giovedì 13 agosto 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 32 di 32

Son giunto al termine di questo articolo col quale ho cercato di spiegare in modo più approfondito la portata a livello sanitario e non solo della Terapia Energetica come io la conosco. Spero d'aver messo in luce che la crisi nel metterci in difficoltà ci pone al tempo stesso in condizione di fruire della facoltà di scegliere legata alla libertà di cui siamo dotati, quindi anche l'aspetto di possibile crescita in consapevolezza e maturità dell'individuo e insieme come la libertà venga sostenuta e "corazzata" dall'intervento energetico, che aiuta anche a ritrovare il senso stesso del nostro stare al mondo, rimediando sia alle varie possibili incrinature provocate dalla crisi, come pure ripristinando quei collegamenti la cui interruzione ha portato all'avvento della crisi. Ho ricordato l'importanza d'accettare di passare coscientemente attraverso il dolore nel cammino di crescita verso una sempre più completa consapevole maturità, nonché la dimensione soggettiva che ha la sofferenza e il pericolo rappresentato dall'influenza che può avere la paura; senza tralasciare di menzionare la necessità d'avere una salda scala di valori cui far riferimento e insieme costruirsi una sana autostima, che sola permette uno straordinario salto di qualità nel sapersi presentare e nei risultati conseguibili. Quindi anche l'aiuto che con l'Energia si può dare a chi vorrebbe venir fuori dalla "palude", ma non riesce ad avanzare o peggio si sente affondare. Ho evidenziato come il massaggio terapeutico olistico possa svolgere una funzione importante nel sciogliere blocchi e migliorare il rapporto paziente↔terapeuta; nel parlar di questa possibile azione curativa collaterale al trattamento energetico ho ricordato come quell'indomito Sistema Nervoso Enterico sia la sede d'una "Potenza" per certi versi "primitiva", che può violentemente spazzar via dannosi ostacoli invincibili alla razionalità e quindi sia un valido alleato per il terapeuta che sa come "contattarla" e ottenerne la co-operazione. Nel considerare come non sia seriamente ipotizzabile che la mente umana sana sia più portata a distruggere che non a costruire, ho anche affrontato le domande: "Che cos'è la mente? - Dove si trova?" unendomi a un'altra già affrontata in precedenti articoli "Che cos'è la Vita?", giungendo a mettere in discussione il fatto che il cervello possa essere artefice dell'umano pensiero e portando così la riflessione sul ridimensionamento dell'importanza attribuita alla materia bilanciato di contro dal riconoscimento dell'effettivo valore che ha l'immateriale (che RISIEDE non solo nel cervello ed è l'effettivo autore non solo del pensiero) parte esistente che trascende questa limitata realtà in continuo divenire . . . campo d'azione privilegiato della Terapia Energetica. Ho esposto come l'evoluzione ha portato la società in cui viviamo, oltre a essere causa prima sia della sempre più deficitaria capacità di effettiva comunicazione tra umani nonché di molte crisi, a essere essa stessa in crisi e necessitare di adeguata terapia; mettendo così in evidenza come l'ansia possa anche essere considerata la voce interiore che ci avverte come sia ormai arrivato il momento di fermarci, fare coraggiosamente il punto della situazione e rendersi così conto che occorre venir fuori da questa "landa malsana", quindi in definitiva anche uno strumento determinante nello spazzare via questa mentalità che relativamente al Bene dell'Umanità si rivela pericolosa. Affrontando il discorso relativo al valore della Vita ho toccato quello relativo alla Religiosità che alberga (senza per questo mai obbligare alcuno a confrontarsi con Lei, anzi accettando in silenzio d'esser rifiutata) nel "cuore" d'ogni essere umano = predisposizione interiore a scorgere in ciò che ci circonda e nelle situazioni che viviamo un mistero più profondo, che sta oltre la realtà rilevata dai nostri cinque sensi: con fiducia lascia aperta la porta al futuro, conscia che la vita mai è governata dal caso, tanto meno preda del Caos. Ho fatto notare come L'Aspetto Religioso della Vita è "legato a doppio filo" alla particolarissima azione della Terapia Energetica di cui io mi giovo per prendermi cura di quanti vengono a chiedere d'esser curati; e al tempo stesso come non sia razionalmente indagabile, ma se ne possa avere percezione solo passando dalla riflessione allo stato meditativo, come pure in preghiera, . . .; tutto ciò porta a prendere in considerazione un "ingrediente" prezioso e raro della Vita: l'Amore, che in definitiva è un vero e proprio atto "metafisico" . . . non si limita a cogliere l'altro/a per quello che è, ma ha il coraggio di guardare oltre la momentanea apparenza e la volontà d'impegnarsi quanto è necessario per aiutarlo/la a migliorarsi e crescendo avanzare sempre più sino a giungere a essere ciò che può diventare = capacità di credere nell'altro/a prima ancora che lui/lei impari a crederci . . . essendo questa un'azione conforme alle "Regole" dell'UNITA', Questa ci ripaga con un intervento diretto di grande utilità per il miglioramento del nostro livello di consapevolezza. Come ho indicato, nessuno cambia volentieri, solo lo star davvero male mette con le spalle al muro, obbliga a prender decisioni difficili, così come veder lati di noi stessi che cerchiamo di ignorare o rivedere i giudizi su coloro con cui abbiamo a che fare; ciò si lega anche al "Padre nostro" nel punto: "e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori". Non vado oltre perché questo non è un corso per aspiranti terapeuti. Ho anche precisato come il mio sottolineare questi aspetti della Vita e mettere in evidenza quali vantaggi possono venirne dal non rifiutarli, non sia un cercare di spingere verso una Religione o un'altra (è chiaro che nel mio percorso di avvicinamento/ri-congiungimento con l'UNITA' seguo un preciso Annuncio e al tempo stesso con animo lieto ho accolto e mi sono arricchito di "gioielli" gratuitamente messi a disposizione da altri Annunci; fa parte dell'esercizio del libero arbitrio e della personale responsabilità circa l'uso che s'è fatto della propria vita), bensì come nel corso della mia vita abbia riscontrato che l'aver "preso in considerazione, accettato, curato, fatto crescere sano" quest'aspetto dell'Esistenza ha aiutato molti a superare momenti "bui e tempestosi", pertanto il far notare tutto ciò equivale a un consiglio che chiunque può prendere in considerazione come no in piena libertà. Purtroppo oggigiorno questa mia è più una missione che una professione; ostacoli d'ogni tipo, disinteresse e/o incredulità quasi generale, pure limiti legislativi alla possibilità di guadagnarsi onestamente da vivere, ecc.; ma, anche se in futuro saranno altri a goderne i frutti, occorre rendere onore alla Verità. Questa Terapia ha enormi possibilità di successo, però è necessario s'abbia l'ardire d'andar oltre un puro materialismo, che tanto impotente s'è dimostrato nel soddisfare gli umani bisogni. Il fatto stesso che io sia un occidentale e non un orientale per molti è un punto a mio svantaggio, ma è bene e necessario aver il coraggio di dir le cose come stanno. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 23 luglio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 31 di 32

Da sempre gli esseri umani hanno sentito il bisogno di cercare e trovare la Verità e tra questi nel corso dei millenni alcuni son stati "torce che hanno illuminato la via" agli altri; molti sono i testi, patrimonio delle culture cui appartengono, che a chi non si limita a leggerli, ma fa seguire concreta riflessione assimilandone il "succo", rivelano "aspetti" della Verità; quella stessa "inquietudine" che oggi genera incolmabile "senso di vuoto interiore" e tante "brutture" viene in gran parte dal rifiuto o dall'ignoranza nei confronti della Verità; ma anche i segni di diffuso scoramento per come vanno le cose, di penoso sconforto di fronte alla propria impotenza, di costante dubbio in un'epoca ove le trasformazioni si rincorrono con sorprendente velocità, modificando continuamente le condizioni in configurazioni mutevoli e provvisorie, cosicché mancando inalterabili punti di riferimento diventa sempre più complessa l'interpretazione dell'esistenza e ne segue un diffuso senso di smarrimento e di precarietà, che sicuramente hanno la loro parte di responsabilità nei diversi disturbi di cui ho parlato, affondano le "radici" nell'impossibilità di vivere sereni se manca la conoscenza di verità su cui fondare la propria esistenza. In tempi relativamente recenti lo psichiatra austriaco Viktor Emil Frankl (1905 - 1997) più volte sottolineò che "ogni epoca ha la sua nevrosi e necessita della sua psicoterapia"; di certo in questa terapia penso dovrebbe rientrare il far comprendere come ogni individuo è unico e irripetibile, quindi l'incontro tra due persone può ed è bene venga vissuto anche nella dimensione che trascende l'immanente con la sua illusione del divenire, così tra le altre cose almeno in parte si limiterebbero tanti gesti folli. Altro punto sarebbe far intendere l'importanza per il nostro equilibrio e ben-essere di saper vivere in rispettosa sintonia con quanto ci circonda, cosicché per gradi in modo spontaneo si annulli lo sfruttamento "selvaggio" della Natura lasciando il posto a un equo uso di quanto Essa offre e al tempo stesso per collegamenti analogici questo modo di "porsi al mondo" porti a intuizioni salutari: anche questo rientra nella Saggezza, senza la quale la serenità è sempre in pericolo. Ho già evidenziato come nel nostro tempo ci siano fattori di vulnerabilità che aumentano la fragilità delle persone e come ben poco sia a disposizione per giungere a conoscere la propria reale identità e quindi tanto meno quella degli altri, con conseguente dilagante "analfabetismo emotivo = lontananza da se stessi"; ciò porta non solo all'incertezza riguardo al futuro, ma a demotivazione, all'apatia, a quel senso di vuoto di cui ho già parlato; e soprattutto il comportamento schietto dei giovani lo mette in luce: il diffuso disagio può generare aggressività, bullismo, condotte a rischio, tossicodipendenze, devianze, depressioni, suicidi; ma il disagio in definitiva indica la presenza di una mancanza, una lontananza da qualcosa di necessario insieme al desiderio frustrato di giungere a quel qualcosa; non sono i beni materiali a poter fare la differenza visto quanto succede anche a chi non ha problemi economici . . . quel "qualcosa" non è materiale. Già all'inizio degli anni '50 lo psicologo statunitense Rollo Reece May (1909 - 1994), che insieme a Carl Ramson Rogers (1902 - 1987) è stato uno dei padri fondatori del Counseling, sosteneva che il problema primario delle persone era il vuoto, la noia, l'apatia e l'indifferenza, cosicché "non solo non sanno quello che vogliono, ma non hanno la più pallida idea di quello che sentono": a guardare quanto accade sembra che la nostra stessa società abbia subito un processo di "adolescentizzazione" in quanto c'è una reale diffusa paura a diventare adulti, molti anagraficamente adulti in effetti tali non sono: per effetto di alcune trasformazioni culturali l'importanza della libera scelta, il concetto di autodeterminazione, la conseguente piena fiducia nell'essere umano e nel suo potenziale, tanto si sono indeboliti che la normale criticità dell'età giovanile oggi tende a prolungarsi e stabilizzarsi come crisi non più dei giovani, ma della società. Come più volte ho ripetuto nei miei articoli, il terapeuta energetico non si limita a prendersi cura del singolo individuo che viene a chiedere aiuto, ma "energeticamente" la sua azione si estende a tutti gli esseri viventi. Penso che nell'attuale situazione anche agli psicoterapeuti non basti più gestire la crisi individuale del/la paziente di cui si prendono cura, bensì debbano fronteggiare anche la crisi della società e della cultura; è certo che il vivere con sentimenti d'insicurezza, precarietà e crisi produce conflitti e sofferenze a livello psicologico; ma, stante la società in cui viviamo, ciò non è sufficiente a garantire che l'origine del problema sia psicologica: per fare un esempio posso dire che non è tanto un intervenire in aiuto d'una persona che si trova su una barca in mezzo a una tempesta e guidarla acciocché possa approdare in un porto sicuro . . . IL PORTO SICURO NON C'E' PIU'! Come ho già detto in questi anni occorre: imparare a vivere nel mondo, ma non permettere al mondo di vivere dentro di noi!!! Quindi, sin tanto che i/le pazienti non avranno desiderio di fare questo passo (importantissimo a tal riguardo può essere l'intervento energetico di cui parlo) penso sia già un successo lo "stabilizzarli nella crisi" che investe l'odierna società, acciocché riacquistino almeno un po’ di serenità e ben-essere; e con loro anche quanti li hanno "cari" . . . quando il disagio è un fatto culturale e non più solo psicologico, allora la risposta di cui si ha bisogno non è tanto "clinica" quanto piuttosto EDUCATIVA: a partire dalla scuola, con formazione e sostegno agli insegnanti, e continuando, perché anche quanti sono usciti dalla scuola ne hanno assoluto bisogno. È un errore limitarsi a ricondurre l'odierno disagio unicamente a dinamiche di tipo psicologico e affettivo, oppure a condizioni di tipo socio-economico; cosicché la cosa più logica sembri elaborare interventi incentrati sulla promozione del benessere emotivo e relazionale, oppure sulla riduzione o, meglio ancora, rimozione degli svantaggi economici e della marginalità sociale di molti (cose per altro utili); neppure è corretto pensare basti aggiungervi la via "farmacologica" per risolvere il problema: il disagio è una "malattia dell'anima" e non può quindi essere definitivamente curata con medicine materiali . . . la Terapia Energetica che propongo lascia ai medici l'uso dei medicinali, agli psicoterapeuti le loro terapie, a sociologi - politici - ecc. altre vie, e si interessa della cura del/la singolo/a paziente "inserito e inter-connesso/-dipendente/-agente con l'Intero Esistente"; quindi in definitiva è anche una risposta tanto "clinica", quanto educativa e, com'è ovvio nella Terapia Energetica come io la conosco, tende non tanto a trasmettere conoscenze e nozioni, quanto ad affinare la "coscienza" dei singoli acciocché possano scorgere le esigenze racchiuse nelle situazioni che vivono e la Via per trovarvi soluzioni che le soddisfino. Arrivederci alla prossima e ultima uscita. Robino Mariano

giovedì 2 luglio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 30 di 32

Non voglio addentrarmi nel campo della Sociologia della Religione; chi per curiosità o interesse vorrà, moltissimo troverà a tal riguardo scritto e commentato. Le mie osservazioni hanno lo scopo di evidenziare sia perché ci son tanti dubbi, diffidenza, a volte anche ostilità nei confronti della Terapia Energetica e come tutto ciò sia da una parte un enorme aiuto dato a chi sfruttando l'ingenua creduloneria d'alcuni "vende fumo", mentre contemporaneamente dall'altra arrechi un enorme danno a chi operando coscienziosamente e con animo retto davvero porta a guarigione con metodi non ancor (perché ciò accada occorre si prenda coscienza che siamo noi a dover rendere conto alla Vita e non viceversa) legalmente riconosciuti; sia come in effetti è invece un tipo di cura valida anche se diversa dalle altre cui normalmente si ricorre, utilizzabile pure in concomitanza con queste senza pericolo alcuno di interferenza negativa a livello di risanamento del/la paziente. L'Aspetto Religioso della Vita di cui parlo è "legato a doppio filo" al particolarissimo approccio terapeutico proposto, che considera e tratta l'essere vivente sia a ogni singolo livello d'esistenza che nella sua totalità; non è razionalmente indagabile, ma è possibile averne percezione passando dalla riflessione allo stato meditativo, come pure in preghiera . . .; parte dall'Origine della Vita e tutto attraversando colà ritorna; permette a chi (umilmente = riconoscendo d'essere in cammino attraverso "territori insidiosi" verso la meta; non certo ritenendosi già arrivato = superbia) l'accetta d'averne consapevolezza rendendo in tal modo l'individuo che effettivamente lo vuole cosciente di questo percorso, quindi anche d'altri aspetti dell'Esistenza che superano questa limitata realtà . . . ma non è possibile passare ad altri questa esperienza, solo indicar loro la via per averla a loro volta: il premio va sempre personalmente meritato. Quest'articolo, così lungo per affrontare aspetti diversi legati a crisi d'identità/esistenziale e ai mezzi a disposizione per fronteggiarle e uscirne traendone vantaggio, m'ha obbligato a presentar quesiti e fare affermazioni tendenti a spronare chi ritiene insufficiente una vita basata sui "così si dice - così si pensa - così si ritiene - ecc." e non s'accontenta dei puri dati di fatto, a mettersi alla ricerca della Verità e ri-proporsi alcuni interrogativi fondamentali, nonostante millenni di argute dispute e tante erudite spiegazioni, con Saggezza non limitandosi all'uso della sola razionalità, capace sì d'indagare e scoprire le leggi legate alla realtà come appare agli "occhi di carne", però sprovvista del necessario per conoscere quanto trascende l'illusorio costante divenire, bensì riconoscendo d'avere altri mezzi indispensabili allo scopo insieme all'importanza d'imparare a farne uso e trarne beneficio. Parlare di Verità suscita negli interlocutori sentimenti contrastanti, che vanno da reazioni di difesa ad atteggiamenti di scetticismo, da commiserazione a diffidenza, ecc.; tuttavia, di fronte ai problemi e danni partoriti dalla crisi in cui al momento gran parte dell'Umanità si dibatte, per un terapeuta e insegnante di Terapia Energetica è un obbligo morale affrontare l'argomento, ben sapendo che ciò potrà suscitare reazioni non benevole e mai dimenticando che non sono un "profeta", quindi ciò che sostengo è semplicemente il mio parere in base a ciò di cui ho consapevolezza. È vero che un corpo è in movimento tanto se sta rotolando passivamente giù da una montagna, come se sta attivamente arrampicandosi verso la cima o ritornando verso valle; ma c'è una grande differenza: nel primo caso è impotente e subisce ferite magari anche mortali, mentre nel secondo caso ne guadagna in soddisfazione ben-essere e conoscenza. È quindi vero che questa società si sta muovendo, ma l'odierna diffusa frustrazione a livello esistenziale, caratterizzata anche da una profonda carenza di autenticità legata a una sofferta mancanza di identità, ha tra le sue concause anche un atteggiamento passivo nei confronti della ricerca non tanto di verità materiali, quanto di Verità, l'unica in grado di portare serenità e gioia nella vita: in ciò che è in continuo divenire non La si può trovare, ma semplicemente averne sentore, ecco perché occorre andare oltre quanto questa civiltà, appoggiata sulle capacità dei gioielli tecnologici (che sono una ricchezza, permettono di far cose altrimenti impossibili, alleviano il peso di molte fatiche, quindi in definitiva son fonte di benessere; ma sempre vanno tenuti al loro posto e mai collocati su piedistalli quasi fossero "dei" degni di culto, altrimenti diventano fonte di sciagura per chi a lor si prostra), propone, altrimenti questo movimento diventa simile al rotolare a seguito d'una caduta lungo un pendio per precipitare rovinosamente in un burrone (in parte sta accadendo, ma al tempo stesso in questo mondo d'oggi disseminato di rovine s'avverte un'iniziale inversione di tendenza unita al bisogno di trovar la Verità, che è efficace antidoto per questo mal-essere). L'attuale è il momento della complessità ove aumentano vincoli e connessioni, ma al tempo stesso diventa assai difficile trovare il modo di controllare tutto ciò; della frammentarietà a dispetto della globalizzazione, in quanto possiamo essere in contatto con moltissime persone/gruppi nel mondo, ma non potendo a causa dell'eccesso "amalgamare" il tutto si perde in unitarietà; della "liquidità", dove poche son le cose che permangono rispetto a quelle che cambiano, il che rende estremamente difficile trovare punti di riferimento solidi; dell'incomunicabilità, benché sembri un paradosso in quest'epoca di comunicazione di massa ove gli strumenti a disposizione fanno superare i limiti spazio-temporali, però quest'eccessivo "vivere strumentale" sempre più limita gli spazi e i delicati linguaggi possibili solo se i viventi sono fisicamente presenti nello stesso luogo (questo stesso sito su internet non può fare ciò che sarebbe possibile anche solo in una conferenza con possibilità di confrontarsi di persona), così separa gli uni dagli altri avvolgendo nella solitudine; dell'anonimato, dato che non si considera più il reale valore della persona, ma gli individui vengono valutati per ciò che rappresentano, per ciò che producono, ecc.; di conseguenza dell'individualismo, ormai isolati si è concentrati sui propri interessi, senza quasi rendersene conto ci si disinteressa di quelli altrui e si finisce per aver paura degli altri; come pure dell'incertezza, anche se per certi versi più autonomi rispetto al passato, si è contemporaneamente più disorientati e insicuri su quale sia davvero la strada migliore da seguire; della privazione, in quanto essendo sempre più difficile basare la vita su Verità (sempre immutabili), da cui le "mille luci voci e rumori" di questo mondo distolgono sempre più l'attenzione, si tende a inseguire "sterili ma pubblicizzate vanità", sicché alla lunga il vuoto interiore che vien generato dall'inseguire tali futili obiettivi genera uno scontento e un malessere che non si può arginare essendo privi di ciò che è a tal fine indispensabile e col tempo si può anche morire "dentro" per mancanza di "cibi nutrienti e sane bevande". Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 11 giugno 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 29 di 32

È però impossibile che abbia luogo un effettivo cambiamento se manca una fondata motivazione a cambiarsi; unica cosa che permette di "illuminare e vedere distintamente il fantasma e la subdola ombra che l'accompagna", come di trovare in se stessi le risorse necessarie per affrontarli e resistere saldi sino alla vittoria: il terapeuta può certamente fare molto per curare, sorreggere e motivare il/la paziente, ma non può sostituirsi a lui/lei nella "sfida"; come sempre detto parlando dei possibili interventi con Terapia Energetica, ognuno deve fare la sua parte: anche l'Energia, benché abbia possibilità senza un vero limite, rispettando la libertà che a ognuno è stata concessa dall'UNITA' rende possibile ma non impone una guarigione, non può quindi certo farlo un semplice e limitato essere umano . . . almeno in parte siamo sempre noi a "costruire" la realtà in cui viviamo. Molti sono i livelli in cui si esiste (7 per taluni, 10 per altri, 13 secondo alcuni, 18 . . . ), ma visto che siete lettori e non allievi non entro nel merito; ciò che va messo in chiaro è che a differenza d'altri trattamenti, e nel corso dell'articolo ne ho citati diversi con varie figure professionali, quello energetico li investe tutti con una dolcezza, una fermezza, una pazienza e una capacità di misericordia possibili solo a chi non può essere messo in difficoltà da alcun avversario: alla persona vien sempre concesso di "proseguire il cammino col suo passo"; ne trarrà comunque beneficio e pur se si tirerà indietro non si sentirà umiliato; nel tempo poi quanto è stato "seminato" produrrà i suoi "frutti". Una grande differenza tra i vari terapeuti e il terapeuta energetico sta nel fatto che quest'ultimo può "ascoltare e comprendere il linguaggio del silenzio", quando il/la paziente per il forte disagio si sentirebbe "violentato/a" nel dover parlare di ciò che "ha dentro", quindi nel silenzio può operare in modo appropriato alle necessità di costui/ei onde stimolarne un miglioramento, lavare e medicare le ferite intime, mettere a disposizione "cibo, bevanda e corroboranti per quell'"anima" chiusa in un gelido e muto dolore, riaprire vie di comunicazione al di là della fisicità, acciocché possa "riaprire gli occhi", ri-conoscersi, rinfrancarsi, rassicurarsi e con i mezzi a disposizione "aprire la gabbia" in cui lontano dalla vita vera si sta lentamente spegnendo e uscirne. Pur portando il massimo rispetto per coloro che difendono l'ateismo non trovando nulla che ai loro occhi possa ragionevolmente offrire possibilità d'accoglimento a idee contrarie (razionalmente non si può in alcun modo dimostrare che Dio esiste o non esiste, così da poter mettere la parola fine alla discussione; molti sono i mezzi a disposizione per "guardare oltre il velo", ma fa parte dell'esercizio della libertà che l'UNITA' ci ha donato decidere di stare da una delle due parti; e io rispetto questa libertà), altra differenza è che senza naturalmente far precisa propaganda per Religione alcuna il terapeuta energetico, che operando con l'Energia ha l'opportunità d'aver consapevolezza anche di parte di ciò che trascende questa realtà, può aiutare il/la paziente che lo desidera a tornar in contatto con l'Aspetto Religioso della Vita, che tanta importanza ha avuto nell'evoluzione dell'Umanità; ma che la società moderna nella sua evoluzione con vari mezzi ha sempre più cercato di nascondere, sia perché dapprima in contrasto con l'idea di infinite possibilità alla portata delle sole forze umane, come pure attualmente perché riconoscere il valore di quest'Aspetto impedisce d'accettar l'idea che non ci sia nulla di male nel voler conformar gli umani a quelle "macchine obbedienti" con cui si pretende debbano sempre più "interfacciarsi". Imparare a entrare in contatto con l'Origine della Vita richiede coraggio, capacità di sperare al di sopra di delusioni e scoramento che instancabilmente cercheranno di fiaccarci e farci rinunciare, nonché costante e paziente impegno (il premio va conquistato), perché occorre togliere quanto nel tempo s'è accumulato ostruendo il passaggio; per visualizzare ciò con un esempio, posso dire che è un po’ come ri-scavare un pozzo: in profondità l'acqua c'è e l'attingevamo già prima che "tempeste" varie riempissero lo scavo, ma per ritrovarla si son dovuti togliere sassi, terra, sabbia, ghiaia, ecc., che celandola impedivano potessimo trarne giovamento. Pur limitando il discorso alla parte di mondo che si riconosce nella civiltà di tipo Occidentale, è il caso di dare un minimo di spiegazione. A partire dall'Umanesimo prese inizio l'epoca moderna che si evolse sino alla fine della I guerra mondiale; col progressivo formarsi dello Stato moderno e affermarsi del principio della separazione tra Stato e Chiesa, ove più ove meno nei vari Stati ci fu la confisca di beni ecclesiastici che vennero incamerati da chi deteneva il potere politico e insieme totale o parziale esclusione della Chiesa dalla sfera pubblica; tutto ciò nel tempo, con la fine della cultura del mondo contadino ancorato ai cicli della Natura e alle bizzarrie del tempo atmosferico, con l'avvento di quella industriale, un po’ per volta ha sradicato il "sentire religioso" dalle menti dei nuovi cittadini, tanto che passo dopo passo oggi in epoca postmoderna non son pochi quelli che lo rifiutano categoricamente, anche se al tempo stesso tutto ciò ha indotto una reazione che ha portato a movimenti di risveglio spirituale, per lo più "offerte culturali" non legate a una Religione in particolare: la Religiosità buttata fuori dalla porta è rientrata dalla finestra, passando dalla sfera propriamente ecclesiale a quella culturale; se da una parte la modernizzazione è stata vissuta come liberazione da vari vincoli, al tempo stesso l'essere umano si rende ora conto che l'evoluzione di questo processo l'ha portato oggi alla totale incertezza riguardo a quali siano le norme che effettivamente debbono guidare la sua esistenza (la pretesa di poter vagliare in modo critico ogni pratica sociale ha portato alla moltiplicazione delle alternative, ma la ragione ha messo così in luce i suoi incredibili limiti non potendo dare a queste opzioni vera garanzia d'utilità o vantaggio, cosicché ne è seguita la perdita di certezze indispensabili alla serenità dell'esistenza umana) tanto che sovente non sa più nemmeno chi o cosa egli sia, pertanto, esclusi in parte quanti possono occupare posizioni che permettono loro quegli agi e materiale benessere che non rendono necessario fare il punto e riflettere, la vita stessa anziché meravigliosa opportunità appare un tormento per gli esseri non protetti dall'istinto ma dotati d'una "folle" ragione che tutto pretende di saper analizzare e poter quindi far sottostare alle proprie autorizzazioni. Considerato il piedistallo su cui ancor oggi è posta la ragione, mi pare sia paradossalmente risultata assai dannosa al Bene dell'Umanità la distinzione operata tra una "religione razionale" con funzione morale indipendente da tutte le istituzioni della civiltà, ritenendo presuntuosamente indiscutibile che fosse alla portata di "sua Maestà la Ragione" indicare ciò che vi è di atemporale nelle Religioni storiche come ciò che vi è di universale in una Confessione in particolare, e le Religioni storiche tradizionali. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 21 maggio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 28 di 32

Come ho già accennato i sintomi dello stato d'ansia patologica sono:
  • Cognitivi: difficoltà di concentrazione, a rilassarsi, ad addormentarsi, ad avere un sonno sereno, percezione d'esser nervosi, tendenza all'irritabilità, ad avere un atteggiamento apprensivo, esagerate risposte di allarme, paura di morire, di perdere il controllo, di non riuscire ad affrontare le situazioni.
  • Corporei: sensazione di soffocamento, tachicardia, sudorazione come pure mani fredde e bagnate, bocca asciutta, nausea, diarrea e/o altri disturbi a livello dell'addome, vampate di calore o brividi, sensazione d'avere un nodo alla gola, tremori, vertigini, tensioni muscolari, facilità all'affaticamento, incapacità di stare fermi.
Una certa quota d'ansia e di tensione è funzionale in quanto prepara la persona ad affrontare nel modo migliore prove ritenute difficili, come può essere un esame universitario, una gara, ecc.: quando l'ansia è moderata e di breve durata (tanto quanto basta) è segno di adattamento a situazioni che richiedono risposte adeguate; permette l'aumento di tensione muscolare, attenzione, memoria, concentrazione e altre funzioni psicofisiche finalizzate ad aumentare le possibilità di superare la sfida che ci troviamo ad affrontare: ogni volta che ci sottoponiamo a una prova si scatena una certa quota di insicurezza che va adeguatamente controbilanciata; ma quando quella che è comunemente indicata come "ansia da prestazione" supera un certo livello si può entrare in campo patologico, ove ad esempio basta venire a contatto con un semplice stimolo fobico per scatenare la fobia che porta quella persona ad andare fortemente in ansia e in crisi. L'attacco di panico, oltre a essere la manifestazione psicopatologica più conosciuta legata all'ansia, è anche la manifestazione d'ansia patologica in cui nel modo più violento si manifestano sensazioni di terrore e angoscia accompagnate da fenomeni corporei in un breve arco di tempo: inizia senza preavviso, inspiegabilmente per l'individuo insorge mentre sta svolgendo attività che nulla hanno d'eccezionale, come a esempio star seduti al ristorante, andar per negozi, guidare l'auto; gli effetti possono essere tali da far pensare d'aver chissà cosa e d'essere sul punto di morire, tuttavia di solito svaniscono in un'ora o anche meno, ma la crisi lascia sempre in un profondo stato di spossatezza. È un fatto naturale che l'essere umano tenda a evitare le situazioni che mettono ansia, quando però gli eventi superano i confini della normalità questo evitare il problema peggiora la situazione, in quanto è proprio guardando in faccia e affrontando le nostre paure che possiamo tranquillizzarci e vincerle anziché ingigantirle e scappare a nascondersi. La paura è un'"ombra" subdola che continua ad autoalimentarsi e crescere sino al momento in cui non si trova il coraggio di "illuminarla così da vederla per ciò che è", allora si sgonfia e perde vigore sino a non poter più nuocere; per far ciò può essere d'aiuto accogliere l'ansia come un consiglio che a mezzo dei corpi fisico, eterico, emotivo e mentale i "corpi" superiori danno per avvertirci che è arrivato il momento di liberarci delle pastoie che per tanto tempo hanno limitato i nostri movimenti, riprendere fiducia in noi stessi e nella Vita e andare oltre quella difettosa figura di perfezione che imperterriti ogni giorno ci siamo sforzati d'essere: vivere comprende il far fronte alle necessità materiali, ma va oltre e permette maturazione e crescita in consapevolezza, il che non vuol dire rinnegare ciò che si è fatto, bensì rifiutare che l'attuale sia il traguardo definitivo e così sbloccarsi e avanzando raggiungere un ben-essere sempre più completo. Con le dovute prudenza e saggezza è bene mettere in conto l'importanza di compiere uno sforzo per non arretrare con timore di fronte alla possibilità di avere nuove esperienze e così trarre giovamento da risorse di cui siamo dotati e di cui spesso ignoriamo l'esistenza: ciò amplia il nostro orizzonte conoscitivo, porta maggiore armonia e rende la vita più completa, anche soddisfacendo nel limite del giusto quei profondi bisogni e desideri spesso eccessivamente trascurati, quando non considerati addirittura inaccettabili perché non in linea con quel difettoso modello di perfezione inseguito. Obiettivo d'ogni serio intervento terapeutico è portare il singolo individuo, che con un preciso atto di volontà vuol capire qualcosa in più di quanto gli sta accadendo, a vedere il proprio "fantasma", giacché conoscendolo potrà affrontare la necessaria ristrutturazione della propria personalità. Per giungere a ciò si fa il possibile per rendere la persona realmente cosciente di emozioni, relazioni, pensieri e conflitti che stanno a monte e causano il disagio vissuto da costui/ei: la cosa più normale è sentirsi vittime; più difficile è prendere coscienza di quella parte di propria colpa che ha causato i comportamenti altrui. Occorre tener presente che per ottenere un effettivo cambiamento di se stessi è necessario lavorare in modo da ottenerlo come "retroazione" d'un mutamento del nostro modo di porci di fronte alla vita; operando in questo modo nell'esistenza di tutti i giorni si rende possibile pure l'avvento d'un cambiamento nell'agire degli altri nei nostri confronti, ma il giornaliero impegno va corroborato dalla forza di calma e pazienza; la fretta può solo rovinare tutto: tali cambiamenti avvengono solo come reazione a un determinato nostro nuovo modo di comportarci, che va recepito e visto come fatto non momentaneo . . . ci vuol tempo prima che altri riescano a credere all'avvento d'un tal cambiamento, dopodiché i buoni frutti non mancheranno. Legandomi al precedente articolo sulla crisi di coppia porto come esempio un fatto su cui spesso si scherza, ma che può spiegare meglio il concetto: una moglie si lamenta perché il marito in casa non fa mai nulla, mentre tocca sempre a lei mettere in ordine, far pulizia, cucinare, lavare, stirare, ecc.; nulla di male se a un certo momento sbottasse urlando "In questa casa devo sempre fare tutto io, tu non fai mai nulla!", ma se dopo continuasse a sobbarcarsi imperterrita il tutto la cosa sarebbe sterile. Una possibile soluzione per far cambiare atteggiamento al marito sarebbe quella di far seguire allo sfogo un cambiamento di se stessa, tentando esplicitamente d'invogliare il consorte dandogli fiducia, affidandogli delle responsabilità e, ricordandosi che è un "apprendista", facendolo poi sentire utile valorizzando quel che fa, senza eccedere nelle critiche per l'imperizia dimostrata: chiedere aiuto anziché pretenderlo porta l'altro a essere ben disposto, inoltre anche un giusto ringraziamento è importante . . . l'irrigidimento aiuta a proiettare sugli altri le nostre caratteristiche negative e può facilmente produrre rotture a volte anche insanabili, mentre la "duttilità" può rendere saldo comodo e fruttuoso anche ciò che in "prima battuta" poteva essere debole e tendere alla frammentazione: è questo che intendo dicendo che il cambiamento avviene in relazione agli effetti retroagenti = a seguito di un altro cambiamento. In un senso più profondo ciò si collega pure alle leggi del Karman e del Dharma, citate nella terza uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 30 aprile 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 27 di 32

Chiaramente non è possibile risolvere i problemi psicofisici che vengono causati da difficoltà di carattere economico (punto cruciale in questa società), ritmi giornalieri "infernali", preoccupazioni varie, ecc., solo accettandoli/subendoli in quanto consci di non potervisi opporre: questo può anzi favorire lo sviluppo dello stress psicofisico con danni al benessere emotivo, alla serenità mentale e non ultimo al corpo, determinando dolori muscolari e articolari, problemi di digestione, sovrappeso, compromissione del sonno, indebolimento del sistema immunitario, ecc.; buone contromisure per scaricare stress e tensione accumulati durante il giorno sono l'esercizio fisico, la danza, ecc., ma da soli sovente non bastano, soprattutto perché va considerata anche l'azione "nascosta" che questi problemi esercitano durante il sonno, quando s'è maggiormente indifesi dagli influssi di questa intrusione distruttiva a vari livelli. Solo comprendendo l'importanza d'essere semplicemente se stessi, senza più rifiutare i propri limiti e imperfezioni, quasi fossero una disonorante infamia, bensì accettandoli come "strumenti idonei alla crescita in consapevoli capacità e valore", per gradi si può rinunciare alla strenua e spesso impossibile difesa degli equilibri che si credevano consolidati e che, pur se sterili a livello "Vitale", davano un superficiale senso di sicurezza, così da privare stress e tensione della loro forza e al tempo stesso rendersi inaspettatamente conto che giorno dopo giorno la qualità della propria vita cambia in modo radicale e diventa più soddisfacente: assurdo secondo regole e logica imperanti in questa società, di fatto però, conformandosi a questo nuovo modo di esistere ci si trova a vivere meglio anche se nulla è apparentemente cambiato = vivere nel mondo, ma non permettere al mondo di vivere dentro di noi! Vivere secondo le regole di questa società "malata" e succube del denaro porta a usare e sprecare notevoli energie; ma ciò che è peggio, in modo acritico e spersonalizzante: questa cultura ha posto lo status sociale in cima alla "scala" e l'idea di "dover apparire agli occhi degli altri" obbliga da subito a indossare una "maschera sociale" e contemporaneamente riduce sempre più sia la capacità di dare il giusto peso ai bisogni interiori, che di arricchirsi di quei valori che poco contano in questa cultura, benché siano linfa vitale. Non si può essere "tuttologi" come il Pico De Paperis di Walt Disney; e pure la convinzione che limitarsi a coltivare un solo grande interesse e diventare eccezionali professionisti in quel campo sia una delle più grandi possibilità di realizzarsi nella vita è un'illusione: concentrarvi tutto l'impegno e le energie magari (potrebbe non bastare ed esser necessario un intervento d'altri che non riterranno valga la pena esporsi per noi) potrà farci giungere a quel traguardo fors'anche prestigioso e degno di rilievo, ma ciò ostacolerà ogni altra possibilità di crescere: maggiore sarà la specializzazione in un campo, minore sarà di conseguenza la porzione di realtà che riusciremo a considerare e conoscere; di conseguenza impegnarsi in un'unica direzione, sfruttando così solo una minima parte delle risorse di cui siam dotati, comporta una drastica limitazione dell'orizzonte conoscibile. Non è affatto detto che ciò sia un male, ma occorre essere coscienti anche di ciò cui si rinuncia nel momento in cui si decide, ond'evitare tanto di divenir preda di insidiosi rimpianti e avvilimento nei momenti di crisi che nella vita s'incontreranno, come di ritenersi in diritto di zittire e non ascoltare quanti, privi di pari titoli, si permettono di contraddirci facendoci notare particolari al di fuori di ciò che andiamo studiando e investigando e ai quali proprio per questo non siamo in grado di dare giusta valutazione: a volte il "semplice" che ha allargato lo sguardo su quanta più realtà ha potuto, ha scorto verità per lo più sconosciute a chi ha ristretto l'ampiezza dello "spicchio di realtà" presa in considerazione. Ho già detto come l'ansia generata da un meccanismo psicologico possa rappresentare un richiamo alla nostra attenzione, un campanello d'allarme che ci mette sul "chi vive" in situazioni di pericolo anticipandone così la possibile percezione, tanto da svolgere un'importante funzione protettiva in quanto anticipa l'avvento delle necessarie reazioni fisiologiche del corpo per prepararsi all'azione di fronte al pericolo; tuttavia quando l'attivazione dell'ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alla realtà delle situazioni, diventa un disturbo e a seconda dei casi può presentarsi sotto due forme:
  • la persona è consapevole che la risposta ansiosa è esagerata e disfunzionale rispetto agli stimoli che l'hanno indotta; lo stato ansioso disturba il paziente in modo costante durante tutto l'arco della giornata e si dimostra ingestibile col ragionamento, benché l'individuo sia cosciente dell'esagerazione di questa reazione.
  • Lo stato ansioso compare senza che si sia a conoscenza d'un possibile stimolo scatenante; si presenta in modo acuto ed è caratterizzato da sensazione di soffocamento, sbandamento, paura di morire, perdere il controllo, attacchi di panico: fenomeni generalmente ricorrenti e di breve durata, ma a causa di quest'imprevedibilità nel presentarsi possono condizionare in modo drammatico la vita di chi ne è preda.
È chiaro che a livello psicologico il problema da affrontare non è l'ansia, sintomo d'un malessere più profondo, bensì quel malessere che ne è la causa scatenante. Quando ciò accade è chiaro che chi ne è preda di fatto non ha armonia nella sua vita e probabilmente non ha affrontato correttamente i suoi bisogni e desideri profondi. Molte persone ansiose di fatto soffrono in modo assai acuto per la differenza che sentono esserci tra il tipo di esistenza che hanno seguito, che spesso non sopportano più e che le ha portate a diventare quello che sono, e quanto intimamente vorrebbero essere e vivere. L'ansia cronica può risultare dal lento e costante lavoro con cui s'è "zittito quanto avevamo dentro e ignorato e non affrontato i veri bisogni profondi" per cercare con ogni mezzo di conformarci a un modello di adeguatezza/perfezione che ci siamo imposti o lasciati imporre: come ho già detto, l'essere umano già nel grembo materno riceve i primi condizionamenti e subisce i primi traumi e così continua dopo la nascita; rimanendo questi nella sua memoria possono produrre effetti nella sua vita futura; di conseguenza non di rado molte delle convinzioni che crediamo nostre altro non sono che convinzioni d'altri che noi abbiamo assimilato/accettato, cosicché sotto un certo punto di vista siamo vittime d'altri, che a loro volta son stati vittime, ecc.. Giungere alla consapevolezza di trovarsi in una situazione d'ansia patologica è il primo passo utile per poterla affrontare: cercare un buon terapeuta cui affidarsi per uscirne è un atto di coraggio che richiede l'ammissione dell'esistenza d'un problema, di una causa profonda ancorché sconosciuta e la volontà di cercare un nuovo modo di vivere. Alla prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 9 aprile 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 26 di 32

È purtroppo vero che regola vigente in questa realtà decaduta e in continuo divenire è che "il pesce più grande mangia quello più piccolo; il più forte domina e opprime i più deboli" e nello sviluppo di questo processo è stata perfettamente rispettata. Sciaguratamente l'evoluzione del cambiamento ha oggi raggiunto una portata tale da poter causare danni enormi a ogni livello terracqueo se non si introduce Saggezza nel procedere: non si tratta di "buttare tutto alle ortiche", molto di quanto è stato reso disponibile opportunamente utilizzato può portare a raccogliere "buoni frutti", ma occorre "correggere la rotta per evitare il naufragio". Anche l'attuale possibilità di realizzare città virtuali che non hanno più consistenza fisica è ad alto rischio; e i primi effetti nefasti si iniziano a vedere: da nuove regole di relazione e di rapporti anche di potere, a fatti come la "persecuzione" in rete, ad esempio, che porta alcuni al suicidio; purtroppo l'operare virtualmente è da molti mentalmente associato al giocare e il non avere così coscienza del reale risultato di quanto si fa porta a perdere la consapevolezza degli effetti che l'immaginazione tradotta in realtà non a mezzo d'azioni fisiche, bensì a mezzo d'un computer, può dar luogo: tanti crimini che sono reali e non virtuali. In questo modo si diffonde una gran sofferenza tra quanti ne subiscono impotenti lo strazio che segue a quanto è stato fatto ai loro cari e quanti si rendono conto dell'avvento di tale sgradita crescente perdita di coscienza, senza poter "riportar senno" nelle menti di quanti affrontano superficialmente questo "vortice" sino a lasciarsi risucchiare e da irresponsabili giungere a comportamenti deleteri. Non si tratta d'essere antiprogressista, bensì di far chiarezza su cosa sia il progresso: tecnologie e macchine da una parte devono essere strumenti a disposizione dell'essere umano e non viceversa; dall'altra occorre predisporre mezzi adeguati per impedire ai dissennati d'arrecar danno usandole. Per l'Umanità il reale progresso deve rapportare tutto all'essere umano e all'ambiente in cui vive per far si che in ognuno/a maturi una sempre maggiore consapevolezza di se stesso/a, quindi dell'essenza della nostra natura fondamentale, così da capire che nessuno può esser considerato un oggetto a disposizione di . . . , bensì sempre soggetto e artefice della propria esistenza; e che solo nei leali vicendevoli sostegno e co-operazione si trova il necessario per raggiungere il ben-essere: il liberismo senza adeguati limiti stravolge le positive possibili prospettive di sviluppo ponendo tutto e tutti in grave pericolo; è sempre bene ricordarsi che questa realtà "ammorbata e falsa" nasconde alla vista la Realtà, propone pericolose illusioni e tende a contagiare chi ci vive . . . un esempio potrà chiarire più di molte parole: non è un corpo "comprato" che può dare conforto al "cuore" e portare serenità alla mente e letizia nella vita; solo il "calore" donato in assoluta libertà da un'"anima" a un'altr'"anima" può fare ciò . . . ironia della sorte: potere e ricchezze nulla possono a questo livello . . . attraverso la sofferenza anche questo vien messo in luce dall'ansia oggi diffusa tra gli esseri umani, occorre solo avere il coraggio di voler vedere. Poiché l'azione della Terapia Energetica tocca tutti i livelli in cui un essere esiste ho fatto questo accenno sui motivi che stando a monte investono l'intera Umanità e non solo, giacché son collegati ai disturbi accusati dai pazienti e rientrano tra quanto s'affronta con l'intervento energetico, che non è un'azione controllabile da ragione e attenzione, troppe sono contemporaneamente le cose da tener presenti; ci si riesce solo operando in stato meditativo. Ciò evidenziato sarà ora maggiormente comprensibile la differenza tra il trattamento energetico che propongo e qualsiasi altro trattamento sanitario; per questo nei miei vari articoli ho sempre parlato di collaborazione leale e costruttiva tra professionisti diversamente preparati riferendomi alla possibile co-operazione con i vari terapeuti dell'Area Sanitaria legalmente riconosciuti. Detto ciò torno al particolare. Chiaramente l'ansia è individualmente portata dal trovarsi in condizione di non farcela, nonostante impegno - costanza - sforzo profusi, a far fronte ai fatti relativi alla propria condizione sentimentale - familiare - sociale - ecc., come a tutte le spese - incombenze - tributi - ecc. cui questa società, che offre innumerevoli possibilità a quanti riescono a "stare nel sistema", ma al di là delle parole senza reale pietà stritola chi cade, obbliga. A livello psichico l'ansia porta tensione, nervosismo, eccessiva preoccupazione sia per sé che per gli altri cui si vuol bene, insonnia, facilità al pianto, ecc.; col tempo questi disturbi evidenziano sintomi anche a livello somatico provocando palpitazioni, vertigini, nausea, disturbi visivi, aumento della sudorazione, disturbi della sessualità, emicranie, coliti, ecc.; può comparire e progressivamente aumentare la paura a stare nei luoghi affollati, al buio, ecc., sino a portare ad attacchi di panico con profondo disagio che gradualmente riduce le attività cui l'individuo si dedica e in alcuni casi può portarlo a bloccarsi: l'ansioso inizia vivendo in un costante stato di allarme che da una parte lo mette in tensione inducendolo a temere disgrazie - incidenti - insuccessi - ecc., e continuamente bruciandogli energia dall'altra lo porta a non riuscir più a tollerare le attese e la competizione. L'ansia può per gradi portare alla depressione: sempre più raramente si presentano momenti con gioia di vivere, sempre più si diventa inclini a essere solitari, seri, malinconici, l'autostima vien meno e nonostante spesso si sia meticolosi, perfezionisti, coscienziosi fino all'eccesso sentendo fortemente la propria responsabilità in tutto ciò che si fa, crescono pessimismo, sentimenti di inadeguatezza/disperazione e si diventa negativamente autocritici. Uno dei problemi è che spesso si cerca di combattere l'ansia, guerra persa prima di cominciare, mentre il punto è essere presenti nelle azioni che facciamo mentre le facciamo nel miglior modo a noi possibile e non cercando di farle come le farebbe qualcun altro: anche se a prima vista può apparire come un rinunciare a migliorarci, è invece in effetti l'unica via certa per raggiungere il miglior livello a noi possibile. Non è un male cercare d'essere un modello, un punto di riferimento, una persona sulla quale si può fare affidamento; ma non bisogna esagerare: è già difficile far la cosa giusta al momento giusto e farla bene, mentre può rivelarsi impossibile cercar d'accontentare tutte le richieste, benché lecite, che ci fanno anche solo le persone che amiamo: occorre riconoscere e accettare (in senso Religioso, "Deus Caritas est", si potrebbe usare il verbo Amare nella pienezza del suo significato) i propri limiti. Ancor peggio per se stessi è quando non si presta la necessaria attenzione ai propri veri desideri e ci si impone d'essere un determinato modello a tutti i costi: come già fatto notare non siamo macchine e un programma troppo rigido può bloccarci e non permetterci più d'esprimerci come potremmo. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 19 marzo 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 25 di 32

Con l'avvento della Rivoluzione Industriale nell'ambito lavorativo l'essere umano inizia a perdere la sua importanza e le tecnologie applicate introducono un nuovo concetto di qualità: non si produce più per soddisfare la richiesta di qualcuno, ma per vendere a chiunque; le macchine prendono a governare il processo produttivo, che necessariamente non ha spazio per quei particolari e preziosità proprie del lavoro manuale, ma ben s'adatta a un mercato via via sempre più indirizzato verso un consumo in continua e rapida mutazione. Col passaggio all'automazione post-industriale le macchine consolidano la loro importanza, tanto che nuove regole prendono piede, aumentano gli strumenti a controllo numerico, diventa comune il concetto di iperproduttività: l'essere umano non è solo sempre meno autonomo nel suo lavoro, ma diventa quasi uno strumento accessorio per le macchine, che sempre più l'estromettono dai passaggi lavorativi: dove un tempo cento persone venivano occupate ora può bastarne una e non si riesce più a inventarsi con sufficiente rapidità nuovi lavori per occupare gli altri novantanove; ne consegue grave disagio per le popolazioni e nuovi seri problemi per mantenere l'ordine pubblico/sociale. Questi fenomeni han portato a rivoluzioni sia nei trasporti che nelle comunicazioni: via l'avanzare lento d'animali e vele; progressivamente appaiono telegrafo, ferrovie, navi a vapore . . . autostrade, aeroporti . . . strumenti della realtà virtuale, per soddisfare l'esigenza di ridurre i tempi necessari aumentando sempre più sia la velocità che le dimensioni d'ogni invio: la calma per riflettere e agire in modo saggio da virtù viene squalificata a difetto, in ogni settore i tempi imposti sempre meno rispettano la natura umana e sempre più sono a misura di macchina; con ogni mezzo si cerca di rendere l'essere umano capace di funzionalità all'altezza dell'evoluzione tecnologica . . . Ma c'è da chiedersi se: "qualcuno ha il diritto d'usar macchine e tecnologia per renderci schiavi/burattini, o queste non dovrebbero piuttosto servire a migliorare la qualità della vita di esseri coscienti del loro valore e posto all'interno dell'Universo?!!". Non bastano certo i vantaggi che passando dal macro al nano questa linea di sviluppo dell'attuale società offre a compensare il valore della rinuncia che in cambio pretende: diventare macchina significa cessare d'essere uomo/donna. Senza voler contestare, ma solo per far chiarezza, penso valga la pena di riflettere sul fatto che tutto è cominciato dopo che con la scoperta dell'America gradatamente il centro del commercio è passato dal Mar Mediterraneo all'Oceano Atlantico e col passar dei secoli avvalendosi dei progressi delle tecnologie è stato possibile passare da un sistema economico basato sulla produzione e consumo di prodotti locali a uno basato sullo scambio di prodotti d'ogni zona del pianeta; conseguentemente ciò ha impresso un'accelerazione allo sviluppo della delocalizzazione produttiva dislocata in Regioni - Stati - Continenti diversi, e tale è stato il suo incremento che oggi porta all'interruzione parziale o totale dell'attività produttiva in una zona del pianeta con contemporaneo spostamento di suddetta attività in diverso sito allo scopo di godere dei vantaggi della nuova ubicazione. Se questo si fosse limitato al delocalizzare singole funzioni produttive nei luoghi effettivamente più adatti per ogni singola attività non ci sarebbero guai e si sarebbe così potuto anche risolvere il problema della povertà in tutto il mondo, giacché in ogni luogo del pianeta ci sarebbe lavoro e benessere per le popolazioni residenti; ma quando invece il tutto è legato unicamente alla convenienza economica e come al giorno d'oggi non esistono misure internazionali e intercontinentali idonee a compensare gli squilibri a livello planetario tra effetti positivi e negativi, ecco fare il loro ingresso problemi legati a sfruttamento (spostamento del lavoro in zone in via di sviluppo ove si possono tenere bassi i salari e al tempo stesso evitare di garantire i diritti umani, cosicché non vengono dati reali benefici a chi lavora e al tempo stesso si danneggia l'economia locale) insieme a politiche sistemiche attuate da alcuni Stati al fine di attirare investimenti stranieri; il risultato è avere da una parte territori che subiscono una netta diminuzione dei posti di lavoro e perdono competitività strutturale in quanto tutto l'indotto legato alle necessarie subforniture perde ragione di esistere, cosicché i lavoratori professionalizzati ai vari livelli non trovano più sbocco lavorativo per le loro competenze, e da un'altra territori che ottengono posti di lavoro, investimenti e strutture che generano un repentino aumento di ricchezza in effetti non equamente distribuita, senza che nessuno abbia mai comunque certezza di seguitare ad avere continuità lavorativa sul territorio. Tutto ciò ha portato per gradi alla globalizzazione/mondializzazione, che di fatto è un processo di interdipendenze economiche, culturali, politiche e tecnologiche, che da una parte ha aumentato la velocità di inviare e ricevere comunicazioni - informazioni - merci, incrementando la concorrenza e offrendo opportunità di crescita anche a Paesi rimasti a lungo ai margini dell'economia; ma dall'altra ha aumentato le disparità sociali, ha causato la perdita delle identità locali, ha ridotto le sovranità nazionali e l'autonomia delle economie locali, ha leso il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della vita privata dei singoli, che ben difficilmente possono controllare che solo in casi di effettiva necessità altri possano accedere alle informazioni che personalmente li riguardano, e non ultimo ha una grossa responsabilità nel crescere del degrado ambientale. Come nel 2008 ha ricordato Papa Benedetto XVI, questa globalizzazione non è sinonimo di ordine mondiale, inoltre i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse idriche, energetiche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, a ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. Anche se la storia insegna come il successo abbia inebriato chi non ha saputo rimaner consapevole dei propri limiti e del rispetto dovuto agli altri, sicché in diverse occasioni ci sono stati esseri umani che hanno perso la "Saggia Intelligenza", è davanti agli occhi di tutti che se l'eccessivo protezionismo nel passato si è rivelato una cattiva soluzione, oggi l'eccessiva liberalizzazione si sta rivelando una soluzione ancora peggiore; quindi è indispensabile riflettere e voler cercare e individuare un giusto equilibrio tra i due al fine di ritrovar anche il rispetto per il primato della Vita e aver così diritto ad avere Vita in sé. In tutti i campi sappiamo che vale la regola enunciata da un vecchio proverbio "Non tirar troppo la corda, perché prima o poi si strappa!"; pure in questo caso la cosa non cambia; e quel racconto sulla "Torre di Babele", sebbene proposto in un linguaggio "mitico e suggestivo", può benissimo essere il ricordo dell'ingloriosa fine d'una società umana che, ritenendo di dover rispettare null'altro che le proprie regole e non aver limiti d'azione, è "esplosa" distruggendo quanti si credevano i "padroni del mondo" e portando dalla globalizzazione alla superframmentazione. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 26 febbraio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 24 di 32

Fermandosi a considerare come negli ultimi decenni questa società sempre più abbia messo in evidenza l'effimero, presto vecchio e inutile, a discapito di effettivi valori e realmente necessari e durevoli beni; e come purtroppo quest'idea vada a influire pure sul come vengono costruiti i vari strumenti d'uso comune, non certo fatti per durare, e come contemporaneamente sia stato per gradi sradicato il senso di responsabilità e "annacquata" la moralità, tanto che va riconosciuto come di fatto nessuna sufficiente salvaguardia venga fornita alle popolazioni residenti, che necessitano di sicurezza in quanto a lavoro e ordine pubblico per condurre una vita onesta decorosa e sana, mentre da una parte il liberismo economico ha raggiunto un potere tale da rendere suoi servi gli Stati, che di fatto sono obbligati a favorire in ogni modo il mercato anche usando soldi pubblici per costruire infrastrutture ad esso utili e legiferando in modo tale da eliminargli i possibili ostacoli, e dall'altra non v'è adeguato contrasto alla violenza; allo stesso modo come quest'idea abbia influito anno dopo anno sul come i rapporti umani vengono intesi e vissuti, troppo spesso più orientati a guadagnarci il più possibile senza preoccuparsi del/la malcapitato/a di turno che non a costruire qualcosa di solido genuino e duraturo; e anche come per rendere sempre più agevole, quasi fosse naturale, l'avanzare di quest'idea (i cui connotati diventano perversi superato un preciso limite) sempre più si cerchi di eliminare l'umanamente tangibile/visibile (ad esempio obbligo di inviare - iscrivere - pagare - ecc. esclusivamente on-line, presuntuosamente non volendo tener in serio conto i tanti disagi provocati, i molti danni causati, il vantaggio dato a chi delinque via internet a fronte dei reali pochi benefici ottenuti; arrogantemente ritenendosi superiori a quegli ignoranti - antiprogressisti - stolti che, ritenendo il Bene dell'essere umano non possa essere raggiunto col solo uso di macchine sempre più sofisticate dotate di programmi via via più avanzati, vorrebbero non fosse impedito l'uso alternativo d'altri mezzi collaudati nel tempo e ancora funzionali) così da distruggere gradatamente l'abitudine alla comunicazione interpersonale, il valore del lavoro delle "manine sante", quel contatto tra esseri umani che va assai oltre il virtualmente possibile e così, rendendo obbligatorio l'"interfacciarsi" con "macchine senza vita e personalità", impedire sempre più che ci si possa spiegare, comprendere davvero e unendosi riprender coscienza della nostra vera essenza e trovar la forza di riappropriarsi di ciò cui la "discesa" in questa realtà in continuo divenire ci ha privati (la teleinformatica è cosa buona e presenta indubbi vantaggi se viene utilizzata come un'opportunità in più a disposizione di tutti, diventa invece assolutamente nefasta se imposta come unica possibilità: la dipendenza rinsecchisce intelligenza e decisionalità); e come purtroppo a vari livelli sia invalsa l'abitudine a non cercare effettivi rimedi ai problemi che sorgono, bensì limitarsi a "tamponare" le situazioni difficili con strumenti provvisori spostando la soluzione degli stessi in chissà quale futuro, concausa dell'attuale crisi, lasciando ai posteri l'arduo compito di liberarsi dell'ingrato fardello anziché assumersene l'onere prendendo sul momento decisioni efficaci e probe pur se impopolari; ci si rende conto di come sia a livello individuale che sociale l'ansia rappresenti la "voce interiore", incomprensibile a chi vive da superficiale - egoista - presuntuoso, che ci avverte come sia ormai arrivato il momento di fermarci, fare coraggiosamente il punto della situazione e rendersi così conto dell'inconsistenza e della sconsideratezza di tale agire, quindi cercare una via percorribile per venir fuori da questa "landa malsana", mettendo in conto che sarà doloroso/faticoso e non immediato uscirne: poco conta se abbiamo centrato gli obiettivi (per lo più non necessari; a volte addirittura nocivi) proposti dall'odierno vuoto e per certi versi perverso modo di vivere; l'ansia sembra proprio essere uno strumento determinante nello spazzare via questa mentalità che relativamente al Bene dell'Umanità si rivela pericolosa e senza solidità/valore, quindi (per chi vuol aprire gli occhi e sturarsi le orecchie) inadatta a costruire la nostra vita su basi realmente salde e salubri. Preso atto di quanto accade d'assolutamente spiacevole e, benché comprensibile vista la strada che si sta percorrendo e che "umanamente" parlando porta a regressione, comunque assolutamente non accettabile, mi pare opportuno far notare come l'essenza di "maschio" - "femmina" è compresa superata e completata in quelle di "uomo" - "donna", che non possono essere quindi considerati sinonimi dei primi. Ciò può essere ben compreso usando parole che in un vecchio film son state messe sulle labbra d'un boss: "Ci sono gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi e i quaraquacquà."; e il rispetto da costui portato andava scemando sino ad annullarsi passando dai primi agli ultimi. Anche l'essenza di "uomo" e "donna" è poi compresa superata e completata in quella di "unità", come ho cercato di spiegare in questi anni. Purtroppo al di là delle semplici parole questa nostra società marcia in senso inverso all'"unità"; al contrario di quanto ad esempio fanno "Annunci" tipo quello "Cristiano" e quello "Buddhista": la vera "Religiosità", quella che come un setaccio toglie le "impurità" a pensieri/parole/azioni portando al vicendevole spontaneo sostegno, è estremamente scomoda per chi vuol portare l'Umanità avanti per questa strada; ma se si butta l'aspetto Religioso della Vita fuori dalla nostra mente, poco valore resta alla vita e di conseguenza poco anche agli esseri viventi, umani compresi. Detto ciò è necessaria una spiegazione adeguata sul perché metto in evidenza alcuni aspetti/rischi dell'odierno "vivere", anche per dar ragione della differenza e della bontà del trattamento energetico che propongo. La "macchina" è stato un elemento fondante dello sviluppo industriale ed è gradatamente divenuta simbolo dell'idea di progresso. Lo sviluppo della tecnologia e le sue possibilità di perfezionamento insieme al fatto che queste macchine continuamente vengono ammodernate, migliorate e fanno cose impossibili a esseri umani e animali, ha incessantemente rafforzato l'dea che il progresso viene dal sempre migliore e smisurato lavoro possibile con l'uso di queste "macchine"; tutto ciò ha portato la conseguente svalutazione dell'importanza dell'intervento diretto di uomini e donne nella costruzione di quanto serve, a differenza di quanto accadeva quand'era indispensabile la produzione artigianale. Mentre il lavoro artigianale esprime abilità manuale e inventiva insieme a carattere e passione di chi lavora, quindi arricchisce l'opera d'un intrinseco valore aggiunto, tanto che pure oggetti prodotti dalle medesime mani seppur simili mai son perfettamente uguali e ogni manufatto è perciò unico, viceversa la produzione industriale porta all'estinzione questo valore e unicità del prodotto; con la serializzazione delle merci e la conseguente ripetizione assolutamente identica degli oggetti vien poi preferita in quanto garanzia di disponibilità quantitativa per un mercato in rapida espansione che prende a privilegiare l'Avere anziché l'ESSERE. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 5 febbraio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 23 di 32

Poiché trattare il problema di crisi d'identità/esistenziale degli esseri umani secondo un punto di vista non convenzionale porta il discorso oltre i consueti confini, mi pare corretto far riflettere sul fatto che ben oltre i due terzi della biosfera, cioè tutto quello che consideriamo vivo, è rappresentato dal Regno Vegetale; considerato tutto ciò è chiaro che un atteggiamento troppo antropocentrico non è accettabile, anzi, è prestando attenzione e considerando in quante forme e modi la Vita si rivela a noi che si evidenzia come ciò che appare sono mezzi. Il discorso potrebbe poi allargarsi e, prendendo in considerazione come alla base possa esserci una Coscienza Universale, riflettere sui processi individualizzanti e armonizzanti passando attraverso i vari punti di suddivisione nel tempo, le conseguenze delle particolari condizioni ambientali, ecc.; questo è però solo un articolo, quindi non vado oltre l'accenno. In ogni caso penso d'aver fornito "materiale" per motivare il prendere in considerazione sia che l'encefalo possa non essere l'artefice di pensieri, sentimenti, coscienza di se stessi, ecc., come pure l'esistenza di un'Entità, che va oltre la materia e questa realtà, e che presiede tutto ciò, indipendentemente dal fatto che l'umana scienza possa dimostrare o negare tale esistenza. Per aumentare le possibilità di comprendere come l'intervento del terapeuta energetico, che certo non disdegna quanto la scienza mette a disposizione ed è ben lieto di collaborare con quanti operano in campo Sanitario e Sociale, non sia simile ad altri interventi in uso nella Medicina Convenzionale, ho portato la riflessione non solo oltre l'ambito prettamente umano, ma al di là anche dell'ambito animale: l'azione che si mette in atto operando in unione con l'Energia è tesa a prendersi cura della Vita, quindi va oltre il risolvere semplicemente singole situazioni per gravi possano essere . . . infatti, assistendo la persona nel percorso di superamento d'ostacoli e problemi causanti il dichiarato stato di malessere psicofisico e non solo, si agevola anche l'intervento delle Unità superiori di cui quella persona fa parte, quindi si co-opera al "miracolo" della Vita; ecco perché tanta importanza hanno l'umiltà, l'interiorizzazione, la meditazione e l'ascolto del "sussurro energetico" cui più volte ho accennato: indispensabili al terapeuta, molto utili per i pazienti e per chiunque stia cercando di "crescere e completarsi" . . . quale insegnante oltre che terapeuta, evidenzio come l'allievo/a sia per il/la docente anche un/a paziente: ce ne si prende cura insegnando, seguendo l'apprendimento, rispiegando quando necessario, ma anche aiutandolo/a a liberarsi di ciò che per lui/lei è dannoso e così metterlo/a in condizione di migliorare il proprio stato di salute globale, acciocché a sua volta possa raggiungere la consapevolezza necessaria per operare in unione con l'Energia. Tutto ciò anche per offrire maggiore possibilità d'aver coraggio senza essere temerario e libertà di aprirsi a nuove conoscenze; tener conto di queste conoscenze è un po’ essere come l'uccellino che sente tremare il ramo su cui è appoggiato, eppure continua a cinguettare tranquillo, conscio d'aver le ali che gli permettono di salvarsi volando via. Ho voluto spendere qualche parola sulla reale importanza della materia relativamente alla Vita per il fatto che, a differenza del passato, con ogni mezzo sempre più si cerca di non accettare e non lasciar vedere l'importanza di ciò che trascende la materia e al contrario troppa si vuol darne a quest'ultima: se la consapevolezza non va oltre il materiale diventa impossibile vivere pienamente l'esistenza che si ha; anche quando si raggiunge uno stato di relativo ben-essere non potrà mai essere completo e facilmente possono presentarsi momenti d'ansia che appesantiscono la mente e minano la serenità evidenziando la presenza di "vuoti" che non si sa come colmare. Terminerò quindi l'articolo con un breve accenno all'ansia. Ho iniziato l'articolo ricordando che il termine "CRISI", etimologicamente rimanda al concetto di "SCELTA"; quando si è chiamati a decidere un cambiamento per far fronte a mutate esigenze e/o circostanze, quindi a escogitare un nuovo modo di ESISTERE per confrontarsi col mondo che ci circonda e reagire alle situazioni che gli avvenimenti portano in essere: un evento-rivoluzione più o meno ampia e profonda, che tutto ponendo in divenire determinerà una trasformazione. Il poter scegliere è possibilità di crescita - maturazione legata alla libertà dell'essere umano, però quando non si riesce a valutare in modo corretto e completo la situazione si reagisce in modo errato, trovandosi poi in una spiacevole o addirittura pessima condizione, che va dal riportare "lesioni" a una o più microidentità, sino al generare una profonda crisi esistenziale con un'incrinatura al senso stesso del nostro stare al mondo. Ho evidenziato come spesso stati ansiosi, attacchi di panico, disturbi fobici, ecc., sono sintomi che nascondono o derivano da queste microlesioni avvenute durante una fase di mutamento/adattamento della personale struttura per superare le prove che la vita continuamente pone di fronte; ecco come l'ansia può rappresentare un richiamo alla nostra attenzione da parte dell'energia vitale che è in noi per metterci sul "chi vive" nelle situazioni di pericolo, quando non troviamo sufficiente senso in ciò che facciamo, non sappiamo dove stiamo andando e finiamo per perdere il senso della nostra vita. Un'ansia costruttiva ci permette di ri-orientarci e ci stimola a realizzare obiettivi indispensabili per dar senso alla nostra vita. Se mettiamo in conto l'importanza che questo campanello d'allarme ha avuto in un ambiente carico di minacce, com'è ipotizzabile sia stato quello preistorico, è normale che da sempre accompagni gli esseri umani; il problema sorge quando questo meccanismo continua a produrre i suoi effetti anche in mancanza di eventi potenzialmente ansiogeni, portando a uno stato permanente di tensione che compromette sia le capacità operative che quelle di giudizio. Soprattutto le moderne società hanno generato condizioni che alimentano l'ansia di successo personale, di razza e popolo . . . cioè l'ansia di conquistare, di raggiungere prestigio e collegato benessere, di ottenere e mantenere il potere. L'avvento della convinzione che il benessere è fondato sul possesso ha fatto perdere la coscienza dei reali bisogni; si rincorre l'effimero, il superfluo, spesso finendo per disprezzare il necessario, col risultato che anche quelle scale di valori che per millenni hanno permesso alle comunità d'esser solide e prosperare con evidente vantaggio per l'Umanità finiscono per essere disconosciute quando non addirittura derise; ecco allora che vengono a mancare "fondamenta solide su cui costruire" e il sentire "nebbiosamente" in sé che così non va porta all'inquietudine: quando gli unici valori intorno a cui gira l'esistenza sono sganciati dai bisogni reali, ecco arrivare l'ansia = paura di perdere tutto. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 15 gennaio 2015

Terapia Energetica e crisi di identità 22 di 32

Le piante ricordano condizioni ambientali che hanno incontrato in passato e le risposte fisiologiche che si sono dimostrate adeguate, si veda ad esempio come sanno prepararsi all'inverno e riprendersi in primavera, inoltre nel tempo dimostrano d'essere capaci di procedere per tentativi fino a trovar nuove e migliori soluzioni per risolvere i problemi e godere d'una condizione di vita migliore, cioè di apprendere. Danno prova d'esser capaci d'effettuare calcoli sul rapporto costo-benefici, quando ad esempio competono tra loro per la luce del Sole, bene essenziale per la vita vegetale; ugualmente quando considerano salinità, umidità, presenza di parassiti, ecc. del terreno su cui si trovano per decidere il miglior tipo di crescita: sviluppo delle radici - fogliare - allungamento del fusto - difese - ecc.: considerata la complessità della situazione non può essere una risposta automatica, ma un continuo "ragionare - sperimentare - riflettere - ecc." onde vivere nel miglior modo possibile. Hanno organi di senso molto raffinati, infatti s'è visto che una semplice radice di mais messa in un labirinto per renderle arduo giungere all'azoto, importante per la crescita, ci arriva senza sbagliare nel trovare la via più breve. Le piante sono esseri sociali, ma non necessariamente socievoli, possono comunicare tra di loro sia a mezzo di sostanze che secernono dalle radici nel suolo, che molecole volatili emesse dalle foglie e dai fiori: possono essere tanto armi chimiche contro piante circostanti (poco potenti se rivolte a una della stessa specie, forti se è un'avversaria: percependo questi stimoli l'apice radicale della pianta vicina sfruttando quanto ricorda decide cosa fare.) o i predatori, che messaggi amichevoli per attirare impollinatori o avvertire altre piante della presenza di pericoli e così dar loro il tempo di prepararsi ad affrontarli (anche le piante evidentemente riconoscono che l'unione fa la forza e aumenta possibilità di sopravvivenza e di riprodursi); l'uso dei segnali visivi e olfattivi evidenzia l'effettiva intenzione delle piante di comunicare anche con gli animali; quindi un'intelligenza vegetale si aggiunge a quella animale. Consideriamo che ogni apice radicale della singola pianta è autonomo e può decidere cosa fare in autonomia; una pianta adulta può avere centinaia di radici e quindi di piccoli cervelli, che in caso di necessità nell'interesse superiore dell'essere di cui son parte sanno anche comunicare tra loro e coordinarsi; ne risulta un cervello "sparso", quasi una rete, capace di fornire alla pianta una forma di coscienza di sé; infatti, mettendone due geneticamente identiche accanto, quella che è messa in ombra dall'altra si muove alla ricerca della luce, mentre non fa nulla quella che s'accorge di farsi ombra da sola con un ramo. Inoltre sono dotate di qualcosa paragonabile al nostro olfatto e la loro sensibilità alle vibrazioni è tale che probabilmente sono in grado di percepire quelle della nostra voce: "Sono magari in grado di capirci?". Si dice che i Popoli Pellerossa chiamassero "Popolo di Pietra" la struttura minerale su cui tutti vivono e gli alberi il "Popolo in Piedi"; oggi si sa per certo che hanno organi sessuali, producono ormoni e sono esseri intelligenti; quindi anche l'attuale modo di valutare le forme di vita vegetale dovrebbe farsi più attento. Gli esseri più grandi e longevi che esistono sulla terra fanno parte dei vegetali; per di più quello che vediamo è la parte che esce fuori dalla terra, quella riproduttiva, mentre quella più "preziosa" che permette alla pianta di crescere - vivere nel miglior modo possibile - riprodursi - ecc. sta sotto terra ben nascosta: varrebbe la pena rifletterci, rivedere alcune posizioni riguardo agli aspetti della Vita e soffermarsi sull'importanza del cercare e trovare il tempo di estraniarsi per un po’ dalle "mille luci e rumori" di questo mondo e "interiorizzarsi" per ri-trovarsi e ri-conoscersi . . . chi non si conosce non sa cosa fare per curarsi - guarire - star bene - trovare la serenità - ecc.. È un'idea abbastanza diffusa che l'evoluzione sia come una piramide: esseri unicellulari alla base, poi piante, a seguire insetti, rettili, uccelli, mammiferi; in cima l'uomo/donna col cervello capace di pensare; si potrebbe quindi ritenere che le piante siano a un basso livello evolutivo. Assolutamente falso: si da il caso che qualsiasi organismo vivente oggi esistente di fatto è all'apice della SUA catena evolutiva, ma capire perché l'evoluzione avanzi contemporaneamente per così tante vie non è di facile comprensione; per fare un esempio posso ricordare che le angiosperme sono piante che si sono evolute dopo l'avvento dei mammiferi . . . la stessa ricerca scientifica ha dimostrato che il più delle volte ciò che è non è quanto appare; a livelli non indagabili dall'umana mente quest'insieme di operazioni possono avere un significato che ci sfugge; è un fatto degno di grande attenzione, invece normalmente non gli si presta molta attenzione. È poi il caso di considerare come individuo significa essere indivisibile, infatti una parte amputata a un umano non ha possibilità di generare un altro individuo; tra gli animali i lombrichi son strutturati in modo da sopravvivere formando due individui dopo essere tagliati in due, ma nelle piante questa possibilità è esaltata: sono "costruite" in maniera assai differente dagli animali; possono muoversi, ma non hanno la possibilità di spostarsi fisicamente, però una loro parte staccata e portata altrove può attecchire e "costruire" una copia della pianta da cui origina; non hanno organi come fegato, polmoni, cervello, ecc., tanto che può arrivare un animale e mangiarle per nutrirsi senza ucciderle: la loro struttura è formata da tanti moduli che possono anche venir portati via alla pianta che li ha generati, senza che ciò le tolga la vita. Sono organismi strettamente territoriali che si sono forzatamente evolute ognuna al''interno d'una particolare zona, mentre gli animali da sempre hanno avuto la possibilità di spostarsi alla ricerca dei luoghi più adatti alla loro sopravvivenza: anche riflettere su come queste particolari forme di vita, che non possono scappare di fronte all'avvento di situazioni pericolose, si siano adattate a far di necessità virtù e riescano non solo a sopravvivere, ma ad abbellire anche i luoghi peggiori, può far scoprire insperate vie per uscire dalla "spirale" che in una crisi trascina verso situazioni sempre più difficili e dolorose. Senza i vegetali assai ardua, se non impossibile, sarebbe l'esistenza d'una catena alimentare; mentre se a mancare fossero gli animali, ciò non renderebbe impossibile la vita dei vegetali: si adattano a vivere ovunque, tanto in zone dove quasi non piove che immerse nell'acqua, sia dolce che salata; quando dopo l'eruzione d'un vulcano si formano delle isole, appena la temperatura del suolo s'abbassa le prime forme di vita che le colonizzano sono i vegetali; i semi sono spostati dal vento e alcuni, come ad esempio le noci di cocco, anche dall'acqua, considerando l'immensa quantità di specie è chiaro che i vegetali riescono a crescere ovunque. Cordiali saluti. Robino Mariano