Riprendendo è il caso di considerare come il concetto di
evoluzione degli esseri umani (ho scritto umani e non viventi per non allargare il discorso ad un livello difficilmente sondabile) riguarda il processo che va dallo stato di
dipendenza, classico dei primi anni di vita, a quello di
indipendenza dell’età adulta.
Se non ci si ferma all’apparenza, ci si rende conto che
tutto ciò porta ad un altro risultato quanto mai chiaro oggi che viviamo in un mondo globalizzato: s’arriva alla consapevolezza del reale stato di
interdipendenza e come unicamente dal riconoscimento di questa verità si possa arrivare alla
vera libertà, che non priva alcuno di tutta la propria effettiva libertà, garantendo nel contempo sia qualitativamente che quantitativamente uguale libertà ad ognuno.
Ho evidenziato questo concetto perché mi sarà utile dopo; ma nessuno pensi che voglia utilizzarlo per entrare in campo filosofico e/o religioso: mi limito all’area dell’attività presentata sul sito e cioè azioni dirette a dare sollievo a chi ne sente il bisogno.
Volendo fornire qualche delucidazione sull’approccio olistico usato specialmente in quelle che vengono denominate
medicine non convenzionali, ritorno al concetto di unità.
Per semplificare la possiamo simbolizzare col
numero 1; ma, anche se può sembrare che dica un’assurdità,
polarmente parlando
si conosce prima il 2 e poi con fatica e non sempre s’arriva a 1: all’inizio 1 è incomprensibile, addirittura invisibile.
Infatti, ad esempio,
conoscere il significato di caldo
presuppone che contemporaneamente si conosca anche il significato del suo opposto freddo: è dal confronto che viene la distinzione tra i 2 e da questo procede il nostro apprendimento, ne consegue che
conosciamo per opposti, non unitariamente.
Sperando di riuscire a rendere più chiaro il fatto ricorro ad una visione geometrica di tutto ciò:
- 1 lo si può riconoscere come un punto, ma il punto non ha dimensioni;
- Come può un essere umano immaginarlo?
- Nella nostra immaginazione ce lo figuriamo sempre con un’estensione, ma,
- per microscopica che sia sarà sempre una superficie più piccola di qualcosa che al confronto è più grande!
Ecco che siamo tornati al 2, perché
il normale stato di coscienza dell’essere umano soggiace alla polarità; concretamente ci si pone sempre di fronte all’alternativa polare dell’o-o: o è giorno, o è notte; o è asciutto, o è bagnato; ecc..
Ho precedentemente portato l’esempio della
respirazione perché, essendo un fatto di facile comprensione, confrontandolo con quanto ho esposto dopo aiuta a capire quanto difficile sia percepire l’unità; ma al tempo stesso è come la
luce di un faro che spezza le tenebre, cosicché porta alla
consapevolezza di come il constatare che normalmente non si riesca a percepire l’unità di quanto abbiamo davanti agli occhi come realmente è,
non legittima a dedurre che questa unità non esiste, anzi, per coloro che non hanno timore di mettersi in viaggio può essere
ottimo stimolo per dare il meglio di se stessi nell’affrontare l’impresa ed arrivare alla meta:
AD AUGUSTA PER ANGUSTA = alle cose eccelse non si arriva che attraverso alle difficoltà.
Un mezzo che ognuno di noi ha a disposizione per arrivare a percepire quest’unità fondamentale, che come dicevano gli antichi egizi è celata dal velo di Iside, è la
meditazione.
Non c’è un solo modo di meditare, c’è chi preferisce metodi orientali, chi metodi occidentali, chi entra in meditazione attraverso l’intima preghiera . . .; non saprei indicare un metodo migliore rispetto ad un altro, l’importante è
arrivare a percepire col “cuore” anziché col cervello: il cervello ha dei limiti che il “cuore” non ha.
Non si pensi che sia un
gioco e neppure che si possa fare istantaneamente; inizialmente potrà anche essere deludente,
ma se non ci si arrende e si affrontano le difficoltà con impegno, costanza ed anche sincerità verso se stessi, i risultati potranno ripagare delle fatiche.
La sorpresa sarà il rendersi conto d’essere consapevoli di qualcosa che non si riesce ad esprimere a parole:
il linguaggio a mezzo del quale comunichiamo è legato e perfettamente adattato al mondo materiale-polare in cui viviamo,
mentre la meditazione comprende questo mondo, lo trascende e va oltre, cosicché questo linguaggio si trova ad essere inadeguato per esprimere compiutamente queste nuove conoscenze.
Non ci si deve rammaricare, anzi onestamente occorre riconoscere il valore di questo linguaggio, così come una persona adulta è bene riconosca il valore di tutti i passi avanti fatti nel corso della sua vita, ma altrettanto onestamente sa che impegnandosi può andare oltre:
non ho detto che
deve, bensì che
può e non è una differenza da poco.
Penso ci sia già qualcosa su cui riflettere, quindi un arrivederci a tutti al prossimo articolo.
Robino Mariano