sabato 26 aprile 2014
Due parole sul sito di massoterapia e trattamenti energetici
Onde rendere il sito più interessante e vicino ai visitatori, ho accettato il consiglio di inserirvi una sezione aperta ove presentare argomenti collegati a quanto proposto.
E’ questo un sistema di comunicare per me nuovo; così facendo viene meno una componente a mio avviso importante del discorso diretto faccia a faccia e cioè l’espressività corporea, che considero come un’espansione del dialogo stesso e che ne rafforza i contenuti dando ulteriori informazioni ai partecipanti; è altresì vero che in contraccambio si ottiene la possibilità di raggiungere un maggior numero di persone, fatto anche questo importante per far conoscere in modo trasparente ciò che offro.
Massaggio e linfodrenaggio sono argomenti con cui, chi più chi meno, tutti hanno una certa familiarità; nel tempo ne parlerò, ben sapendo che è quasi impossibile dire qualcosa di nuovo considerata la quantità degli scritti, dal semplice articolo ai testi universitari, a disposizione sulla materia.
Inizio pertanto affrontando subito l’argomento del sospetto verso ciò che è poco e mal conosciuto: è mio desiderio ridurre i dubbi al minimo, qualora non fosse possibile eliminarli del tutto.
Un tempo si sarebbe detto “ EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTAT “ (scusa non richiesta, esprime una colpa), però il problema esiste realmente e non penso abbia senso, volendo far le cose seriamente, far finta di niente.
So benissimo, anche per averne avuto conferma da professionisti operanti in campo sanitario, che vi è una grande diffidenza, se non addirittura una chiusura totale, nei confronti di chi propone terapie energetiche; giustamente mi è stato fatto notare come già si siano verificati fatti spiacevoli, che di sicuro non predispongono alla fiducia; ma, ho anche avuto qualche incoraggiamento a continuare e, visto che non è mia intenzione abbindolare il prossimo, farmi conoscere.
Secondo il mio punto di vista, il non promettere l’impossibile, l’evidenziare i limiti attuali nonché le effettive possibilità, il lavorare seriamente ed onestamente, accettando anche il confronto e la critica costruttiva, il continuare ad impegnarsi per aumentare la propria preparazione per dare sempre di più, nel tempo può dare solo buoni frutti.
Del resto: che la materia non sia il tutto non sono in pochi a saperlo, che la conoscenza proceda a piccoli passi e conti anche insuccessi e revisioni è chiaro a molti, che si sia ancor molto lontani dal poter dire di saper tutto è lapalissiano.
Il corpo umano può essere visto anche come una complessa macchina elettromagnetica e non solo, capace di molte funzioni delle quali alcune possono esserci ancora completamente sconosciute, ma tuttavia operanti con risultati che non vediamo e non sappiamo collegare loro, allo stesso modo con cui le molte leggi fisiche oggi note erano operanti e rispettate in tutti gli accadimenti naturali anche prima che gli esseri umani ne scoprissero l’esistenza; per questo motivo quando anni fa venni casualmente a conoscenza di alcune di queste tecniche non ne risi, ma, pur rispettando la saggezza del popolare proverbio “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è molto meglio", decisi di “vederci più chiaro”, cosa che sto facendo ancora oggi.
Non chiedo che mi venga data ciecamente fiducia; anzi, per non “inciampare” è necessario per tutti fare attenzione tenendo gli “occhi bene aperti”; tuttavia, anche il solo prendere in considerazione un argomento poco conosciuto è gia un passo importante, il primo scalino per procedere a valutazioni serie ed attente, il resto si vedrà col tempo che, come recita un noto proverbio, “è un galantuomo”: cioè fa giustizia.
Probabilmente in molti si sarebbero aspettati un primo articolo più leggero, accattivante e maggiormente idoneo ad incuriosire ed avvicinare quanti più possibili fruitori dei servizi proposti: certo, lavoro anche per vivere ed è per me un lavoro gratificante e fatto quindi con piacere, ma nel pieno rispetto di una scala di valori che rende onore alla dignità di chi e di ciò che esiste ed ho cercato di rendere questo evidente a tutti.
Forse non sarà tra le presentazioni migliori, ma almeno è sincera; un cordiale saluto a tutti.
giovedì 17 aprile 2014
Terapia Energetica e crisi di identità 9 di 32
È chiaro che in una persona in crisi più facilmente possono rendersi evidenti disturbi prima magari troppo deboli per contare, che hanno la subdola capacità sia di adattarsi all'ambiente esterno che di essere accettabili dall'individuo (lascio agli psicologi il discorso relativo a Ego - Io - Sé). Ecco che non avvertendo sofferenza per questi "problemi" difficilmente la persona li riconosce, viene così a mancare la motivazione che spinge a rivolgersi a un terapeuta e affrontare un trattamento, anche se di fatto la loro azione porta a trovarsi in uno stato di infelicità.
Pur senza voler invadere il campo d'altri, limitatamente alle mie conoscenze e al fine di chiarire il discorso ritengo utile inserire uno stringatissimo accenno all'analisi del carattere. Nella prima metà del XX secolo Wilhelm Reich, allievo di Sigmund Freud, prendendo in considerazione le resistenze caratteriali s'accorse che nel loro insieme danno origine a quella che definì corazza caratteriale (che è ulteriormente suddivisa in muscolare - energetica - caratteriale), che se da una parte è utile all'individuo per fronteggiare le esperienze frustranti e dolorose della vita, dall'altra blocca quella che potremmo definire la sua "pulsione vitale" obbligandolo a un rigido modo di vivere: l'effetto negativo di ciò è che se in qualche modo salva dall'angoscia, al tempo stesso, mantenendo in uno stato che potremmo definire di continua tensione senza tempi di pausa e ristoro, non permette il libero fluire dell'energia impedendo così il godimento del piacere.
Per molto tempo l'ambiente intrauterino e chi in esso si sviluppava sono stati esplorati dalla scienza da un punto di vista strettamente medico per assicurarsi che la madre fosse in buone condizioni e il feto avesse un sano sviluppo, ma a partire dalla seconda metà del XX secolo sempre più si son presi in considerazione gli aspetti psicologici, sociali, emozionali che la donna vive e che sono percepiti anche da chi vive nel suo grembo: grazie agli strumenti oggi a disposizione s'è compreso come già nel corso della gestazione quell'esserino ha grande sensibilità e un elevato livello di competenze psicofisiologiche e neuropsicologiche. Negli anni '70 è venuta in essere la Psicologia Prenatale, che indagando su tutti gli aspetti che connettono i "mondi" pre- e post-natale ha messo in luce come il nascituro sia un essere intelligente, capace di orientare l'attenzione, di percepire e discriminare gli stimoli, di ricordare e apprendere dall'esperienza; dotato di una sua individualità con caratteristiche e tendenze personali, preferenze e bisogni specifici; capace di collegare l'esperienza affettiva con determinate esperienze sensoriali. Questo è il motivo per cui quell'essere umano che nel grembo materno si sta sviluppando, colà riceve i primi condizionamenti e subisce i primi traumi che, rimanendo nella sua memoria, possono produrre effetti nella sua vita futura; pertanto già in questo periodo prende a formarsi la "corazza".
La struttura caratteriale è quindi, per dirla terra - terra, il modo di "funzionare" del singolo e si rispecchia a vari livelli: la persona ad esempio rigida nel modo di pensare tenderà a esserlo anche nel corpo fisico come nel modo di relazionarsi, emozionarsi, ecc.; tutto ciò in campo energetico si ritrova nei bassi livelli che rientrano nell'unità psicosomatica dell'individuo. Naturalmente anche i livelli superiori (che vanno oltre all'esistenza nella polarità) influiscono, ma ciò va oltre quanto al momento accettato dalla scienza.
È chiaro quindi quanto possa essere utile anche un'analisi del carattere (il singolo praticamente mai è espressione pura d'un singolo carattere, ma spazia in un ventaglio di possibili miscelazioni) per permettere al/la paziente di divenirne consapevole, cosicché possa procedere ad "aggiustamenti" per renderlo più equilibrato e funzionale; naturalmente ogni terapeuta usa i metodi propri dell'Arte che esercita per ottenere questo risultato.
S'evidenzia quindi come la Somatopsicodinamica, accogliendo il concetto di Reich per cui soma e psiche rappresentano non un'unità quanto piuttosto l'Identità Funzionale attraverso cui l'essere umano funziona energeticamente in dinamico equilibrio continuamente influenzato dalle variabili ambientali, si discosta e va oltre la medicina psicosomatica da cui è nata e che ancora conserva la dicotomia corpo-psiche (retaggio dell'antica divisione cartesiana, cui ho accennato in altro articolo, tra res cogitans = realtà psichica libera consapevole e senza estensione fisica, e res extensa = realtà fisica limitata, inconsapevole e dotata di un'estensione) individuando in quest'ultima la causa delle malattie, e così s'avvicina alla visione (che chiamo energetica) dell'essere vivente = unità essente a più livelli e al tempo stesso, anche se il più delle volte inconsapevolmente, parte integrante d'Unità Superiori. Pur senza inserire ora un discorso di carattere religioso (benché l'aspetto "Religioso" sia importante nel lavoro energetico) e men che mai mancare di rispetto a quanti ritengono oltraggioso voler trovare (quasi a cercare un avallo) punti di convergenza tra quanto insegnato nei Testi Sacri e conoscenze che neppur hanno "conforto" scientifico, ricordo come nelle parole dell'Apostolo Pietro (prima lettera 2, 4 - 5) si trova un esempio visualizzabile d'Unità Superiore: ". . . Stringendovi a Lui, pietra viva, . . . anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di . . .": per quanto mi riguarda non racconto curiose e/o piacevoli favole, ma quanto giorno dopo giorno nel mio cammino di studio - lavoro - riflessione - meditazione raggiungo divenendone cosciente.
Vi sono poi ulteriori passi per aiutare il/la paziente a liberarsi dalle "imbracature" che impediscono di vivere liberamente: Reich intuì che tra gli atteggiamenti muscolari del soma e quelli caratteriali della psiche non esiste una relazione di causalità, bensì un'identità di funzione; poté quindi concepire una metodologia detta vegetoterapia carattero-analitica e tra quanti vi si son poi dedicati si possono ricordare il norvegese Ola Rackness e l'italiano Federico Navarro. Non ne sono certo un esperto, ma operando con l'Energia ho avuto la dimostrazione sia dell'influenza esercitata dai livelli superiori su ogni livello inferiore affinché la reazione messa in atto a ogni livello operi per giungere allo stesso fine, a conferma dell'identità di funzione, sia come la discesa del "disturbo" a livelli inferiori è data dall'atteggiamento dell'individuo che non raccoglie l'"invito" a reagire/cambiare: più si evita di fare quanto necessario, più il richiamo deve scendere in basso per farsi notare e sempre maggiore è la dolorosa evidenza dello stesso, giacché il grado di "rozzezza e aggressività" aumenta ogni volta che si scende a un livello inferiore; per fare un esempio si può paragonare il tutto a una sequenza che parte da una semplice "occhiata" acciocché ci si avveda che così non va, segue un consiglio dato a quattr'occhi e se non basta un richiamo verbale meno "delicato", poi una parola più pesante e se non basta un richiamo scritto, e così di seguito sino a "imprigionare" chi imperterrito si rifiuta di fare quanto va fatto.
Cordiali saluti.
Robino Mariano
Pur senza voler invadere il campo d'altri, limitatamente alle mie conoscenze e al fine di chiarire il discorso ritengo utile inserire uno stringatissimo accenno all'analisi del carattere. Nella prima metà del XX secolo Wilhelm Reich, allievo di Sigmund Freud, prendendo in considerazione le resistenze caratteriali s'accorse che nel loro insieme danno origine a quella che definì corazza caratteriale (che è ulteriormente suddivisa in muscolare - energetica - caratteriale), che se da una parte è utile all'individuo per fronteggiare le esperienze frustranti e dolorose della vita, dall'altra blocca quella che potremmo definire la sua "pulsione vitale" obbligandolo a un rigido modo di vivere: l'effetto negativo di ciò è che se in qualche modo salva dall'angoscia, al tempo stesso, mantenendo in uno stato che potremmo definire di continua tensione senza tempi di pausa e ristoro, non permette il libero fluire dell'energia impedendo così il godimento del piacere.
Per molto tempo l'ambiente intrauterino e chi in esso si sviluppava sono stati esplorati dalla scienza da un punto di vista strettamente medico per assicurarsi che la madre fosse in buone condizioni e il feto avesse un sano sviluppo, ma a partire dalla seconda metà del XX secolo sempre più si son presi in considerazione gli aspetti psicologici, sociali, emozionali che la donna vive e che sono percepiti anche da chi vive nel suo grembo: grazie agli strumenti oggi a disposizione s'è compreso come già nel corso della gestazione quell'esserino ha grande sensibilità e un elevato livello di competenze psicofisiologiche e neuropsicologiche. Negli anni '70 è venuta in essere la Psicologia Prenatale, che indagando su tutti gli aspetti che connettono i "mondi" pre- e post-natale ha messo in luce come il nascituro sia un essere intelligente, capace di orientare l'attenzione, di percepire e discriminare gli stimoli, di ricordare e apprendere dall'esperienza; dotato di una sua individualità con caratteristiche e tendenze personali, preferenze e bisogni specifici; capace di collegare l'esperienza affettiva con determinate esperienze sensoriali. Questo è il motivo per cui quell'essere umano che nel grembo materno si sta sviluppando, colà riceve i primi condizionamenti e subisce i primi traumi che, rimanendo nella sua memoria, possono produrre effetti nella sua vita futura; pertanto già in questo periodo prende a formarsi la "corazza".
La struttura caratteriale è quindi, per dirla terra - terra, il modo di "funzionare" del singolo e si rispecchia a vari livelli: la persona ad esempio rigida nel modo di pensare tenderà a esserlo anche nel corpo fisico come nel modo di relazionarsi, emozionarsi, ecc.; tutto ciò in campo energetico si ritrova nei bassi livelli che rientrano nell'unità psicosomatica dell'individuo. Naturalmente anche i livelli superiori (che vanno oltre all'esistenza nella polarità) influiscono, ma ciò va oltre quanto al momento accettato dalla scienza.
È chiaro quindi quanto possa essere utile anche un'analisi del carattere (il singolo praticamente mai è espressione pura d'un singolo carattere, ma spazia in un ventaglio di possibili miscelazioni) per permettere al/la paziente di divenirne consapevole, cosicché possa procedere ad "aggiustamenti" per renderlo più equilibrato e funzionale; naturalmente ogni terapeuta usa i metodi propri dell'Arte che esercita per ottenere questo risultato.
S'evidenzia quindi come la Somatopsicodinamica, accogliendo il concetto di Reich per cui soma e psiche rappresentano non un'unità quanto piuttosto l'Identità Funzionale attraverso cui l'essere umano funziona energeticamente in dinamico equilibrio continuamente influenzato dalle variabili ambientali, si discosta e va oltre la medicina psicosomatica da cui è nata e che ancora conserva la dicotomia corpo-psiche (retaggio dell'antica divisione cartesiana, cui ho accennato in altro articolo, tra res cogitans = realtà psichica libera consapevole e senza estensione fisica, e res extensa = realtà fisica limitata, inconsapevole e dotata di un'estensione) individuando in quest'ultima la causa delle malattie, e così s'avvicina alla visione (che chiamo energetica) dell'essere vivente = unità essente a più livelli e al tempo stesso, anche se il più delle volte inconsapevolmente, parte integrante d'Unità Superiori. Pur senza inserire ora un discorso di carattere religioso (benché l'aspetto "Religioso" sia importante nel lavoro energetico) e men che mai mancare di rispetto a quanti ritengono oltraggioso voler trovare (quasi a cercare un avallo) punti di convergenza tra quanto insegnato nei Testi Sacri e conoscenze che neppur hanno "conforto" scientifico, ricordo come nelle parole dell'Apostolo Pietro (prima lettera 2, 4 - 5) si trova un esempio visualizzabile d'Unità Superiore: ". . . Stringendovi a Lui, pietra viva, . . . anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di . . .": per quanto mi riguarda non racconto curiose e/o piacevoli favole, ma quanto giorno dopo giorno nel mio cammino di studio - lavoro - riflessione - meditazione raggiungo divenendone cosciente.
Vi sono poi ulteriori passi per aiutare il/la paziente a liberarsi dalle "imbracature" che impediscono di vivere liberamente: Reich intuì che tra gli atteggiamenti muscolari del soma e quelli caratteriali della psiche non esiste una relazione di causalità, bensì un'identità di funzione; poté quindi concepire una metodologia detta vegetoterapia carattero-analitica e tra quanti vi si son poi dedicati si possono ricordare il norvegese Ola Rackness e l'italiano Federico Navarro. Non ne sono certo un esperto, ma operando con l'Energia ho avuto la dimostrazione sia dell'influenza esercitata dai livelli superiori su ogni livello inferiore affinché la reazione messa in atto a ogni livello operi per giungere allo stesso fine, a conferma dell'identità di funzione, sia come la discesa del "disturbo" a livelli inferiori è data dall'atteggiamento dell'individuo che non raccoglie l'"invito" a reagire/cambiare: più si evita di fare quanto necessario, più il richiamo deve scendere in basso per farsi notare e sempre maggiore è la dolorosa evidenza dello stesso, giacché il grado di "rozzezza e aggressività" aumenta ogni volta che si scende a un livello inferiore; per fare un esempio si può paragonare il tutto a una sequenza che parte da una semplice "occhiata" acciocché ci si avveda che così non va, segue un consiglio dato a quattr'occhi e se non basta un richiamo verbale meno "delicato", poi una parola più pesante e se non basta un richiamo scritto, e così di seguito sino a "imprigionare" chi imperterrito si rifiuta di fare quanto va fatto.
Cordiali saluti.
Robino Mariano
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