giovedì 26 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 8 di 13

Ritornando al discorso sul lavoro di drenaggio linfatico che viene materialmente svolto, faccio presente che personalmente mi avvalgo del Metodo Originale del dottor Vodder, come spiegato in un suo testo dalla dottoressa Denisa Giardini e come insegnatomi da una sua allieva. E’ chiaro che quando si pratica il drenaggio linfatico manuale ogni persona va trattata come un caso a se stante, poiché ad uguale modalità di trattamento possono corrispondere non uguali risposte fisiche ed il linfodrenatore deve adeguare il suo lavoro alle necessità, alle richieste ed alle caratteristiche di quel determinato singolo essere umano; come si vede sovente il “consiglio” del medico curante può rivelarsi assai utile. Anche se fortunatamente esiste una precisa indicazione generale di come procedere nel lavoro, tuttavia nel pieno rispetto di ciò si possono fare piccole variazioni (come terapeuta energetico faccio attenzione anche a tutte le sensazioni che percepisco in me: possono recare informazioni non altrimenti conoscibili) per rendere il tutto pienamente adeguato alla persona che necessita del trattamento; senza però mai superare i confini della propria competenza: in caso di dubbio si chiede a chi ha specifiche conoscenze ed anche questo è un operare in “piena letizia” in condizioni di libera interdipendenza. Come ho già detto altre volte, anche questo è un modo di “prendersi cura, servire ed onorare” l’altro essere umano che s’affida a noi: cosa desidereremmo ci trovassimo al suo posto? . . . rispondendo alla domanda sapremo anche come comportarci! Questo discorso è compreso in una parte del significato del trattamento BHAKTI KARUNA, terapia energetica che si basa su di un Servizio ed un Rispetto ancora superiori; ma per non divagare troppo torno all’argomento principale. Per quanto riguarda gli effetti del drenaggio, accennerò solo ai più evidenti e conosciuti, giacchè una trattazione chiara e completa potrebbe essere data solo da un medico specializzato nel settore, inoltre sono molti i ricercatori che stanno continuando a studiare e scoprire fatti prima sconosciuti. Il più conosciuto e vistoso penso sia l’effetto antiedematoso, infatti col passaggio ai capillari linfatici dei residui presenti negli spazi interstiziali dei tessuti è possibile eliminare diffusioni di siero che il sistema sanguigno non sempre riesce ad eliminare del tutto, e che il sistema linfatico stesso in condizioni normali non è in grado di assorbire completamente; in ogni caso si ottiene anche con una certa rapidità un miglioramento soggettivo , con la scomparsa e l’attenuazione delle parestesie e spesso anche del dolore. Altro vistoso effetto è quello cicatrizzante, che può essere ottenuto anche in caso di piaghe torpide od ulcerazioni difficilmente curabili con i comuni metodi di disinfezione; infatti accelerando la corrente di flusso linfatico (a seconda dei casi con determinate procedure fino a venti volte la normale velocità) con la linfa che ristagna vengono asportate anche le sostanze ad azione irritante che impediscono la detersione della ferita, inoltre con l’arrivo di linfa fresca giungono nella zona lesa anche principi nutritivi con azione plastica e ricostruttiva. Altro evidente effetto è quello sedativo, antalgico e rilassante, che in molti casi favorisce anche il sonno fisiologico in soggetti particolarmente affaticati e con particolari tecniche (sconfinando a volte in territorio energetico) anche in soggetti stressati; portando il lavoro da un piano puramente fisico ad un piano psicofisico, ecco perché sostengo che terapia energetica e drenaggio linfatico possono tranquillamente “camminare insieme” quando il terapeuta è “abbastanza maturo” per lavorare su entrambi i livelli, non credendosi cioè per questo motivo superiore ad altri, altrimenti la cosa non gli può riuscire. Altro effetto che tutti possono notare è quello rigenerante, infatti tramite il drenaggio si ha un miglioramento della nutrizione e della respirazione cutanea, promuovendo così un lento, ma graduale miglioramento dell’aspetto globale della persona:
  • la pelle perde il colorito grigio-giallastro che può assumere in determinati casi e si fa più rosea ed elastica;
  • anche le aree più disidratate possono tornare ad avere compattezza e tono, cosicchè la pelle perde quello spiacevole aspetto desquamato ed asfittico che per varie spiacevoli cause può essere arrivata ad assumere.
  • Questo effetto si può ottenere anche in caso di interventi di dermoabrasione, in caso di fratture sia composte sia dopo riposizionamento ortopedico, essendo possibile dopo gli interventi lavorare sulla zona traumatizzata senza neppure sfiorarla;
  • si può operare con successo anche sulle ragadi del capezzolo, che spesso compaiono durante l’allattamento, come su quelle delle commessure labiali; in questi casi, però, sarà compito del medico correggere il deficit vitaminico che in genere le causa.
Avendo terminato lo spazio a disposizione per un singolo articolo, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima uscita per proseguire nel discorso. Cordiali saluti a tutti.

lunedì 16 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 7 di 13

Dopo aver fatto una rapidissima e sommaria presentazione del sistema linfatico, nonché un intermezzo di collegamenti e riflessione, è ora logico far spazio anche ad un minimo di storia riguardante la scoperta e lo studio del sistema linfatico. Non so dire chi fu il primo a scoprirlo e neppure quando ciò sia avvenuto; gli antichi medici greci già conoscevano la parte del sistema linfatico che si trova nell’intestino rappresentata dai vasi chiliferi. Erofilo, medico greco vissuto tra il 335 ed il 280 a.C. circa, fu con Erasistrato il massimo rappresentante della Scuola Medica Alessandrina; a proposito del sistema linfatico scrisse: ”Dall’intestino sgorgano vasi che non vanno nel sistema portale, ma in determinati corpi ghiandolari”. Quei corpi ghiandolari fanno parte di quelli che ho descritto come organi parenchimali linfatici. Sono poi passati molti secoli prima che vi fosse una svolta decisiva. Si deve ad un allora giovane ricercatore danese, Thomas Bartholin, la prima descrizione del sistema linfatico negli anni tra il 1652 ed il 1654. Nel 1876, l’anatomista francese Marie-Philibert Constant Sappey mise a punto quella che viene considerata la prima mappa comprendente la descrizione dei vasi linfatici e dei linfonodi di tutto il corpo umano. Nella seconda metà del ventesimo secolo, uno dei primi ricercatori del sistema linfatico in America, il professor Cecil Drinker, fece un’importante affermazione: “Il sistema linfatico è il sistema più importate per la vita degli esseri umani ed animali”. Nell’operatività del drenaggio linfatico manuale si effettua una vera e propria “mungitura” dei tessuti che si imbevono del plasma sanguigno con attivazione del filtraggio e dell’osmosi nutrizionale capillare: è forse il mezzo più efficace per attivare, purificare e rigenerare i tessuti; i succhi tissutali, infatti, si rinnovano ad ogni drenaggio e vi sono tecniche a mezzo delle quali la circolazione linfatica può essere accelerata fino a venti volte la normale velocità. Considerato che può quindi essere un mezzo terapeutico di grande valore, ecco il motivo per cui a seconda dei casi a volte insisto perché vengano richiesti al medico curante sia i consigli, che un’eventuale prescrizione: io non faccio diagnosi, non è di mia competenza. Con quest’operatività, la linfa sovraccarica di scorie metaboliche viene drenata ed il plasma del sangue, carico d’ossigeno ed altre sostanze attive, può penetrare così nel tessuto interstiziale nutrendolo e rigenerandolo; inoltre, l’azione esercitata sulle catene dei gangli linfatici accresce la produzione e la circolazione dei linfociti, delle proteine e nucleine necessarie alla vita di tutte le cellule. Non vi è un solo metodo di drenaggio linfatico manuale: già i medici austriaci, tra cui Alexander von Winiwarter, nella seconda metà del diciannovesimo secolo definirono un metodo di intervento sul sistema linfatico che prevedeva anche l’uso di un trattamento manuale. Il contributo più significativo è però stato dato dal biologo e fisioterapista danese Emil Johannes Vodder; e fu a Parigi nel 1936 in occasione dell’esposizione internazionale “Salute – Bellezza” che, col nome di “DRENAGGIO LINFATICO VODDER”, il trattamento venne presentato per la prima volta come tecnica terapeutica e preventiva: permette, tra l’altro, la riduzione dell’edema, sia linfatico che d’altra origine, in quanto favorisce anche l’apertura di anastomosi linfo-venose funzionalmente chiuse in condizioni normali. Oltreoceano, in America ed in Australia, sono poi stati fatti altri studi che hanno prodotto i loro buoni risultati, cosicché oggi vi sono più metodi a disposizione. Considerato il “portone” aperto dalla linfologia, che ha permesso una particolare espansione di “visuale” su tutto ciò che riguarda la vita con possibilità di studi sia interdisciplinari che intradisciplinari, a questo punto è quindi chiaro che ancora una volta “siamo resi edotti” di come sia immensamente più ciò di cui non abbiamo conoscenza che ciò di cui abbiamo scoperto l’esistenza. Questo lega al discorso sulla possibilità di curare “accogliendo in letizia” l’aiuto chi ci viene offerto dall’energia che permea l’universo; un aiuto da accettare in umiltà, perché non abbiamo alcun motivo d’insuperbirci: “UBI MAIOR MINOR CESSAT”, è pertanto chiaro che in presenza di quel che possiede più valore ed importanza (l’energia), quel che ne tiene meno (l’essere umano) perde la propria rilevanza. Noi non abbiamo potere su quest’energia, possiamo unicamente imparare negli anni (ecco perché un terapeuta non si forma in tempi brevi) come canalizzarla; ma, come ben ha descritto Erich Fromm nel 1976 nel suo libro “Essere o Avere?”, occorre superare il periodo precedente lo stato mentale adulto, potendo così passare dalla modalità di esistenza dell’avere a quella dell’essere: non si tratta di determinate qualità a se stanti di un singolo soggetto; sto invece parlando di due fondamentali modalità di esistenza, due diversi modi di atteggiarsi sia nei propri confronti che in quelli del mondo, perché è da questo che vengono determinati pensieri, sentimenti ed azioni di una persona. Del resto già Lao-Tse diceva: “La via del fare è l’essere”; facilissimo a dirsi, ma metterlo in pratica . . . Mi si potrebbe obiettare che se è l’energia a fare allora noi siamo praticamente inutili. Errore, gia il poeta latino Publio Virgilio Marone (70 – 19 a.C.) se n’era accorto, tant’è che nell’Eneide fa dire alla regina Didone: “Non ignara mali, miseris succurrere disco” che si può tradurre “conoscendo io stessa il dolore, so venire in aiuto agli infelici”; solo dopo aver superato il “deserto” si riesce ad essere “canali” per l’energia. Non è un percorso piacevole, ma in effetti si arriva ad essere capaci di KARUNA solo dopo essere passati attraverso la sofferenza che ci ha maturati, poi il viaggio nella consapevolezza è bene che continui, anche se non v’è obbligo per nessuno. Non mi chiedete il perché, non ho ancora capito il motivo per cui, come “UNICA VIA”, sia necessario superare queste prove, che comunque sinch’è morte non ci libera non vengon mai meno; ma tant’è che gia il nostro sommo poeta Dante Alighieri iniziò la sua Divina Commedia scrivendo: “ Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, chè la dritta via era smarrita. Ah quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte, che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte;” Come al solito passo improvvisamente da un settore all’altro cercando, nel limite delle mie possibilità, di dar sollievo alla mente di chi legge anche a mezzo di qualche citazione; fa parte del mio modo di presentare le cose cercando di non essere troppo pesante descrivendo un singolo argomento, e volendo comunque offrire una spiegazione possibilmente completa riguardo a quanto è oggett

giovedì 5 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 6 di 13

Continuando il discorso interrotto sia per “motivi tecnici” sia . . . , faccio presente che anche se non sono un sacerdote e non e mia intenzione inoltrarmi in un discorso di carattere religioso, tuttavia, collegandomi al fatto che gli uomini d’ogni cultura si sono posti domande essenziali per la loro salute fisica e mentale, in quanto terapeuta energetico mi sembra doveroso far presente come in un momento storico caotico come questo, in cui ansia, paura, nervosismo, insicurezza, ecc., indeboliscono le nostre difese, ci procurano sofferenze anche grandi sia a livello di singolo individuo che a livello sociale, in un crescendo di diffuso malessere che disorienta soprattutto i giovani e che rende difficile riuscire a barcamenarsi, tanto che si stenta a trovare “sicuri appigli” cui aggrapparsi e “solide strade” su cui camminare,
  • anche il considerare favorevolmente la possibilità di leggere serenamente i testi sacri della religione con la quale uno più si sente in sintonia, od anche di più religioni col dovuto rispetto per ognuna (rammentando che più è lontana dal “nostro modo di vedere e pensare” la cultura cui quella religione appartiene, più difficile ed impegnativo sarà il comprenderla), quindi
  • passare ad una rispettosa ed attenta lettura: la mente dev’essere sempre vigile, non si tratta di lasciarsi convincere dai testi o dai commenti ai testi (i commenti è sempre bene leggerli, ricordandosi però che i commentatori sono solo uomini con tutti i loro difetti e le loro manchevolezze), ma di “saper cogliere” quanto di “utile e buono per noi” è contenuto in quei testi e gratuitamente a nostra disposizione,
  • sotterrando momentaneamente l’ascia di guerra” e liberando la mente da pregiudizi e preconcetti,
  • consente di raggiungere quella “condizione di quiete” che permette di riflettere sulla vita nel suo insieme in un incredibile stato di calma interiore ( il “maestro interiore” sa distinguere i frutti velenosi da quelli buoni, ma se non facciamo silenzio dentro di noi non udremo mai la sua voce);
  • anche se sembra difficile poterci credere, ciò può produrre effetti difficilmente immaginabili ed accrescere progressivamente il proprio livello di consapevolezza nei confronti di tutto ciò che ci riguarda ed anche il proprio grado di autostima, col risultato di riuscire a “vedere e sentire” meglio di prima ed in ultima analisi la possibilità di godere di una migliore qualità della vita nonostante che il mondo che ci circonda non sia cambiato; ciò è possibile perché siamo cambiati noi: provare per credere, non ci si perde nulla e non per questo si diventa dipendenti da qualcosa, al massimo ci si ritrova in uno stato di maggiore libertà; è come ricorrere a rimedi naturali che non presentano controindicazioni, giacchè l’essere umano sa essere un mistero anche per se stesso.
Mi fermo qui, altrimenti il discorso si farebbe lunghissimo ed anche se ciò fa parte del “lavoro energetico” non è questo l’argomento principale del presente articolo; quanto sopra l’ho inserito anche per far comprendere meglio il significato della frase “visione energetica, parte dall’essenza per andare alla coscienza, poi alla mente e da ultimo alla materia” riportata nell’articolo del 23/07/2009, nonché l’importanza della meditazione cui ho accennato nell’articolo del 03/09/2009. Tornando a quanto esposto relativamente al sistema linfatico, oltre ad aver chiarito il significato olistico di “ritmo nella polarità = equilibrio polare interno all’unità”, penso sia servito anche a togliere i possibili dubbi circa quello di nascita nella dipendenza, sviluppo nell’indipendenza per arrivare alla consapevolezza che la vera libertà esiste nell’interdipendenza di cui agli articoli del 03, 13 e 24/08/2009; infatti se le varie parti del corpo non vivessero in uno stato di ininterrotta libera interdipendenza, il corpo stesso morrebbe: si veda cosa determinano le cellule tumorali che non accettano la libera interdipendenza. Forse alcuni “sorrideranno” per come vado ad allacciare e presentare i vari argomenti, ma per come la vedo io la mia è una figura professionale ancora praticamente sconosciuta, ecco perché limitatamente a quanto posso sto cercando di dare il mio contributo affinché possa avere il giusto riconoscimento, ed è in quest’ottica che cerco anche di spiegare in cosa, sempre secondo il mio modesto parere, quest’azione terapeutica sia sostanzialmente diversa da quella del medico, dello psicologo, ecc. e come possa apparire pertanto logica la possibilità di una collaborazione che non potrebbe far danni, ma solo portare benefici. Sarà un contributo minimo, ma come amava dire un mio vecchio insegnante: ”meglio poco che niente”. E’ ora di concludere quest’uscita che insieme alla precedente è per certi versi “particolare”: il concetto di unità e di unità superiori via via sempre più perfette penso sia uscito rafforzato (già nell’articolo del 16/05/2009 avevo iniziato la cosa evidenziando come le fasce, oltre a collegare funzionalmente l’impalcatura ossea con quella muscolare, pervadano tutto il corpo tanto da poterne essere considerate l’infrastruttura); certo il discorso sul sistema linfatico e sul drenaggio dello stesso non è ancora terminato e continuerò nella prossima uscita, ma son convinto fosse necessario fare una sosta per dare nuovi motivi di riflessione: ognuno può dare il suo contributo per migliorarci. Infatti, scrivere gli articoli come sto facendo mi richiede molto tempo e concentrazione per cercare di raggiungere il risultato che desidero; ed è lapalissiano che mettere questo lavoro su una pagina web permette a chiunque di poterlo copiare ed utilizzare senza nemmeno dire grazie; va da se che economicamente non ci guadagno nulla. Tuttavia questo lavoro è anche un modo per svolgere degnamente quel servizio per aiutare l’evoluzione delle coscienze che è tra i compiti sia di un maestro di Reiki che di un terapeuta che lavora con “l’impalpabile energia”; di “furbi” ce ne sono e ce ne saranno sempre, ma chi vuol con “cuore puro” dare il suo contributo è benvenuto. Non mi resta che porgere a tutti i miei più cordiali saluti, sperando che l’aver proposto una riflessione anche su argomenti che in questo momento storico non sono particolarmente di moda non abbia contrariato qualcuno e che al tempo stesso possa essere utile per molti: in massoterapia, ad esempio ci sono trattamenti che possono anche dare dolore mentre vengono fatti, ma dopo la persona si sente decisamente meglio di prima essendo stata eliminata la causa che produceva il disagio; qui è la stessa cosa, giacchè l’onesto discorso sul lavoro energetico può anche indurre perplessità e fors’anche sdegno, ma chi vuol dare un buon servizio deve essere schietto e sincero e non cercare innanzitutto di piacere a tutti.