giovedì 25 aprile 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 6 di 14

Ritengo vada EVIDENZIATA l’importanza dell’UMILTA’ e del rispetto dei tempi,
  • sia per consapevolmente prendere atto dei nostri difetti e problemi e così poco alla volta ridimensionare i primi e risolvere i secondi (va detto che in un discorso legato alle opportunità d’intervento energetico rivestono una grande importanza per l’individuo e non vanno visti come un fatto negativo: sono mezzi messi da un’Intelligenza Superiore a disposizione del singolo, acciocché possa divenir capace di VITA VERA),
  • che per permettere alla coppia “veleggiante in acque procellose” d’evitare il naufragio e uscire dalla tempesta.
Anche se veniamo a trovarci accanto a persone che non possono liberarci del “sacco” e “illuminare” il nostro “lato oscuro”, questo non vuol dire che non possano darci aiuto, ma occorre tempo e molta umiltà sia per riconoscerlo in quel loro comportarsi con modi spesso “graffianti e taglienti” verso di noi, che per non lasciarsi sopraffare dal dolore che quei comportamenti provocano. Umiltà serve pure per trarre giovamento dal trattamento energetico. Come in altri articoli ho fatto presente, l’Energia non impone neppure una guarigione! Per divenire consapevoli dei suggerimenti e della forza che l’Energia mette a disposizione non occorre essere dei “Maestri”, bensì far tacere superbia e orgoglio, quindi porsi in umile ascolto di quanto avvertiamo nell’intimo: personalmente va fatta quest’operazione; nessun altro, neppure un master di Terapia Energetica può sostituirsi in quest’azione; è come imparare a nuotare, non può farlo un altro al posto nostro e ci vuole il tempo a noi necessario. Nulla è più potente dell’Amore e al tempo stesso nulla è più umile dell’Amore: non si può essere capaci di amore se non si è capaci di umiltà. Sempre ricordandosi che la debolezza e la paura non fanno parte dell’umiltà, che non comprende senso di inferiorità, bensì coraggio, forza, calma, giustizia e misericordia uniti a una sana stima di se stessi. L’Umiltà non cerca vendetta, non uccide, ma dà la vita. Non ha paraocchi e tappi nelle orecchie, ma tutto può vedere e sentire. Non si sente mai “umiliata”, ma è paziente, benigna, non arde di gelosia né cerca vanagloria, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della Verità. Per rendere più piacevole la riflessione sull’importanza dell’amore in ogni aspetto della Vita riporto un leggenda buddhista sull’Amore: “C’era una volta un’isola dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere, l’Amore, ecc. Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro barche e partirono; solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul punto di sprofondare Amore decise di chiedere aiuto:
  • Ricchezza passò vicino su una lussuosissima barca e Amore le disse “Ricchezza, mi puoi portare con te?”. Lei rispose “Non posso, c’è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te”.
  • Orgoglio stava passando su un magnifico vascello e Amore gli chiese “Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”. Lui rispose “Non ti posso aiutare Amore; qui è tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.
  • Chiese quindi alla Tristezza che gli stava passando accanto “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”. Rispose Tristezza “Oh Amore, sono così triste che ho bisogno di stare da sola”.
  • Anche Buon Umore passò di fianco, ma era così contento che non sentì che Amore lo stava chiamando.
  • All’improvviso una voce “Vieni Amore, ti prendo con me”. A parlare era stato un vecchio; Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia, che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma il vecchio se ne andò.
  • L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese a Sapere “Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?”. Rispose Sapere “È stato il Tempo”. Amore s’interrogò “Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”. Sapere pieno di saggezza rispose “Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella Vita!”.
Le difficoltà affrontate con maturità nel tempo rendono sempre più capaci d’umiltà; anche le batoste sanno essere vere “maestre”: se ascoltate, evidenziano la differenza tra le false sicurezze e la vera sicurezza. Ogni prova che la vita ci propone è occasione di miglioramento; e divenir capaci di Vita vera equivale a divenir capaci d’Amare. Il trattamento energetico può dare un grande contributo per divenir via via capaci d’umiltà e così trovare forza, calma, coraggio e stima di se stessi per affrontare ogni sfida con la mente sgombra da ogni nociva presenza, avendo così il massimo delle possibilità di concludere vittoriosamente. Benché non sempre sia possibile salvare una coppia, con l’Umiltà è tuttavia sempre possibile non divenir preda di superba stoltezza e così obbligare il “divenire” proprio di quest’illusoria realtà a produrre “buoni frutti”, che col tempo potremo raccogliere. Come già prima messo in evidenza, l’effetto del trattamento energetico è anche quello di “caricare” onde far affrontare con più serenità i problemi e rinsaldare la coppia, o, se altrimenti non si può fare, essere capaci di lasciarsi con reciproco rispetto, mantenendo così buoni rapporti. In effetti la fine del rapporto a due può divenire un nuovo mezzo di crescita interiore se il rapporto non viene ucciso, ma trasformato, permettendo così d’accrescere la consapevolezza e ampliare la parte di orizzonte accessibile al nostro intimo sguardo. Ora, non tanto per richiamare l’attenzione sulla Religione, ma per rendere più ampia la riflessione, ricordo che secondo la visione energetica la Vita è molto più di quanto normalmente si considera essere; voglio quindi far pensare a quanta somiglianza ci sia tra quanto detto sulla separazione in seguito alla fine del rapporto e quanto si legge sul “Canone dei defunti” della Religione Cristiana relativamente alla morte, altro tipo di separazione contro cui nulla possiamo: “. . . la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge . . . viene preparata un’abitazione eterna nel Cielo”. In modo diverso, ma alla pari d’una dolorosa separazione, la morte d’una persona cara addolora e un momento di impotente smarrimento con incapacità di reagire si presenta in molti casi, tanto che v’è chi l’esterna con urla e pianti e all’opposto chi si chiude nel silenzio; tutti però il tempo porta a reagire all’accaduto secondo le loro possibilità:
  • Alcuni lo vedono come risultato tragico e ineluttabile del venire al mondo,
  • Altri come calice amaro da bere fino in fondo,
  • Altri, aggrappati a una fede che sebbene rimasta “bambina” permette di concepire un’invisibile rinascita contemporanea al momento della morte, come una vittoria mascherata da sconfitta;
  • Altri, con una fede adulta, confidano nell’eternità della Vita e non sono preda di pensieri tristi;
  • Altri, con diversa mentalità, vedono questo “passaggio” secondo il senso d’una celebre frase di Lao Tse “quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla”.
Cordiali saluti Robino Mariano

giovedì 4 aprile 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 5 di 14

Di solito dopo qualche anno, “digerito” quel fascino che ci aveva attratti, infiacchita dalla routine la passione dei primi tempi, il rapporto di coppia si ritrova poggiante su un sentimento in un certo qual senso “ridimensionato” e ci si chiede perché. Il problema sta nel fatto, assolutamente normale, che quando ci si è incontrati è stato messo bene in mostra davanti a sé, quasi fosse un grande cartello pubblicitario, quanto di noi riteniamo migliore e le “promesse importanti”, ma al tempo stesso si è nascosto in un “sacco” dietro la schiena” quanto non ci piace di noi, specialmente debolezze quali “ho bisogno di qualcuno cui appoggiarmi – sono in lotta con me stesso – non ho il coraggio d’affrontar la vita - ecc.”. Non è nulla di cui vergognarsi, giacché in ogni occasione d’incontro con altri nella natura umana legato all’istinto di sopravvivenza si trova il desiderio di fare “bella figura”, unito a volte al timore di non essere all’altezza della situazione; ecco perchè ciò è assai accentuato nel caso del trepidante cammino di avvicinamento a colui/ei di cui ci siamo innamorati. Un desiderio che la stragrande maggioranza porta nel cuore è quello di trovare qualcuno con cui condividere quest’avventura che è la vita potendosi anche aprire completamente senza finzioni e timore d’essere feriti, ma sentendosi rispettato, amato e accettato sia per i lati “luminosi” che per quelli “tenebrosi”; e pare la cosa più logica pensare che nessuno più e meglio di quell’essere di cui si è innamorati possa tradurre in realtà un sogno così intimo e ambizioso. Ecco che non appena si raggiunge un buon livello di confidenza, benessere e sicurezza, senza che si sia coscienti della reale volontà di farlo, poco alla volta inizia a uscire qualcosa di quanto a suo tempo è stato celato; per motivi che stanno nel nostro intimo e difficili da decifrare, ci si aspetta che l’altro/a accetti di buon grado tali novità, invece l’altro/a si trova spiazzato/a. Chiunque desidera trovare qualcuno capace di svuotarci quel sacco e liberarci di quel peso; ogni nuovo incontro importante riaccende la speranza d’aver trovato il “principe” o la “principessa” giusti per liberarci del “brutto incantesimo”, e nonostante le “batoste” si continua a nutrire la speranza che prima o poi arriverà. A imbrogliare la situazione c’è il problema delle “proiezioni incrociate”: entrambi gli innamorati hanno la sensazione che quanto contenuto in quel gran cartello pubblicitario che l’altro/a porta davanti a sé combacia perfettamente a quanto sperano per dare una definitiva sistemata all’odiato contenuto di quel sacco. Ecco che, confidando in ciò, dopo qualche tempo qualcosa prende a venir fuori da quel “sacco” facendo affidamento sul fatto che il partner l’accolga e potersi così sentire sollevati. Senza voler entrare nel caso di quanti neppure prendono in considerazione tutto ciò, ritenendo che è assolutamente normale, come dice un mio conoscente, “dare la fregatura a qualcuno”, quindi vanno avanti pensando che col tempo tutto s’aggiusta; un diffuso problema sta nel fatto che non si ritiene necessario cercare modo e momento per affrontare l’argomento dicendo al partner: “ascolta, io ho questo e quel problema, questi difetti . . . mi vuoi ugualmente anche con questo fardello o no?”; ci si aspetta invece che quel sentimento che nutre per noi gli/le permetta d’intuire i bisogni che noi stessi cerchiamo di non vedere. Se non intuisce si passa ad allusioni e mezzi accenni; se ciò non basta non è raro il caso ove, invece d’assumersi la colpa dello stato di cose, ci si sente incompresi e si cerca di farglielo capire con lamentele, accuse e pure mostrandosi offesi . . . confondendo quanto è possibile allo “Spirito Santo” con quanto è alla portata d’un essere umano! . . . come mai potrebbe anche il più innamorato dei partner risolvere un “difetto/problema” di cui, non volendolo riconoscere, non esponiamo in modo esplicito la natura? E come potrebbe aiutarci se, non volendolo riconoscere, non chiediamo mai espressamente aiuto per trovarvi soluzione? Lamentele e accuse sono messaggi che trovano la loro ragion d’essere in quel fenomeno chiamato dagli psicologi “proiezione”, che all’incirca funziona così: più nascondiamo un bisogno a noi stessi, maggiore è la tentazione di ritenere il partner responsabile della nostra insoddisfazione; inoltre, gli stessi aspetti che non si riconoscono in se stessi possono essere proiettati in misura più ampia su quanti ci circondano, col risultato di accentuare l’effetto. L’aspetto umanamente tragico di questa dinamica, ma logicissimo a livello energetico, sta nel fatto che ogni volta che in mezzo a tante persone cerchiamo l’anima gemella, quasi per assurdo ci sentiamo attratti come per magia dal tipo di persona (nulla a che vedere con l’aspetto fisico) che mai potrà sollevare e svuotare il nostro pesante fardello e neppure mai potrà rendere luminoso il nostro lato oscuro; ci si innamora sempre di persone che, facendoci soffrire, giungono a metterci a confronto in modo deciso coi bisogni che per non affrontare abbiamo “sotterrati”, ponendo come sotto un riflettore le nostre incapacità di far fronte alle nostre necessità, acutizzando così il dolore che consciamente o inconsciamente portiamo in noi. Energeticamente è lapalissiano: ognuno deve interamente fare la sua parte e non può pretendere che altri lo facciano al posto suo. Come ho spiegato parlando di Terapia Energetica, l’Energia è pronta a sostenere e aiutare chiunque onestamente s’impegni, ma non può essere ingannata; è quindi chiaro che, essendo questa una Legge Superiore, a nessuno verranno concesse scappatoie: ecco perché non ci è possibile innamorarsi e unire la propria vita a chi potrebbe fare il lavoro al posto nostro; e come mai va visto come un aiuto a tutti gli effetti il fatto che il partner ci ponga così drasticamente di fronte alle nostre responsabilità! Un metodo alla portata di tutti per conoscere le proprie “ombre” consiste nel prendere carta e penna e giorno per giorno mettere per iscritto gli aspetti del partner che danno più fastidio e quelli che non si sopportano; non limitandosi ai soli aspetti “negativi”, ma inserendo nell’elenco pure tutti quegli aspetti considerati qualità (che desidereremmo avere noi pure) e solo l’invidia che nutriamo, di cui non riusciamo a prendere atto, ci porta a detestare. A partire dal momento in cui ci si accorge che qualcosa non va e non riusciamo a trovarvi soluzione e in tutti i successivi passaggi che allontanano, il trattamento energetico può essere un valido aiuto sia per chiarirsi le idee entrando in maggior intimo contato con se stessi e così scoprire possibilità di cui non si era consapevoli, sia per “ricaricarsi” e affrontare con più serenità i problemi e rinsaldare la coppia, o, se non si può fare altrimenti, lasciarsi mantenendo realmente buoni rapporti e non solo di facciata: anche la fine del rapporto a due può essere mezzo di crescita interiore, senza contare che il rapporto non muore, ma si trasforma e questo permette di accrescere la consapevolezza e ampliare la parte di orizzonte accessibile al nostro sguardo. Cordiali saluti. Robino Mariano