giovedì 23 luglio 2015
Terapia Energetica e crisi di identità 31 di 32
Da sempre gli esseri umani hanno sentito il bisogno di cercare e trovare la Verità e tra questi nel corso dei millenni alcuni son stati "torce che hanno illuminato la via" agli altri; molti sono i testi, patrimonio delle culture cui appartengono, che a chi non si limita a leggerli, ma fa seguire concreta riflessione assimilandone il "succo", rivelano "aspetti" della Verità; quella stessa "inquietudine" che oggi genera incolmabile "senso di vuoto interiore" e tante "brutture" viene in gran parte dal rifiuto o dall'ignoranza nei confronti della Verità; ma anche i segni di diffuso scoramento per come vanno le cose, di penoso sconforto di fronte alla propria impotenza, di costante dubbio in un'epoca ove le trasformazioni si rincorrono con sorprendente velocità, modificando continuamente le condizioni in configurazioni mutevoli e provvisorie, cosicché mancando inalterabili punti di riferimento diventa sempre più complessa l'interpretazione dell'esistenza e ne segue un diffuso senso di smarrimento e di precarietà, che sicuramente hanno la loro parte di responsabilità nei diversi disturbi di cui ho parlato, affondano le "radici" nell'impossibilità di vivere sereni se manca la conoscenza di verità su cui fondare la propria esistenza.
In tempi relativamente recenti lo psichiatra austriaco Viktor Emil Frankl (1905 - 1997) più volte sottolineò che "ogni epoca ha la sua nevrosi e necessita della sua psicoterapia"; di certo in questa terapia penso dovrebbe rientrare il far comprendere come ogni individuo è unico e irripetibile, quindi l'incontro tra due persone può ed è bene venga vissuto anche nella dimensione che trascende l'immanente con la sua illusione del divenire, così tra le altre cose almeno in parte si limiterebbero tanti gesti folli. Altro punto sarebbe far intendere l'importanza per il nostro equilibrio e ben-essere di saper vivere in rispettosa sintonia con quanto ci circonda, cosicché per gradi in modo spontaneo si annulli lo sfruttamento "selvaggio" della Natura lasciando il posto a un equo uso di quanto Essa offre e al tempo stesso per collegamenti analogici questo modo di "porsi al mondo" porti a intuizioni salutari: anche questo rientra nella Saggezza, senza la quale la serenità è sempre in pericolo.
Ho già evidenziato come nel nostro tempo ci siano fattori di vulnerabilità che aumentano la fragilità delle persone e come ben poco sia a disposizione per giungere a conoscere la propria reale identità e quindi tanto meno quella degli altri, con conseguente dilagante "analfabetismo emotivo = lontananza da se stessi"; ciò porta non solo all'incertezza riguardo al futuro, ma a demotivazione, all'apatia, a quel senso di vuoto di cui ho già parlato; e soprattutto il comportamento schietto dei giovani lo mette in luce: il diffuso disagio può generare aggressività, bullismo, condotte a rischio, tossicodipendenze, devianze, depressioni, suicidi; ma il disagio in definitiva indica la presenza di una mancanza, una lontananza da qualcosa di necessario insieme al desiderio frustrato di giungere a quel qualcosa; non sono i beni materiali a poter fare la differenza visto quanto succede anche a chi non ha problemi economici . . . quel "qualcosa" non è materiale.
Già all'inizio degli anni '50 lo psicologo statunitense Rollo Reece May (1909 - 1994), che insieme a Carl Ramson Rogers (1902 - 1987) è stato uno dei padri fondatori del Counseling, sosteneva che il problema primario delle persone era il vuoto, la noia, l'apatia e l'indifferenza, cosicché "non solo non sanno quello che vogliono, ma non hanno la più pallida idea di quello che sentono": a guardare quanto accade sembra che la nostra stessa società abbia subito un processo di "adolescentizzazione" in quanto c'è una reale diffusa paura a diventare adulti, molti anagraficamente adulti in effetti tali non sono: per effetto di alcune trasformazioni culturali l'importanza della libera scelta, il concetto di autodeterminazione, la conseguente piena fiducia nell'essere umano e nel suo potenziale, tanto si sono indeboliti che la normale criticità dell'età giovanile oggi tende a prolungarsi e stabilizzarsi come crisi non più dei giovani, ma della società.
Come più volte ho ripetuto nei miei articoli, il terapeuta energetico non si limita a prendersi cura del singolo individuo che viene a chiedere aiuto, ma "energeticamente" la sua azione si estende a tutti gli esseri viventi. Penso che nell'attuale situazione anche agli psicoterapeuti non basti più gestire la crisi individuale del/la paziente di cui si prendono cura, bensì debbano fronteggiare anche la crisi della società e della cultura; è certo che il vivere con sentimenti d'insicurezza, precarietà e crisi produce conflitti e sofferenze a livello psicologico; ma, stante la società in cui viviamo, ciò non è sufficiente a garantire che l'origine del problema sia psicologica: per fare un esempio posso dire che non è tanto un intervenire in aiuto d'una persona che si trova su una barca in mezzo a una tempesta e guidarla acciocché possa approdare in un porto sicuro . . . IL PORTO SICURO NON C'E' PIU'!
Come ho già detto in questi anni occorre: imparare a vivere nel mondo, ma non permettere al mondo di vivere dentro di noi!!! Quindi, sin tanto che i/le pazienti non avranno desiderio di fare questo passo (importantissimo a tal riguardo può essere l'intervento energetico di cui parlo) penso sia già un successo lo "stabilizzarli nella crisi" che investe l'odierna società, acciocché riacquistino almeno un po’ di serenità e ben-essere; e con loro anche quanti li hanno "cari" . . . quando il disagio è un fatto culturale e non più solo psicologico, allora la risposta di cui si ha bisogno non è tanto "clinica" quanto piuttosto EDUCATIVA: a partire dalla scuola, con formazione e sostegno agli insegnanti, e continuando, perché anche quanti sono usciti dalla scuola ne hanno assoluto bisogno.
È un errore limitarsi a ricondurre l'odierno disagio unicamente a dinamiche di tipo psicologico e affettivo, oppure a condizioni di tipo socio-economico; cosicché la cosa più logica sembri elaborare interventi incentrati sulla promozione del benessere emotivo e relazionale, oppure sulla riduzione o, meglio ancora, rimozione degli svantaggi economici e della marginalità sociale di molti (cose per altro utili); neppure è corretto pensare basti aggiungervi la via "farmacologica" per risolvere il problema: il disagio è una "malattia dell'anima" e non può quindi essere definitivamente curata con medicine materiali . . . la Terapia Energetica che propongo lascia ai medici l'uso dei medicinali, agli psicoterapeuti le loro terapie, a sociologi - politici - ecc. altre vie, e si interessa della cura del/la singolo/a paziente "inserito e inter-connesso/-dipendente/-agente con l'Intero Esistente"; quindi in definitiva è anche una risposta tanto "clinica", quanto educativa e, com'è ovvio nella Terapia Energetica come io la conosco, tende non tanto a trasmettere conoscenze e nozioni, quanto ad affinare la "coscienza" dei singoli acciocché possano scorgere le esigenze racchiuse nelle situazioni che vivono e la Via per trovarvi soluzioni che le soddisfino.
Arrivederci alla prossima e ultima uscita.
Robino Mariano
giovedì 2 luglio 2015
Terapia Energetica e crisi di identità 30 di 32
Non voglio addentrarmi nel campo della Sociologia della Religione; chi per curiosità o interesse vorrà, moltissimo troverà a tal riguardo scritto e commentato. Le mie osservazioni hanno lo scopo di evidenziare sia perché ci son tanti dubbi, diffidenza, a volte anche ostilità nei confronti della Terapia Energetica e come tutto ciò sia da una parte un enorme aiuto dato a chi sfruttando l'ingenua creduloneria d'alcuni "vende fumo", mentre contemporaneamente dall'altra arrechi un enorme danno a chi operando coscienziosamente e con animo retto davvero porta a guarigione con metodi non ancor (perché ciò accada occorre si prenda coscienza che siamo noi a dover rendere conto alla Vita e non viceversa) legalmente riconosciuti; sia come in effetti è invece un tipo di cura valida anche se diversa dalle altre cui normalmente si ricorre, utilizzabile pure in concomitanza con queste senza pericolo alcuno di interferenza negativa a livello di risanamento del/la paziente.
L'Aspetto Religioso della Vita di cui parlo è "legato a doppio filo" al particolarissimo approccio terapeutico proposto, che considera e tratta l'essere vivente sia a ogni singolo livello d'esistenza che nella sua totalità; non è razionalmente indagabile, ma è possibile averne percezione passando dalla riflessione allo stato meditativo, come pure in preghiera . . .; parte dall'Origine della Vita e tutto attraversando colà ritorna; permette a chi (umilmente = riconoscendo d'essere in cammino attraverso "territori insidiosi" verso la meta; non certo ritenendosi già arrivato = superbia) l'accetta d'averne consapevolezza rendendo in tal modo l'individuo che effettivamente lo vuole cosciente di questo percorso, quindi anche d'altri aspetti dell'Esistenza che superano questa limitata realtà . . . ma non è possibile passare ad altri questa esperienza, solo indicar loro la via per averla a loro volta: il premio va sempre personalmente meritato.
Quest'articolo, così lungo per affrontare aspetti diversi legati a crisi d'identità/esistenziale e ai mezzi a disposizione per fronteggiarle e uscirne traendone vantaggio, m'ha obbligato a presentar quesiti e fare affermazioni tendenti a spronare chi ritiene insufficiente una vita basata sui "così si dice - così si pensa - così si ritiene - ecc." e non s'accontenta dei puri dati di fatto, a mettersi alla ricerca della Verità e ri-proporsi alcuni interrogativi fondamentali, nonostante millenni di argute dispute e tante erudite spiegazioni, con Saggezza non limitandosi all'uso della sola razionalità, capace sì d'indagare e scoprire le leggi legate alla realtà come appare agli "occhi di carne", però sprovvista del necessario per conoscere quanto trascende l'illusorio costante divenire, bensì riconoscendo d'avere altri mezzi indispensabili allo scopo insieme all'importanza d'imparare a farne uso e trarne beneficio.
Parlare di Verità suscita negli interlocutori sentimenti contrastanti, che vanno da reazioni di difesa ad atteggiamenti di scetticismo, da commiserazione a diffidenza, ecc.; tuttavia, di fronte ai problemi e danni partoriti dalla crisi in cui al momento gran parte dell'Umanità si dibatte, per un terapeuta e insegnante di Terapia Energetica è un obbligo morale affrontare l'argomento, ben sapendo che ciò potrà suscitare reazioni non benevole e mai dimenticando che non sono un "profeta", quindi ciò che sostengo è semplicemente il mio parere in base a ciò di cui ho consapevolezza.
È vero che un corpo è in movimento tanto se sta rotolando passivamente giù da una montagna, come se sta attivamente arrampicandosi verso la cima o ritornando verso valle; ma c'è una grande differenza: nel primo caso è impotente e subisce ferite magari anche mortali, mentre nel secondo caso ne guadagna in soddisfazione ben-essere e conoscenza. È quindi vero che questa società si sta muovendo, ma l'odierna diffusa frustrazione a livello esistenziale, caratterizzata anche da una profonda carenza di autenticità legata a una sofferta mancanza di identità, ha tra le sue concause anche un atteggiamento passivo nei confronti della ricerca non tanto di verità materiali, quanto di Verità, l'unica in grado di portare serenità e gioia nella vita: in ciò che è in continuo divenire non La si può trovare, ma semplicemente averne sentore, ecco perché occorre andare oltre quanto questa civiltà, appoggiata sulle capacità dei gioielli tecnologici (che sono una ricchezza, permettono di far cose altrimenti impossibili, alleviano il peso di molte fatiche, quindi in definitiva son fonte di benessere; ma sempre vanno tenuti al loro posto e mai collocati su piedistalli quasi fossero "dei" degni di culto, altrimenti diventano fonte di sciagura per chi a lor si prostra), propone, altrimenti questo movimento diventa simile al rotolare a seguito d'una caduta lungo un pendio per precipitare rovinosamente in un burrone (in parte sta accadendo, ma al tempo stesso in questo mondo d'oggi disseminato di rovine s'avverte un'iniziale inversione di tendenza unita al bisogno di trovar la Verità, che è efficace antidoto per questo mal-essere).
L'attuale è il momento della complessità ove aumentano vincoli e connessioni, ma al tempo stesso diventa assai difficile trovare il modo di controllare tutto ciò; della frammentarietà a dispetto della globalizzazione, in quanto possiamo essere in contatto con moltissime persone/gruppi nel mondo, ma non potendo a causa dell'eccesso "amalgamare" il tutto si perde in unitarietà; della "liquidità", dove poche son le cose che permangono rispetto a quelle che cambiano, il che rende estremamente difficile trovare punti di riferimento solidi; dell'incomunicabilità, benché sembri un paradosso in quest'epoca di comunicazione di massa ove gli strumenti a disposizione fanno superare i limiti spazio-temporali, però quest'eccessivo "vivere strumentale" sempre più limita gli spazi e i delicati linguaggi possibili solo se i viventi sono fisicamente presenti nello stesso luogo (questo stesso sito su internet non può fare ciò che sarebbe possibile anche solo in una conferenza con possibilità di confrontarsi di persona), così separa gli uni dagli altri avvolgendo nella solitudine; dell'anonimato, dato che non si considera più il reale valore della persona, ma gli individui vengono valutati per ciò che rappresentano, per ciò che producono, ecc.; di conseguenza dell'individualismo, ormai isolati si è concentrati sui propri interessi, senza quasi rendersene conto ci si disinteressa di quelli altrui e si finisce per aver paura degli altri; come pure dell'incertezza, anche se per certi versi più autonomi rispetto al passato, si è contemporaneamente più disorientati e insicuri su quale sia davvero la strada migliore da seguire; della privazione, in quanto essendo sempre più difficile basare la vita su Verità (sempre immutabili), da cui le "mille luci voci e rumori" di questo mondo distolgono sempre più l'attenzione, si tende a inseguire "sterili ma pubblicizzate vanità", sicché alla lunga il vuoto interiore che vien generato dall'inseguire tali futili obiettivi genera uno scontento e un malessere che non si può arginare essendo privi di ciò che è a tal fine indispensabile e col tempo si può anche morire "dentro" per mancanza di "cibi nutrienti e sane bevande".
Cordiali saluti.
Robino Mariano
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