giovedì 30 dicembre 2010

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 3 di 16

Ho esposto quella che considero l’utile base di partenza (che praticamente equivale alle fondamenta su cui si edifica una casa: se le fondamenta sono salde la casa può resistere a molte “intemperie”, ma se le fondamenta non sono adeguate . . .) per apprendere poi l’arte del massaggio terapeutico, che andrà arricchita dalla “sapienza” della comunicazione tattile. Chiaramente (nessuno può saper tutto) non è sufficiente per affrontare in autonomia tutti i casi, quindi questa preparazione non esimerà mai il massoterapista dal richiedere, prima di iniziare un trattamento “impegnativo”, sia la precisa diagnosi medica che l’eventuale prescrizione della terapia da seguire ogniqualvolta il caso lo necessiti (si deve usare ogni attenzione al fine di non far danni; l’imprevisto non può essere evitato, ma è indispensabile non andare mai oltre quelle che sono le proprie competenze; del resto chiedere ad un professionista altrimenti preparato non è certo sinonimo di incapacità; anzi, sono gli stessi medici a ricorrere al consulto quando necessario, quindi . . .). Penso che quella indicata possa essere una solida base da cui partire per poi affrontare serenamente lo studio di materie indispensabili quali Fondamenti Clinici della Massoterapia e le Tecniche di Massaggio (in questi ultimi anni lo scambio di conoscenze tra diverse civiltà ha dato buoni frutti, tanto che tra antiche e nuove, occidentali ed orientali, molte sono a disposizione di chi vuole curare per quanto possibile senza utilizzare strumenti tecnologici), onde poter poi utilizzare con la necessaria padronanza le manovre manuali sui tessuti molli per risolvere determinati tipi di dolore, di disfunzioni e non solo. In questa seconda parte dell’unico ciclo di studi andrebbe anche inserito un corso di Farmacologia come insegnata nei corsi triennali, visto che i farmaci utili alle cure saranno naturalmente sempre prescritti dal medico (senz’altro il massoterapista che sentisse poi la vocazione a proseguire gli studi e divenire medico potrà farlo; ma a meno che, qualora venisse presa in considerazione l’idea di programmare questo corso di laurea, le competenti autorità sanitarie non ritengano che questa nuova figura debba avere una maggiore preparazione, solo il medico è adeguatamente competente), però sapere a cosa servono e quali effetti possono avere è importante per capire e lavorare al meglio. Anche se non farà il lavoro del fisioterapista, è chiaro che ampio sarà il ventaglio dei suoi possibili interventi, è quindi bene siano compresi corsi di Clinica ortopedica e traumatologica, nonché Medicina fisica e riabilitativa: non solo per agire con competenza nei confronti di ogni paziente, ma anche per poter meglio collaborare con quanti operano specificatamente in quel settore. Utile come completamento un corso di Radiologia, anche se naturalmente ci si affiderà alla diagnosi del medico radiologo; come pure è necessario un corso di Neurologia comprendente anche il settore delle neuroscienze (importante ad esempio la conoscenza della neuroplasticità collegata al discorso psicologico); visto che questo terapista non lavora secondo schemi rigidamente definiti, ma utilizza anche le “sensazioni a pelle” per intervenire nel modo che più si adatta alle caratteristiche di ogni singolo paziente, queste conoscenze servono ad ampliare l’apertura mentale per quanto riguarda sia la massoterapia, che la collaborazione interdisciplinare con altri professionisti. Questo terapeuta, a parer mio dovrebbe essere soprattutto in grado di lavorare con un occhio di riguardo per quello che è l’aspetto psicologico del malessere accusato dal paziente; perché quel corpo, mezzo attraverso il quale ognuno avverte le proprie sensazioni dolorose e sul quale viene eseguito l’intervento massoterapico, è anche l’involucro-casa entro cui ciascuno di noi vive l’intera sua esistenza, sperimentando soprattutto a livello psichico l’effetto delle vicissitudini quotidiane, avendo la possibilità di evolversi sempre più: in modo consapevole ed in vari livelli di coscienza, magari con l’aiuto di qualcuno in quei momenti difficili ove le proprie forze sono insufficienti; vi sono infatti casi in cui nell’affannosa ricerca d’una via d’uscita si può anche inconsapevolmente regredire. Anche il massoterapista (PSICO-SOMA-TERAPISTA) olistico dev’essere quindi in grado di assolvere almeno in parte tale compito: sia collaborando con lo psicoterapeuta (il terapeuta energetico può a sua volta essere d’aiuto), ogniqualvolta ciò sia necessario, ma anche sapendo eseguire il massaggio tenendo presente l’aspetto psicologico di ogni singolo paziente, adattando cioè la tecnica alle necessità dell’anima: ho assistito ad insperati risultati dopo aver semplicemente effettuato trattamenti linfatici e viscerali “ascoltando” quello che del paziente sentivo dentro di me. L’evento psicosomatico segnala una disarmonia più profonda: attraverso determinate sintomatologie vengono attivati sistemi biologici, endocrini, neurovegetativi ed immunitari, che possono modificare la risposta dell’organismo e produrre un vasto repertorio di comportamenti difensivi. Il massoterapista olistico adeguatamente preparato può arrivare all’aspetto psicologico attraverso (comunicazione tattile) i nervi, i muscoli e la pelle, portando quindi un aiuto che non va sottovalutato, ecco perché serve un’indiscutibile alta statura morale, nonché una adeguata preparazione anche in campo psicologico. Come ho evidenziato sul sito, mi occupo anche di Terapia Energetica , che come ho spiegato tocca tutti i livelli in cui un essere vivente esiste (anche il terapeuta energetico è una figura a sé, che non prende il posto d’altri); l’aspetto psicologico è il punto di contatto tra queste due terapie: in questi casi, soprattutto, occorre la “luce della coscienza” (che va pazientemente coltivata e difesa; ed anche di questo ne ho già parlato nei miei articoli), che permette di rendersi pienamente conto che quel paziente oggi davanti a noi è una persona momentaneamente “fragile”, bisognosa di un aiuto che va portato capaci d’Amore in un difficile momento della sua vita; ecco perché ritengo non basti essere buoni tecnici, ma si debba saper andare oltre la tecnica mantenendo sempre un altissimo rispetto per quel nostro simile che sta soffrendo e va cercando non tanto un sostegno, od un semplice conforto (cose senz’altro ottime, ma fornibili anche da veri amici ad esempio), quanto piuttosto un mezzo per venirne fuori e tornare ad essere “libero/a in casa propria”, non più oppresso da una sofferenza che “soffoca ed incatena”. Per completare la preparazione del massoterapista olistico, naturalmente occorre poi prendere materie anche dal corso di laurea in Psicologia; ma, per non presentare uscite troppo lunghe è meglio che continui con la prossima. Auguro a tutti un 2011 in cui serenità e letizia possano abitare in coloro che le cercano e nel quale anche la speranza non venga meno ed illumini le giornate di quanti ne hanno bisogno, nonostante tutte le prove della vita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 9 dicembre 2010

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 2 di 16

Riprendendo il discorso interrotto, presento ora quella che io (con tutti i miei limiti) considero una adeguata preparazione per il massoterapista olistico al fine d’esser professionalmente competente. È chiaro che molto influisce in questa mia risposta l’aver frequentato trenta e più anni fa (sono di quei tempi anche i nomi con cui indico le materie), il primo ed iniziato il secondo triennio del corso di laurea in Medicina & Chirurgia, facoltà da cui mi son ritirato per sopraggiunte imprevedibili cause di forza maggiore. Quello che segue è l’elenco delle materie che mi son sembrate essenziali per massaggiare sapendo quello che stavo facendo e per comprendere la risposta del fisico di chi vi si sottoponeva, così da poter adeguare le tecniche che avevo appreso a quella individuale risposta per raggiungere nel modo migliore il risultato desiderato. Non so proprio cosa potrebbero pensarne di quest’idea di istituire una nuova figura professionale ai Ministeri della Salute, o dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; è un lavoro che io faccio con passione (quella di curare chi si trova in una situazione di disagio fisico, psichico o/e morale è una vocazione che non s’è comunque mai spenta), tuttavia ben sapendo che ci sono persone più preparate di me sull’argomento, sono il primo a sapere che è compito di costoro eventualmente valutare la completezza di quest’elenco, decidere l’ampiezza del programma di ogni singola materia che sarà oggetto di studio, aggiungendovi poi tutte quelle necessarie per il rispetto sia delle leggi vigenti, che della totale salvaguardia di chi si sottopone a questi trattamenti. Senza pretendere d’aver ragione ritengo sia il caso di suddividere il ciclo di studi in due parti, così da dar inizio alla formazione del futuro terapista, prima di passare all’insegnamento della parte pratica, fornendogli/le una solida base idonea a costruire quella forma mentale utile per procedere nel lavoro e su cui poggiare quelli che saranno i ragionamenti: sia sul come agire utilizzando con la dovuta padronanza le tecniche di massaggio che si apprenderanno, sia sul come adeguare il lavoro alle caratteristiche d’ogni singolo paziente (ci saranno anche servizi non propriamente curativi in senso strettamente clinico, tuttavia molto importanti sotto il profilo olistico, dal greco “hòlos” che significa tutto intero, di salute umana globale. Diceva David Bohm (1917 – 1992), fisico e filosofo, “se pensiamo all’Universo come ad una rete di interconnessioni energetiche, non possiamo più concepire l’idea di parte, quindi non siamo parti separate di un intero, siamo l’intero. Siamo così condotti ad una nuova nozione di interezza integra, che nega l’antica idea che il mondo possa essere analizzato e studiato in parti che esistono separatamente ed indipendentemente le una dalle altre”). Nessuno me ne voglia per quanto andrò esponendo; è chiaro che facendo un’ipotesi su quanto si potrebbe eventualmente fare in un campo ove, che io sappia, non sono ancora tracciate specifiche linee guida, posso logicamente basarmi solo su personali esperienza e ragionamento, in base ai quali credo sarebbe buona cosa iniziare subito nella prima parte dell’unico ciclo di studi con alcune materie che ho trovato presentate e spiegate in modo chiaro e secondo un’ottima sequenza logica (non seguita nell’elencarle) nel corso di laurea in Medicina & Chirurgia; penso non sarebbe male dare in queste materie anche al massoterapista olistico uguale completezza nella preparazione:
  • Fisica, importante sia per capire la natura dei movimenti e quanto ad essi collegato, sia per comprendere il funzionamento dell’organismo e le sue reazioni nell’ambiente ad esso esterno;
  • Chimica Organica ed Inorganica, nonché Biochimica, che studia i processi chimici che avvengono negli organismi viventi; conoscenze indispensabili per comprendere quanto segue;
  • Biologia e Genetica, per conoscere gli organismi viventi a livello molecolare, cellulare, di organo, di organismo e di popolazione;
  • Microbiologia per comprendere i rapporti esistenti tra gli esseri microscopici e gli altri esseri viventi; molti microrganismi sono infatti agenti eziologici di malattia. Andrebbe poi completata nella seconda parte degli studi con un corso di Clinica Dermosifilopatica adeguato alle necessità di questo professionista che ha contatto epidermico con i pazienti;
  • Immunologia per comprendere il complesso di fattori e di meccanismi per i quali gli organismi superiori possono essere resistenti a malattie ed infezioni, nonché i possibili problemi connessi;
  • Citologia, in quanto la cellula è l’unità fondamentale degli organismi; base di tutti i fenomeni biologici e patologici, quindi è necessario conoscerne bene sia le caratteristiche fisico-chimiche, sia le varie funzioni cui è deputata, quindi i vari tipi nelle varie specializzazioni funzionali;
  • Istologia, poiché i corpi su cui si lavorerà sono formati da diversi tipi di tessuti composti da diversi tipi di cellule; ogni tessuto ha caratteristiche proprie e svolge funzioni diverse dagli altri; è una conoscenza indispensabile per affrontare poi altre materie;
  • Embriologia Generale ed Umana, per sapere come si formano gli esseri viventi a partire dal concepimento, con particolare attenzione all’essere umano; è un aiuto al ragionamento nel momento in cui si vanno a valutare olisticamente le cose;
  • Anatomia Umana, perché naturalmente occorre sapere bene com’è fatto un corpo umano prima di pensare di poterci lavorare su; così come un meccanico che deve sapere com’è stato assemblato il mezzo su cui gli viene chiesto di intervenire prima di mettersi all’opera; completata poi nella seconda parte degli studi con Anatomia ed Istologia Patologica
  • Fisiologia della vita vegetativa e della vita di relazione per comprendere come funziona e come reagisce all’ambiente che lo circonda un essere vivente e nel caso specifico un essere umano; altrimenti non è possibile comprendere le risposte del fisico del paziente;
  • Patologia generale per avere le idee chiare circa la malattia nella sua natura, nelle sue cause, nel suo evolvere e nelle sue conseguenze; completato nella seconda parte di studi con un corso di Semeiotica adeguato alle necessità di questa professione.
Dandovi appuntamento alla prossima uscita, porgo a tutti cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 18 novembre 2010

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 1 di 16

Ad oggi ho fornito a tutti voi un’indicazione di massima su quelli che sono i servizi che offro; avevo già presentato una divisione per settori nell’articolo “considerazioni sul sito” del 04/02/2010 e non mi sembra il caso di ripetermi, avendo solo aggiunto un articolo sulla figura del terapeuta energetico. Poiché sembra che vi sia il desiderio di leggere qualcosa di diverso, qualcuno m’ha chiesto di fare anche articoli su determinati problemi risolvibili con la massoterapia olistica, altri vorrebbero chiarimenti, ecc., cercherò quindi di mettere in rete qualcosa che possa esaudire almeno in parte tutto ciò. Facendo ora seguito a quanto m’è stato richiesto, ho pensato possano essere argomenti interessanti quelli che ho evidenziato nel titolo: sono peraltro tutti campi in cui la massoterapia olistica e la terapia energetica possono essere risorse su cui fare affidamento per raggiungere in modo naturale una migliore qualità della vita; così come penso siano anche tutti argomenti importanti di cui, chi più chi meno, tutti si interessano nella vita di tutti i giorni:
  • stare bene con se stessi e con gli altri porta luce e calore nella vita,
  • poter godere di buona salute è un bene che non ha prezzo,
  • serenità e gioia sono un traguardo che ognuno desidera raggiungere e la loro presenza rende la vita un dono straordinario;
  • la bellezza, . . . , non è solo ciò che appare e vi sono molti modi per coltivarla nelle sue varie “sfaccettature”; ma di questo ne parlerò più estesamente.
Considerati i dubbi circolanti di cui son venuto a conoscenza e che portano insicurezza riguardo a coloro che esercitano questa professione, per cominciare cercherò per quanto mi riguarda e m’è possibile di “rendere accogliente l’ambiente”, e così come quando si procede a ristrutturare una strada si tolgono le erbacce, si consolida e si rende piatto il fondo, si riscavano i fossi che la cingono affinché con le acque piovane non si trasformi in un ruscello, si mettono i parapetti laddove v’è il pericolo d’uscir di strada ed i cartelli indicatori, cosicché sia agevole per chi vi passa giungere alla destinazione desiderata, allo stesso modo cercherò di estirpare le erbe dei dubbi, riempire i buchi scavati dai timori e consolidare fondo e cerchiaggio dissestati da quanti magari nel tempo han fatto qualcosa che non avrebbero dovuto, così da rendere agevole e sicura la strada che porta da me per usufruire dei miei servizi. I cartelli ci sono già: il sito ad esempio. Parto naturalmente dal principale quesito cui mi son trovato a dover rispondere: “Perché mai una donna, soprattutto, dovrebbe andare dal massoterapista olistico o dal terapeuta energetico, quando queste figure non hanno attualmente un chiaro corso di studi ed un legale riconoscimento? Perché da te ad esempio? Come sapere che ci si può fidare e non sei un . . .? E quale dovrebbe essere la preparazione di un massoterapista olistico? E quella di un terapeuta energetico?” Coerentemente con quanto sinora fatto, inserisco quindi tra gli articoli una pubblica spiegazione; cosicché anche chi magari vorrebbe sapere, ma non vuole esporsi rivolgendomi direttamente queste domande, possa veder esaudito questo suo desiderio. Di leggi non me ne intendo, quindi, anche se domande relative alla questione me ne sono state poste, non posso entrare nel merito della qualifica di massaggiatore; a riguardo di questa figura professionale ho letto in un articolo presente in rete che vi è un’apposita Legge: 23 giugno 1927, n. 1264, che pare non sia mai stata abrogata, che ne descrive le caratteristiche, come pure che i relativi corsi furono attivati in base al R.D. 31 maggio 1928, n. 1334, inoltre questa legge venne trasfusa nel T.U. delle Leggi sanitarie. A questo riguardo penso non sia male far presente che anni fa, durante una chiacchierata a riguardo di professionalità ed abusivismo, ad un certo punto un medico espresse un suo parere dicendo che forse la figura del massaggiatore andrebbe rivalutata, anche in considerazione del fatto che vi sono persone che hanno un dono naturale per cui, benché con una preparazione non così completa come quella che esporrò, sono comunque in grado di operare in modo egregio ottenendo risultati che non ci si aspetterebbe da loro. Detto questo, come consigliatomi, passo a far chiarezza sui servizi che io personalmente offro. Nel rispondere parto dal fondo del quesito, perché in minima parte già avevo fatto un precedente accenno. Come infatti ho chiarito nell’articolo “considerazioni sul sito” del 04/02/2010, non esiste attualmente un adeguato e legalmente approvato corso di studi universitario per preparare alla professione di massoterapista olistico; figura che non prenderebbe il posto del fisioterapista (così come l’ingegnere e l’architetto non sono la stessa figura professionale, anche se entrambi abilitati a far progetti ed al calcolo del cemento armato, allo stesso modo non lo sono il fisioterapista ed il massoterapista olistico) in campo di riabilitazione fisica funzionale, ad esempio non provvederebbe al recupero funzionale di un paziente cui con intervento chirurgico è stata impiantata una protesi all’anca, ed inoltre potrebbe fornire una buona collaborazione ad altri professionisti del settore sanitario. Ad oggi ogni singolo massoterapista che offre i suoi servizi ha quindi il livello di preparazione cui è giunto in seguito al programma dei corsi che ha potuto seguire ed al livello di preparazione degli insegnanti titolari dei corsi stessi; ogni singolo individuo ha inoltre una sua indole, una sensibilità ed una sua personale scala di valori su cui trovano motivo e fondamento i suoi pensieri e le conseguenti azioni; su questo punto reputo onesto astenermi da qualsiasi giudizio che non riguardi me personalmente. Inizierò la presentazione di quella che ritengo un’adeguata preparazione per un massoterapista olistico nella prossima puntata. Cordiali saluti a tutti. Robino Mariano

lunedì 1 novembre 2010

Il terapeuta energetico, parte 17 di 17

Sono finalmente giunto alla fine di quest’argomento (otto mesi per non mettere troppa carne al fuoco in troppo breve tempo); mi auguro d’essere riuscito nell’intento di far conoscere chi è e cosa fa il terapeuta energetico secondo quanto io ho imparato a fare; spero questo lavoro possa anche contribuire a ridurre i tempi di una possibile seria sperimentazione in armonia: sono il primo a sapere d’aver ancora molto da imparare, ma come recita un simpatico proverbio: ”la sapienza è come un baobab, una sola persona a braccia aperte non può stringerne il tronco”. Come tutti quelli che l’hanno preceduto e come tutti quelli che lo seguiranno, anche quest’articolo ha lo scopo di far conoscere il mio lavoro, altrimenti come potrei mai sperare che coloro che potrebbero trarne giovamento mi contattino per usufruire di questa cura? Secondo me si può temere a priori ciò che non si conosce e starne prudentemente lontani; ma, quando qualcuno ha avuto il coraggio di andare a vedere e tornando spiega cos’ha trovato, a questo punto si sa cos’è e si può decidere se avvicinarsi e magari trarne vantaggio, o se è qualcosa di pericoloso da cui è meglio stare lontani. Si dice che di solito chi studia materie che hanno a che fare con problemi legati alla mente è perché fondamentalmente un po’ ne ha bisogno lui stesso; non parlo per gli altri, ma per quanto mi riguarda effettivamente ho iniziato molti anni fa cercando soluzioni a problemi che non mi erano per nulla graditi e devo dire d’aver trovato anche molte cose buone: solitamente la vita offre delle opportunità di crescita, anche camuffate come eventi spiacevoli (siamo in una realtà polare: un aspetto è spiacevole, l’altro è piacevole e sovente è il più difficile da scoprire); si può rimanerne schiacciati e vinti, o far finta di nulla e passar oltre, od accettare la sfida che, se ben sfruttata, permette di ottenere un miglioramento alla propria situazione, ma se mal affrontata può causare seri danni ed anche peggio. Chi accetta la sfida è quel qualcuno cui prima ho accennato, che a suo rischio e pericolo ha il coraggio di andare a vedere: con incosciente temerarietà e superficialità equivale ad affrontarla male; ma, confortati dal coraggio, illuminati dalla “fiduciosa Speranza” e resi sufficientemente guardinghi e prudenti dalla salutare paura sovente ce la si può fare. Percepire l’energia di cui parlo richiede impegno ed ascoltarne il sussurro ancora di più, altrimenti succede come un altro simpatico proverbio evidenzia a riguardo di uomini e formiche: “anche se l’orecchio è molto vicino, non sente una formica che passa”. Diceva Confucio (almeno pare sia stato lui): “dai un pesce ad un affamato e mangerà per un giorno, insegnagli a pescare e mangerà per tutta la vita”; questo fa parte dell’atteggiamento con cui si procede nella cura a livello energetico: come ho già avuto modo di evidenziare questo non può essere visto alla stregua di un lavoro come tanti altri che si fanno principalmente per avere il necessario per vivere, cosa per altro buona, perché quando si raggiunge il livello di consapevolezza che permette
  • prima di desiderare di poterlo fare (compito del maestro è - già detto nell'uscita del 15/03 - anzitutto indagare per capire se è un desiderio con solide basi su cui costruire, o se non è ancora stata raggiunta la necessaria consapevole maturazione e serve quindi un propedeutico lavoro di preparazione, o se è solamente un capriccio della modalità dell’avere – sfoggiare un potere che altri non hanno - un esempio calzante potrebbe essere quello contenuto negli Atti degli Apostoli 8, 18–24 a proposito di Simon Mago, ragion per cui, anche se la risposta del maestro sarà meno dura di quella dell’apostolo Pietro, a costui non potranno al momento essere dati altri insegnamenti eccetto quelli necessari a condurlo, se vorrà, sulla strada che porta alla necessaria consapevole maturità indispensabile per iniziare il cammino di preparazione)
  • e poi di farlo (nessuno s’illuda: non si è per questo migliori degli altri),
si comprende che è un lavoro che “porta alla pienezza di vita”: non tanto avere la vita, quanto essere vivi . . . vita nella vita . . . pienezza nell’unità. Per tutti, anche per il maestro non è sufficiente essere arrivato un giorno a capire ed aver trovato coraggio e consapevolezza per passare da un’esistenza all’insegna dell’avere a quella più completa e matura dell’essere; anche se ormai ci si rende indiscutibilmente conto che è di gran lunga preferibile vivere secondo la modalità dell’ESSERE, tuttavia a causa della “debolezza” della nostra condizione umana questa è una decisione da riprendere e mantenere con determinazione ad ogni risveglio e che ogni giorno chiede vengano nuovamente trovate forza e motivazioni per non venir meno all’impegno preso (velato accenno già c’era nell’uscita del 16/11/2009: la via del fare è l’essere . . . unica via superare queste prove). Agguati, lusinghe, tentativi di raggiro e seduzione da parte dell’illusorio AVERE non cessano di metterci costantemente alla prova sino al termine dell’ultimo giorno, soprattutto nella fase di rilassamento che segue i momenti in cui si è riusciti a portare a termine qualcosa di veramente importante, così come nei momenti in cui si abbassa la guardia avviliti da fatti che consideriamo grandi insuccessi o cocenti delusioni: anche queste sono prove da superare. A tal proposito tristemente già Ovidio constatava questa “debolezza” quando scrisse: ”video meliora proboque, deteriora sequor” = vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori. È questo però parte dell’aspetto giustamente proprio del carattere spirituale della terapia energetica che richiede un apposito articolo vista la sua vastità e la necessaria chiarezza espositiva onde evitare possibili indesiderati fraintendimenti; tanto per cominciare non è una nuova religione, inoltre chiunque, credente o non credente, si renderà conto che si tratta di un aspetto di cui è permeata la vita di ognuno, ma a cui pochissimi fanno caso. Non subito, ma in un prossimo futuro affronterò anche questo argomento, che porterà con se non poche gradite sorprese su cui riflettere con attenzione, tuttavia per il momento mi sembra di aver già offerto molto su cui riflettere: ho seminato, ora è il caso di seguire crescita e raccolto. È stato senz’altro un argomento molto lungo da seguire sia in termini di tempo sia in termini di pagine da leggere, ma trattandosi di qualcosa assai poco conosciuto e su cui (alcuni con la fantasia, altri con furberia) “molto si ricama” non voglio fraintendimenti circa il mio agire: essere schietto fa parte del mio lavoro ed in mancanza di chiarezza penso sarebbe molto difficile trovare nuovi pazienti (anche a questo serve il sito), giacché senza fiducia non avrebbero motivo di contattarmi. Quanto ho esposto vale naturalmente solo per me: nessun’altro è obbligato a vederla e pensarla come me. Senza toccare chi lo fa con altri scopi, penso sia senz’altro possibile trovare persone oneste con un’altra formazione che lavorano in modo diverso: sono i risultati quelli che contano ed ancor più i “frutti” che da questi risultati si raccolgono. Cordiali saluti a tutti.

venerdì 15 ottobre 2010

Il terapeuta energetico, parte 16 di 17

Per finire il discorso interrotto, con una succinta classificazione presento un veloce elenco di casi in cui si può considerare possibile la presenza di fattori psicologici nei sintomi e nelle malattie:
  • disturbi dell’alimentazione come anoressia e bulimia alla quale segue l’obesità;
  • malattie e sintomi del sistema gastrointestinali quali ulcera gastro-duodenale, colite ulcerosa, iperacidità gastrica, gastrite cronica, retto colite emorragica, pilorospasmo, colon irritabile o spastico, vomito, nausea, diarrea, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema respiratorio quali asma bronchiale, singhiozzo, dispnea, sindrome iperventilatoria, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema cutaneo, come edema pudico, psoriasi, sudorazione eccessiva, dermatite atopica, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema cardiovascolare quali aritmie, crisi di tachicardia, ipertensione arteriosa essenziale, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema muscolo scheletrico come mialgie, dolori ai tratti lombo-sacrale e cervicale del rachide, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema endocrino quali iper od ipotiroidismo, ipoglicemia, ipopituarismo, ecc.;
  • malattie e sintomi del sistema genitourinario come impotenza, enuresi, dolori mestruali, ecc.;
  • cefalee muscolo tensive ed emicranie
  • .
Naturalmente sarà sempre compito del medico l’accurata diagnosi atta a chiarire le cause delle malattie onde approntare una giusta terapia e dello psicologo e/o psichiatra l’indagine relativa ai sintomi della “sfera” che sta al di la del corpo fisico; al terapeuta energetico potrebbe essere affidato il compito di aiutare il paziente a “mettere ordine” nei vari suoi livelli, fornendogli quella “disponibilità energetica allargata” di cui ho parlato; inoltre tener presente quanto dichiara di percepire trattando energeticamente il paziente potrebbe rivelarsi materiale utile anche agli altri professionisti sanitari per ampliare la base d’indagine. Come ho già evidenziato, quando i livelli energetici superiori non vengono ascoltati scaricano il disagio sempre più in basso, ma non sempre l’individuo riesce a capire il significato del messaggio; oltretutto, ci sono persone totalmente o parzialmente incapaci di accedere al loro mondo emotivo e per questo non riescono a percepire coscientemente la rabbia, la frustrazione, lo stress che vivono ad esempio per una difficile situazione familiare e/o condizione lavorativa. Per questi ultimi, che inconsciamente comunque soffrono come gli altri (se non di più visto che con ogni probabilità a livello inconscio sono impotentemente e dolorosamente consapevoli di questo loro grave handicap: è questa una mia sensazione), si aggiunge il problema di trovarsi nella realtà conscia a rifiutare di riconoscere e nei casi più gravi di non riuscir neppure ad immaginare che quelle sono le cause scatenanti ad esempio di quell’ulcera che cercano di curare: sfugge alla loro coscienza quella gran parte di se stessi di cui molti altri sono fortunatamente consapevoli; ciò aumenta la loro “vulnerabilità” con spiacevoli conseguenze. Qui non si tratta di essere in possesso della mitica pietra filosofale che cambia il vil piombo in oro, il terapeuta energetico non fa miracoli, ma, come ho più volte spiegato, il “lavoro energetico” tende a riportar l’armonia = guarigione tra i vari livelli di cui ognuno è composto. Anche in molti dei casi suesposti penso che, aiutando il paziente a percepire qualcosa che neppure pensava esistesse e guidandolo (come nell’esempio di Dante guidato da Virgilio e Beatrice) in questo cammino che io definisco di “ri-strutturazione energetica”, perché il trovarsi improvvisamente di fronte a ciò che non si conosce e che rivela di possedere una forza superiore a quanto normalmente si affronta nella realtà cui si è abituati provoca automaticamente agitazione più o meno intensa (non tutti sono ugualmente sensibili, vi sono anche casi di persone che nell’immediato non avvertono nulla) e la presenza di una guida da sicurezza, non sarebbe certamente un male nei casi in cui si può ragionevolmente pensare possa dare frutti permettere al terapeuta energetico di affiancare ai trattamenti convenzionali i suoi trattamenti: in fin dei conti ogni passo in avanti verso ciò che è meglio è un bene per tutti. Non è il caso, per ora, di andare oltre; penso infatti d’aver chiarito come questi trattamenti possano essere visti anche, a seconda dei casi, come un antidoto che salva dall’avvelenamento della vita prodotto sia da “situazioni tossiche” di cui qualcuno può essersi “distrattamente cibato”, sia dal “morso” di “eventi strazianti” in cui ci si può essere casualmente imbattuti, o come un catalizzatore che permette salvifiche reazioni altrimenti impossibili nella realtà umana cui siamo abituati. Come ho cercato di spiegare, questo mio è un “lavoro” molto diverso dagli altri e, proprio per il fatto che occupa un posto a se non interferendo con altrui professionalità, ritengo fondata sia la speranza che possa essere preso in seria considerazione dai sanitari, sia che un sempre maggior numero di persone possa prenderlo seriamente in considerazione quale possibile metodo di cura ed usufruirne al bisogno. Con la prossima uscita concluderò questa chiacchierata, che spero abbia ottenuto lo scopo di far chiarezza su cosa intendo per terapia e terapeuta energetico. Certo questa in cui viviamo è una realtà polare ove sono contemporaneamente sempre presenti i due aspetti, ad esempio santi e criminali, pertanto vi sono ovunque persone oneste ed altre disoneste a volte assai difficilmente individuabili; ma non per questo si smette di vivere, affrontare gli eventi, reagire alle avversità e sperare: abbandonarsi alla disperazione porta solo all’annientamento; non mi permetto di giudicare nessuno, ma se coraggiosamente e con costanza (è molto più facile e meno faticoso seguire la massa e le mode “scollegando” la propria capacità di discernimento, come una stampante dal computer) si impara giorno dopo giorno a fare un po’ di silenzio in se stessi, allora si può sentire ciò che dal più intimo di noi esce sempre più chiaramente . . . e la consolazione può rivelarsi superiore ad ogni aspettativa. Ne avevo già fatto alcuni accenni: nell’uscita del 18/01/2010 quando riportai: “ . . . Oh uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”; ed ancor prima in modo più chiaro nell’uscita del 05/11/2009 quando ricordai: “il maestro interiore sa distinguere i frutti velenosi da quelli buoni, ma se non facciamo silenzio dentro di noi . . .”; e poi in quella del 07/01/2010 quando evidenziai: “. . . lo Spirito parla sottovoce e se non farai silenzio dentro di te . . .”. Attenzione quindi all’inganno della realtà polare: il terapeuta energetico non è chi HA semplicemente superato una serie di esami obbligatori, poi quello di stato, ottenendo il diritto (AVERE) d’essere iscritto in uno specifico albo . . . cose degne del massimo rispetto e professionalmente necessarie, ma energeticamente non bastano; qui soprattutto conta ESSERE e CONTINUARE AD ESSERE giorno dopo giorno nonostante le prove della vita. Cordiali saluti.

venerdì 1 ottobre 2010

Il terapeuta energetico, parte 15 di 17

Mi rendo conto che questo articolo è stato difficile da seguire ed anche il tenore verbale ha dovuto a volte essere adeguato alla materia trattata, richiedendo quindi maggiore disponibilità all’attenzione nei riguardi del testo. Cose opposte alla velocità legata ad internet ed alla normale disponibilità di coloro che vi navigano. Sarebbe un assurdo non fosse che non ritenendo di “vender fumo ai grulli”, per non essere scambiato per ciò che non sono diventa giocoforza utile fare chiarezza a riguardo di quanto ci si può aspettare da un terapeuta energetico. Oltre a ciò ulteriore motivazione è che, come penso sia chiaro a tutti, non lo faccio per hobby ma come lavoro, al quale ho collegato questo sito affinché quante più persone possibile sappiano che esercito seriamente la professione di massoterapista e terapeuta energetico, cui sono collegati ad una parte il drenaggio linfatico ed all’altra reiki e bhakti karuna. Proprio per questi motivi, affinché chiunque possa rendersi conto che è un utile lavoro fatto per portare benessere e guarire, e non per illudere e svuotare i portafogli degli “ingenui”, cerco di dare spiegazioni precise e spero facilmente comprensibili; in questo modo quanti più di coloro che potrebbero trarre beneficio da questi trattamenti possono essere raggiunti e portati a sapere che sono a loro disposizione “alla luce del sole”, farsene un’idea, contattarmi ed usufruirne senza timore: nel caso per maggiore sicurezza i medici curanti volessero contattarmi, sono disponibile. Nonostante tutto il mio impegno per offrire un’esposizione gradevole e snella, non ho trovato la maniera di trattare quest’argomento in modo più breve e più leggero; altrimenti sarebbe venuto meno l’impegno alla chiarezza nei confronti di voi tutti, punto questo che ritengo indispensabile affinché si possa guardare senza timore a questi trattamenti: non ci fosse un buon motivo, perché mai si dovrebbe prendere in considerazione per la propria salute una figura professionale non ancora riconosciuta? Ed allo stesso modo, perché mai si potrebbe chiedere che venga presa in considerazione per un eventuale riconoscimento, se si trattasse solo di “fumo senza arrosto”? Ora, dopo aver “detto la mia” circa i problemi che si trovano volendo esercitare questa professione onestamente e con adeguata preparazione ed aver presentato esempi atti a rendere meno misterioso questo lavoro, che penso potrebbe essere un valido mezzo affiancabile ai trattamenti sanitari in uso, passo ad accennare ad una branca della medicina ove, a parer mio, queste tecniche opportunamente utilizzate potrebbero contribuire a risolvere positivamente molte situazioni “spinose”: la psicosomatica. Collegandomi a quanto evidenziato nell’uscita del 15/05 relativamente ad emozioni, sentimenti, sofferenza e loro effetti, farò ora alcune precisazioni per ridurre al minimo possibili fraintendimenti. La correlazione fra emozioni ed attivazione del sistema nervoso è stata dimostrata e si è constatato che in seguito ad un’emozione avviene una reazione a catena che coinvolge un grande numero di strutture nervose, che a loro volta attivano altre strutture del corpo, dando luogo a reazioni di emergenza onde mobilitare le risorse energetiche dell’organismo al fine di fronteggiare al meglio l’evento. Normalmente è una reazione fisiologica costruttiva e superata la situazione di “pericolo” tramite i meccanismi omeostatici si ripristina velocemente l’equilibrio. Tuttavia si può arrivare a situazioni dalle quali l’individuo non riesce più a venirne fuori ed a causa della persistente stimolazione emozionale si giunge ad una reazione fisiologica distruttiva, con svantaggi per l’organismo. Spesso con un piccolo aiuto se ne esce in tempo con positiva risoluzione degli effetti di quelle reazioni e ripristino dell’equilibrio; ma, quando il tempo passa senza che si arrivi ad una soluzione, l’alterazione emotiva può provocare modificazioni strutturali anche permanenti ed in questi casi si parla di malattia psicosomatica. La psicosomatica è una branca della medicina che pone in relazione il corpo fisico col mondo emozionale ed affettivo: è anche un modo di osservare, valutare e proporre terapie guardando il paziente come un tutto unitario (similmente alla visione energetico-olistica, che al primo livello unitario superiore include anche il nucleo familiare: uscite del 15/07 e 01/08) dove la malattia, come ho accennato nell’uscita del 01/07 parlando di cosa indica la sofferenza, si manifesta a livello organico come sintomo ed a livello psicologico come disagio. È quindi possibile ai medici distinguere tra malattie ove i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e malattie, invece, ove determinanti sono fattori psico-sociali che danno luogo ad emozioni che causano conflitti. Risulta chiaro che il benessere fisico ha una notevole influenza su sentimenti ed emozioni e viceversa questi ultimi provocano ripercussioni sul corpo ed in ultima analisi che i disturbi e le malattie psicosomatiche sono segnali molto importanti del disagio fisico e psicologico provocato da un eccesso di emozioni cui è seguita una mancata buona gestione delle stesse che non sono state opportunamente filtrate dal sistema cognitivo. Naturalmente tutto è relativo alle caratteristiche del singolo individuo e comprende il vissuto emotivo, le esperienze vissute, le caratteristiche della sua personalità, le motivazioni personali, la vita fuori dal lavoro e quella sul lavoro con relative prospettive all’interno di quel “mondo”. Arrivato a questo punto non compete più a me portare avanti il discorso sapendo tener conto anche di tutte le sue “sfaccettature”; è giustamente compito degli specialisti del settore: un conto è cercare di dotarsi di una preparazione di base per meglio collaborare, diverso è voler occupare un posto che non è il proprio. Come al solito io accenno per dare motivazioni plausibili alla possibile presa in considerazione delle terapie che utilizzo, onde affiancarle a quelle convenzionalmente attualmente in uso: io non pongo mai degli “aut . . . , aut . . . “, bensì propongo sempre la cooperazione, essendo mia convinzione che, senza prevaricare alcuno, è unendo in armonia le forze per raggiungere una situazione migliore che si possono ottenere davvero i migliori risultati. Qualcuno m’ha giustamente chiesto se, oltre a parlare di collaborazione su internet, non mi sono mai esposto con richieste ufficiali; non dirò di quanto detto a voce in pubbliche sedi, perché come tutti sanno “verba volant, scripta manent”, ma già nel 2008 ho fatto protocollare presso pubbliche strutture sanitarie delle proposte di collaborazione professionale. Nessuno pensi che me la sia presa per la mancata accettazione; le autorità sanitarie devono essere molto caute nel decidere (lo faccio sempre anch’io di fronte a ciò che non conosco) per salvaguardare la salute pubblica: finché i tempi non saranno maturi non sarà possibile; scopo di questo sito è sia pubblicizzare (non lo faccio per passatempo) il mio lavoro richiamando l’attenzione di chi ne ha bisogno, sia contribuire a questa generale maturazione. Cordiali saluti.

mercoledì 15 settembre 2010

Il terapeuta energetico, parte 14 di 17

A partire dalle prime ricerche risalenti agli anni ottanta sono stati fatti grandi passi in avanti; ed anche se, per ammissione degli stessi ricercatori, non si è ancora giunti ai traguardi desiderati e si scorgono ancora ampie e ricche prospettive, già oggi si vedono buoni risultati del lavoro svolto. Prima di passare agli esempi, penso valga la pena ricordare che:
  • i recettori sensoriali di ogni singolo individuo vengono raggiunti da oltre un miliardo di stimoli al secondo;
  • bastano dodici milioni di stimoli al secondo per avviare una trasmissione nervosa e
  • sono sufficienti appena cento stimoli al secondo affinché ci sia una percezione del segnale.
In presenza di qualsiasi evento informativo l’essere umano reagisce
  • inizialmente con una fase direi percettivo-sensoriale del segnale da parte del sistema nervoso, cioè percepisce suoni, forme, profumi, aromi, contatti, ecc. e risponde a questi stimoli con capacità discriminativa e sensibilità;
  • quindi nel processo cognitivo vi è una seconda fase in cui viene dato un preciso significato al segnale captato.
È questo il punto in cui si inserisce la possibilità di sfruttare la realtà virtuale, poiché il sistema nervoso sembra accettare ben volentieri le proposte virtuali che gli vengono offerte, tanto che anche in presenza di non ottime offerte sensitivo-sensoriali passa dalla realtà conosciuta a quest’altra interagendovi con sempre maggiore disinvoltura, anche accettando gli avatar digitali: per spiegare più chiaramente faccio l’esempio degli aerei ove vi sono monitor su cui appaiono avatar, ovvero immagini virtuali di sorridenti hostess che forniscono ai passeggeri una serie di istruzioni sul comportamento da tenere nelle varie possibili situazioni sia normali che eccezionali. Benché l’essere umano sia sempre in grado di distinguere tra la realtà vera e quella elaborata dal computer, tuttavia il sistema nervoso dimostra di possedere la capacità e la disponibilità di accettare l’interazione virtuale, tanto da permettere lavori altrimenti impossibili come ad esempio la tele-riabilitazione, grazie alla quale due o più partecipanti che si trovano in posti diversi comunicano tra loro in tempo reale ed ogni singolo paziente è monitorato ed assistito da un terapeuta che da una sede remota può seguire e controllare l’esecuzione degli esercizi intervenendo all’occorrenza al fine di correggere possibili errori. È certamente un risultato eccellente, si pensi ad esempio al caso di un cerebroleso che, anziché dover ogni volta essere trasportato al centro riabilitativo e poi riaccompagnato a casa con ovvi problemi e disagi per lui e per chi si sobbarca l’incombenza, può tranquillamente rimanere in casa sua e con maggior serenità, grazie ad un’apposita console, può effettuare tutta una serie di compiti atti ad esercitare le funzioni motoria e cognitive sotto costante osservazione dell’esperto in riabilitazione che, senza doversi spostare dal luogo di lavoro, può controllare in tempo reale i risultati della prestazione. Prima del prossimo esempio credo sia opportuno far presente che le nostre azioni possono avvenire sia in modo automatico (cosa che non determina apprendimento, giacché non viene prestata attenzione), sia in modo controllato (che genera apprendimento, giacché è necessaria attenzione per l’esecuzione): il sistema nervoso centrale è infatti in grado di apprendere nuovi comportamenti e di modificare l’attitudine precedentemente acquisita; pertanto, nel caso di un movimento che poteva essere eseguito in modo automatico e che in seguito ad un incidente non si riesce più ad eseguire, il riabilitatore insegnando al paziente ad eseguire in modo controllato quel movimento può rieducare il sistema nervoso centrale di costui, che comprendendo immediatamente il vantaggio prenderà a privilegiare questo movimento controllato abbandonando la modalità automatica divenuta impossibile. In casi come questo affiancare al trattamento tradizionale ulteriori utili stimoli che si possono produrre utilizzando la realtà virtuale può migliorare il trattamento; ciò è possibile ad esempio con uno stimolo acustico come l’ascolto di un suono la cui intensità corrisponde a quella dello sforzo effettuato dal paziente nell’esecuzione dell’esercizio, in questo modo gli sarà più facile controllare la corretta graduazione dello sforzo stesso; un aiuto ancor maggiore potrà venire se a ciò s’aggiunge anche uno stimolo visivo quale potrebbe essere una colonna luminosa sullo schermo che si alza e si abbassa a seconda dell’intensità dello sforzo: la realtà virtuale consente quindi di offrire al paziente una realtà aumentata, permettendogli di fruire di informazioni che nella realtà non sarebbero a sua disposizione, ma che gli permettono un più veloce ed agevole recupero. Non penso sia il caso di fare altri esempi per evidenziare come anche la realtà virtuale possa essere utilizzata per far del bene. Quanto sopra, oltretutto, ha chiarito che il paziente è sempre tenuto a fare la sua parte; come nella terapia energetica, anche nei trattamenti convenzionali gli esperti pur utilizzando macchine, programmi ecc., non possono raggiungere un risultato soddisfacente se il paziente non si impegna. Nell’uscita del 15/07 avevo scritto: “ogni singolo è tenuto a decidere ed in prima persona ad impegnarsi volontariamente, quanto manca gli verrà dato, l’importante è che sia lui a voler perseguire il cambiamento”. Se come ho su evidenziato si può trovare così tanto in qualcosa di virtuale = non reale, perché allora negare di poter trovare almeno altrettanto in quell’energia assolutamente reale di cui parlo? Solo perché appartiene ad una realtà superiore a quella limitata cui siamo abituati? Che dire allora della realtà aumentata cui prima ho fatto cenno? Non ritengo professionalmente corretto pensare, come qualcuno m’ha detto, di lasciar utilizzare i trattamenti energetici solo in casi come ad esempio quello dei pazienti terminali per accompagnarli più dolcemente alla morte, quasi il loro potesse essere solamente un effetto placebo, negando di fatto qualsiasi reale valore curativo. Ci vorrebbe il coraggio scientifico di osare, anche se non ci si può aspettare un diretto ritorno economico, ma solamente indiretto; infatti determinati capitoli di spesa potrebbero essere rivisti, utilizzando poi altrove quanto risparmiato con indubbio vantaggio per tutti: quest’energia segue la modalità di esistenza dell’essere e non è cosa di poco conto; inoltre, a differenza di noi umani che come ho evidenziato nell’uscita del 15/06 non possiamo giungere ad “una conoscenza neutrale ed oggettiva”, ma solamente ad una “conoscenza soggiacente all’osservatore”, quest’energia conosce l’unica e vera assoluta realtà che tutto spiega ed agisce di conseguenza. Penso d’aver messo sufficiente “carne al fuoco” per dare non pochi spunti di riflessione a chi ha la buona volontà di riflettere; per esperienza so che non è sempre una cosa piacevole, ma senz’altro sempre utile. Continuerò con la prossima uscita; cordiali saluti a tutti.

mercoledì 1 settembre 2010

Il terapeuta energetico, parte 13 di 17

Riprendendo il discorso sugli effetti delle vibrazioni meccaniche val la pena ricordare che importanti dal punto di vista terapeutico sono lo spazio (inteso come ampiezza della vibrazione), il tempo (frequenza della vibrazione) e l’accelerazione (variazione della velocità nel tempo). Se il corpo fosse una massa compatta come potrebbe essere una roccia, il movimento avrebbe nel tempo lo stesso andamento della forza agente su di esso; ma il corpo umano ha caratteristiche elastiche, quindi il moto dipende dalla pulsazione della forza della pedana vibrante e dalla pulsazione naturale del corpo stesso; inoltre la frequenza di risonanza propria è diversa a seconda del tessuto e/o del distretto corporeo interessato. Man mano che la frequenza della forza agente tramite la pedana a vibrazione si avvicina alla frequenza naturale del corpo, il moto cresce in ampiezza, cioè entra in risonanza: l’ampiezza delle oscillazioni supera quella delle oscillazioni proprie degli organi interni e/o delle altre strutture anatomiche. Va comunque tenuto conto che la frequenza delle vibrazioni uscenti dalla pedana viene smorzata man mano che attraversa i tessuti del corpo allontanandosi dal punto di applicazione. Coloro che hanno studiato gli effetti delle vibrazioni sul corpo umano, hanno notato che rispettando determinate regole, il riflesso di vibrazione induce un miglioramento dell’efficienza neuromuscolare dei muscoli sottoposti a trattamento vibratorio rispetto agli stessi muscoli dell’altro arto non sottoposto a vibrazione. Inoltre nei soggetti esposti per dieci minuti ad una vibrazione acuta di tipo WBV (whole body vibration), in grado cioè di invadere tutto il corpo, od in alternativa estesi segmenti di questo, s’è riscontrato un aumento del livello basale sia del testosterone che dell’ormone della crescita, mentre si rileva un abbassamento del livello basale di cortisolo. A quanto sopra s’aggiunge il fatto che l’applicazione di un adeguato stimolo vibratorio attiva connessioni sia monosinaptiche, che polisinaptiche; queste ultime possono attivare un numero sufficiente di unità motorie con conseguente aumento sia della forza di contrazione, sia dell’attività elettrica del muscolo. Il forte stimolo sul sistema neuromuscolare ed osteoarticolare produce significativi effetti sul tono-trofismo, sulla forza massimale ed esplosiva, sul riflesso miotatico, sulla flessibilità articolare, sul dolore muscolare, sulla risposta propriocettiva, sulla mineralizzazione ossea ed altro ancora. A seguito di tutto ciò le pedane vibranti sono entrate anche in ambito sportivo. Attenzione però, io non sono un medico ed i miei sono solamente esempi per visualizzare qualcos’altro; non sono esaurienti (la cosa spetta agli specialisti del settore) ed inoltre il sentir desiderio di provare dopo aver letto quanto ho scritto non giustifica il “fai da te”; io penso che un adeguato controllo medico prima ed un preparato professionista poi per realizzare un programma di lavoro siano importanti. Anche in questo campo vi sono delle controindicazioni, ad esempio: patologie vascolari, neuromotorie e cardiache, cefalea, incompatibilità transitoria o permanente, intolleranza psicologica, sintomatica ed altro ancora: non è il mio campo. Anche l’energia lavora con vibrazioni, ma a differenza di queste suesposte non vi sono pericoli:
  • primo, un terapeuta, quando “sente” di dover variare frequenza, sa cosa deve fare prima onde non far danno e nel dubbio ascolta il “sussurro energetico” (anche per questo sostengo che ci vuol tempo per preparare un terapeuta energetico);
  • secondo, l’energia stessa evita di far danno e, questo è il mio personale pensiero, non muta vibrazione se non è stato fatto ciò che andava fatto.
Come buoni sono per il miglioramento del corpo fisico gli effetti delle vibrazioni meccaniche opportunamente dosate, buoni sono anche gli effetti delle vibrazioni energetiche per raggiungere una qualità della vita effettivamente sempre migliore: non sempre quella che faticosamente si insegue è davvero una buona qualità della vita; ci sarebbe molto da dire, ma penso sia più logico affrontare questo discorso nel futuro articolo sulla parte spirituale di questa terapia. Spero che anche questo esempio abbia contribuito a “schiarire le idee” circa il lavoro del terapeuta energetico. Per finire, visto che siamo in un’epoca ove l’elettronica e l’informatica hanno un peso sempre crescente, porto un ultimo esempio: l’esercizio nella realtà virtuale. Oltre al fatto che la realtà virtuale, indipendentemente dalla reale preparazione di ciascuno, è senz’altro un argomento ben noto a tutti, utilizzo questo specifico settore proprio per evidenziare che SE nessuno trova alcunché da ridire nel fatto che ci siano persone che studiano ed utilizzano qualcosa di virtuale, che cioè, secondo la lingua italiana, esiste solo in potenza e non in atto, quindi FITTIZIO (infatti senza hardware e software non ha possibilità di rappresentazione), ANCOR MENO problemi ci dovrebbero essere ad accettare che ci siano persone che si preparano onde poi utilizzare al meglio per il bene di tutti quell’energia di cui parlo, che per di più è REALE e che per esistere non ha neppure bisogno della nostra esistenza. Considerati i successi raggiunti in altri settori, uno dei più conosciuti ad esempio è quello dei videogiochi, molti ricercatori di area medica si sono sentiti giustamente stimolati nella loro curiosità scientifica ed hanno iniziato una serie di studi sperimentali per verificare le possibilità d’uso della realtà virtuale nelle applicazioni sanitarie: era necessario studiare i presupposti neurofisiologici per scoprire quali fossero le necessarie correzioni da attuare affinché queste tecnologie potessero essere sfruttate per rinforzare un processo di recupero. E’ giusto far presente che, a differenza di quanto avviene in campo ludico, per servire a questo scopo l’immersione in ambiente virtuale deve fornire condizioni capaci non solamente di aderire al meglio alla realtà, ma, soprattutto deve suscitare un coinvolgimento della coscienza e del subconscio tale da riproporre in forma perfetta il gioco di esperienze ed azioni tipiche del vivere reale. Per far ciò sono indispensabili l’interattività, l’immersione e non ultimo il tempo reale; cioè, tra il momento di partenza dell’input, il suo arrivo nel computer, la successiva elaborazione del dato con conversione di tutto ciò in stimoli per il paziente onde percepisca informazioni tattili, termiche, di pressione, gravità, resistenza, peso, elasticità, consistenza, ecc., non devono intercorrere tempi superiori a quelli fisiologici. Essendoci ancor qualcosa da aggiungere continuerò con la prossima uscita. Cordiali saluti a tutti.

domenica 15 agosto 2010

Il terapeuta energetico, parte 12 di 17

Nel riprendere ricordo che anche se non faccio il fisioterapista, prendo tuttavia esempi da questa preziosa disciplina sanitaria in quanto ben s’adattano ad evocare immagini a tutti facilmente comprensibili. Come prima ho presentato l’esempio del fisioterapista immerso nell’acqua che lavora giovandosi delle proprietà dell’acqua per meglio riabilitare il paziente affidatogli, ora posso portare l’esempio dell’elettrostimolazione terapeutica; infatti anche l’elettricità può dare un’idea di un’altra parte del lavoro fatto dall’energia di cui parlo. Similmente al fisioterapista che utilizza l’elettrostimolazione, relativamente al caso, sia con tecnica bipolare posizionando l’elettrodo negativo nella zona di placca motoria e quello positivo longitudinalmente nella porzione muscolo-tendinea distale del muscolo da stimolare, sia, per muscoli di dimensioni ridotte, con tecnica monopolare utilizzando lo stimolatore a penna e posizionando l’elettrodo positivo a seconda dei casi nell’arto contro laterale o nella zona mediana del corpo, procedendo quindi con l’erogazione della corrente ad intensità tale da ottenere una stimolazione con contrazione intensa, ma non dolorosa, con l’intento terapeutico di intervenire sul metabolismo muscolare, mantenere il tono trofismo (ad esempio per permettere al possibile processo di reinnervazione di trovare un “terreno” confacente al recupero) ed in ambito sportivo anche per ottenere un aumento di forza e massa muscolare, anche il terapeuta energetico canalizza l’energia nei punti e per la durata che “sente” ottimali ed il lavoro dell’energia può essere immaginato analogo a quello svolto dalla corrente, naturalmente nei livelli che le sono propri. Prima di continuare, onde evitare fraintendimenti, voglio evidenziare che non è mia intenzione spiegare in cosa consiste il lavoro fisioterapico; come ho chiarito nell’uscita del 04/02 “è nella rispettosa collaborazione che crescono e si possono raccogliere i frutti migliori” e per evitare errate interpretazioni di quanto dico nell’uscita del 15/05 ho ribadito “sarebbe bene un clima di feconda collaborazione, . . . (il che) non vuol dire prendere il posto d’altri.”. Io mi limito ad accennare ad altri spetta di diritto dare nel loro campo spiegazioni approfondite. Qualcuno potrebbe allora chiedersi dove vado a prendere queste conoscenze. La risposta è nella mia personale convinzione che (anche se ininfluente per il puro lavoro energetico) per collaborare al meglio coi vari professionisti dell’area sanitaria è bene cercare di formarsi una preparazione di base tale, non da arrivare a poter fare il loro lavoro, bensì sufficiente a comprenderne fini ed utilità, affinché anche lo scambio di opinioni possa dare i frutti migliori. Anche per questa ragione ho ipotizzato un percorso di preparazione non breve. Fatta quest’ulteriore precisazione, presento un altro esempio utile a visualizzare un’altra parte del lavoro fatto dall’energia, che in questo caso svolge in autonomia la parte sia dell’attrezzo che dell’operatore; il terapeuta si limita a mettere e mantenere il tutto a disposizione del paziente. Accenno quindi agli esercizi in sgravio corporeo a secco, utilizzati in aggiunta al trattamento fisioterapico tradizionale per aiutare il paziente a recuperare la capacità di camminare dopo gravi menomazioni che hanno coinvolto il sistema nervoso centrale, o successivamente ad un evento acuto cui è seguita un’importante menomazione motoria agli arti inferiori. L’avere una limitata capacità di camminare può determinare un peggioramento della possibilità di partecipare alle attività della comunità in cui si vive, con conseguenze cui ho già accennato. Ecco quindi l’utilizzo di un attrezzo chiamato BSWTT (body weight supported training tapis roulant), una piattaforma mobile con velocità regolabile abbinata ad un sistema di imbracatura per il sostegno parziale del peso corporeo e che permette quindi di camminare anche in presenza di debolezza dei muscoli antigravitari, di insufficiente equilibrio e simmetria posturale. Il pool locomotore spinale, avente pattern centrale generante automatica attività dei muscoli estensori e flessori dell’arto inferiore, è estremamente recettivo nei confronti di input sensoriali segmentali, conseguentemente può apprendere durante il training del passo. Tutto ciò è utile per ristabilire quanto prima la consueta stazione eretta, indispensabile (vista l’abitudine acquisita) per una corretta percezione delle coordinate spaziali, la cui mancanza può portare disturbi; inoltre, l’abbinamento di stazione eretta e movimento precoce contrastano possibili disturbi cardiocircolatori e respiratori. In casi particolari si può ricorrere ad attrezzi tipo il Gait Trainer GT 1, ove in aggiunta ognuno dei piedi del paziente è posizionato su supporti mobili azionati da un sistema esterno che simula la camminata; se la situazione è più grave si può ricorrere ad una versione robotizzata, il Lokomat, che provvede anche alla totale movimentazione degli arti inferiori. Ho scelto questi due esempi (elettrostimolazione ed esercizi assistiti in sgravio corporeo a secco) perché così com’è importante poter tornare a camminare ed avere la possibilità di dedicarsi alle normali attività quotidiane (a questo servono le terapie di riabilitazione) ugualmente è importante superare le “menomazioni energetiche” e tornare ad una vita normale. Continuando, giacché quando si parla di energia si parla anche di vibrazione, mi sembra appropriato portare anche come esempio alcuni effetti delle vibrazioni meccaniche sull’organismo umano. Come penso tutti sappiano, vi sono ambienti di lavoro ove gli addetti sono esposti a vibrazioni che sollecitano l’intero corpo e che, se non adeguatamente limitate nel tempo e contrastate con idonei mezzi antinfortunistici, possono portare a patologie acute e croniche. In campo medico, però, s’è riscontrato che applicata a singoli muscoli la vibrazione meccanica focale è in grado di attivare selettivamente e potentemente determinate classi di propriocettori muscolo-tendinei; viene pertanto utilizzata a scopo terapeutico col fine di agire direttamente sulle reti nervose per indurne modifiche plastiche persistenti. Fondamentalmente le vibrazioni sono delle sollecitazioni meccaniche di tipo oscillatorio, variabili nel tempo e che producono il movimento di un corpo attorno alla sua posizione di equilibrio: fenomeni assolutamente naturali, tant’è che quotidianamente ne siamo esposti ad esempio quando siamo alla guida di un’auto, o quando stiamo viaggiando in treno, od usiamo l’ascensore, ecc. Non essendomi sufficiente lo spazio rimastomi a disposizione continuerò con la prossima uscita. Benché non la consideri una cosa semplice, tuttavia voglio offrire a tutti voi una serie d’esempi che possano far luce su cosa intendo come LAVORO ENERGETICO, perché questo è ciò che fa il terapeuta con l’energia; ma è anche un’attività di cui poco si parla e di cui ancora meno se ne sa. Essendo questo sito fatto principalmente per evidenziare a tutti il mio lavoro, come terapeuta e maestro, per quanto posso, penso sia venuto il momento di dare a tutti spiegazioni possibilmente chiare e comprensibili. Cordiali saluti.

domenica 1 agosto 2010

Il terapeuta energetico, parte 11 di 17

Vi avevo lasciato evidenziando il fatto che i familiari, vivendo e condividendo momenti di stanchezza e/o di scoraggiamento, sono a loro volta sottoposti ad uno sforzo che, a seconda dell’individuale sensibilità e profondità dell’affetto che li lega, può essere non indifferente ed a volte difficilmente sostenibile; necessariamente vanno considerati nel processo terapeutico, anzi si dovrebbe poter dedicare loro un po’ di tempo, anche perché hanno bisogno di spiegazioni su questo “curare in modo sconosciuto”, inoltre vanno sostenuti, incoraggiati, spronati affinché possano superare la fase di pessimismo e scoraggiamento che possono aver vissuto; questo anche perché per il paziente il calore ed il sostegno dell’ambiente familiare, potenziato dalla serenità e dalla fiducia in un epilogo comunque positivo (il soggetto ne uscirà comunque maturato e migliorato), è uno strumento terapeutico insostituibile. Quanto evidenziato sarebbe ottimo a mio avviso, anche se oggi è difficile tradurlo in realtà vista la diffidenza, a volte giustificata, verso questi trattamenti; per poter arrivare a ciò queste terapie non andrebbero “demonizzate” o “svalutate”; anzi, si dovrebbe guardare ad esse come ad una nuova opportunità ed anche chi si occupa professionalmente della salute altrui potrebbe guardare a questo terapeuta energetico come ad un “operatore sanitario” differentemente preparato per un lavoro diverso dal loro in altri settori di quel “tutto poliedrico” che è la situazione di disagio e malattia; per salvaguardare i più deboli, poi, sarebbe necessario venissero eseguite anche in pubbliche strutture, ove chi ha altri fini potrebbe venire facilmente smascherato ed ove chi ha avuto “brutte esperienze” capirebbe la differenza che c’è tra un vero terapeuta energetico e chi non lo è. Compito del terapeuta energetico è anche saper insegnare (per quanto riguarda la sua vita anche col personale esempio, giacché non ha valore il “predicare bene, ma razzolare male”: l’energia non si nasconde ed è sempre onesta, ugualmente DEVE comportarsi il terapeuta) in modo chiaro che la sofferenza, quando arriva, non diminuisce la personale dignità, ma affrontata, anche validamente sostenuti se necessario, permette l’aumento della comprensione della vita e di se stessi, nonché la capacità di “amare”: è un’occasione di crescita consapevole da imparare a sfruttare guardandone anche i lati positivi oltre quelli negativi . . . c’è forse qualcuno in grado di dimostrare senza ombra di dubbio che non esistono altri aspetti di questa vita che è in noi (che sfuggono ai nostri sensi ed ai mezzi attualmente a disposizione) e che magari sono ancora più importanti di quelli conosciuti? . . . ciascuno si faccia un esame di coscienza e si dia una risposta onesta. Non vado oltre; l’aspetto “spirituale” di questa terapia è degno d’un apposito ed adeguato articolo; sarà una mia futura incombenza, ma adesso è tempo di proseguire nell’odierno argomento. Come ho già evidenziato la terapia energetica non si limita ad una riabilitazione, ma è un intervento che permette al paziente non solo di fare quanto faceva prima, ma di farlo meglio e di fare ancora più di quanto prima gli fosse possibile: gli permette di raggiungere una crescita in consapevolezza e “potenza vitale”, che gli consente anche una maggiore comprensione del significato di ciò che fa, quindi vi saranno cose che anche potendo non farà più ed altre che prima anche potendo non faceva ed ora è consapevole che per il suo stesso bene vanno fatte. Per aiutare a visualizzare l’intervento, si può pensare al lavoro del terapeuta con l’energia ed immerso nell’energia come a quello di un fisioterapista che lavora in piscina: l’acqua può dare un’idea di una parte del lavoro che fa l’energia. Quando un corpo è immerso in acqua, viene sottoposto all’azione della pressione idrostatica ed a quella della resistenza idrodinamica:
  • compressione: sulla parte immersa la pressione è uguale al peso della colonna di liquido situata al di sopra;
  • galleggiamento: spinta dal basso verso l’alto uguale al peso del volume di liquido spostato;
  • resistenza: quando un oggetto si muove in un fluido è soggetto ad effetti di resistenza direttamente proporzionali alla densità del liquido e
  • turbolenza: quando si muove al di sopra di una certa velocità.
Facendo immergere una persona in acqua sino all’ombelico il peso del corpo grava sui piedi al 50% circa del totale, se poi s’immerge sino alle spalle non dovrà sostenere neppur più il 20% del totale; ecco quindi che potranno essere eseguiti esercizi riabilitativi altrimenti impossibili, inoltre l’effetto “calza elastica” (spiegato dalla legge di Stevin sulla compressione esercitata dai liquidi), più marcato sulle parti molli come cosce ed addome, facilita il passaggio di liquidi corporei dagli spazi interstiziali al torrente circolatorio, aiutando la circolazione di ritorno venoso al cuore, cui conseguono altri benefici effetti. La pressione idrostatica, inoltre, stimola i recettori cutanei, cosicché chi si trova immerso percepisce il movimento del proprio corpo e dei propri arti anche attraverso informazioni sensoriali esterocettive, avendo quindi maggiore consapevolezza di ciò che sta facendo e di come lo sta facendo: oltre alla semplice corporeità vengono inglobate le sfere cognitiva e sensoriale. A tutto ciò s’aggiunge il percepire in modo assai ridotto le sensazioni dolorose ed un rilassamento altrimenti difficilmente raggiungibile, cui segue un’anticipazione del percorso verso l’autonomia:
  • diventano infatti più forti le spinte motivazionali grazie alla maggiore libertà di movimento determinata dalla sicurezza che s’avverte in questo ambiente microgravitazionale;
  • si riesce ad abbandonare la normale prudenza che si avrebbe in palestra, cosicché diviene possibile mettere in atto schemi funzionali senza il freno di protezioni inconsce e di risparmio articolare dovuti alla paura di farsi male.
Da tutto ciò non può che conseguirne una serie di gratificazioni anticipate e sempre molto bene accolte: ci si rende conto che si potrà davvero tornare a fare ciò che prima era solo una speranza. Sempre in acqua l’uso di galleggianti anche piccoli permette di riabilitare pure in ambito neurologico, ad esempio in pazienti con emiparesi facendogli percepire durante lo spostamento movimenti passivi indotti dal galleggiamento, che stimolano un percorso di feedback sensitivo: l’azione della spinta idrostatica sui segmenti corporei stimola nell’immediato il paziente a livello tridimensionale ed a parer mio in seguito anche a livello quadrimensionale, giacché anche lo scorrere del tempo diviene informazione e le afferenze di origine propriocettiva, barocettiva, sensoriale e temporale penso si possa ipotizzare diano luogo all’attivazione di nuovi canali informazionali (sull’esempio di anastomosi funzionalmente chiuse, che si aprono in caso di necessità), le cui informazioni possono così essere acquisite ed elaborate dal paziente. Con la prossima uscita amplierò gli esempi visualizzabili. Cordiali saluti a tutti.

giovedì 15 luglio 2010

Il terapeuta energetico, parte 10 di 17

Riprendo il discorso interrotto ben sapendo che, anche se ho più volte ricordato che il paziente deve fare la sua parte, molto probabilmente ho lasciato qualcuno perplesso quando nella precedente uscita ho affermato che nessuno (quindi neanche il terapeuta) può energeticamente fare la parte di un altro, perché ognuno è energeticamente responsabile di se stesso e può e deve guarirsi con le sue forze. . . . E l’energia allora cosa fa? . . . A cosa serve? . . . E soprattutto, dopo tutto questo gran parlare, il terapeuta . . .? Domande più che legittime! La ragione di questa “incombenza” per il paziente risiede nell’assoluta necessità della costante e volontaria partecipazione del “sofferente” all’azione terapeutica. Non è che l’energia non abbia la capacità di “guarirlo” indipendentemente dal suo contributo, tant’è che per poco che sia l’apporto volontario dell’essere umano non ci sono problemi, è l’energia a colmare la differenza aggiungendo quanto necessario per superare l’ostacolo. Il punto è che quest’energia non impone nulla, neppure una guarigione, e rispetta il libero arbitrio di ognuno, anche quello che supera questa “fisicità”. La potremmo visualizzare come una scala di corda calata in un pozzo affinché chi sta la sotto possa uscirne: se non ha la forza di salire i gradini lo si può anche tirar su di peso, ma se quel tale, pur potendolo fare, non vuol neppure toccare la scala? Ancora la potremmo vedere come la ciambella di salvataggio gettata ad un naufrago per aiutarlo ed issarlo poi a bordo dell’imbarcazione, ma se quel tale volontariamente si allontana dalla ciambella? L’energia può anche comportarsi come un bagnino e stordire con un pugno colui che sta annegando onde trarlo in salvo, ma non è possibile ingannarla: se l’intenzione di costui è quella di annegarsi l’intervento si limita a spiegargli l’insensatezza di tale decisione e proporgli una via d’uscita, se poi costui non vuol saperne, il suo libero arbitrio viene rispettato. L’azione dell’energia può essere paragonata a quella di un vero padre od una vera madre nei confronti del figlio/a: si prende cura di colui verso il quale il terapeuta la canalizza (nei precedenti esempi è il terapeuta che cala la scala di corda, che getta la ciambella di salvataggio) con la stessa partecipazione ed impegno di un genitore, ma a differenza dei genitori umani non cerca di imporsi: per rendere più chiaramente l’idea posso portare come esempio la parabola del figliol prodigo (Luca 15, 11-32) dove il padre (energia) sa accettare la volontà di andarsene del figlio (paziente), ma sa anche riaccoglierlo. Infatti, anche se uno viene per un trattamento e non fa la sua parte, non ci sono problemi; qualora tornasse con la volontà di fare quanto va fatto non ci sarebbero remore né limitazione alcuna nell’impegno che è proprio dell’energia; come ho spiegato il tutto sta nel totale rispetto da parte dell’energia della volontà di ogni singolo, che proprio per questa ragione è tenuto a decidere ed in prima persona ad impegnarsi volontariamente, quanto manca gli verrà dato, l’importante è che sia lui a voler perseguire il “cambiamento”. A questo punto m’è d’obbligo “spendere due parole” sull’importanza che riveste il nucleo familiare nell’intervento terapeutico energetico, che tiene contemporaneamente presenti le dimensioni fisica, psicologica, sociale, familiare, spirituale,trascendente (ecco un altro motivo per cui ritengo sarebbe utile offrire queste terapie in strutture sanitarie, onde poter avere la collaborazione di altre figure professionali ed insieme curare in modo olistico, cioè completo: non un brutto mosaico di interventi scollegati , ma un’opera d’arte; nessuno, infatti, può essere adeguatamente preparato in tutti i campi.). E’ necessario tener presente che chi si sente sopraffatto da una situazione che lo priva della precedente personale padronanza e libertà (per molto tempo gli son state riconosciute determinate caratteristiche, ora pian piano il proprio ruolo sociale cambia: si sente più debole, più fragile, conseguentemente più indeciso, meno pronto al confronto, ecc.; cosicché si presenta anche il problema della diminuzione dell’autostima, con altre ricadute) teme anche di perdere la stima degli altri e di divenire oggetto di osservazioni, critiche ed anche possibile derisione. In questa situazione è molto facile sentirsi più soli (sovente s’arriva, per timore del giudizio altrui, ad evitare il contatto con le persone precedentemente frequentate); fatto grave, perché per gli esseri umani il bisogno di non sentirsi soli è uno dei bisogni più importanti, anche se spesso dimenticato. A seconda della gravità della situazione, segue la tristezza causata dalla constatazione del proprio declino, che porta alla modificazione negativa della propria immagine, dei ruoli familiari e sociali. All’interno del nucleo familiare questa tristezza si riflette su tutti i componenti e colui che ne è la causa si sente ancor più triste nel vedere i propri familiari addolorati: un senso di colpa. A tutto ciò in alcuni casi può subentrare la depressione: non si ha più energia sufficiente per affrontare tutti i problemi che quotidianamente si presentano e questa difficoltà da vita ad una pericolosa spirale discendente. Si può aggiungere la rassegnazione ed il senso di impotenza porta a “cedere le armi” ripiegandosi sconsolati e sfiduciati su se stessi, apatici verso la stessa propria vita, in alcuni casi invece desiderosi di porle fine; ma questo è un settore della psicologia e/o della psichiatria a seconda dei casi, tocca ad altri presentare e spiegare degnamente l’argomento al quale io ho solo accennato.. Penso sia importante far ora presente che tutto il percorso della vita di ciascuno di noi può anche essere visto come un processo ad alto gradiente emotivo, che attraversa diversi stadi, moltissimi passaggi, intervallati da speranze e delusioni. I familiari, che vivono e condividono con costui che soffre momenti di stanchezza e/o di scoraggiamento, sono a loro volta sottoposti ad uno sforzo che può anche essere non indifferente; da questa situazione possono prendere vita conflittualità dovute anche al riemergere di precedenti conflitti, ecc.; logicamente vanno considerati nel processo terapeutico e si dovrebbe (difficile tradurre oggi ciò in realtà vista la diffidenza, a volte giustificata, verso questi trattamenti) poter dedicare un po’ di tempo anche a loro: vanno sostenuti, incoraggiati, spronati affinché possano superare la fase di scoraggiamento e pessimismo; perché il calore ed il sostegno dell’ambiente familiare, potenziato dalla serenità e dalla fiducia in un epilogo comunque positivo, è uno strumento terapeutico insostituibile. Avendo esaurito lo spazio a disposizione della singola uscita mi fermo e terminerò questa precisazione nella prossima; porgo quindi cordiali saluti a tutti.

giovedì 1 luglio 2010

Il terapeuta energetico, parte 9 di 17

Venendo ora al lavoro energetico lo potremmo modernamente definire, con un termine mutuato dalla lingua inglese, “setting riabilitativo”; ed effettivamente è anche una riabilitazione, sebbene di tipo molto particolare. In ambiente medico il setting (insieme dei fenomeni comportamentali, dei patterns circoscritti e stabili di attività umane, con un sistema integrato di forze e controlli che mantengono tale attività in un equilibrio semistabile) è una situazione a tre: operatore – paziente – contesto, o, per meglio esprimermi, l’insieme delle regole che strutturano il contesto in cui si svolge il trattamento. Nel “setting energetico” s’aggiunge su nostra esplicita richiesta un quarto componente, che per importanza e potenza curativa sta di gran lunga al di sopra degli altri tre: l’ENERGIA. Un grande problema con cui in ambiente riabilitativo ci si trova sempre a doversi confrontare può essere sintetizzato nella domanda che coscienziosamente ogni terapeuta si pone: ”So interpretare correttamente i quesiti del mio paziente onde dargli realmente le risposte richieste, o le mie non sono le risposte giuste?”. Importanza fondamentale all’interno di ogni sistema terapeutico è la comunicazione tra terapeuta e paziente e, come ho fatto presente nell’uscita dello scorso 15/05, particolare importanza riveste il primo approccio, infatti la comprensione dei significati sottesi al dialogo, il modo con cui il terapeuta si presenta al paziente ed il modo con cui il paziente si sente accolto, sono normalmente fattori di importanza fondamentale: se si sente rassicurato, compreso ed a proprio agio sarà senz’altro molto ben disposto nei confronti della terapia, che proprio in virtù di questa sua predisposizione d’animo potrà quanto prima raggiungere i migliori risultati. In ambiente medico convenzionale la soluzione al problema comunicativo è fondamentale sovente anche per formulare un’ipotesi prognostica, oltre che per porre le basi su cui costruire il programma riabilitativo stesso. In questo specifico tipo di “riabilitazione”, quando il paziente non viene solo per un consulto, ma accetta di sottoporsi al trattamento, allora il terapeuta lavorando con l’energia si trova decisamente avvantaggiato rispetto agli altri professionisti, perché il problema di afferrare compiutamente il significato degli aspetti metaforici e meta-comunicativi del paziente (anche il terapeuta energetico, ove richiesto, è tenuto ad ascoltare e consigliare il paziente nel corso della terapia) può essere superato nel tempo affidandosi in stato meditativo all’energia che, mentre si sta lavorando per guarirlo può improvvisamente “aprirci occhi ed orecchi”, cosicché diviene possibile trovare le parole e le espressioni a lui più consone e rassicuranti per dare risposte e consigli appropriati al caso specifico. In questa particolare terapia, inoltre, il problema di intervenire correttamente per modificare dall’esterno processi dinamici legati al malessere e che hanno luogo in reconditi spazi della sua psiche con intenzioni e tempi a lui specifici, non ricade direttamente ed unicamente sulle spalle del terapeuta: è l’energia che lavorando ad ogni livello (ne ho già parlato nell’articolo dedicato alla terapia energetica nelle uscite del 22/06 – 02/07 – 13/07/2009) farà si che abbiano luogo i migliori cambiamenti possibili in totale assenza di errori. Il terapeuta lavorando in stato meditativo avrà coscienza di ciò, anche se (come ho spiegato nell’articolo dedicato all’intervento olistico nell’uscita del 13/08/2009) non potrà esprimerlo compiutamente a parole: il linguaggio è perfettamente legato ed adattato a questo mondo polare, che la meditazione comprende e trascende dando consapevolezza anche di ciò che va oltre il polarmente conoscibile. Energeticamente si va a curare la/e causa/e scatenante/i il disagio, la sofferenza che il paziente prova va riconosciuta come una forma di comunicazione importante ed antica; indica che in qualche livello “qualcosa non va per il verso giusto” ed è fonte di pericolo per l’essere vivente nel suo insieme . Non potendo farsi altrimenti ascoltare (a causa dell’inferiorità dei bassi livelli) i livelli superiori scaricano la sofferenza sempre più giù fino a colpire il corpo fisico cosicché l’individuo non può più esimersi dal prestare ascolto, anche se spesso non riesce a capire molto ed è qui che entra in gioco il terapeuta energetico. Questo disagio, questa sofferenza, in alcuni casi possono essere visti come un “faro” che avverte il navigante-paziente del pericolo, o come un “maestro” che gli indica la via da seguire per affrontare con successo il necessario processo di trasformazione . Cosa fa il terapeuta? Da una parte un po’ quello che fanno Virgilio e Beatrice con Dante conducendolo attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso affinché comprenda, veda la “luce” e ritrovi la “diritta via”. Virgilio, infatti, trova Dante che ha tentato inutilmente di salire dalla foresta oscura verso un monte illuminato dal sole, ma la via più breve ha ostacoli che è impossibile superare; lo prende quindi sotto la sua “protezione” e lo conduce verso il mondo del Paradiso terrestre attraverso un cammino lungo, spaventoso e faticoso. Qui arriva Beatrice che dopo averlo rimproverato dei peccati passati lo accompagna all’ascensione fino all’Empireo: la salvezza. Com’è noto a tutti la linea retta è la via più breve tra due punti; logicamente quando si sta soffrendo si cerca d’uscirne il più rapidamente possibile; ma è altrettanto noto che le strade che giornalmente percorriamo sono piene di curve, salite e discese che continuamente interrompono i rettilinei. Ugualmente accade nel disagio: ci si addentra in una situazione dolorosa spesso attraverso “cammini tortuosi” ed altrettanto tortuosa è la via per uscirne, ma “imparata la lezione” ci si ritrova più forti e più liberi di prima. Questo è il modo con cui il terapeuta energetico lavora: prende letteralmente per mano il paziente e lo guida nel “cammino energetico di guarigione” (per questo sostengo che il paziente deve fare a sua parte: all’inizio, “debilitato ed infortunato”, può anche essere “portato in braccio”, poi però dovrà camminare con le sue gambe). Nessuno può energeticamente fare anche la parte di un altro, perché ognuno è energeticamente responsabile di se stesso e può e deve (pur con tutti gli aiuti possibili) “guarirsi” con le sue forze. Anche un chirurgo del resto può eseguire un ottimo intervento, ma se il paziente poi non collabora, si rifiuta di mangiare e bere, non accetta di seguire la terapia farmacologica e l’eventuale riabilitazione, . . . non si arriverà ad un epilogo positivo. Come Beatrice rimprovera Dante, così anche il terapeuta quando diviene energeticamente consapevole di qualche problema del paziente glielo fa presente, affinché con più facilità e rapidità possa superare il tratto che lo separa dalla “guarigione”. Altro lavoro del terapeuta è la “canalizzazione” di quest’energia ed il seguire l’evolversi degli effetti di questa operazione. Avendo però finito lo spazio a disposizione per una singola uscita, vi do appuntamento alla prossima per continuare nell’esposizione. Cordiali saluti.

martedì 15 giugno 2010

Il terapeuta energetico, parte 8 di 17

Prima di fare dei chiari esempi che possano visualizzare l’intervento curativo energetico, ritengo utile presentare un’ultima riflessione. Dopo la “rivoluzione” che si ebbe in ambiente scientifico a seguito delle nuove dimostrazioni e teorie matematiche e fisiche, a partire dalla seconda metà del XX secolo è andato progressivamente in crisi il granitico confine tra SOGGETTO ed OGGETTO; con questo è stato “minato” anche il punto fermo che guardava ai FATTI come ad un qualcosa che fosse di per se stesso auto evidente; infatti, ad esempio, un muro ci appare alla vista come un qualcosa di pieno, ma oggi sappiamo che in esso vi è molto più vuoto che non materia: ciò che appare a livello sovramolecolare non è più tale ad una visione subatomica. A questo “sbandamento relativistico” che, abbandonando giocoforza l’idea che vi fosse una realtà unica interpretabile in un unico modo, cercava il mezzo di uscire da queste “sabbie mobili” e poter nuovamente “poggiare i piedi su una superficie solida”, segue una corrente di pensiero detta costruttivismo che, includendo l’osservatore nel campo stesso delle sue osservazioni, cerca il modo di unire la costruzione di teorie con la realtà esistente: per cause di forza maggiore non è più ipotizzabile il poter avere una conoscenza neutrale ed oggettiva, ma è d’obbligo considerare questa conoscenza soggiacente all’osservatore. Di conseguenza questa conoscenza sarà limitata alle capacità dell’osservatore, sarà plurima in considerazione del fatto che vi possono essere più osservatori ed anche mutevole relativamente al valore delle singole osservazioni man mano che vengono fatte presenti. S’è quindi arrivati pian piano ad una situazione “imbarazzante”, tanto che il fisico austriaco Heinz von Foerster (1911 – 2002), riflettendo sul come fosse possibile la conoscenza del mondo che ci circonda, arrivò a chiedersi: ”E’ il mondo la causa primaria e la mia esperienza ne è la conseguenza, od è la mia esperienza ad essere causa primaria ed il mondo la conseguenza?”, arrivando poi a sostenere la seconda alternativa. Sempre facendo attenzione alle nuove scoperte s’arriva a considerare che anche le caratteristiche e le proprietà attribuite alle cose su cui s’è indagato sono in realtà “proprietà” dell’osservatore, cioè il punto di vista di colui che le ha studiate: anche se le “proprietà” saranno condivise tra molti osservatori, caratteristiche e proprietà saranno comunque sempre relative a loro, con la conseguenza di non poter giungere mai ad una conoscenza neutrale ed oggettiva, cioè assoluta. Vi sono ora due importanti concetti usati in ambiente scientifico su cui è il caso di riflettere: CASO e NECESSITA’. Secondo la visione costruttivista,
  • il concetto di necessità deriva dalla capacità (possibilità) di effettuare deduzioni infallibili, come accade nell’uso delle leggi scientifiche, mentre
  • il concetto di caso deriva dall’incapacità (impossibilità) di effettuare tale tipo di deduzioni, come accade ad esempio quando si agisce in forma creativa.
Stando così le cose, se ne deduce che caso e necessità riflettono il singolo individuo e cambiano da un individuo all’altro; quindi non è errato considerare l’osservatore come colui che con le sue attività cerca (probabilmente inconsciamente) di ordinare ed organizzare un mondo costruito in base alle sue esperienze, stabilendo quindi, in modo che potremmo definire naturale poiché non soggetto ad esercizio della volontà (inconscio), tra i tanti possibili l’ordine a lui più utile e funzionale. Tanti individui formano un popolo e l’insieme dei popoli forma l’umanità . . . alla fine tutto sembra quadrare, ma . . . il dibattito è ancora aperto e non penso certo di poter contribuire in modo tale da veder mettere la parola “fine”; inoltre l’argomento dell’articolo è la figura del terapeuta energetico e volendo queste mie digressioni servire solo per migliorarne la spiegazione, non è il caso di dilungarsi. Con questa riflessione ho voluto far notare come anche a livello scientifico non sia errato guardare ad ogni singolo come ad un caso unico ed irripetibile; tutto ciò rafforza quindi la visione energetica che “riconosce” nel paziente, che singolarmente si presenta al terapeuta cercando aiuto, un’unità unica nel suo genere anche se interdipendente all’interno della Superiore Unità. Essendo il singolo individuo unico avrà anche un suo esclusivo “massimo bene”, va pertanto curato come un caso a se, senza esagerare nel voler tener conto di quanto al terapeuta appare essere stato utile ad altri che è convinto (terapeuta = osservatore) abbiano avuto problemi simili: il terapeuta non deve pensare di imporre la propria volontà, anche se pensa di farlo a fin di bene; ciò che lui conosce soggiace a ciò che lui è, ma lui non è l’altro, tantomeno è onnisciente. Ecco quindi nuovamente ribadita:
  • da una parte l’importanza dell’umiltà nel “prestare ascolto al sussurro energetico” e non voler quindi forzare una soluzione piuttosto che un’altra, riconoscendo la necessità d’essere un “tutt’uno sanificante” con la “sapiente” energia;
  • dall’altra il non senso a livello energetico di volersi avvalere della facoltà di giudicare l’altro, in questa “dimensione” il nostro sarebbe solo un giudizio da incompetenti; ed ancora,
  • per chi vuol essere terapeuta, la necessità d’aver acquisito la consapevolezza che è indispensabile lavorare energeticamente per la “guarigione” dell’altro con tutte le attenzioni ed i riguardi che vorrebbe per se stesso: aiutare l’altro a stare meglio energeticamente equivale a renderlo migliore, conseguentemente costui vorrà operare in modo migliore ed in ultima analisi l’averlo aiutato a migliorarsi si tradurrà in un miglioramento generale della realtà in cui tutti viviamo, “stringendo” va da se che il terapeuta ha fatto del bene anche a se stesso potendo ora vivere in un mondo migliore, anche se di poco.
Con la prossima uscita cercherò “finalmente” di presentare degli esempi che possano dare non solo un’idea, ma una comprensione di cosa può fare il terapeuta energetico per curare chi a lui si rivolge. Compatibilmente alle mie capacità cercherò di non limitarmi a dare delle informazioni, ma, lungi dall’insegnare terapia energetica (potrei, ma, come ho già fatto presente nell’uscita del 01/03, serve un idoneo corso pluriennale e non solo pagine scritte), cercherò di dare delle conoscenze almeno a “livello embrionale”; in fin dei conti, scopo di questo sito è anche quello di spiegare ciò che offro e faccio. Cordiali saluti a tutti.

martedì 1 giugno 2010

Il terapeuta energetico, parte 7 di 17

Nella precedente uscita ho fatto velocemente presente in che modo sia avvenuto e come sia alla base di molti odierni malanni l’aver reso “cosa vile” il corpo formato da semplice materia e conseguentemente l’aver portato nella mentalità collettiva all’identificazione uomo = mente. Con tutto ciò non voglio sostenere che ad ogni malanno di tipo fisico si debba risalire ad una causa di ordine psicologico: vi sono varie teorie al riguardo, ma non è ancora il caso di parlarne. E’ altresì chiaro che la scienza come la conosciamo oggi è nata proprio grazie a questa linea di pensiero, che da una parte ha permesso di suddividere ulteriormente ogni singolo individuo in base alle sue attività, capacità, sentimenti, opinioni, ecc., dall’altra specularmente ha permesso agli scienziati di considerare la materia come inerte, completamente distinta da se stessi, suddivisibile, cosicchè anche le ricerche hanno potuto essere condotte su “parti sempre più piccole” portando ad un immenso numero di specializzazioni e super-specializzazioni. Anche se da una parte ciò ha portato del danno, non bisogna dimenticare che da un’altra ha portato benefici, ad esempio i gioielli (quando usati a fin di bene) tecnologici oggi a disposizione . . . un sol uomo non può saper tutto ed indagare tutto neppure all’interno di una singola specialità; anzi, anche la singola branca scientifica viene suddivisa in ulteriori sottobranche per meglio poterla studiare. Ecco perché serve la feconda collaborazione. Dopo tutto ciò è quantomeno curioso osservare come la scienza moderna, nata e cresciuta in questo “terreno culturale”, nell’ultimo secolo abbia iniziato a superare questa “visione frammentata” riavvicinandosi all’idea di “unità”, soprattutto grazie al lavoro dei fisici, dei matematici ed allo studio della realtà atomica e sub-atomica: la concezione meccanicistica classica dovette essere abbandonata quando la meccanica quantistica e la teoria della relatività costrinsero gli scienziati ad adottare giocoforza una concezione della natura più organicistica ed olistica. Alcuni giustamente si staranno chiedendo il motivo di tutto questo giro di parole. E’ che sto anche cercando di spiegare il motivo per cui il terapeuta energetico può a buon diritto chiedere di essere tenuto in considerazione in ambiente sanitario e come mai, invece, ciò non avvenga. L’americano Maxwell Maltz (1899 – 1975), medico specialista in chirurgia estetica, osservò che in genere qualsiasi elemento nuovo di una scienza proviene dall’esterno del sistema. Mentre gli esperti sono più profondamente interessati agli sviluppi di una data scienza entro i suoi ben definiti limiti, ogni innovazione deve di solito provenire da coloro che qualcuno ha definito “inesperti” . . . ad esempio Albert Einstein, propriamente parlando, non era un fisico, ma un matematico con la passione della fisica, tuttavia le sue nuove tesi matematiche rivoluzionarono completamente tutte le teorie della fisica. Certo una tesi matematica è ben difficilmente discutibile, mentre un trattamento energetico che non si sa bene da che parte cominciare per poterlo analizzare è tutt’altra cosa; tuttavia penso che molto sia fattibile, unicamente, però, in presenza di una vera collaborazione ove non abbiano diritto di cittadinanza pregiudizi e preconcetti. Mentre sto scrivendo queste parole non vi è in me alcuna presunzione d’essere migliore d’altri; anzi, senza riportare antiche ammonizioni, è anche per seguire un ottimo consiglio dato solamente pochi decenni fa all’intera umanità da un uomo che con la sua vita “ha lasciato un segno nel mondo” che, come terapeuta, sto cercando non solo di “dire” parlando o scrivendo articoli, ma anche di mettere in pratica (limitatamente a ciò che posso) il lavoro energetico (assolutamente non violento), cercando inoltre (l’abito non fa il monaco) di vivere in modo consono: Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948), soprannominato Mahatma (in sanscrito = grande anima) dal poeta indiano Rabindranath Thàkhur (1861 – 1941), anglicizzato in Tagore, infatti disse: “Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”. Ora,
  • dopo aver evidenziato come non basti lo studio per riuscire a percepirla e conseguentemente lavorare con quell’imperturbabile energia (alleata potente, ma sempre libera e mai serva, tantomeno schiava);
  • dopo aver visualizzato energia e terapeuta in modo “giocondo” tramite una poesia di Giosuè Carducci;
  • dopo aver dato un’idea del perché si sia arrivati ad essere tanto increduli e restii a guardare serenamente questo nuovo, ma al tempo stesso antichissimo modo di curare (cosa questa che permette l’esistenza di tanti . . . nei cui lacci vengono presi i più ingenui), cosicchè è praticamente impossibile offrire (salvo che gratuitamente come volontariato e non dappertutto) questo servizio in pubbliche strutture e valutarne la reale efficacia;
  • dopo aver fatto notare come secondo me questa situazione si sia sviluppata ormai sino ai suoi massimi, cosicchè è già possibile vedere l’inizio dell’inarrestabile trasformazione;
cercherò di “visualizzare” l’aiuto offerto da questa energia correttamente utilizzata. Lascio solo un ultimo spunto di riflessione. La scienza ammette come valido nella ricerca anche il metodo dell’esperimento empirico, conformemente all’Empirismo la cui tesi è: la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi e dall’esperienza, giacchè ciò che è al di fuori della nostra esperienza non è conoscibile. Ora, parlando di terapia energetica:
  • il terapeuta percepisce l’energia, quindi ne ha esperienza attraverso i suoi sensi e può conseguentemente sperimentare;
  • il paziente attraverso i suoi sensi può sperimentare sia il dolore che il miglioramento sino all’eventuale guarigione, quindi può partecipare all’esperimento in modo importante;
  • i sanitari attraverso i propri sensi possono avere esperienza dell’accaduto e con la loro preparazione professionale contribuire attivamente allo studio di questa terapia e dei suoi effetti;
  • perché allora è così scarso il desiderio di dedicarsi a ciò? Soprattutto poi se il terapeuta non è anche medico: certamente ci sono e ci saranno anche medici tra i terapeuti energetici, ma come ho spiegato la terapia energetica che io conosco non è una specialità per medici come ad esempio l’ortopedia e la cardiologia.
Vi do appuntamento alla prossima uscita; cordiali saluti.