavi di lettura come i mezzi offerti sono quindi di tipo diverso. È opinione comune che una coppia può durare se tra i due v’è una buona integrazione tra progetti, passioni, coinvolgimento e intimità; quindi le relazioni di coppia possono essere viste come un percorso ove s’incontreranno momenti positivi come pure ostacoli e periodi di crisi che mettono alla prova la solidità del rapporto: nonostante il dolore, l’incertezza e le paure che accompagnano questi ultimi, in fin dei conti possono essere delle opportunità per far evolvere positivamente il rapporto; ma anche nel caso lo portassero a finire (riflettendo su quanto il partner ci ha dato nel periodo di convivenza, anche se fisicamente lontano continua ad aiutarci a evolvere) ci aiutano a renderci consapevoli di ciò che in noi non va, mettendoci così in condizione di migliorarci e vivere meglio, contribuendo quindi a migliorare la qualità della vita di chi ci sta intorno. Alla base delle crisi nei rapporti di coppia, spesso c’è l’esigenza di cambiare degli aspetti che non soddisfano più i bisogni individuali o di coppia, od anche l’impossibilità d’uno solo dei due a sopportare oltre una situazione accettata sovente nel periodo iniziale dell’innamoramento, quando si tende a vedere nell’altro/a gli aspetti positivi e si idealizza il rapporto, quindi senza essere cosciente di quanto sarebbe stato duro reggerne il peso; come pure la sconcertante scoperta da parte di uno o di entrambi i componenti della coppia d’essersi sbagliati e non essere veramente innamorati, e che la scelta del partner è stata condizionata dai propri vissuti rispetto alla famiglia di origine. Altre cause possono essere il tradimento, la fine del coinvolgimento sentimentale da parte di uno o entrambi, la scarsa o difficile intimità con l’altro/a, un problema sessuale, la difficoltà di comunicare, il venire in essere di costante acredine o noia, come pure il sentirsi soli anche se si sta in coppia, o l’eccessivo legame con la famiglia d’origine, cosicché quest’ultima giunge, nonostante le migliori intenzioni d’aiutare i due, a un’eccessiva intromissione nel rapporto di coppia. Ci son poi i problemi materiali che accendono o inaspriscono i dissidi; l’incapacità di far fronte ad eventi inattesi, ecc. Nella vita di coppia s’arriva a disillusione e delusione nello scoprire un po’ per volta che l’altro/a ha difetti che non avevamo colto e che il rapporto non può essere come nel proprio intimo ciascuno dei singoli l’aveva immaginato. Ecco quindi perché il tempo passato insieme non è una garanzia assoluta e le crisi possono arrivare sempre, sia per cause interne che esterne alla coppia; il loro esito dipende dalla capacità e possibilità (mai dimenticarsi che ogni essere è unico e non può essere fatto diventare un altro) di affrontare costruttivamente i diversi problemi che la mettono in pericolo e ritrovare un sano equilibrio. Per una coppia non è un’impresa semplice l’affrontare in modo costruttivo questi problemi. I due si trovano immersi nel proprio mal-essere, quindi incapaci di guardare la situazione in modo obiettivo e trovare le strade per venirne fuori; è spesso più semplice e concepibile, anche se può non essere la scelta migliore, rompere il rapporto che non ritenerlo importante al punto da fare ogni sforzo utile per trovare soluzione a problemi e conflitti, quindi mettersi in discussione e cercare di capire cosa determina la crisi e come renderlo innocuo. Come ho detto, una coppia può durare se tra i due v’è una buona integrazione tra progetti, passioni, coinvolgimento e intimità; se uno di questi aspetti viene meno mentre gli altri sono abbastanza forti non è detto che la crisi abbia l’opportunità di presentarsi, altrimenti potrebbero “entrare in scena” le condizioni per avviarla. Se da soli non si è in grado di trovare una soluzione è importante trovare il coraggio di chiedere aiuto in tempo:
  • lo psicoterapeuta esperto di questioni di coppia è in grado di osservare il problema da una prospettiva neutra, di offrire nuove chiavi di lettura del malessere, di aiutare la coppia a far emergere le proprie risorse, di accompagnarli senza schierarsi sia che la decisione ultima sia di proseguire il rapporto, come di separarsi. Come mi venne fatto presente: “laddove il rapporto tende a diventare fonte di malessere piuttosto che di benessere, è deleterio ostinarsi a stare insieme.”.
  • il terapeuta energetico a seconda del desiderio dei due li può ascoltare insieme o uno alla volta, così come trattarne uno solo se l’altro non vuol sottoporsi a questa cura; il trattamento vien però fatto sempre su un individuo alla volta a mezzo d’una serie di sedute: si inizia con un intervento di pulizia dei vari livelli per permettere all’individuo di percepirsi; dopodichè si passa ad un lavoro di bilanciamento zona per zona con ricarica capillare e armonica, onde consentirgli/le di avere energia che scorre libera e in quantità sufficiente per affrontarsi e fronteggiare l’evento; quindi si passa alle “riparazioni” necessarie ai vari livelli in cui ogni essere esiste e vive al fine di permettergli/le di sfruttare ogni sua potenzialità per aumentare giorno dopo giorno il proprio grado di consapevolezza di se stesso/a come dell’ambiente in cui si trova e dell’influenza di azioni e parole di quanti lo popolano; da ultimo si controlla il tutto, una sorta di revisione generale, e si “sigilla” l’individuo per sua difesa relativamente a ciò e chi è fuori di lui. A distanza di tempo (da settimane ad anni: c’è una regola), se voluto, si possono eseguire un secondo, terzo, quarto, . . . trattamento che daranno ulteriori e più incisivi mezzi per affrontare non solo il singolo evento, ma l’intera vita. Naturalmente anche il terapeuta energetico non si schiera a favore d’una decisione piuttosto che un’altra; offre delle chiavi di lettura dell’intera esistenza di chi ricorre alle sue cure con l’obiettivo di permettergli/le di scorgere le vie che possono consentire l’avvicinarsi sempre più al suo Massimo Bene.
Nelle prossime uscite accennerò a qualche problema connesso e interferente. Cordiali saluti. Robino Mariano