giovedì 26 febbraio 2015
Terapia Energetica e crisi di identità 24 di 32
Fermandosi a considerare come negli ultimi decenni questa società sempre più abbia messo in evidenza l'effimero, presto vecchio e inutile, a discapito di effettivi valori e realmente necessari e durevoli beni; e come purtroppo quest'idea vada a influire pure sul come vengono costruiti i vari strumenti d'uso comune, non certo fatti per durare, e come contemporaneamente sia stato per gradi sradicato il senso di responsabilità e "annacquata" la moralità, tanto che va riconosciuto come di fatto nessuna sufficiente salvaguardia venga fornita alle popolazioni residenti, che necessitano di sicurezza in quanto a lavoro e ordine pubblico per condurre una vita onesta decorosa e sana, mentre da una parte il liberismo economico ha raggiunto un potere tale da rendere suoi servi gli Stati, che di fatto sono obbligati a favorire in ogni modo il mercato anche usando soldi pubblici per costruire infrastrutture ad esso utili e legiferando in modo tale da eliminargli i possibili ostacoli, e dall'altra non v'è adeguato contrasto alla violenza; allo stesso modo come quest'idea abbia influito anno dopo anno sul come i rapporti umani vengono intesi e vissuti, troppo spesso più orientati a guadagnarci il più possibile senza preoccuparsi del/la malcapitato/a di turno che non a costruire qualcosa di solido genuino e duraturo; e anche come per rendere sempre più agevole, quasi fosse naturale, l'avanzare di quest'idea (i cui connotati diventano perversi superato un preciso limite) sempre più si cerchi di eliminare l'umanamente tangibile/visibile (ad esempio obbligo di inviare - iscrivere - pagare - ecc. esclusivamente on-line, presuntuosamente non volendo tener in serio conto i tanti disagi provocati, i molti danni causati, il vantaggio dato a chi delinque via internet a fronte dei reali pochi benefici ottenuti; arrogantemente ritenendosi superiori a quegli ignoranti - antiprogressisti - stolti che, ritenendo il Bene dell'essere umano non possa essere raggiunto col solo uso di macchine sempre più sofisticate dotate di programmi via via più avanzati, vorrebbero non fosse impedito l'uso alternativo d'altri mezzi collaudati nel tempo e ancora funzionali) così da distruggere gradatamente l'abitudine alla comunicazione interpersonale, il valore del lavoro delle "manine sante", quel contatto tra esseri umani che va assai oltre il virtualmente possibile e così, rendendo obbligatorio l'"interfacciarsi" con "macchine senza vita e personalità", impedire sempre più che ci si possa spiegare, comprendere davvero e unendosi riprender coscienza della nostra vera essenza e trovar la forza di riappropriarsi di ciò cui la "discesa" in questa realtà in continuo divenire ci ha privati (la teleinformatica è cosa buona e presenta indubbi vantaggi se viene utilizzata come un'opportunità in più a disposizione di tutti, diventa invece assolutamente nefasta se imposta come unica possibilità: la dipendenza rinsecchisce intelligenza e decisionalità); e come purtroppo a vari livelli sia invalsa l'abitudine a non cercare effettivi rimedi ai problemi che sorgono, bensì limitarsi a "tamponare" le situazioni difficili con strumenti provvisori spostando la soluzione degli stessi in chissà quale futuro, concausa dell'attuale crisi, lasciando ai posteri l'arduo compito di liberarsi dell'ingrato fardello anziché assumersene l'onere prendendo sul momento decisioni efficaci e probe pur se impopolari; ci si rende conto di come sia a livello individuale che sociale l'ansia rappresenti la "voce interiore", incomprensibile a chi vive da superficiale - egoista - presuntuoso, che ci avverte come sia ormai arrivato il momento di fermarci, fare coraggiosamente il punto della situazione e rendersi così conto dell'inconsistenza e della sconsideratezza di tale agire, quindi cercare una via percorribile per venir fuori da questa "landa malsana", mettendo in conto che sarà doloroso/faticoso e non immediato uscirne: poco conta se abbiamo centrato gli obiettivi (per lo più non necessari; a volte addirittura nocivi) proposti dall'odierno vuoto e per certi versi perverso modo di vivere; l'ansia sembra proprio essere uno strumento determinante nello spazzare via questa mentalità che relativamente al Bene dell'Umanità si rivela pericolosa e senza solidità/valore, quindi (per chi vuol aprire gli occhi e sturarsi le orecchie) inadatta a costruire la nostra vita su basi realmente salde e salubri.
Preso atto di quanto accade d'assolutamente spiacevole e, benché comprensibile vista la strada che si sta percorrendo e che "umanamente" parlando porta a regressione, comunque assolutamente non accettabile, mi pare opportuno far notare come l'essenza di "maschio" - "femmina" è compresa superata e completata in quelle di "uomo" - "donna", che non possono essere quindi considerati sinonimi dei primi. Ciò può essere ben compreso usando parole che in un vecchio film son state messe sulle labbra d'un boss: "Ci sono gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi e i quaraquacquà."; e il rispetto da costui portato andava scemando sino ad annullarsi passando dai primi agli ultimi. Anche l'essenza di "uomo" e "donna" è poi compresa superata e completata in quella di "unità", come ho cercato di spiegare in questi anni. Purtroppo al di là delle semplici parole questa nostra società marcia in senso inverso all'"unità"; al contrario di quanto ad esempio fanno "Annunci" tipo quello "Cristiano" e quello "Buddhista": la vera "Religiosità", quella che come un setaccio toglie le "impurità" a pensieri/parole/azioni portando al vicendevole spontaneo sostegno, è estremamente scomoda per chi vuol portare l'Umanità avanti per questa strada; ma se si butta l'aspetto Religioso della Vita fuori dalla nostra mente, poco valore resta alla vita e di conseguenza poco anche agli esseri viventi, umani compresi.
Detto ciò è necessaria una spiegazione adeguata sul perché metto in evidenza alcuni aspetti/rischi dell'odierno "vivere", anche per dar ragione della differenza e della bontà del trattamento energetico che propongo.
La "macchina" è stato un elemento fondante dello sviluppo industriale ed è gradatamente divenuta simbolo dell'idea di progresso. Lo sviluppo della tecnologia e le sue possibilità di perfezionamento insieme al fatto che queste macchine continuamente vengono ammodernate, migliorate e fanno cose impossibili a esseri umani e animali, ha incessantemente rafforzato l'dea che il progresso viene dal sempre migliore e smisurato lavoro possibile con l'uso di queste "macchine"; tutto ciò ha portato la conseguente svalutazione dell'importanza dell'intervento diretto di uomini e donne nella costruzione di quanto serve, a differenza di quanto accadeva quand'era indispensabile la produzione artigianale.
Mentre il lavoro artigianale esprime abilità manuale e inventiva insieme a carattere e passione di chi lavora, quindi arricchisce l'opera d'un intrinseco valore aggiunto, tanto che pure oggetti prodotti dalle medesime mani seppur simili mai son perfettamente uguali e ogni manufatto è perciò unico, viceversa la produzione industriale porta all'estinzione questo valore e unicità del prodotto; con la serializzazione delle merci e la conseguente ripetizione assolutamente identica degli oggetti vien poi preferita in quanto garanzia di disponibilità quantitativa per un mercato in rapida espansione che prende a privilegiare l'Avere anziché l'ESSERE.
Cordiali saluti.
Robino Mariano
giovedì 5 febbraio 2015
Terapia Energetica e crisi di identità 23 di 32
Poiché trattare il problema di crisi d'identità/esistenziale degli esseri umani secondo un punto di vista non convenzionale porta il discorso oltre i consueti confini, mi pare corretto far riflettere sul fatto che ben oltre i due terzi della biosfera, cioè tutto quello che consideriamo vivo, è rappresentato dal Regno Vegetale; considerato tutto ciò è chiaro che un atteggiamento troppo antropocentrico non è accettabile, anzi, è prestando attenzione e considerando in quante forme e modi la Vita si rivela a noi che si evidenzia come ciò che appare sono mezzi.
Il discorso potrebbe poi allargarsi e, prendendo in considerazione come alla base possa esserci una Coscienza Universale, riflettere sui processi individualizzanti e armonizzanti passando attraverso i vari punti di suddivisione nel tempo, le conseguenze delle particolari condizioni ambientali, ecc.; questo è però solo un articolo, quindi non vado oltre l'accenno. In ogni caso penso d'aver fornito "materiale" per motivare il prendere in considerazione sia che l'encefalo possa non essere l'artefice di pensieri, sentimenti, coscienza di se stessi, ecc., come pure l'esistenza di un'Entità, che va oltre la materia e questa realtà, e che presiede tutto ciò, indipendentemente dal fatto che l'umana scienza possa dimostrare o negare tale esistenza.
Per aumentare le possibilità di comprendere come l'intervento del terapeuta energetico, che certo non disdegna quanto la scienza mette a disposizione ed è ben lieto di collaborare con quanti operano in campo Sanitario e Sociale, non sia simile ad altri interventi in uso nella Medicina Convenzionale, ho portato la riflessione non solo oltre l'ambito prettamente umano, ma al di là anche dell'ambito animale: l'azione che si mette in atto operando in unione con l'Energia è tesa a prendersi cura della Vita, quindi va oltre il risolvere semplicemente singole situazioni per gravi possano essere . . . infatti, assistendo la persona nel percorso di superamento d'ostacoli e problemi causanti il dichiarato stato di malessere psicofisico e non solo, si agevola anche l'intervento delle Unità superiori di cui quella persona fa parte, quindi si co-opera al "miracolo" della Vita; ecco perché tanta importanza hanno l'umiltà, l'interiorizzazione, la meditazione e l'ascolto del "sussurro energetico" cui più volte ho accennato: indispensabili al terapeuta, molto utili per i pazienti e per chiunque stia cercando di "crescere e completarsi" . . . quale insegnante oltre che terapeuta, evidenzio come l'allievo/a sia per il/la docente anche un/a paziente: ce ne si prende cura insegnando, seguendo l'apprendimento, rispiegando quando necessario, ma anche aiutandolo/a a liberarsi di ciò che per lui/lei è dannoso e così metterlo/a in condizione di migliorare il proprio stato di salute globale, acciocché a sua volta possa raggiungere la consapevolezza necessaria per operare in unione con l'Energia.
Tutto ciò anche per offrire maggiore possibilità d'aver coraggio senza essere temerario e libertà di aprirsi a nuove conoscenze; tener conto di queste conoscenze è un po’ essere come l'uccellino che sente tremare il ramo su cui è appoggiato, eppure continua a cinguettare tranquillo, conscio d'aver le ali che gli permettono di salvarsi volando via.
Ho voluto spendere qualche parola sulla reale importanza della materia relativamente alla Vita per il fatto che, a differenza del passato, con ogni mezzo sempre più si cerca di non accettare e non lasciar vedere l'importanza di ciò che trascende la materia e al contrario troppa si vuol darne a quest'ultima: se la consapevolezza non va oltre il materiale diventa impossibile vivere pienamente l'esistenza che si ha; anche quando si raggiunge uno stato di relativo ben-essere non potrà mai essere completo e facilmente possono presentarsi momenti d'ansia che appesantiscono la mente e minano la serenità evidenziando la presenza di "vuoti" che non si sa come colmare. Terminerò quindi l'articolo con un breve accenno all'ansia.
Ho iniziato l'articolo ricordando che il termine "CRISI", etimologicamente rimanda al concetto di "SCELTA"; quando si è chiamati a decidere un cambiamento per far fronte a mutate esigenze e/o circostanze, quindi a escogitare un nuovo modo di ESISTERE per confrontarsi col mondo che ci circonda e reagire alle situazioni che gli avvenimenti portano in essere: un evento-rivoluzione più o meno ampia e profonda, che tutto ponendo in divenire determinerà una trasformazione.
Il poter scegliere è possibilità di crescita - maturazione legata alla libertà dell'essere umano, però quando non si riesce a valutare in modo corretto e completo la situazione si reagisce in modo errato, trovandosi poi in una spiacevole o addirittura pessima condizione, che va dal riportare "lesioni" a una o più microidentità, sino al generare una profonda crisi esistenziale con un'incrinatura al senso stesso del nostro stare al mondo.
Ho evidenziato come spesso stati ansiosi, attacchi di panico, disturbi fobici, ecc., sono sintomi che nascondono o derivano da queste microlesioni avvenute durante una fase di mutamento/adattamento della personale struttura per superare le prove che la vita continuamente pone di fronte; ecco come l'ansia può rappresentare un richiamo alla nostra attenzione da parte dell'energia vitale che è in noi per metterci sul "chi vive" nelle situazioni di pericolo, quando non troviamo sufficiente senso in ciò che facciamo, non sappiamo dove stiamo andando e finiamo per perdere il senso della nostra vita. Un'ansia costruttiva ci permette di ri-orientarci e ci stimola a realizzare obiettivi indispensabili per dar senso alla nostra vita. Se mettiamo in conto l'importanza che questo campanello d'allarme ha avuto in un ambiente carico di minacce, com'è ipotizzabile sia stato quello preistorico, è normale che da sempre accompagni gli esseri umani; il problema sorge quando questo meccanismo continua a produrre i suoi effetti anche in mancanza di eventi potenzialmente ansiogeni, portando a uno stato permanente di tensione che compromette sia le capacità operative che quelle di giudizio. Soprattutto le moderne società hanno generato condizioni che alimentano l'ansia di successo personale, di razza e popolo . . . cioè l'ansia di conquistare, di raggiungere prestigio e collegato benessere, di ottenere e mantenere il potere.
L'avvento della convinzione che il benessere è fondato sul possesso ha fatto perdere la coscienza dei reali bisogni; si rincorre l'effimero, il superfluo, spesso finendo per disprezzare il necessario, col risultato che anche quelle scale di valori che per millenni hanno permesso alle comunità d'esser solide e prosperare con evidente vantaggio per l'Umanità finiscono per essere disconosciute quando non addirittura derise; ecco allora che vengono a mancare "fondamenta solide su cui costruire" e il sentire "nebbiosamente" in sé che così non va porta all'inquietudine: quando gli unici valori intorno a cui gira l'esistenza sono sganciati dai bisogni reali, ecco arrivare l'ansia = paura di perdere tutto.
Cordiali saluti.
Robino Mariano
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