- Il poeta , o vulgo sciocco, un pitocco non è già, che a l’altrui mensa via con lazzi turpi e matti porta i piatti ed il pan ruba in dispensa.
- E né meno è un perdigiorno che va intorno dando il capo né cantoni, e co ‘l naso sempre a l’aria gli occhi svaria dietro gli angeli e i rondoni.
- E né meno è un giardiniero che il sentiero de la vita co ‘l letame utilizza, e cavolfiori pe’ signori e viole ha per le dame.
- Il poeta è un grande artiere, che a ‘l mestiere fece i muscoli d’acciaio: capo ha fier, collo robusto, nudo il busto, duro il braccio e l’occhio gaio.
- Non a pena l’augel pìa e giulìa ride l’alba e la collina, ei co ‘l mantice ridesta fiamma e festa e lavor ne la fucina; e la fiamma guizza e brilla e sfavilla e rosseggia balda audace, e poi sibila e poi rugge e poi fugge scoppiettando da la brace.
- Che sia ciò, non lo so io; lo sa Dio che sorride a ‘l grande artiero.
- Ne le fiamme così ardenti gli elementi de l’amore e de ‘l pensiero egli getta e le memorie e le glorie de’ suoi padri e di sua gente.
- Il passato e l’avvenire a fluire va ne ‘l masso incandescente.
- Ei l’afferra, e poi de ‘l maglio co ‘l travaglio ei lo doma su l’incude.
- Picchia e canta. Il sole ascende, e risplende su la fronte e l’opra rude.
- Picchia. E per la libertade ecco spade, ecco scudi di fortezza: ecco serti di vittoria per la gloria, e diademi a la bellezza.
- Picchia. Ed ecco istoriati a i penati tabernacoli ed a ‘l rito: ecco tripodi ed altari, ecco rari fregi e vasi pe ‘l convito.
- Per se il pover manuale fa uno strale d’oro, e il lancia contro ‘l sole: guarda come in alto ascenda e risplenda, guarda e gode, e più non vuole.
giovedì 1 aprile 2010
Il terapeuta energetico, parte 3 di 17
La presentazione dell’argomento per essere chiara e non dar adito a fraintendimenti ha dovuto, giocoforza, essere forse pesante da leggere e le riflessioni richieste sono il minimo che un terapeuta energetico (con la formazione che io ho ricevuto) possa consigliare, senza per questo obbligare nessuno.
Ora mi è possibile portare il discorso ad un livello molto più piacevole proponendo una poesia di Giosuè Carducci (1835 – 1907) facente parte delle Rime Nuove scritte tra il 1861 ed il 1887: CONGEDO.
Lui la scrisse per descrivere la figura del POETA; ma, sostituendo al termine poeta quello di TERAPEUTA il gioco è fatto: per molti versi ben s’adatta a descrivere la figura ed il lavoro del terapeuta energetico . . . se fate attenzione a quanto ho già scritto al riguardo nei precedenti articoli non sarà difficile vedere i punti di collegamento.
Mi scuso, ma per problemi di spazio non posso rispettare l’ortodossa impaginazione, che sola renderebbe in pieno l’incisività di questa splendida e vibrante canzonetta:
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