giovedì 27 giugno 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 9 di 14

Alla pari della vita umana pure la famiglia conosce “stagioni” diverse con sempre nuove prove da affrontare e sfide da vincere, insieme all’eventualità di venir gravemente ferita e/o cadere sconfitta, ma con la possibilità di perpetuarsi nel tempo e moltiplicarsi attraverso i discendenti. Come ho sottolineato, decidere di costituire una famiglia è una scelta di vita ancor più esigente che non formare una coppia; i figli modificano il rapporto di coppia ed è quindi indispensabile valutare il proprio comportamento e il sentimento che si nutre per l’altra persona prima di fare un passo che coinvolgerà gli innocenti frutti dell’unione dei corpi. Purtroppo la capacità di valutazione sovente non è sufficiente e la crisi insorge ugualmente, va comunque sottolineato che non si può considerare il fare un figlio alla pari del prendere una medicina per curare un rapporto “malato” che si trascina e va avanti per inerzia. Altro momento difficile è quello in cui i figli giungono all’adolescenza e iniziano a pretendere una logica parte di autonomia; e chi non è preparato viene messo in crisi, può avvertire la sensazione di non aver più niente da fare e nessuno da accudire mista a un senso di solitudine: ci si deve riadattare avendo coscienza che col fluire degli anni i ruoli cambiano, sicché non s’infiacchisca la voglia di vivere, indispensabile sia per stare bene che per essere solido punto di riferimento nella famiglia sino a quando la vita non lascerà il corpo. In certi casi il problema viene dal fatto che per alcuni anni la vita è stata improntata alla cura dei bambini, sicché non s'è prestata sufficiente attenzione al loro naturale cambiamento da una parte così come al proprio e del coniuge dall’altra; ecco che quando improvvisamente escono per la prima volta ci si trova impreparati. Se poi ce n’è uno/a solo/a la sensazione è ancora più forte e il ritrovarsi di nuovo “solo” in due spiazza: spesso accade che la cura dei piccoli abbia fatto mettere in secondo piano la passione tra i due, come pure che abbia limitato più del dovuto l’avvento di momenti di intimità (che comprendono pure confidenze e dialogo a due) tra loro e che nonostante il passare del tempo e il crescere dei figli non siano aumentati, sicché alto è pure il rischio di giungere al punto di non riconoscersi più e andare in crisi perché s’arriva a non sentirsi più capiti. Da una parte abbiamo la crisi che l’adolescenza porta nei giovani ed è una sfida all’intelligenza degli adulti (compresi nonni, zii, cugini, ecc.), alla loro capacità di capire e per quanto riguarda i genitori anche organizzare una risposta costruttiva senza abbandonare il ruolo educativo, nella consapevolezza che ciò li obbligherà ad usare una consistente dose di calma, mitezza e saggezza per non ritrovarsi feriti nell’amor proprio, nelle aspettative affettive ed educative: pure questa è una separazione, quella del giovane dal “nido”. Dall’altra troviamo la crisi dei genitori che in alcuni casi non sanno più come riportare in sicurezza la coppia che anni di mancata “manutenzione” hanno reso pericolante, tanto che basta poco per farla crollare e in alcuni casi si conclude con una separazione. Parto con una riflessione sul distacco del giovane che, tramite nuove esperienze e conoscenze tende a far suoi nuovi valori e nuove idee, inizia a volersi muovere nell’ambiente sociale in modo sempre più autonomo, a tollerare sempre meno le regole della famiglia, mettendo quindi in discussione le figure genitoriali:
  • il principale difficile compito dei genitori è quello di favorire in modo “protetto” (protezione flessibile, capace di tener contemporaneamente conto degli aspetti di dipendenza ancora presenti nella condizione adolescenziale, come degli aspetti di autonomia e la loro difficile e mutevole composizione) il processo di separazione psicologica dell’adolescente da loro, permettendo così al giovane di costruirsi un’identità propria e separata, ma al tempo stesso non permettendo che la famiglia si sfaldi.
  • La buona realizzazione di questa separazione- individuazione richiede siano stati interiorizzati rapporti stabili e di fiducia tra i membri della famiglia, giacché non è un processo a senso unico, ma deve contemporaneamente avvenire anche per i genitori, altrimenti l’adolescente finirà per trovarsi di fronte un “muro” di resistenze difficili se non impossibili da superare, col rischio di mal interpretare il tutto, e i genitori verrebbero a trovarsi a dover gestire un figlio arrabbiato e confuso.
Questa è una grande sfida evolutiva per la famiglia, impresa congiunta di due generazioni posta per lo più sulle spalle dei genitori, che ha bisogno di raggiungere un equilibrio tra due compiti opposti:
  • da un lato favorire il cambiamento e l’indipendenza emotiva dell’adolescente (= sapersi separare/dividere da lui/lei); condizione per alcuni versi paradossale in quanto devono favorire un processo di svincolo che come risultato porterà all’abbandono della relazione privilegiata con loro stessi, cosa che non si supera senza soffrire a causa dei limiti della condizione umana che privilegia il possesso e fatica a vedere nel donare un guadagno: questo è un dono che si fa ai figli;
  • dall’altro restare unita per essere una “base sicura” principalmente per l’adolescente, onde non abbia la sensazione d’essere solo/a ad affrontare i momenti di difficoltà, con tutti i pericoli che si troverebbe a correre: anche questo è un dono ai figli.
È necessario essere adulti maturi per dotare la struttura di adeguati “ammortizzatori e bende” onde il rapporto genitori-figli non si interrompa, ma si evolva verso forme più mature, caratterizzate da maggior flessibilità e rispetto per le differenze, capacità di cambiamento adeguato ai casi, sempre mantenendo una rassicurante continuità; permettendo all’adolescente di sentire che sono disposti a dargli/le progressivamente sempre più fiducia, che riconoscono le sue competenze, anche se ancora in via di formazione, che accettando le sue opinioni le affrontano in modo criticamente costruttivo e proprio per questo chiedono (rispettandolo) sempre di più il suo punto di vista, cosicché non gli/le venga a mancare la rassicurazione sull’affidabilità dei legami familiari e possa così permanere quel senso d’identità che da quand’è nato/a s’è cercato di ampliare e rafforzare. Anche l’aiutarsi reciprocamente a crescere in consapevolezza per affrontare quest’impresa e uscirne vincitori è un potente mezzo per affrontare la crisi in cui i due si trovano, avvedersi di nuovi valori, d’un aggiornamento al modo di vivere insieme, conoscere nuovi aspetti dell’altro/a, irrobustire la base su cui avevano costruito la loro relazione a due, coprire la distanza che s’era formata tra loro, ... Quando da soli l’impresa si rivela superiore alle proprie forze, ma il desiderio di superarla senza che la coppia debba spaccarsi ha sufficiente peso, allora la Psicoterapia può fornire un prezioso aiuto, ma anche la Terapia Energetica può fare molto senza minimamente intralciare il lavoro che lo/la psicoterapeuta sta facendo: si lavora a livelli diversi, nulla di ciò che vien fatto in vista del Bene del paziente viene in alcun modo osteggiato o limitato dall’intervento energetico. Cordiali saluti

giovedì 6 giugno 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 8 di 14

Ho messo in evidenza come sia comune la costituzione di famiglie disfunzionali, non in grado, cioè, di provvedere alla crescita in consapevole autonomia dei propri componenti. Va notato, però, come le famiglie possano divenire disfunzionali nel corso del tempo, quando arriva il momento in cui si combinano elementi stressanti e la famiglia non trova i mezzi per affrontarli nel modo dovuto: nel corso delle generazioni, facendo tesoro degli errori riconosciuti e dei cambiamenti avvenuti, è stato messo a punto un valido progetto di massima per edificare una famiglia sana e mantenerla tale; ora, non c’è stato tempo sufficiente per valutare con attenzione i molti cambiamenti che repentinamente si sono succeduti in questi ultimi decenni ed elaborare le necessarie modifiche a quel progetto ancor valido nel suo insieme. Va considerato attentamente che “formare una famiglia” è una scelta di vita ancor più esigente di quella di “formare una coppia”; occorre non tanto pensarci bene, quanto riconoscere in questa valori per noi essenziali, acciocché sia maggiore la gioia di poter vivere in essa che non il peso che verrà da prove e sacrifici, spesso anche economici, che andranno affrontati e superati. Valori essenziali sono la soddisfazione di vivere con la persona che per scelta è al nostro fianco e insieme crescere in anni e saggezza; riconoscere che i figli sono una gioia e non un possesso, così come l’educarli in un clima sereno contribuisce ad accrescere la consapevolezza riguardo alla Vita e comprendere il ruolo che ha ogni sua “stagione”, dalla nascita alla morte; intuire il significato di un “IO” che si fonde in un “NOI” e la “luminosa potenza” che è in quel NOI. Enorme è quindi il contributo che la famiglia da cui si proviene può dare o non dare. Quando il peso di questi valori non è sufficiente, le perturbazioni della vita possono far insorgere varie crisi e scatenare tempeste sino a travolgere le coppie non sufficientemente salde. Oltre al contributo certo che la Psicoterapia può dare per aumentare le possibilità d’affrontare l’indesiderato evento nel migliore dei modi, non è da disprezzare quello che la Terapia Energetica può offrire: non solo ciò che la mente considera interviene anche in questi casi. Se il naufragio della coppia è un evento che due persone sagge possono trasformare senza troppa fatica in occasione di crescita interiore, assai problematico è invece il crollo della famiglia, giacché non v’è più coinvolta solo la coppia, ma occorre ogni attenzione per l’effetto che ha sui figli. Sono i figli a subire impotentemente la crisi della coppia, che spesso non sa spiegare loro in modo adeguato ciò che sta succedendo, cosicché, specie se ancora bambini, vengono a soffrirne di più non riuscendo a spiegarselo e vivendolo a volte come un senso di colpa; vero è che la giovane età offre loro maggiori possibilità di adattarsi ai cambiamenti, ma se i genitori, presi dalla crisi, non riescono a dar loro l’affetto e le attenzioni di cui hanno bisogno, i figli possono sentirsi abbandonati e ciò può anche portare problemi nella loro vita adulta. Per un figlio quelli in crisi sono comunque i suoi genitori, li ama e ha bisogno delle loro attenzioni; ecco perché, nonostante le molte ed evidenti difficoltà, occorre andare incontro al loro bisogno di amore, sicurezza, educazione, equilibrio e benessere mantenendo quanto più possibile sereno il clima familiare, così da permettere loro di vivere il cambiamento dovuto alla separazione nel modo meno traumatico possibile. È normale che quando ci si trova a vivere una crisi coniugale si venga assorbiti in modo negativo: viene in essere una situazione d’instabilità ove i due si provano reciprocamente, sembra che le cose vadano meglio, poi improvvisamente si ricade, si soffre, si cerca di fare il possibile sperando che la situazione possa ancora risolversi, si riprova, . . . occorre evitare di far trasparire l’eventuale ira che si ha nei confronti dell’altro/a. In alcuni casi il rapporto si recupera e la crisi resta un brutto ricordo, purtroppo altre volte non c’è niente da fare, l’equilibrio s’è rotto per sempre (vero solo a livello di realtà polare) e la conseguenza è la separazione della coppia. L’aspetto positivo è che piuttosto di vivere in un clima infelice i due, ciascuno dopo un adeguato periodo di assestamento, in modi diversi hanno la possibilità di ritrovare un equilibrio. Quello negativo sta nel fatto che servono vera maturità e umiltà (spesso mancanti o insufficienti) sia per non farsi del male e soprattutto non farlo a chi non ne ha colpa, primi fra tutti i figli: occorre adeguata statura morale per riconoscere il male insito nel parlare male ai figli l’uno dell’altro . . . qualcuno saggiamente disse “chi è senza colpa scagli la prima pietra”. Se cocciutaggine o seri problemi non lo rendono indispensabile è bene ridurre all’essenziale il ricorso a tribunali e giudici. L’età anagrafica e lo stato di essere adulto non hanno nulla a che fare tra loro, si legga ad esempio (Daniele 13, 45 – 64) come un giovane Daniele libera Susanna dalla morte mostrando maggiore saggezza di tanti più anziani di lui. Per non farsi e non fare del male occorre non guardare solo a se stessi e non fermarsi alla punta naso. Come importante è l’aiuto che lo psicoterapeuta può dare in tutto il percorso della crisi, valido è pure quello che il terapeuta energetico può dare, anche se molto diverso: per quest’ultimo non si tratta solo di fare il proprio lavoro nel migliore dei modi, ma di operare in unione a quanto e quanti esistono in vista del Massimo Bene comune. Anche se (purtroppo in molti pensano che chi offre questi servizi lo debba fare gratis, giacché lo può fare solo perché ha ricevuto un DONO; in realtà non si tiene conto che occorrono anni di studio, ergo COSTO, l’accettazione delle umiliazioni che formeranno il carattere, costanza e fatica per riuscire, nonché un giornaliero lavoro su se stessi per mantenersi “degni e idonei” per quel Dono . . . forse in nessuna professione tanto è necessario) come ogni professionista si fa pagare (non strapagare), giacché è l’unico mezzo per guadagnarsi onestamente da vivere, è altresì vero che il suo impegno sarà senz’altro totale dal momento che migliorare la situazione di qualcuno significa avanzare verso il Massimo bene comune, quindi nella globalità dell’Esistente concorre a migliorare anche la sua situazione. Come ho già in altri articoli messo in evidenza, se pur lavorando coscienziosamente ci si limita alla percezione materialista dell’esistenza, il vedere continuamente persone sofferenti per “autodifesa” fa diminuire gradualmente la capacità di compassione e misericordia; ma superato il “guado” si può iniziare ad aver coscienza dell’Intero in cui tutto rientra, quindi si diventa tanto più sensibili al dolore degli altri, quindi desiderosi di “guarirli”, quanto più si è capaci di partecipare alla loro gioia, comprendendo come tutto ciò accresca la quota di Massimo Bene a disposizione. Questo è l’atteggiamento del terapeuta energetico. Naturalmente, come già ho accennato, la famiglia conosce “stagioni” diverse e, siccome sino a che dura la vita non vengono a mancare le prove, ogni stagione può portare perturbazioni foriere di nuove crisi. Prenderò in considerazione l’argomento nella prossima uscita. Cordiali saluti