giovedì 24 settembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 2 di 13

Parlare di drenaggio linfatico obbliga ad una premessa seppur rapida a riguardo della circolazione sanguigna e linfatica, nonché dell’omeostasi di cui ho fatto appena un accenno parlando di intervento olistico. Per rendere immediata la comprensione del concetto di omeostasi penso che la cosa migliore sia riportare un esempio fattoci all’Università dal docente del corso di fisiologia:
  • consideriamo un organismo unicellulare che vive in un ambiente acquatico;
  • da quest’acqua la cellula riceve le molecole di cui ha bisogno per mantenere la sua struttura e permettere le reazioni chimiche necessarie al suo fabbisogno energetico;
  • sempre in quest’acqua la cellula riversa i prodotti finali del suo catabolismo.
  • Questi scambi incessanti fra l’organismo unicellulare ed il suo ambiente esterno consentono di mantenere un equilibrio dinamico, che assicura al citoplasma stabilità di struttura e di composizione chimica, nonché costanza nelle sue proprietà chimiche e fisiche.
  • Ma, se in quest’acqua si verificasse un evento tale da impedire a quella cellula di avere a disposizione quelle molecole per lei indispensabili, allora quell’organismo unicellulare sarebbe condannato a morte, giacchè verrebbe meno quell’equilibrio dinamico che è l’omeostasi.
L’organizzazione pluricellulare dei metazoi rende impossibile questo scambio diretto; è qui che “entrano in gioco” il sangue e la linfa che, circolando grazie al lavoro del cuore dai grandi vasi sino ai capillari, irrorano tutti i tessuti mettendo ogni singola cellula in rapporto col mondo esterno. Grazie a questo MEZZO INTERNO, come lo chiamava Claude Bernard, ogni cellula del corpo attinge dall’ambiente esterno ossigeno e molecole nutritizie ed in esso riversa anidride carbonica e prodotti del catabolismo. Per il perfetto funzionamento dell’organismo è naturalmente necessario assicurare la stabilità di questo mezzo interno, cioè la costanza dei costituenti chimici e delle sue proprietà chimiche e fisiche: basta che il circolo si arresti anche per pochi secondi per rompere questo delicato equilibrio; se ciò dovesse accadere, singole cellule si troveranno a dover morire non appena l’avvenuta alterazione del mezzo interno avrà determinato in esse danni irreversibili. La costanza del mezzo interno è assicurata in minima parte da proprietà chimico-fisiche del mezzo interno stesso, ed in massima parte dal risultato di complessi meccanismi fisiologici, che Walter Bradford Cannon ha chiamato FENOMENI OMEOSTATICI, atti a mantenere questo prezioso e delicato equilibrio: il risultato di tutto ciò è l’omeostasi, mantenuta in modo pressoché perfetto malgrado che tutte le attività vitali delle cellule tendano ad ogni istante a rompere questo equilibrio dinamico. Tutto ciò richiede il rigoroso controllo di quanto entra ed esce a mezzo delle vie di comunicazione con l’esterno:
  • L’apparato polmonare per gli scambi gassosi,
  • quello gastrointestinale per l’introduzione di acqua e di molecole varie, nonché per l’espulsione di materiali inutili,
  • quello renale per l’escrezione di acqua e molecole varie.
Da tutto ciò si evince che la fisiologia della vita vegetativa è unificata dal concetto di omeostasi. La fisiologia non si occupa però solo della vita vegetativa; è quindi bene ricordare che le funzioni della vita di relazione e quelle omeostatiche sono in certi casi indissolubilmente associate, infatti ogni animale (uomo compreso) reagisce all’ambiente che lo circonda con un comportamento appropriato utile alla sopravvivenza dell’individuo od alla conservazione della specie,
  • così la muscolatura scheletrica e vari tipi di comportamento contribuiscono all’omeostasi termica, che per il resto è affidata ad attività viscerali;
  • ugualmente vi sono ghiandole a secrezione interna con significato omeostatico, come le paratiroidi e le isole di Langerhans;
  • così come ghiandole endocrine con chiara influenza sul comportamento, come le ghiandole sessuali.
Senza voler entrare nel campo di competenza dei medici, perché a questo punto occorrerebbe guardare alla fisiologia come all’ossatura di un edificio che dovrà essere completato con corsi di farmacologia, di patologie sperimentali e speciali e di cliniche ed io non ritengo la mia preparazione adeguata per affrontare con la dovuta competenza e rispetto questo tipo di discorso che porta ad una integrazione intradisciplinare ed interdisciplinare di alto livello; semplicemente nel limite delle mie competenze con quanto sopra ho voluto evidenziare ancora una volta il concetto olistico di UNITA’: l’organismo animale non si comporta mai come un ammasso di organi, ma a partire dalle cellule, poi dai tessuti composti da cellule e continuando a salire in strutture di sempre maggior complessità e perfezione, sempre come un tutt’uno. Questa solidarietà funzionale è resa possibile dall’intervento dei centri nervosi che agiscono attraverso vie efferenti specializzate nell’innervazione dei visceri (grande parte ha il trattamento viscerale anche all’interno dei trattamenti energetici), il sistema nervoso autonomo; e dall’azione degli ormoni, messaggeri chimici che vengono trasportati dal sangue circolante alle cellule bersaglio situate nei vari organi e tessuti. Ancora una volta il rispecchiarsi dello stato di benessere in quello di armonia delle funzioni è evidente; e ciò riporta al concetto olistico di ARMONIA = base della vita. Tutto questo può a buon diritto essere richiamato all’interno del discorso sui trattamenti energetici, giacchè noi siamo molto più di quanto abbiamo coscienza d’essere; e così come ho potuto qui dimostrare che la coerenza operativa non viene mai meno, anzi è sempre maggiore man mano che si avanza in strutture di maggiore complessità, allo stesso modo posso evidenziare che ciò avviene anche a livello energetico: ogni livello è migliore e più perfetto di quello inferiore. Per quest’uscita penso possa bastare, non volendo essere troppo pesante continuerò con la prossima. Come al solito porgo a tutti voi i miei più cordiali saluti.

lunedì 14 settembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 1 di 13

Prima di entrare nel “vivo” del nuovo argomento penso valga la pena fare un primo punto della situazione:
  • sono quasi cinque mesi che il sito è visibile su internet;
  • ho esposto il problema del sospetto riguardante la mia professione,
  • poi ho chiarito che spazio occupa il massaggio che offro (presentando anche gli altri trattamenti che io non offro, riguardanti il massaggio di tipo occidentale), nonché il legame che unisce questo massaggio ai trattamenti energetici;
  • quindi ho cercato di far conoscere l’ambito in cui e come si opera in terapia energetica, evidenziando come sia logico vedere la massoterapia ed il lavoro con l’energia collegati in una visione olistica del tutto.
Senza pretendere di saper insegnare ad altri qualcosa di veramente nuovo, conscio sia d’essere il primo ad avere ancora molto da imparare, sia del fatto che vi sono persone molto più preparate di me, tuttavia man mano che andavo esponendo gli argomenti ho anche cercato di presentare spunti su cui chiunque può riflettere: anche questo è lavorare nello “stile” dell’energia. Forse qualcuno si sarà chiesto il perché. Un discorso sulle medicine non convenzionali, se a farlo sono persone come me non laureate in medicina e chirurgia, può anche rivelarsi un “terreno minato”, ma penso sia un errore studiare e lavorare di nascosto per paura d’essere additati a pubblico ludibrio, o che ci venga fatto del male ed essere considerati dei malfattori (persone che operano disonestamente ce ne possono anche essere, come ce ne sono in altri campi, ma come ho già detto “l’albero buono lo si riconosce dai frutti”); recita infatti un noto proverbio popolare: ”MALE NON FARE, PAURA NON AVERE”. Io sono convinto della bontà di ciò che faccio, altrimenti non lo farei, tanto meno lo pubblicizzerei; e l’unico modo che conosco per vincere le naturali perplessità di molti e sperare di poter poi offrire questi servizi anche in pubbliche strutture sanitarie, affinché coloro che vorrebbero usufruirne possano operare la loro scelta in un clima di maggiore serenità (al momento i tempi non si sono ancora dimostrati maturi), penso sia quello di cercare di spiegare con un mezzo come internet, che può raggiungere il maggior numero possibile di persone e contemporaneamente permettere a questi lettori di chiedere a loro volta il parere a persone di loro fiducia essendo il sito accessibile a chiunque, quali reali possibilità offrano questi mezzi e come non presentino nulla di pericoloso: ciò che realmente conta è l’onestà dell’operatore che lavora unicamente entro i limiti della propria competenza. L’operatore onesto e preparato è inoltre l’unico che può preparare altri a fare questo lavoro: nessuno si faccia illusioni, il percorso è lungo, prove e fatiche non mancano; per riuscire non ci si deve lasciar vincere dallo sconforto di fronte agli insuccessi: anche questi fanno parte della “formazione” e, cosa importantissima, portano all’umiltà, senza la quale non si fa nulla di buono! Siamo di fronte a mezzi che vanno intesi come una misura sussidiaria e non eziologia, cioè, chi vi si sottopone non dovrà per nessun motivo sospendere l’eventuale terapia medica, psicologica o fisioterapica in atto, sintantochè non avrà raggiunto la guarigione: come ho già detto in altri articoli ci troviamo di fronte ad un “E - E” e non ad un “O – O”. Certo, entro certi limiti possono essere usati anche come misura preventiva, ma qui si aprirebbe un discorso lunghissimo che non è ancora il caso di iniziare. Al di la di tutto ciò, penso che il condividere anche solo parzialmente (quanto permette una serie di articoli) con altri alcune conoscenze non possa che far del bene. Non pretendo d’ottenere miracoli, ma dalla mia personale esperienza mi sono più volte accorto che riflettendo su di un concetto si può arrivare alla consapevolezza di qualcosa anche di completamente slegato ed apparentemente non inerente, traendone poi nuovi motivi di conforto per lenire le proprie pene; inoltre in determinate situazioni l’esserne a conoscenza fa la differenza nell’affrontare le prove della vita. Questo modo di presentare gli argomenti ha le sue radici in quanto m’è stato insegnato a partire da quand’ero “piccolo”: cercare di vivere non solo per se stessi, vincolando contemporaneamente le proprie azioni al massimo bene di tutto e tutti, è una tra le cose più importanti per riuscire a superare “l’esame”; per chi poi vuol lavorare con l’energia è un impegno assolutamente fondamentale. Certamente le mie “chiacchierate”, richiedendo più attenzione di quanta normalmente concessa dai navigatori su internet, si discostano assai dai parametri della scrittura sul web e questo può essere per me un danno; ma (considerato l’oggetto del sito, quanto ho appena evidenziato ed il mio modo di lavorare) penso sia più onesto dare informazioni possibilmente chiare, che non scrivere senza troppe preoccupazioni pur di catturare l’attenzione del maggior numero possibile di naviganti: il giudizio a chi legge. Detto ciò passo al drenaggio linfatico. Essendo un argomento molto conosciuto e poiché nel sottoporvisi ognuno può avere immediata coscienza di cosa gli viene fatto, potendolo vedere con gli occhi, nonchè dei suoi effetti, sentendoli abbastanza rapidamente nel proprio corpo, ne approfitterò per presentare alcuni concetti che sarebbe molto più difficile evidenziare parlando di energia, che non può essere vista con gli occhi ed i cui effetti possono non essere così immediati; ed è proprio la delicatezza che sta alla base del modo di lavorare sul sistema linfatico, così simile nella sua essenza a quella propria del lavoro energetico, a permettere ciò. Avendo il sistema linfatico una funzione importantissima per la vita di ognuno di noi, essendo stato ed essendo ancora oggetto di approfonditi studi, è chiaro che anche una “trattazione alla buona” come posso fare io, con “descrizioni a volo d’aquila” senza mai entrare nel particolare, per poter dare un minimo di spiegazione circa il servizio che offro non potrà essere racchiusa in un paio d’uscite; e penso che più che a leggere ciò che scrivo, chi legge sia più interessato a cosa sono effettivamente capace di fare: almeno voglio sperarlo, visto che si tratta del mio lavoro e che scopo di questo sito è anche quello di incrementarlo, oltre che di sensibilizzare relativamente all’utilità di questi trattamenti, di cui non ho certo il monopolio. Mi sembrava doveroso fare questa puntualizzazione per rafforzare senso e legame tra tutti gli articoli pubblicati sino ad oggi e collegarli con quelli che seguiranno: il mio vuole essere un discorso unitario circa la mia attività, ma le diverse sfaccettature le devo trattare una per volta, almeno per non ingenerare confusione; nella speranza di non aver tediato nessuno, porgo a tutti i miei più cordiali saluti; con la prossima uscita entrerò nel “vivo” del discorso sul sistema linfatico.

giovedì 3 settembre 2009

Intervento olistico, ultima parte di 4

Siamo arrivati alla fine dell’argomento, che ho cercato di presentare in modo succinto senza però tralasciare di spiegare quei concetti che ritengo alla base di tutto il discorso:
  • legge della polarità, che come un velo nasconde allo “sguardo” l’unità fondamento della realtà;
  • evoluzione degli esseri umani, che porta a scoprire la “bontà” dell’interdipendenza;
  • ritmo, che genera equilibrio tra gli opposti, da cui la totale libertà nell’interdipendenza, che non solo non toglie nulla ad alcuno, ma fa si che l’unità da questa interdipendenza generata sia più di quanto sarebbe la mera somma delle parti da cui è composta, così come l’armonia presente in ogni unità è sempre più completa e perfetta man mano che si passa ad unità superiori.
  • meditazione, che come un potente telescopio permette di vedere ciò che è altrimenti invisibile, tagliando anche il velo della polarità, così come in un’indagine archeometrica dove con riprese di immagini in tutti i campi spettrali ed analisi di elementi e composti chimici è spesso possibile recuperare la leggibilità di immagini ormai completamente dissolte per le capacità dell’occhio, o coperte da altri strati di varia origine, cosicché documenti di rilevante valore storico ed artistico, che sembravano irrimediabilmente perduti, possono poi essere recuperati con idonei interventi di restauro ricostruttivo altrimenti impossibili.
L’essere umano che si presenta ad un operatore olistico viene fondamentalmente guardato come un’unità composta da un insieme di unità liberamente interdipendenti, ma nel contempo anche come una delle unità che compongono un’unità superiore:
  • si interviene su di lui nel rispetto di chi e quanto lo circondano, giacchè possono avere influenza sul suo equilibrio;
  • ogni intervento viene fatto sull’intero per riarmonizzare una situazione di locale squilibrio che pregiudica l’equilibrata armonia delle parti.
A questo punto penso sia chiaro perché il lavoro di massaggio e quello energetico possono essere tra loro legati. Studiando massoterapia ho imparato che vi sono tre assunti di particolare interesse per fare un buon lavoro:
  • l’individuo è un organismo intero: ogni cosa è connessa e correlata; prima analogia, ciò è in perfetto accordo con la visione energetico-olistica;
  • il tessuto muscolare contratto può non lavorare, possiamo cioè trovarci di fronte ad una contrazione di difesa in risposta ad una minaccia meccanica come un sovraccarico od un allungamento eccessivo; altra analogia visto che energeticamente si sa che blocchi di natura diversa provocano squilibri non immediatamente collegabili;
  • i tessuti molli del corpo rispondono al tocco, ed una teoria al proposito spiega questo fenomeno asserendo che il dolore miofasciale è causato da un circuito neuromuscolare autoperpetuantesi a feedback in cui lo stimolo del tatto interferisce ripristinando una normale funzione; anche qui v’è un’altra analogia in quanto l’intervento energetico in un modo in parte simile va ad agire a livello aurico e se necessario harico onde interrompere un circuito negativo al fine di ripristinare una generale situazione di benessere.
Questa è la partenza dell’intervento olistico: considerare l’essere umano come corpo, mente, spirito, anima, composto, unitario e componente al tempo stesso. Per fare un esempio chiaro, si pensi ad un individuo che chiede il nostro aiuto e ci presenta il suo disturbo come un semplice dolore che dal collo sale alla testa col risultato di dare mal di testa e difficoltà al suo movimento. Chiaramente lui ci chiede che si tratti quella parte, ma il terapeuta non fornirà un buon servizio a costui se si limita a fare quanto gli viene richiesto;
  • il problema potrebbe anche essere fortuitamente limitato a quella zona e trattandola lo si potrebbe risolvere, ma,
  • parlando potremmo anche scoprire che costui ha avuto una distorsione alla caviglia, di cui non s’è particolarmente curato, ragion per cui il suo corpo per difendersi dal male ha adoperato di meno l’arto leso, ma così facendo il risultato è stato che i muscoli dell’anca e del tratto lombare si sono contratti più del dovuto e di conseguenza v’è stata un’azione squilibrata nella schiena, che ha avuto ripercussioni sui muscoli del collo causando da ultimo la cefalea. In questo caso il trattamento dei soli muscoli del collo non risolverà il problema. Ma,
  • parlando potremo anche scoprire di aver di fronte un individuo che somatizza un problema non fisico, ed in questo caso occorre spostare l’azione terapeutica in campo energetico, come ho già evidenziato negli articoli dedicati a “massaggio e terapia energetica”, permettendogli quindi di scogliere quelle tensioni che sono alla base del disturbo. In questo caso è venuto meno il giusto rapporto di interdipendenza, cosicché dal disequilibrio che s’è venuto ad instaurare viene prodotto anche il dolore che costui accusa.
Olisticamente non si “fa mai la guerra” ad un qualcosa, ma è piuttosto un lavoro atto ad ottenere una “autorevole persuasione”, cosicché tutte le parti che compongono l’intero collaborando trovino il modo di ripristinare l’armonia momentaneamente perduta: anche se umanamente qualcosa può sfuggire, energeticamente nulla viene tralasciato. Questo è però l’inizio di un discorso molto più lungo, che è qui solo accennato ed al momento mi sembra prematuro portarlo avanti. Quello che invece dev’essere ben chiaro a tutti è che il lavoro del terapeuta energetico olistico non vuol sostituire il lavoro degli altri terapeuti sanitari; egli porta grande rispetto per tutti coloro che lavorano col fine di migliorare la qualità della vita, riconosce i propri limiti, volentieri offre la propria collaborazione ben sapendo di non essere indispensabile ed allo stesso modo invita a rivolgersi ai medici ogniqualvolta gli viene chiesto qualcosa che esula dalla sua competenza: ognuno fa la sua parte e grazie al cielo sovente dal lavoro di gruppo si ottengono risultati non altrimenti ottenibili. Per questo già dall’inizio ho sottolineato come queste siano da considerarsi terapie collaterali: l’unione fa la forza; ed anche se non indispensabile, ognuno può essere utile. Riporto volentieri a questo punto una delle 125 poesie scritte dall’imperatore giapponese Meiji, il dottor Mikao Usui le utilizzava nei suoi incontri di Reiki per aiutare gli allievi a concentrare l’attenzione sull’aspetto essenziale delle cose ed io spero che anche in questo mio articolo possa ottenere lo stesso effetto: FRATELLI A volte in questo mondo Il vento scuote la casa. Ma le difficoltà sono vinte se i fratelli della famiglia crescono in armonia (tra loro). Sono giunto al termine di questa chiacchierata; nel prossimo articolo parlerò di come olisticamente si può guardare al drenaggio linfatico; sarà come al solito la mia opinione, per quel che conta, e nel contempo un mezzo per farmi conoscere meglio. Cordiali saluti a tutti.