Parlare di drenaggio linfatico obbliga ad una premessa seppur rapida a riguardo della
circolazione sanguigna e linfatica, nonché dell’
omeostasi di cui ho fatto appena un accenno parlando di intervento olistico.
Per rendere immediata la comprensione del concetto di omeostasi penso che la cosa migliore sia riportare un esempio fattoci all’Università dal docente del corso di
fisiologia:
- consideriamo un organismo unicellulare che vive in un ambiente acquatico;
- da quest’acqua la cellula riceve le molecole di cui ha bisogno per mantenere la sua struttura e permettere le reazioni chimiche necessarie al suo fabbisogno energetico;
- sempre in quest’acqua la cellula riversa i prodotti finali del suo catabolismo.
- Questi scambi incessanti fra l’organismo unicellulare ed il suo ambiente esterno consentono di mantenere un equilibrio dinamico, che assicura al citoplasma stabilità di struttura e di composizione chimica, nonché costanza nelle sue proprietà chimiche e fisiche.
- Ma, se in quest’acqua si verificasse un evento tale da impedire a quella cellula di avere a disposizione quelle molecole per lei indispensabili, allora quell’organismo unicellulare sarebbe condannato a morte, giacchè verrebbe meno quell’equilibrio dinamico che è l’omeostasi.
L’organizzazione pluricellulare dei
metazoi rende impossibile questo scambio diretto; è qui che “entrano in gioco”
il sangue e la linfa che, circolando grazie al lavoro del cuore dai grandi vasi sino ai capillari, irrorano tutti i tessuti mettendo
ogni singola cellula in rapporto col mondo esterno.
Grazie a questo MEZZO INTERNO, come lo chiamava Claude Bernard, ogni cellula del corpo attinge dall’ambiente esterno ossigeno e molecole nutritizie ed in esso riversa anidride carbonica e prodotti del catabolismo.
Per il perfetto funzionamento dell’organismo
è naturalmente necessario assicurare la stabilità di questo mezzo interno, cioè la costanza dei costituenti chimici e delle sue proprietà chimiche e fisiche:
basta che il circolo si arresti anche per pochi secondi per rompere questo delicato equilibrio; se ciò dovesse accadere, singole cellule
si troveranno a dover morire non appena l’avvenuta alterazione del mezzo interno avrà determinato in esse danni irreversibili.
La costanza del mezzo interno è assicurata in minima parte da proprietà chimico-fisiche del mezzo interno stesso, ed in massima parte dal risultato di complessi meccanismi fisiologici, che Walter Bradford Cannon ha chiamato
FENOMENI OMEOSTATICI, atti a mantenere questo prezioso e delicato equilibrio: il risultato di tutto ciò è
l’omeostasi, mantenuta in modo pressoché perfetto
malgrado che tutte le attività vitali delle cellule tendano ad ogni istante a rompere questo equilibrio dinamico.
Tutto ciò richiede il
rigoroso controllo di quanto entra ed esce a mezzo delle vie di comunicazione con l’esterno:
- L’apparato polmonare per gli scambi gassosi,
- quello gastrointestinale per l’introduzione di acqua e di molecole varie, nonché per l’espulsione di materiali inutili,
- quello renale per l’escrezione di acqua e molecole varie.
Da tutto ciò si evince che la fisiologia della vita vegetativa è unificata dal concetto di omeostasi.
La fisiologia non si occupa però solo della
vita vegetativa; è quindi bene ricordare che le funzioni della
vita di relazione e quelle omeostatiche sono in certi casi indissolubilmente associate, infatti ogni animale (uomo compreso) reagisce all’ambiente che lo circonda con un comportamento appropriato utile alla sopravvivenza dell’individuo od alla conservazione della specie,
- così la muscolatura scheletrica e vari tipi di comportamento contribuiscono all’omeostasi termica, che per il resto è affidata ad attività viscerali;
- ugualmente vi sono ghiandole a secrezione interna con significato omeostatico, come le paratiroidi e le isole di Langerhans;
- così come ghiandole endocrine con chiara influenza sul comportamento, come le ghiandole sessuali.
Senza voler entrare nel campo di competenza dei medici,
perché a questo punto
occorrerebbe guardare alla fisiologia come all’ossatura di un edificio che dovrà essere completato con corsi di farmacologia, di patologie sperimentali e speciali e di cliniche ed io
non ritengo la mia preparazione adeguata per affrontare con la dovuta competenza e rispetto questo tipo di discorso che
porta ad una integrazione intradisciplinare ed interdisciplinare di alto livello; semplicemente nel limite delle mie competenze con quanto sopra ho voluto evidenziare ancora una volta il
concetto olistico di UNITA’: l’organismo animale non si comporta
mai come un ammasso di organi, ma a partire dalle cellule, poi dai tessuti composti da cellule e continuando a salire in strutture di sempre maggior complessità e perfezione,
sempre come un tutt’uno.
Questa solidarietà funzionale è resa possibile dall’intervento dei
centri nervosi che agiscono attraverso vie efferenti specializzate nell’innervazione dei visceri (grande parte ha il trattamento viscerale anche all’interno dei trattamenti energetici), il sistema nervoso autonomo; e dall’azione degli
ormoni, messaggeri chimici che vengono trasportati dal sangue circolante alle cellule bersaglio situate nei vari organi e tessuti.
Ancora una volta il rispecchiarsi dello stato di
benessere in quello di
armonia delle funzioni è evidente; e ciò riporta al concetto olistico di
ARMONIA = base della vita.
Tutto questo può a buon diritto essere richiamato all’interno del discorso sui trattamenti energetici, giacchè
noi siamo molto più di quanto abbiamo coscienza d’essere; e così come ho potuto qui dimostrare che
la coerenza operativa non viene mai meno, anzi è sempre
maggiore man mano che si avanza
in strutture di maggiore complessità, allo stesso modo posso evidenziare che ciò avviene anche a livello energetico: ogni livello è migliore e più perfetto di quello inferiore.
Per quest’uscita penso possa bastare, non volendo essere troppo pesante continuerò con la prossima.
Come al solito porgo a tutti voi i miei più cordiali saluti.
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