A partire dalle prime ricerche risalenti agli anni ottanta sono stati fatti grandi passi in avanti; ed anche se, per ammissione degli stessi ricercatori, non si è ancora giunti ai traguardi desiderati e si scorgono ancora ampie e ricche prospettive, già oggi si vedono buoni risultati del lavoro svolto.
Prima di passare agli esempi, penso valga la pena ricordare che:
- i recettori sensoriali di ogni singolo individuo vengono raggiunti da oltre un miliardo di stimoli al secondo;
- bastano dodici milioni di stimoli al secondo per avviare una trasmissione nervosa e
- sono sufficienti appena cento stimoli al secondo affinché ci sia una percezione del segnale.
In presenza di qualsiasi evento informativo l’essere umano reagisce
- inizialmente con una fase direi percettivo-sensoriale del segnale da parte del sistema nervoso, cioè percepisce suoni, forme, profumi, aromi, contatti, ecc. e risponde a questi stimoli con capacità discriminativa e sensibilità;
- quindi nel processo cognitivo vi è una seconda fase in cui viene dato un preciso significato al segnale captato.
È questo il
punto in cui si inserisce la possibilità di sfruttare la realtà virtuale, poiché il sistema nervoso sembra accettare ben volentieri le proposte virtuali che gli vengono offerte, tanto che anche in presenza di non ottime offerte sensitivo-sensoriali passa dalla realtà conosciuta a quest’altra interagendovi con sempre maggiore disinvoltura, anche accettando gli
avatar digitali: per spiegare più chiaramente faccio l’esempio degli aerei ove vi sono monitor su cui appaiono avatar,
ovvero immagini virtuali di sorridenti hostess che forniscono ai passeggeri una serie di istruzioni sul comportamento da tenere nelle varie possibili situazioni sia normali che eccezionali.
Benché l’essere umano sia
sempre in grado di distinguere tra la realtà vera e quella elaborata dal computer, tuttavia il sistema nervoso
dimostra di possedere la capacità e la disponibilità di accettare l’interazione virtuale, tanto da permettere lavori altrimenti impossibili come ad esempio la
tele-riabilitazione, grazie alla quale due o più partecipanti che si trovano in posti diversi comunicano tra loro in tempo reale ed ogni singolo paziente è monitorato ed assistito da un terapeuta che da una sede remota può seguire e controllare l’esecuzione degli esercizi intervenendo all’occorrenza al fine di correggere possibili errori.
È certamente un
risultato eccellente, si pensi ad
esempio al caso di un cerebroleso che, anziché dover ogni volta essere trasportato al centro riabilitativo e poi riaccompagnato a casa con ovvi problemi e disagi per lui e per chi si sobbarca l’incombenza, può tranquillamente rimanere in casa sua e con maggior serenità, grazie ad un’apposita console, può effettuare tutta una serie di compiti atti ad esercitare le funzioni motoria e cognitive
sotto costante osservazione dell’esperto in riabilitazione che, senza doversi spostare dal luogo di lavoro, può controllare in tempo reale i risultati della prestazione.
Prima del prossimo esempio credo sia opportuno far presente che le nostre
azioni possono avvenire sia in
modo automatico (cosa che
non determina apprendimento, giacché non viene prestata attenzione), sia in
modo controllato (che
genera apprendimento, giacché è necessaria attenzione per l’esecuzione): il sistema nervoso centrale è infatti in grado di
apprendere nuovi comportamenti e di
modificare l’attitudine precedentemente acquisita; pertanto, nel caso di un movimento che poteva essere eseguito in modo automatico e che in seguito ad un incidente non si riesce più ad eseguire, il riabilitatore insegnando al paziente ad eseguire in modo controllato quel movimento può
rieducare il sistema nervoso centrale di costui, che comprendendo immediatamente il vantaggio prenderà a privilegiare questo movimento controllato abbandonando la modalità automatica divenuta impossibile.
In casi come questo
affiancare al trattamento tradizionale ulteriori utili stimoli che si possono produrre utilizzando
la realtà virtuale può migliorare il trattamento; ciò è possibile ad esempio con uno
stimolo acustico come l’ascolto di un suono la cui intensità corrisponde a quella dello sforzo effettuato dal paziente nell’esecuzione dell’esercizio, in questo modo gli sarà più facile controllare la corretta graduazione dello sforzo stesso; un aiuto ancor maggiore potrà venire se a ciò s’aggiunge anche uno
stimolo visivo quale potrebbe essere una colonna luminosa sullo schermo che si alza e si abbassa a seconda dell’intensità dello sforzo: la realtà virtuale consente quindi di offrire al paziente una
realtà aumentata, permettendogli di fruire di informazioni che nella realtà non sarebbero a sua disposizione, ma che gli permettono un più veloce ed agevole recupero.
Non penso sia il caso di fare altri esempi per evidenziare come anche la realtà virtuale possa essere utilizzata per far del bene. Quanto sopra, oltretutto, ha chiarito che
il paziente è sempre tenuto a fare la sua parte; come nella terapia energetica, anche nei trattamenti convenzionali gli esperti pur utilizzando macchine, programmi ecc., non possono raggiungere un risultato soddisfacente se il paziente non si impegna.
Nell’uscita del 15/07 avevo scritto: “ogni singolo è tenuto a decidere ed in prima persona ad impegnarsi volontariamente, quanto manca gli verrà dato, l’importante è che sia lui a voler perseguire il cambiamento”.
Se come ho su evidenziato
si può trovare così tanto in qualcosa di virtuale = non reale,
perché allora negare di poter trovare almeno altrettanto in quell’energia assolutamente reale di cui parlo? Solo perché appartiene ad una
realtà superiore a quella limitata cui siamo abituati? Che dire allora della realtà aumentata cui prima ho fatto cenno?
Non ritengo professionalmente corretto pensare, come qualcuno m’ha detto, di lasciar utilizzare i trattamenti energetici solo in casi come ad esempio quello dei pazienti terminali per accompagnarli più dolcemente alla morte, quasi il loro potesse essere solamente un effetto placebo,
negando di fatto qualsiasi reale valore curativo. Ci vorrebbe il coraggio scientifico di
osare, anche se non ci si può aspettare un diretto ritorno economico, ma solamente indiretto; infatti determinati capitoli di spesa potrebbero essere rivisti, utilizzando poi altrove quanto risparmiato con indubbio vantaggio per tutti: quest’
energia segue la modalità di esistenza dell’essere e non è cosa di poco conto; inoltre, a differenza di noi umani che come ho evidenziato nell’uscita del 15/06 non possiamo giungere ad “una conoscenza neutrale ed oggettiva”, ma solamente ad una “conoscenza soggiacente all’osservatore”, quest’energia
conosce l’unica e vera assoluta realtà che tutto spiega ed agisce di conseguenza.
Penso d’aver messo sufficiente “carne al fuoco” per dare non pochi spunti di riflessione a chi ha la buona volontà di riflettere; per esperienza so che non è sempre una cosa piacevole, ma senz’altro sempre utile.
Continuerò con la prossima uscita; cordiali saluti a tutti.
Nessun commento:
Posta un commento