mercoledì 15 settembre 2010

Il terapeuta energetico, parte 14 di 17

A partire dalle prime ricerche risalenti agli anni ottanta sono stati fatti grandi passi in avanti; ed anche se, per ammissione degli stessi ricercatori, non si è ancora giunti ai traguardi desiderati e si scorgono ancora ampie e ricche prospettive, già oggi si vedono buoni risultati del lavoro svolto. Prima di passare agli esempi, penso valga la pena ricordare che:
  • i recettori sensoriali di ogni singolo individuo vengono raggiunti da oltre un miliardo di stimoli al secondo;
  • bastano dodici milioni di stimoli al secondo per avviare una trasmissione nervosa e
  • sono sufficienti appena cento stimoli al secondo affinché ci sia una percezione del segnale.
In presenza di qualsiasi evento informativo l’essere umano reagisce
  • inizialmente con una fase direi percettivo-sensoriale del segnale da parte del sistema nervoso, cioè percepisce suoni, forme, profumi, aromi, contatti, ecc. e risponde a questi stimoli con capacità discriminativa e sensibilità;
  • quindi nel processo cognitivo vi è una seconda fase in cui viene dato un preciso significato al segnale captato.
È questo il punto in cui si inserisce la possibilità di sfruttare la realtà virtuale, poiché il sistema nervoso sembra accettare ben volentieri le proposte virtuali che gli vengono offerte, tanto che anche in presenza di non ottime offerte sensitivo-sensoriali passa dalla realtà conosciuta a quest’altra interagendovi con sempre maggiore disinvoltura, anche accettando gli avatar digitali: per spiegare più chiaramente faccio l’esempio degli aerei ove vi sono monitor su cui appaiono avatar, ovvero immagini virtuali di sorridenti hostess che forniscono ai passeggeri una serie di istruzioni sul comportamento da tenere nelle varie possibili situazioni sia normali che eccezionali. Benché l’essere umano sia sempre in grado di distinguere tra la realtà vera e quella elaborata dal computer, tuttavia il sistema nervoso dimostra di possedere la capacità e la disponibilità di accettare l’interazione virtuale, tanto da permettere lavori altrimenti impossibili come ad esempio la tele-riabilitazione, grazie alla quale due o più partecipanti che si trovano in posti diversi comunicano tra loro in tempo reale ed ogni singolo paziente è monitorato ed assistito da un terapeuta che da una sede remota può seguire e controllare l’esecuzione degli esercizi intervenendo all’occorrenza al fine di correggere possibili errori. È certamente un risultato eccellente, si pensi ad esempio al caso di un cerebroleso che, anziché dover ogni volta essere trasportato al centro riabilitativo e poi riaccompagnato a casa con ovvi problemi e disagi per lui e per chi si sobbarca l’incombenza, può tranquillamente rimanere in casa sua e con maggior serenità, grazie ad un’apposita console, può effettuare tutta una serie di compiti atti ad esercitare le funzioni motoria e cognitive sotto costante osservazione dell’esperto in riabilitazione che, senza doversi spostare dal luogo di lavoro, può controllare in tempo reale i risultati della prestazione. Prima del prossimo esempio credo sia opportuno far presente che le nostre azioni possono avvenire sia in modo automatico (cosa che non determina apprendimento, giacché non viene prestata attenzione), sia in modo controllato (che genera apprendimento, giacché è necessaria attenzione per l’esecuzione): il sistema nervoso centrale è infatti in grado di apprendere nuovi comportamenti e di modificare l’attitudine precedentemente acquisita; pertanto, nel caso di un movimento che poteva essere eseguito in modo automatico e che in seguito ad un incidente non si riesce più ad eseguire, il riabilitatore insegnando al paziente ad eseguire in modo controllato quel movimento può rieducare il sistema nervoso centrale di costui, che comprendendo immediatamente il vantaggio prenderà a privilegiare questo movimento controllato abbandonando la modalità automatica divenuta impossibile. In casi come questo affiancare al trattamento tradizionale ulteriori utili stimoli che si possono produrre utilizzando la realtà virtuale può migliorare il trattamento; ciò è possibile ad esempio con uno stimolo acustico come l’ascolto di un suono la cui intensità corrisponde a quella dello sforzo effettuato dal paziente nell’esecuzione dell’esercizio, in questo modo gli sarà più facile controllare la corretta graduazione dello sforzo stesso; un aiuto ancor maggiore potrà venire se a ciò s’aggiunge anche uno stimolo visivo quale potrebbe essere una colonna luminosa sullo schermo che si alza e si abbassa a seconda dell’intensità dello sforzo: la realtà virtuale consente quindi di offrire al paziente una realtà aumentata, permettendogli di fruire di informazioni che nella realtà non sarebbero a sua disposizione, ma che gli permettono un più veloce ed agevole recupero. Non penso sia il caso di fare altri esempi per evidenziare come anche la realtà virtuale possa essere utilizzata per far del bene. Quanto sopra, oltretutto, ha chiarito che il paziente è sempre tenuto a fare la sua parte; come nella terapia energetica, anche nei trattamenti convenzionali gli esperti pur utilizzando macchine, programmi ecc., non possono raggiungere un risultato soddisfacente se il paziente non si impegna. Nell’uscita del 15/07 avevo scritto: “ogni singolo è tenuto a decidere ed in prima persona ad impegnarsi volontariamente, quanto manca gli verrà dato, l’importante è che sia lui a voler perseguire il cambiamento”. Se come ho su evidenziato si può trovare così tanto in qualcosa di virtuale = non reale, perché allora negare di poter trovare almeno altrettanto in quell’energia assolutamente reale di cui parlo? Solo perché appartiene ad una realtà superiore a quella limitata cui siamo abituati? Che dire allora della realtà aumentata cui prima ho fatto cenno? Non ritengo professionalmente corretto pensare, come qualcuno m’ha detto, di lasciar utilizzare i trattamenti energetici solo in casi come ad esempio quello dei pazienti terminali per accompagnarli più dolcemente alla morte, quasi il loro potesse essere solamente un effetto placebo, negando di fatto qualsiasi reale valore curativo. Ci vorrebbe il coraggio scientifico di osare, anche se non ci si può aspettare un diretto ritorno economico, ma solamente indiretto; infatti determinati capitoli di spesa potrebbero essere rivisti, utilizzando poi altrove quanto risparmiato con indubbio vantaggio per tutti: quest’energia segue la modalità di esistenza dell’essere e non è cosa di poco conto; inoltre, a differenza di noi umani che come ho evidenziato nell’uscita del 15/06 non possiamo giungere ad “una conoscenza neutrale ed oggettiva”, ma solamente ad una “conoscenza soggiacente all’osservatore”, quest’energia conosce l’unica e vera assoluta realtà che tutto spiega ed agisce di conseguenza. Penso d’aver messo sufficiente “carne al fuoco” per dare non pochi spunti di riflessione a chi ha la buona volontà di riflettere; per esperienza so che non è sempre una cosa piacevole, ma senz’altro sempre utile. Continuerò con la prossima uscita; cordiali saluti a tutti.

mercoledì 1 settembre 2010

Il terapeuta energetico, parte 13 di 17

Riprendendo il discorso sugli effetti delle vibrazioni meccaniche val la pena ricordare che importanti dal punto di vista terapeutico sono lo spazio (inteso come ampiezza della vibrazione), il tempo (frequenza della vibrazione) e l’accelerazione (variazione della velocità nel tempo). Se il corpo fosse una massa compatta come potrebbe essere una roccia, il movimento avrebbe nel tempo lo stesso andamento della forza agente su di esso; ma il corpo umano ha caratteristiche elastiche, quindi il moto dipende dalla pulsazione della forza della pedana vibrante e dalla pulsazione naturale del corpo stesso; inoltre la frequenza di risonanza propria è diversa a seconda del tessuto e/o del distretto corporeo interessato. Man mano che la frequenza della forza agente tramite la pedana a vibrazione si avvicina alla frequenza naturale del corpo, il moto cresce in ampiezza, cioè entra in risonanza: l’ampiezza delle oscillazioni supera quella delle oscillazioni proprie degli organi interni e/o delle altre strutture anatomiche. Va comunque tenuto conto che la frequenza delle vibrazioni uscenti dalla pedana viene smorzata man mano che attraversa i tessuti del corpo allontanandosi dal punto di applicazione. Coloro che hanno studiato gli effetti delle vibrazioni sul corpo umano, hanno notato che rispettando determinate regole, il riflesso di vibrazione induce un miglioramento dell’efficienza neuromuscolare dei muscoli sottoposti a trattamento vibratorio rispetto agli stessi muscoli dell’altro arto non sottoposto a vibrazione. Inoltre nei soggetti esposti per dieci minuti ad una vibrazione acuta di tipo WBV (whole body vibration), in grado cioè di invadere tutto il corpo, od in alternativa estesi segmenti di questo, s’è riscontrato un aumento del livello basale sia del testosterone che dell’ormone della crescita, mentre si rileva un abbassamento del livello basale di cortisolo. A quanto sopra s’aggiunge il fatto che l’applicazione di un adeguato stimolo vibratorio attiva connessioni sia monosinaptiche, che polisinaptiche; queste ultime possono attivare un numero sufficiente di unità motorie con conseguente aumento sia della forza di contrazione, sia dell’attività elettrica del muscolo. Il forte stimolo sul sistema neuromuscolare ed osteoarticolare produce significativi effetti sul tono-trofismo, sulla forza massimale ed esplosiva, sul riflesso miotatico, sulla flessibilità articolare, sul dolore muscolare, sulla risposta propriocettiva, sulla mineralizzazione ossea ed altro ancora. A seguito di tutto ciò le pedane vibranti sono entrate anche in ambito sportivo. Attenzione però, io non sono un medico ed i miei sono solamente esempi per visualizzare qualcos’altro; non sono esaurienti (la cosa spetta agli specialisti del settore) ed inoltre il sentir desiderio di provare dopo aver letto quanto ho scritto non giustifica il “fai da te”; io penso che un adeguato controllo medico prima ed un preparato professionista poi per realizzare un programma di lavoro siano importanti. Anche in questo campo vi sono delle controindicazioni, ad esempio: patologie vascolari, neuromotorie e cardiache, cefalea, incompatibilità transitoria o permanente, intolleranza psicologica, sintomatica ed altro ancora: non è il mio campo. Anche l’energia lavora con vibrazioni, ma a differenza di queste suesposte non vi sono pericoli:
  • primo, un terapeuta, quando “sente” di dover variare frequenza, sa cosa deve fare prima onde non far danno e nel dubbio ascolta il “sussurro energetico” (anche per questo sostengo che ci vuol tempo per preparare un terapeuta energetico);
  • secondo, l’energia stessa evita di far danno e, questo è il mio personale pensiero, non muta vibrazione se non è stato fatto ciò che andava fatto.
Come buoni sono per il miglioramento del corpo fisico gli effetti delle vibrazioni meccaniche opportunamente dosate, buoni sono anche gli effetti delle vibrazioni energetiche per raggiungere una qualità della vita effettivamente sempre migliore: non sempre quella che faticosamente si insegue è davvero una buona qualità della vita; ci sarebbe molto da dire, ma penso sia più logico affrontare questo discorso nel futuro articolo sulla parte spirituale di questa terapia. Spero che anche questo esempio abbia contribuito a “schiarire le idee” circa il lavoro del terapeuta energetico. Per finire, visto che siamo in un’epoca ove l’elettronica e l’informatica hanno un peso sempre crescente, porto un ultimo esempio: l’esercizio nella realtà virtuale. Oltre al fatto che la realtà virtuale, indipendentemente dalla reale preparazione di ciascuno, è senz’altro un argomento ben noto a tutti, utilizzo questo specifico settore proprio per evidenziare che SE nessuno trova alcunché da ridire nel fatto che ci siano persone che studiano ed utilizzano qualcosa di virtuale, che cioè, secondo la lingua italiana, esiste solo in potenza e non in atto, quindi FITTIZIO (infatti senza hardware e software non ha possibilità di rappresentazione), ANCOR MENO problemi ci dovrebbero essere ad accettare che ci siano persone che si preparano onde poi utilizzare al meglio per il bene di tutti quell’energia di cui parlo, che per di più è REALE e che per esistere non ha neppure bisogno della nostra esistenza. Considerati i successi raggiunti in altri settori, uno dei più conosciuti ad esempio è quello dei videogiochi, molti ricercatori di area medica si sono sentiti giustamente stimolati nella loro curiosità scientifica ed hanno iniziato una serie di studi sperimentali per verificare le possibilità d’uso della realtà virtuale nelle applicazioni sanitarie: era necessario studiare i presupposti neurofisiologici per scoprire quali fossero le necessarie correzioni da attuare affinché queste tecnologie potessero essere sfruttate per rinforzare un processo di recupero. E’ giusto far presente che, a differenza di quanto avviene in campo ludico, per servire a questo scopo l’immersione in ambiente virtuale deve fornire condizioni capaci non solamente di aderire al meglio alla realtà, ma, soprattutto deve suscitare un coinvolgimento della coscienza e del subconscio tale da riproporre in forma perfetta il gioco di esperienze ed azioni tipiche del vivere reale. Per far ciò sono indispensabili l’interattività, l’immersione e non ultimo il tempo reale; cioè, tra il momento di partenza dell’input, il suo arrivo nel computer, la successiva elaborazione del dato con conversione di tutto ciò in stimoli per il paziente onde percepisca informazioni tattili, termiche, di pressione, gravità, resistenza, peso, elasticità, consistenza, ecc., non devono intercorrere tempi superiori a quelli fisiologici. Essendoci ancor qualcosa da aggiungere continuerò con la prossima uscita. Cordiali saluti a tutti.