giovedì 22 dicembre 2011

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (4/20)

Riprendendo la classificazione porto a termine il primo gruppo:
  • Reiki: è un metodo che permette di “canalizzare” l’Energia presente nell’Universo (a differenza del pranoterapeuta, l’operatore può essere paragonato ad un canale in cui scorre l’Energia; non può venir contaminato giacché non ha diretto contatto energetico con coloro di cui si prende cura), farla scorrere nel paziente per “sbloccare e ribilanciare”, aiutandolo/a così a “guarire” e raggiungere una maggior coscienza di se stesso/a.
  • Terapia Energetica: l’operatore funge da canale per l’Energia, ma, entrando in “intimo” (nulla di moralmente sconveniente) contatto con chi ricorre alle sue cure, in base alle sensazioni che percepisce (servono anni di preparazione) può scegliere il tipo od i tipi d’Energia (per avere un’idea della varietà si pensi a quella dei colori) idonei al singolo paziente, proiettarla a seconda dei casi con maggiore o minore intensità e durata laddove serve, così come toglierne dov’è in eccesso, esaminare ed intervenire “energeticamente” sia sul corpo fisico che sui singoli corpi aurici e sottili, indurre un rilassamento profondo e permettere al paziente che volontariamente collabora di divenir cosciente ed affrontare gradatamente (si lavora per cicli: “ad ogni giorno basta la sua pena” e così ogni ciclo non mette sul “fuoco” più “carne” di quanta se ne possa “cuocere” nel modo migliore) ed in sicurezza i vari problemi che l’affliggono, siano questi recenti come anche molto vecchi, in modo da vedersi dal di dentro e non come spesso accade dall’esterno “attraverso gli occhi degli altri”, avendo quindi la possibilità di trovar una via per lui/lei percorribile, acciocché risolvendoli possa eliminare tutti i disturbi di cui erano causa: non si fanno miracoli; anche in questo caso il paziente deve impegnarsi personalmente per uscire definitivamente dal disagio.
  • Medicina bioenergetica: Alfred Adler, psichiatra e psicoanalista austriaco inizialmente allievo di Sigmund Freud, affermò che il “linguaggio degli organi” ci dice che la persona attraverso la malattia in effetti sta cercando di raggiungere ciò che non ha saputo ottenere sul piano normale delle realizzazioni vitali, familiari, professionali, sociali; Viktor Frankl, neurologo e psichiatra austriaco, affermò che motivazione principale dell'uomo è il desiderio di trovare un senso, uno scopo valido della propria vita; quindi il male del nostro tempo, spesso, è proprio la frustrazione esistenziale, che può anche portare alla disperazione, alla depressione ed a guai peggiori; nella ricerca d’una cura valida sviluppò il metodo della logoterapia, che consiste in un libero dialogo tramite il quale il paziente è aiutato a divenir cosciente della sua personale esistenza, della sua irripetibilità ed unicità, della sua libertà e responsabilità, dei suoi doveri familiari, professionali, sociali, del suo grande o piccolo compito in questa vita ed in ultimo vedere e comprendere la sua fede inconscia in Dio al Quale tende senza esserne conscio. Alexander Lowen, psicoanalista e psichiatra statunitense, allievo di Wilhelm Reich (medico e psichiatra austriaco, allievo di Sigmund Freud e noto per la sua teoria sull’Energia Orgonica), riconobbe come sia colpa della moderna società di stampo occidentale l’aver spostato troppo in alto il “baricentro” dell’essere umano, che ora principalmente va cercando conoscenza, potere, successo, ecc., a discapito dei “Plessi Energetici” centrali ed inferiori: l’essere umano è composto di una “corazza caratteriale” e di una “corazza muscolare” in seguito all’evoluzione nel corso della sua vita e come naturale risposta (difensiva) a traumi e complessi (a partire dall’infanzia) non risolti; ne segue che, con questo innalzamento esagerato dell’importanza del cervello, il risultato è stato il formarsi d’una grave disarmonia a livello energetico, che va riequilibrata lavorando con il paziente tanto sul piano logoterapeutico, quanto sul “dimenticato” piano della corporeità; a questo scopo è stato realizzato un metodo terapeutico che comprende l’utilizzo di esercizi ginnici, di respirazione, vocalizzazione, sedute di autofisioterapia, sedute individuali e collettive ove ci si può sfogare (piangere, ridere, gridare), terapeutica correzione della postura e massaggi: il paziente è portato così ad assumere una nuova coscienza del proprio corpo e nello stesso tempo può riorganizzare il proprio “Io”. Il progresso di questa “via terapeutica” prosegue e personalmente penso che proficuamente potrebbe confrontarsi e completarsi con la Terapia Energetica: fondamentalmente si tratta di prendersi cura dell’essere umano nella sua totalità.
  • Rebirthing: l’arte del respiro consapevole per apportare flusso energetico. Nasce negli U.S.A. ad opera del dr. Leonard Orr che, in seguito agli insegnamenti ricevuti in India da Maestri Yogi, constatò come mente e respiro svolgano le funzioni più importanti dell’organismo umano; è un metodo che sviluppa la consapevolezza di se stessi a livello fisico, mentale e spirituale. Si parte considerando che ogni esperienza negativa che facciamo nel nostro corpo, a partire dall’uscita dal ventre materno, può inibire la nostra capacità respiratoria ed essere causa di malattia, ma che il meccanismo respiratorio è riparabile e può di nuovo produrre armonia, profondo rilassamento e guarigione.
- II -
ALIMENTI come MEDICINA: l’idea si basa sull’uso e sulla somministrazione di sostanze di origine rigorosamente naturale. Chiaramente una sana e corretta alimentazione ricca di frutta e verdura è certamente utile soprattutto per la presenza degli antiossidanti e può rendere l’individuo più forte nel quotidiano combattimento per restare in buona salute. Sostanze o diete particolari vanno invece dosate e prescritte caso per caso: gli esseri umani saranno anche simili, ma non sono identici. Presento quindi un breve elenco (quelle che più sovente ho sentito nominare), ma non essendo un medico non entro nel merito:
  • Vitamine;
  • Ascorbato di potassio: miscela di vitamina C e bicarbonato di potassio;
  • Laetrile: chiamato anche Amigdalina e vitamina B17, contenuto in gran quantità nelle mandorle amare;
  • Cartilagine di squalo;
  • Essiac: è una tisana;
  • Prodotti erboristici;
  • Dieta di Bristol;
  • Dieta di Gerson;
  • Dieta di Manner;
  • Dieta macrobiotica;
  • Opoterapia: è una pratica basata sull’utilizzo di principi attivi estratti da tessuti (polmonare, cardiaco, osseo, cerebrale) e ghiandole (fegato, pancreas, surrene, mucosa gastrica) prelevati da animali da macello; parte dal presupposto che ogni organo preleva dal plasma solo determinate sostanze, che poi utilizza con una propria elaborazione, e risultato di questa somministrazione dovrebbe essere un’azione stimolante specifica sull’organo da cui è derivata.
  • Ampeloterapia: è una dieta basata sul consumo di uva, conosciuta già dagli antichi Greci e Romani, che ha l’effetto di disintossicare l’organismo.
Con l’occasione, porgo a tutti i migliori auguri per un Natale “SANTO” ed un 2012 lieto e sereno. Robino Mariano

giovedì 1 dicembre 2011

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (3/20)

Riprendo continuando nel comparto delle “MEDICINE della MENTE ed ENERGETICHE”:
  • Antroposofia: si basa sull’idea che l’essere umano non si realizza unicamente nella dimensione fisica, ma necessariamente anche in quella “soprasensibile”; percepisce Cristo e la sua missione sulla Terra come avente un posto particolarmente importante nell'evoluzione umana. Riconosce le acquisizioni scientifiche della Medicina Occidentale e ne condivide l’azione proponendo però di ampliare il “territorio d’indagine” inserendovi la ricerca di conoscenza e comprensione della realtà fisica unitamente a quella psichica e spirituale dell’essere umano e del mondo.
  • Imagery: la psicologia cognitiva riconosce che la mente umana utilizza forme o sistemi di rappresentazione delle informazione; uno di questi è l’immagine mentale = imagery. Abbiamo quindi la capacità di raffigurarci mentalmente, in forma visiva (come viene richiesto in alcune meditazioni guidate: si può ad esempio chiedere al paziente che si trova in stato di rilassamento di immaginare situazioni piacevoli vissute in passato), oggetti, situazioni, concetti. Ricerche nel campo delle neuroscienze hanno dato importanza all’utilizzo dell’Imagery ad esempio nello sport; è dimostrato che l’immaginazione motoria è un processo simulativo che presenta molte analogie funzionali col processo d’esecuzione motoria reale nella fase di preparazione del gesto, ciò evidenzia come questa tecnica possa aiutare l’apprendimento e la prestazione ed anche esser supporto per importanti qualità psicologiche come ad esempio la self-confidence. Molto si potrà ancora scoprire con una seria sperimentazione.
  • Pet therapy: è una terapia dolce basata sull’interazione uomo-animale; integra, rafforza e coadiuva le terapie tradizionali; può essere impiegata su pazienti affetti da diverse patologie con l’obiettivo di giungere ad un miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psico-sociale e psico.emotivo. Facilita l’approccio delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto quando si hanno pazienti che non dimostrano collaborazione spontanea: la presenza dell’animale sovente permette di consolidare un rapporto emotivo col paziente: è come un catalizzatore che permette di stabilire un canale di comunicazione paziente↔animale↔medico, stimolando la partecipazione attiva del paziente.
  • Fiori di Bach: il dott. Edward Bach giunse alla conclusione che la coscienza funziona in base a determinati modelli di reazione che sono uguali sia per piante, che animali od esseri umani, e che il male è da intendersi come un disagio emozionale; inoltre notò che nei fiori di alcune piante selvatiche c’è il necessario per riequilibrare i modelli di reazione alterati; la floriterapia da lui ideata è una cura che tramite 38 essenze di fiori risolve problemi legati alla psiche, agli stati d’animo negativi ed a quelle emozioni che provocano squilibrio e disarmonia. Possono essere preparati col “metodo del Sole” o col “metodo della bollitura.
  • Meditazione: può essere guidata come autonoma, basata sulla respirazione controllata, sulla ripetizione di parole o frasi: rilassa corpo e mente. Può essere “libera”, ed in questo caso vi son non poche analogie con la Preghiera quando giunge al suo “vertice”: porta a consapevolezze inesprimibili con il limitato linguaggio “polare” umano, capaci però di infondere una forza ed una fiducia invincibili, a mezzo della quale “spariscono le tempeste ed il sole torna a splendere riportando la mente alla quiete sanificante”.
  • T’ai Chi: si è sviluppato in Cina oltre duemila anni fa sull’idea che il corpo è pieno di energia (= Chi), che potrebbe anche bloccarsi e dare origine a malattie; si pensò quindi che una persona potrebbe contribuire a migliorare il flusso di Chi in tutto il corpo praticando determinati esercizi di respirazione uniti ad una serie di movimenti lenti che portano ad aggraziate posture, il tutto in uno stato di concentrazione mentale.
  • Cristalloterapia: è un metodo di cura naturale di origine antichissima; nella cultura sciamanica le pietre sono considerate il mezzo per far da ponte verso i mondi celesti; le vibrazioni dei cristalli e delle pietre erano considerate benefiche per la salute dell’uomo anche nell’Antico Egitto: i cristalli erano considerati capaci di alta frequenza vibratoria, quindi prevalentemente agenti sui corpi spirituali, mentre le pietre di bassa frequenza vibratoria, con prevalente azione quindi sul corpo fisico. Alla base della moderna cristalloterapia vi è la considerazione che l’Universo è un grande ologramma, quindi in ognuna delle innumerevoli parti in cui può essere suddiviso si ritroverà comunque l’intero Universo; si fonda sulla teoria vibrazionale dei cristalli, secondo la quale ogni cristallo è caratterizzato da vibrazioni specifiche che possono essere trasmesse ai vari centri energetici dell’essere umano; la localizzazione di questi punti può essere ottenuta utilizzando il sistema dei meridiani della Medicina Tradizionale Cinese, oppure quello dei chakra della Tradizione Indiana: una volta posto il cristallo in corrispondenza del punto da trattare si ha connessione energetica, l’energia viene filtrata dal cristallo, riallineata e riordinata secondo la sua struttura, riportata al suo equilibrio originario.
  • Pranoterapia: si differenzia da altre terapie che utilizzano l’Energia in quanto il guaritore offre la sua energia (= Prana = Ki) al paziente e quella negativa che gli/le toglie resta attaccata alle sue mani, che deve “ripulire”; le mani vengono imposte in corrispondenza della parte malata e la trasmissione energetica cerebrale del pranoterapeuta stimola per biorisonanza l’attività delle cellule del paziente nelle stesse frequenze, così da portare a guarigione.
  • Terapia della polarità: è stata ideata dal dott. Randolph Stone, che ha viaggiato in tutto il mondo per studiare tecniche di guarigione antica, ha profondamente preso in considerazione il pensiero religioso indiano, studiò anche chiropratica, naturopatia ed osteopatia. Nella sua lunga carriera di medico cercò di armonizzare le conoscenze che venivano dalle antiche terapie orientali con le più moderne terapie naturali. L’idea di partenza è che a partire dall’atomo sino all’intero Universo esiste una fonte di energia basata su tre elementi essenziali: due poli opposti (positivo e negativo) ed uno neutro; anche all’interno del corpo umano l’energia deve passare da un polo positivo ad un polo negativo attraverso un campo neutro; la circolazione è quella di un flusso pulsante che segue determinate direzioni tra poli negativi e positivi (Anatomia Wireless dell’essere umano). Se il flusso è regolare il corpo è in equilibrio e salute, quando invece ci sono delle ostruzioni, ci sarà malessere. Il terapeuta opera sul corpo del paziente con manipolazione ed esercizi di stretching così da riequilibrare e bilanciare i flussi energetici: l’energia si presenta attraverso diversi livelli (spirituale, mentale, emotivo, fisico) che interagiscono tra loro, quindi il terapeuta deve prendersi cura del paziente nella sua interezza; importante è anche un’adeguata nutrizione.
Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 10 novembre 2011

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (2/20)

Riprendendo, voglio ricordare che tutto questo lavoro di ricerca e sistematico controllo è possibile giacché si lavora su gruppi che possono essere considerati omogenei; ma come fare se si comincia dall’assioma che gli esseri umani sono diversi l’uno dall’altro e che non si può avere una situazione identica all’altra, e di conseguenza diverse saranno le reazioni che vanno viste al di là di un contesto semplicemente corpo-mente? Questa superframmentazione mette in crisi il metodo scientifico che ha bisogno di poter lavorare su statistiche, applicare scale di misurazione valide su grandi gruppi, ecc.; ecco perché ho ricordato il necessario uso del “buon senso” che sotto un certo punto di vista è lo “stato adolescenziale della Saggezza”; chiaramente un ulteriore passo in avanti deve farlo chi decide di dedicarsi a questo tipo di medicine “diverse”: con tutto se stesso/a dovrà tendere alla saggezza nella sua forma “matura”, cosa che richiede una statura morale elevata. È il caso di fornire alcune distinzioni che ritengo utili per non far confusione:
  • Medicina alternativa è un termine utilizzato per indicare come certe pratiche siano fondate su principi diversi da quelli della Medicina Scientifica;
  • Medicina complementare indica che ci si trova di fronte a terapie associabili ad altri interventi comunemente ritenuti principali: già oggi ad esempio l’agopuntura viene utilizzata a fianco di interventi medici convenzionali;
  • Medicina non convenzionale indica tutte quelle discipline che ancora non hanno definitiva regolamentazione giuridica; in alcuni casi vengono indicate anche col termine naturali.
  • Medicina tradizionale è un termine utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per indicare l’insieme di conoscenze e pratiche basate su credenze popolari ed esperienze che appartengono a diverse culture, indipendentemente dalla spiegazione scientifica;
  • Medicina integrata indica il risultato dell’umile, coscienzioso e costante impegno di uomini e donne di “buona volontà” che non hanno timore d’affrontare ciò che non conoscono e nel caso anche collaborare con seri terapeuti non medici (chi preferisce può chiamarli guaritori o come altrimenti vuole, ma assolutamente mai ciarlatani, impostori, abusivi, ecc.; alcuni “percorsi” di formazione richiedono parecchi anni di impegno e dedizione, uniti al coraggio di accettare le “sconfitte” sapendo poi sempre umilmente rialzarsi e fiduciosamente riprendere il “cammino” intrapreso per il bene proprio e degli altri, ma non fanno parte dei corsi di studi offerti dalle nostre Università), al fine di rendere possibile l’integrazione di svariate forme e strumenti di terapia, onde sempre più migliorare la qualità della vita di quanti/e soffrono.
Questi trattamenti che sono fuori dal “convenzionale” possono poi essere a loro volta suddivisi in gruppi aventi una certa “omogeneità” al loro interno; presento ora quella che ritengo possa esser considerata una classificazione accettabile, anche se, considerata la vastità del campo preso in esame, non ha presunzione alcuna d’essere completa:
- I -
“MEDICINE della MENTE”, tra cui inserisco quelle “ENERGETICHE”: si basano sulla convinzione che le inferenze dalla mente siano in grado di controllare profondamente le risposte sia del corpo che della psiche. Ecco perché vi unisco quelle Energetiche basate su teorie trascendentali secondo cui il corpo fisico non sarebbe altro che la parte più “pesante e densa” dei vari “corpi” che compongono l’individuo nella sua interezza, cosicché agendo sui vari corpi e campi energetici il paziente (naturalmente anche col suo impegno) può giungere gradatamente ad aver consapevolezza delle cause che stanno dietro ai “mal-esseri”, così da poterle affrontare e superare, giungendo così al ben-essere. Nota Bene: la scienza che gli esseri umani conoscono è un ottimo strumento per indagare, ma può operare unicamente nell’Immanente! Senza voler “salire in cattedra”, ma solo per essere obiettivo devo aggiungere che, quando si passa al Trascendente la scienza si trova priva di strumenti utili a svolgere anche la più piccola ricerca: ogni lavoro necessita dei giusti strumenti.
  • Biofeedback: usando particolari macchine il paziente dovrebbe imparare a regolare funzioni corporee normalmente involontarie come frequenza cardiaca o pressione arteriosa. Mi sembra giusto ricordare, visto che volutamente lavoro senza l’utilizzo di attrezzi, che con tecniche tipo il training autogeno di J. H. Schultz è possibile giungere senza l’ausilio di macchine (l’essere umano è molto più d’una macchina, per sofisticata e completa possa essere; nessuna macchina si possa progettare e costruire potrà mai dare ad un umano “sostegno, calore e comprensione” umanamente rilevanti, né portarlo a traguardi d’importanza essenziale per la sua umanità. Ecco che arrivare allo stesso obiettivo a mezzo delle sole proprie forze è una possibilità di crescita personale che va sfruttata) ad un’autodistensione da concentrazione psichica che consente di modificare situazioni psichiche e somatiche, ottenendo spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.
  • Ipnosi: lo psichiatra statunitense M. H. Erickson affermò che la mente inconscia è creativa, generatrice di soluzioni ed ha come obiettivo il bene della persona; il terapeuta può suggerire delle piste di soluzione all'inconscio aggirando le resistenze e la rimozione che la coscienza opporrebbe al cambiamento, essendo l’ipnosi manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata dall’operatore preparato che induce uno stato di rilassamento profondo e/o di attenzione inconscia focalizzata su alcune suggestioni o idee, in modo da portar beneficio al paziente relativamente al suo atteggiamento psicologico; l’eventuale processo terapeutico dipende quindi interamente da una riorganizzazione interna che solo il paziente medesimo (personale impegno) può portare a termine in un ambiente favorevole.
  • Yoga: è un metodo di ginnastica che tiene conto delle interazioni mente↔corpo e lavora anche a livello energetico, è basato sulla combinazione di tutti i movimenti necessari alla salute fisica con la respirazione e le tecniche di meditazione che danno pace alla mente; le varie posizioni portano rilassamento e contemporaneamente aumentano l’energia vitale a disposizione. Si basa su un’antica profonda comprensione della natura umana e di quanto gli esseri umani necessitano per vivere in armonia con se stessi e con quanto li circonda: il corpo è un veicolo guidato dalla mente e l’anima è la vera identità dell’essere; azioni, emozioni ed intelligenza sono le tre forze che muovono il veicolo e vanno mantenute in equilibrio.
  • Terapie con tecniche artistiche: il paziente può essere stimolato ad esempio a dipingere, suonare, danzare e nel contempo esternare rabbia, paura, ecc., il tutto per aiutarlo ad alleggerire il “pesante fardello” che induce mal-essere e tornare alla situazione di ben-essere.
Esaurito lo spazio a disposizione porgo cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 20 ottobre 2011

Trattamenti convenzionali - non convenzionali (1/20)

Voglio ora inserire un articolo su un argomento attuale per tutti i popoli che in comune hanno la Civiltà di tipo Occidentale: mi coinvolge direttamente essendo io un terapeuta non convenzionale, quindi non legalmente riconosciuto. Citerò diversi sistemi di cura, ma è un settore così vasto che per essere trattato esaurientemente richiederebbe conoscenze e specifiche competenze in molti campi; ed io almeno in parte conosco i miei limiti. Tuttavia, anche per meglio evidenziare il raggio d’azione in cui opero (conoscere meglio i servizi che offro è importante per decidere se usufruirne), legato a quanto sino ad oggi pubblicato e senza presunzione alcuna, mi par corretto esprimere il mio parere su quanto, in questa situazione in fermento, penso si potrebbe fare per il bene di tutti. Si dice che le medicine complementari ed alternative comprendono numerose modalità e pratiche terapeutiche, unitamente alle rispettive teorie e credenze, che si affiancano (l’incontro tra il “nuovo” da una parte ed il “conosciuto-sperimentato” dall’altra può portare ad ottimi frutti; facilmente però può dar luogo sia a vivaci confronti che a violenti scontri: l’importante è non irrigidirsi bloccandosi in inutili quanto dannose “guerre di trincea”; anche chi ha percorso vie “diverse” può essere d’aiuto, occorre sapersi impegnare per raggiungere insieme un livello migliore) a quelle intrinseche del Sistema Sanitario Convenzionale: che, cioè, è in posizione dominante in una specifica società in un determinato periodo storico, al quale viene unanimemente riconosciuto un positivo effetto sulla salute. Prima di addentrarmi nel discorso tengo a precisare che le Medicine non Convenzionali non devono essere considerate la panacea per tutti i mali (una peritonite, ad esempio, necessita d’un tempestivo intervento chirurgico), però nemmeno vanno ritenute capaci unicamente di effetti placebo; piuttosto van viste come arricchimento e perfezionamento di quella considerata Convenzionale – Scientifica: sono Terapie con i loro punti di forza ed i loro limiti, possono essere studiate anche per scoprire e chiarire quanto possibile, però: col medico scientifico ogni volta che la scienza, cosa diversa dalla Sapienza, è all’altezza della situazione; altrimenti col buon senso, che rientra nella Sapienza: se l’esistenza anche solo del genere umano fosse dipesa dalla scienza umana noi non esisteremmo; la scienza è un ottimo sistema per indagare, ma non è detto che sia il migliore per qualsiasi tipo d’indagine; l’essere umano ha capacità di cui solo in meditazione ci si rende conto, e questa è un’altra ottima via per conoscere . . . alla classica domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?” la risposta è ovvia: sono stati creati prima la gallina ed il gallo (per fecondarlo), altrimenti dove si sarebbe trovata la chioccia per covare e salvaguardare l’uovo, nonché prendersi poi cura del pulcino? Lo stesso vale se si pensa agli umani gameti maschili e femminili: se non ci fosse stato un ventre materno (necessario prima un rapporto tra una femmina ed un maschio adulti e fertili), dove mai avrebbe potuto aver luogo anche solo l’impianto della blastocisti? L’evoluzione parte solo da un “essente” autonomo e l’uovo non è autonomo . . . solo nell’UNITA’ si può trovare ogni spiegazione e motivazione: in vari modi l’ho già evidenziato in altri articoli. Per spiegare come facilmente possono venir fuori ostacoli che paiono insormontabili e che solo con molta disponibilità ed umile buona volontà da parte di tutti possono essere superati (va comunque sempre compreso e non condannato chi in cuor suo non se la sente di accettare determinate idee, o che continua a ritenere impossibile, inaccettabile, . . ., quanto viene da queste “novità”), cito ora un fatto accaduto nel 1955 in occasione d’un seminario tenuto in Europa per accertare la possibilità di una reale cooperazione tra medici occidentali e medici lamaisti tibetani, nonostante che nessuno si nascondesse le enormi difficoltà che venivano dall’essere i due tipi di medicina basati su postulati intellettuali e spirituali completamente divergenti; infatti anche le percezioni sensoriali del medico lamaista, che hanno parte determinante nella diagnosi, non sempre corrispondono esattamente a quelle del medico occidentale: nel corso del seminario venne alla luce che da parte dei medici occidentali interessati a questa medicina orientale vi era la pretesa che coloro che avevano una buona conoscenza dell’Arte Medica Tradizionale Asiatica prima di poter parlare di medicina coi medici occidentali dovevano divenire anche loro medici di scuola occidentale. Ma non pensarono al fatto che era vero anche l’esatto contrario; e cioè che loro pure avrebbero dovuto divenire medici di scuola tibetana (non chiacchiere, ma oltre vent’anni di serio studio) prima di potersi confrontare competentemente con i colleghi asiatici. Da allora “molta acqua è passata sotto i ponti”, ma . . . la presunzione è sempre dannosa, tanto quanto sempre pericolosi son coloro che senza preparazione s’intrufolano cercando di trarre disonesto guadagno da una situazione complessa e “nebbiosa”. Da quanto ora esporrò risulterà evidente come sovente il problema sia “Credere o non credere?”, visto che le basi teoriche su cui si poggiano non sono in “sintonia” con le conoscenze scientifiche a nostra disposizione. Prendiamo ad esempio il caso di farmaci e/o terapie non ancora convenzionali; nel sistema scientificamente riconosciuto si parte da uno studio preliminare in vitro, si passa ad una sperimentazione su animali per raccogliere dati sulla sicurezza e sull’efficacia dei nuovi farmaci e/o dispositivi, al fine di presentarli ad un Comitato Etico che possa dare un giudizio di merito, il tutto per fornire la necessaria garanzia allo Stato ove avviene l’esperimento; a questo punto si passa alle sperimentazioni cliniche, ove generalmente sono previste quattro fasi: nella prima si mette per la prima volta alla prova un farmaco od una terapia sperimentale su di un piccolo gruppo (20 – 80) di persone per valutarne la sicurezza, determinare il dosaggio migliore, portare in evidenza gli effetti collaterali; nella seconda fase per ottenere un risultato statisticamente significativo il farmaco sperimentale od il trattamento viene studiato su di un gruppo di persone più grande (100 – 300) sia per verificarne l’efficacia, sia per meglio valutarne la sicurezza e non tossicità; nella terza fase per avere risultati statisticamente rilevanti si passa alla sperimentazione su grandi gruppi di pazienti (1.000 – 3.000) per aver conferma dell’efficacia, controllare meglio gli effetti collaterali, nonché per un serio confronto con gli altri trattamenti comunemente usati, il tutto per raccogliere quante più informazioni possibili al fine di poterlo usare in modo sicuro; nella quarta fase si giunge alla commercializzazione, cui vengono ancora affiancati ulteriori studi per aumentare le conoscenze ad esso relative, in special modo rischi e benefici, nonché individuarne l’uso migliore in assoluto. Finito lo spazio a disposizione; terminerò la considerazione nella prossima uscita ove inizierò anche la presentazione per categorie. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 29 settembre 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 16 di 16

Ho parlato di fronteggiare il silenzio, irrobustire il coraggio di affrontare la solitudine, pericoloso vuoto interiore, meditazione, vivere secondo la modalità dell’Essere, Via Sicura, incomprensibile angoscia e vaghi sensi di colpa. A questo punto voglio inserire una piccola parte di quanto ha scritto Giambattista Torellò (1920 – vivente), sacerdote laureato in Medicina & Chirurgia e specializzato in Psichiatria, che ha preso in esame anche questo aspetto degli umani bisogni: molti sono i punti in comune con quanto ritengo dovrebbe prendere in esame il terapeuta energetico (secondo quella che è la mia “idea” di terapeuta energetico) anche riflettendoci su, meditando; tanto che sovente mi capita di leggere libri, o partecipare a congressi e convegni ove vengono date informazioni cui ero già arrivato in totale autonomia e magari già inserite in articoli, o scritti miei. Con l’attenzione propria del “pastore” egli fa presente come un grande problema contemporaneo è la progressiva scomparsa sia del concetto che della coscienza del peccato (distingue il peccato = colpa dai suoi effetti, compresi quelli di peccati altrui per i quali si può soffrire senza averne alcuna personale colpevolezza; così come avverte che non va fatta confusione tra peccato ed insuccessi o sventure: sentirsi vinti e schiacciati dagli accadimenti della vita non vuol dire essere colpevoli) dalla mente degli esseri umani, che hanno sostituito l’idea stessa di peccato con processi psicologici e sociali, trascurando l’aspetto che riguarda la colpevolezza morale; evidenzia come l’aver coscienza di ciò sia invece molto importante per coloro che (per l’educazione ricevuta, la mentalità acquisita, la consapevolezza raggiunta, ecc.) possono guarire, cioè placare quel senso di colpa che sta alla base di disturbi che in modo più o meno grave li affliggono, solo passando attraverso il pentimento, la riparazione, la Confessione e la penitenza. Sottolineando come la religione consista nell’incontro tra la Parola di Dio e la risposta dell’essere umano, egli rende manifesto come effettivamente il peccato rientri nell’ambito delle relazioni personali tra uomo/donna ed il loro Creatore e sia conseguentemente un atto che lede un amore personale, essendo Dio prima di tutto Amore; ed ancora come sia questo fatto a motivare lo strazio interiore del sofferente, una ferita che porta con sé anche altri problemi, tra i quali il più grande è lo scompiglio emotivo che vien suscitato e che porta all’angoscia: evidenzia come solo nell’umile e serena accettazione della propria umana fragilità unita all’atto di pentimento si può beneficiare del conforto che porta la Confessione, che pacifica l’essere umano sano, permettendogli di riprendere serenamente e rinfrancato il proprio cammino. Giustamente mette in evidenza che è stata registrata la protesta dello spirito oppresso da una forma d’esistenza umana erroneamente ritenuta più libera e ricca di opportunità; ed anche che i credenti di oggi hanno purificato la loro Fede da alcune incrostazioni razionalistiche ed antropomorfiche; così possono muoversi con più disinvoltura nell’ambito della scienza e con più larghezza attingono ad una spiritualità meno devozionale e più teologica. A tutto ciò collega il fatto che la Psicologia moderna non è in contrasto con la Mistica nel guardare alla Coscienza come al centro di unificazione di tutta la personalità. Come psichiatra affronta poi il problema del nervosismo psicosomatico, che non intacca la personalità dell’individuo nel suo nucleo, e quello decisamente più grave della nevrosi; come sacerdote affronta poi il discorso della falsa spiritualità, che impedisce lo sforzo ascetico e può portare al “nulla”, e di contro quello della libertà dell’uomo/donna, che può condurre anche alla santità. Come già prima non sono entrato in campi altrui, neppure ora mi metterò a disquisire su queste cose che ho fatto presenti, sia perché ritengo possa essere un bene per molti leggerle e rifletterci, sia per poter poi esporre come anche il terapeuta energetico può fare la sua parte in questi casi. Mi sembra ancora degno di nota sia il fatto che puntualizzi come il sacerdote e lo psicoterapeuta (essendo egli sia sacerdote che psicoterapeuta si può ritenere abbia le idee chiare a questo riguardo) non sono figure simili, quindi non possono prendere l’uno il posto dell’altro; sia il fatto che evidenzi come l’azione del direttore spirituale può essere molto importante ed in alcuni casi insostituibile per una perfetta integrazione di tutte le dimensioni della personalità dell’individuo al fine di portare l’essere umano ad essere pacifico, paziente e fiducioso; ragion per cui ritiene auspicabile una collaborazione tra direttore spirituale e psicoterapeuta. Questo è un lavoro in cui si “onora” l’essere umano prendendosi cura di persone in preda a difficoltà che sfociano in problemi più o meno gravi; poiché anche il terapeuta energetico “onora” l’essere umano suo paziente prendendosene cura con i mezzi a sua disposizione, ecco quindi che anch’egli può trovare il suo spazio e dare il suo contributo a vantaggio di chi soffre. Naturalmente non è abilitato ad assolvere dai peccati commessi, ma lavorando con un’Energia che proviene da quell’UNITA’ nella quale trovano origine e ragion d’essere tutte le altre Unità e che pur essendo potentissima si dimostra obbediente a quell’UNITA’, non può non voler a sua volta sempre più “conoscere” quell’UNITA’ ed anche lavorare in unità d’intendimenti con l’UNITA’, quindi può senz’altro affrontare (maggiore sarà la consapevole maturità raggiunta dal terapeuta, migliore sarà l’intervento) il discorso a livello spirituale-religioso ed eventualmente aiutare il paziente ad avvicinarsi al sacerdote, se questi si riconosce nel Cristianesimo, o, nel caso di appartenenza ad altre Religioni, a chi può portare valido aiuto all’interno della Religione in cui si riconosce: indipendentemente dal proprio Credo religioso, il terapeuta che fa esperienza di questa Energia Obbediente all’UNITA’ ed ascolta il “sussurro energetico” può serenamente affrontare anche questo argomento sorretto dalla Sapienza dell’UNITA’, quindi nell’assoluto rispetto della sensibilità di chi si sta sottoponendo alle sue cure; non si sostituisce ad altre figure, ma può collaborare con altre figure al massimo bene d’ogni singolo, così da partecipare con la sua azione al massimo bene di tutto e tutti. Può anche sembrare che sia andato fuori tema, tuttavia questi aspetti d’umana esistenza sovente hanno un peso superiore a quanto si pensi; ed è necessario prenderli nella dovuta considerazione per aiutare davvero in ogni situazione coloro che stanno attraversando momenti dove l’insoddisfazione può essere la “punta di un iceberg”: un peso a livello spirituale si riflette non solo su gioia, serenità e benessere, ma può anche “offuscare” la bellezza ed irrancidire la vita. Un terapeuta energetico può intervenire anche a questo livello, poi potrà anche essere un lavoro di gruppo in collaborazione con altre figure: ben venga la feconda cooperazione. Questo articolo è arrivato al suo termine. Come al solito è stato un “volo d’aquila” su vari punti e spero sia servito non solo a dare qualche spiegazione in più su ciò che faccio, ma soprattutto sul perché e sul come lo faccio. Cordiali saluti.

giovedì 8 settembre 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 15 di 16

Per concludere voglio fare un po’ di chiarezza sul posto che occupa la Terapia Energetica in questo discorso relativo ad argomenti per tutti importanti come la bellezza, il benessere, la salute, la gioia, affinché risulti chiaro che non sono parole scritte con l’intento di affascinare, convincere e far soldi vendendo illusioni, perché anche se non ha la bacchetta magica, né l’abilitazione a far miracoli, questo terapeuta che:
  • non è uno psicologo: questo professionista, infatti, consegue la relativa laurea magistrale, divenendo uno specialista che si occupa della psiche umana sia sul piano conoscitivo, impegnandosi ad accrescere le conoscenze al riguardo, sia sul piano clinico –operativo, cercando di comprendere ed accogliere la sofferenza, i vissuti e le domande di quanti a lui si rivolgono, al fine d’aiutarli ad acquisire maggior consapevolezza di se stessi, delle proprie difficoltà e potenzialità, acciocché possano metter ordine nella loro vita, modificare comportamenti dannosi, perdonarsi ed accettarsi per ciò che sono, onde poter agire in un modo migliore verso se stessi e gli altri;
  • non è uno psicoterapeuta: questi è uno psicologo od un medico che ha seguito una scuola di specializzazione in psicoterapia: l’aspetto mentale umano è complesso, lo si può guardare da diverse angolazioni, infatti esistono varie scuole di psicoterapia (dir di più non è compito mio);
può comunque fornire un aiuto importante a chi si trova ad affrontare un momento difficile e non è consapevole di cosa ci sia sotto tutto ciò: molto importante è anche l’aspetto metaforico della malattia, che sovente si manifesta più distintamente durante e dopo un ciclo di Terapia Energetica. Personalmente ritengo che potrebbe essere interessante affrontarlo lavorando in equipe con altre figure sanitarie in un clima di leale collaborazione. All’interno della continua ricerca di migliorare la propria situazione, gli esseri umani si rivolgono anche ad altre figure; tra queste, soprattutto quando si sentono tristi, disperati e soli, ve n’è una molto particolare per il ruolo che ricopre: il sacerdote. Mi è infatti capitato di sentire frasi del tipo “perché mai si dovrebbe andare dallo psicologo che ti costa, quand’è possibile andare dal prete che è senz’altro in grado di dare buoni consigli e per di più gratis?”. Entrambe le figure intervengono tramite l’ascolto e l’appropriato uso della parola, entrambi sono legati al segreto riguardo a ciò che è stato loro confidato; però al sacerdote ricorreranno solo coloro che appartengono alla stessa sua Fede, mentre per lo psicologo non ha importanza condividere la stessa Fede. Sempre interessandomi a quanto ruota intorno alla ricerca di come agire per migliorare la qualità della vita di chi non si sente a proprio agio in questo mondo, ho preso in esame anche quest’aspetto dell’umano vivere: soprattutto per un terapeuta energetico l’aspetto “spirituale” è da tenere sempre e per primo in considerazione; nell’articolo del 01/11/2010 avevo infatti concluso evidenziando l’esistenza del carattere spirituale della Terapia Energetica, che prende in considerazione anche quest’aspetto di cui è permeata la vita di ognuno, a cui pochissimi però prestano l’attenzione che occorre. Ne farò ora un piccolo accenno. L’attuale società di stampo occidentale valuta positivamente forse solo la vita attiva, a discapito della componente contemplativa, cosicché a patirne è anche la personale intimità di ognuno: da non intendersi come ricerca dell’intimità a qualsiasi costo (nell’esagerazione i rischi non mancano mai), bensì protezione della propria preziosissima sfera intima. Se si fa attenzione è impossibile non accorgersi che, proprio nella nostra civiltà secolarizzata ed orgogliosamente poggiata sul sapere scientifico, gli individui sono assetati ed affamati dell’aspetto trascendentale e misterioso della vita; quasi un’insopprimibile e forse inconscia nostalgia per qualcosa che è necessario alla natura umana, ma si fa difficoltà a trovare; questa complicazione fa si che il rischio d’avventurarsi su vie sbagliate sia molto alto. Come ho fatto presente nell’uscita del 01/05/2010, si respira un diffuso senso di scontento, di smarrimento. . . è bene riflettere se non è il caso di ripescare e rivisitare in modo intelligente qualcosa che per errore è stato considerato inutile e privo d’importanza. Le notizie stesse dei nostri giorni rendono evidente, infatti, a quali orrori si può giungere imboccando ed avanzando per vie “tenebrose”. È importante non temere di fronteggiare il silenzio, lontano dalle “mille luci e richiami” di questa realtà malata, e consapevolmente irrobustire il coraggio di affrontare la solitudine; comprendendo come i momenti in cui ci si trova davvero soli (cellulari, computer, MP3, ecc. spenti) non sono mai un fatto negativo, anzi, possono essere estremamente positivi poiché, superata la fase di riflessione su quanto è nei nostri pensieri, ci si può finalmente accorgere (l’aiuto di un buon maestro può essere importante) che si può andare oltre, accedendo alla meditazione: splendido mezzo per affacciarsi sul trascendente, imparando e traendo giovamento dalla sua misteriosa e benefica ricchezza; ottimo strumento per riempire quel pericoloso vuoto interiore che vien mantenuto accuratamente vuoto dalle “mille luci e richiami” dell’illusoria realtà polare, cosicché s’impedisce il raccoglimento ed è quindi possibile siano in molti ad essere normalmente insicuri senza averne coscienza. Ma quando ci si trova a vivere situazioni veramente difficili, ecco che nella prova s’arriva alla resa dei conti e nell’individuo senza difese la disperazione senza grandi fatiche può fare il suo ingresso ed ogni illusoria protezione rivela la sua inconsistenza. Molto importante in questi casi è non solo la moralità, ma la capacità di vivere secondo la modalità dell’Essere da parte di colui/ei o coloro a cui si ricorre per superare la difficile situazione che si sta vivendo: solo chi è davvero passato oltre può indicare l’Unica Via Sicura, anche se impegnativa, per passare indenni attraverso tutte le insidie che sono nascoste sul percorso. A questo punto non si può non considerare come tra le cause che facilmente tolgono gioia, felicità, benessere e bellezza, ci siano situazioni dove un’incomprensibile angoscia riesce a rovinare tutto e mettere l’individuo in uno stato di continuo smarrimento; quasi una nebbia che contrasta la luce del Sole, toglie vivacità ai colori, nitidezza al paesaggio, portando un freddo umido e la paura, sua triste compagna, nell’anima: ecco che a volte può succedere che nel profondo nuoti la sensazione d’aver disatteso un obbligo morale, assai insidiosa soprattutto se il tutto è vago e la coscienza non ha le necessarie certezze. Non è mia intenzione invadere il campo d’altri, però anche in questi casi l’intervento del terapeuta energetico può permettere a chi si trova in queste difficili situazioni di comprendere ciò di cui ha bisogno e trovarlo; magari rendendosi conto che è bene per lui/lei rivolgersi anche ad un sacerdote. Per non esagerare continuerò nella prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 18 agosto 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 14 di 16

Ho accennato al fatto che tutte le emozioni sregolate agitano il Cuore, che l'agitazione del Cuore turba la quiete interiore, rende più difficile entrare in contatto con il proprio sé originario ed anche con la propria natura essenziale; che è la vita vissuta in queste condizioni ad usurare l’individuo ed essere d’ostacolo per la maturazione sul piano spirituale; cosicché risulta la serenità del Cuore ad essere effettivamente necessaria, perché può migliorare l’individuo, permettendogli di percepire sia quanto accade in lui che fuori di lui, fatto indispensabile per poter crescere in consapevolezza. È questa consapevolezza profonda che può portare alla gioia vera; cosa molto diversa dall'euforia. L'euforia è uno stato di allegrezza caratterizzato da un eccesso di buonumore (in tutte le cose va sempre ricercata una giusta misura, al fine di evitare possibili sgradite sorprese e reazioni), che si esprime per lo più come una condizione di eccitazione, magari anche solo lieve e sotterranea, tuttavia continua; provoca quindi una eccessiva stimolazione del Cuore (problema energetico) che porta l’individuo ad uno stato di agitazione interna, dal quale possono poi originare irrequietezza, fatica a concentrarsi, difficoltà a dormire bene, ecc.: v’è quindi sempre maggior difficoltà a poter avere consapevolezza di quanto accade, cosicché diventa impossibile percepire la realtà per quello che davvero è. La gioia, invece, è un calmo e potente movimento di Energia che nasce all'interno dell’Anima grazie alla positiva e serena risposta agli accadimenti ed alle sollecitazioni del mondo esterno. Da questa si può, tramite una crescita consapevole, arrivare a sperimentare la Gioia Piena che abita all'interno di ognuno e non ha una causa esterna, ma deriva dal sentirsi bene nel Creato ed in pace con se stessi; solo così diventa possibile apprezzare davvero anche quanto e quanti ci circondano, riscoprire la freschezza, la spontaneità, la giocosità, la curiosità del bambino, nonché la capacità di vivere in modo totale nel presente senza preconcetti e pregiudizi: non sono ammesse fretta, ansia e reazioni rabbiose nel percorrere la strada che porta a questo livello; ed a tal proposito vi è un’antica frase di Lucio Anneo Seneca (4 a.C. – 65 d.C.) che rende magnificamente l’idea: “Per aspera sic itur ad astra” = attraverso le asperità alle stelle, a significare anche che non è un problema solo moderno, ma già anticamente si sapeva che la via che porta alle cose più elevate è irta di ostacoli, cosicché, sempre nutrendo speranza, coraggio e volontà, se nell’affrontare le prove non si mettono anche costanti impegno, pazienza, calma e sopportazione, si finisce o per rifiutare di proseguire per non dover mangiare il “sale” della sofferenza, o per perdersi di coraggio prima d’esservi giunti; in ogni caso tirandosi indietro la situazione non migliora, però può peggiorare anche di molto. Checché dir se ne voglia, la Terapia Energetica è un sano mezzo a disposizione di chiunque (con Umiltà di “cuore”) voglia (sempre nei limiti di quanto possibile ad ogni singolo individuo) dirigersi verso quel traguardo: ad ogni passo si possono cogliere buoni frutti, così da sentirsi sempre meglio; ma, come già spiegato in precedenti articoli, non si deve mai dimenticare che il terapeuta energetico non è un mago e neppure ha il potere di cambiare il corso degli eventi, anche se l’Energia con cui opera non conosce limiti (come già detto, quest’Energia rispetta il libero arbitrio di ognuno e non impone neppure una “guarigione”); quindi può aiutare, fare da guida, ma è il paziente che deve sempre fare la sua parte se vuole raggiungere un miglioramento definitivo: se troppi sono i problemi per potersi assumere questo personale impegno, allora è meglio non cominciare neppure! . . . Non si è ancora pronti ad attraversare il “guado” ed affrontare quanto sta dall’altra parte. Non è che con questo voglio cautelarmi, scaricando tutta la colpa dell’eventuale “insuccesso” (solo secondo il punto di vista polare) sul paziente; quello che desidero far capire è che:
  1. un effetto che non dura nel tempo è un risultato misero;
  2. un effetto che ha richiesto tempo oltre che un esborso di denaro per essere ottenuto, è chiaro che porta la persona (purtroppo anche se non ha fatto la sua parte) alla speranza di non aver buttato tempo e soldi;
  3. accorgersi d’aver sprecato tempo e denaro perché l’effetto gradatamente svanisce, da una parte porta a svalutare il trattamento cui ci si è sottoposti, dall’altra porta ad intristirsi, perdersi d’animo, rafforzando l’idea, specie se è in coda a molti altri tentativi falliti, d’essere in una situazione da cui non se ne verrà più fuori, aggiungendo quindi danno a danno.
Ora è chiaro che:
  • far tante parole per qualcosa che non può ottenere risultati duraturi mi sembra alquanto controproducente, perché allora si potrebbe pensare che anche quanto detto riguardo ad altre tecniche ha lo stesso misero valore;
  • così come il permettere a chi non comprende la necessità di fare la sua parte per guarire e vorrebbe che fosse il terapeuta a fare tutto da solo di poter poi parlar male di questa Terapia non è accettabile:
    1. sarebbe un danno per chiunque, pur avendone bisogno, venuto però a conoscenza della versione di coloro che (sperando nel miracolo) non si sono impegnati in prima persona e non hanno conseguentemente potuto risolvere il problema, non ritenendola quindi degna di fiducia non la prenderebbe neppur più in considerazione;
    2. sarebbe un danno anche per coloro che come me lavorano utilizzando questa terapia per curare, giacchè il loro lavoro verrebbe falsamente screditato; quasi fossero dei “venditori di fumo” che vogliono approfittarsi del dolore e della creduloneria altrui per riempirsi le tasche.
Ecco perché ci tengo ad evidenziare come l’impegno del paziente a fare quanto richiesto, sempre nel limite delle sue possibilità, ha una grandissima importanza: solo il paziente può difendersi da se stesso e guarire curando definitivamente se stesso. Come già altre volte ho evidenziato il nocciolo è: “conosci te stesso”. Per rendere la cosa più chiara, la si può paragonare al caso di chi per star bene deve seguire una determinata dieta: il medico può consigliarla, prescrivere farmaci, ecc.; ma se il paziente non la segue è tutto inutile, continuerà a non star bene e sarà colpa sua, non del medico. Un discorso a parte meritano tecniche come ad esempio il Reiki, di cui possono tranquillamente fruire quei pazienti che non vogliono assumersi tale impegno; in questi casi, infatti, ci si limita a far fluire Energia e ad interventi esterni: ottengono sempre risultati positivi, che tuttavia non potranno che essere piccoli se chi vi si è sottoposto, non fa seguire a questi interventi un minimo d’impegno personale per migliorarsi sfruttando quella carica che sente in sé dopo il ciclo di trattamenti, anche eliminando abitudini dannose e mutando quelle poco salutari, oltre che cercando consapevolmente d’agire conformemente a ciò che davvero è meglio per lei/lui: l’acqua sempre va verso il basso; per farla risalire occorre lavoro. Cordiali saluti.

giovedì 28 luglio 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 13 di 16

Oltre ai casi esposti la massoterapia può essere utile anche per quanto riguarda le difficoltà-rigidità nel fare i movimenti, così come in quelle situazioni in cui oltre a sentirsi intorpiditi si ha pure la sensazione che ci sia qualcosa che non funziona più armoniosamente e che col passare del tempo porta prima ad insoddisfazione, poi a volte anche a disturbi fisici; naturalmente la massoterapia ha dei limiti naturali, superati i quali sono necessarie visite e diagnosi mediche ed a seguire idonee prescrizioni del necessario percorso terapeutico; come fatto sinora non entro in questo settore, che è fuori dagli argomenti che vado esponendo nel presente articolo. Parlando poi di salute - benessere in senso lato, un posto a sé occupa la Terapia Energetica, che può essere vantaggiosamente utilizzata anche per “schiarire e pulire le lenti degli occhiali” attraverso i quali si guarda dentro e fuori di sé: non è da paragonarsi ad una bacchetta magica, tuttavia molti sono i casi in cui può portare a piacevoli ed insperati risultati, mentre non ho ancor sentito che possa far danni. È chiaro che anche sentirsi bene ed in pace con se stessi è un fatto da non sottovalutare se davvero si vuole raggiungere una situazione di reale BEN – ESSERE. Quanto detto porta quindi al concetto di gioia, ma la via che porta alla gioia va preparata con cura. Per poter inserire degnamente questo argomento all’interno di questo discorso val la pena tornare un attimo a parlare delle emozioni, che come ho già detto sono eventi fisiologici che fanno parte della natura umana e, sino a quando vanno e vengono fluendo con misura ed in modo regolare, vengono considerate espressioni di una sana attività psichica dell'individuo; volendo, non mi sembra illogico paragonarle a movimenti di energia che nascono all'interno dell’essere vivente in risposta a stimoli esterni. Purtroppo a volte le emozioni possono divenire dannose portando a vari malesseri (ne ho parlato nell’articolo sul terapeuta energetico): possono essere eccessive per la capacità di sopportazione del singolo; ma può anche accadere che l'emozione non venga riconosciuta, né elaborata e compresa in modo appropriato, o che venga repressa nell'inconscio. Qui mi fermo; il discorso squisitamente psicologico è di competenza di precise figure professionali, con cui spero possa esserci sempre più ampia collaborazione: l’armonia del fare necessita del fecondo impegno di tutti gli esseri di “buona volontà”. Secondo le teorie-conoscenze che vengono prese in considerazione per prepararsi ad esercitare la professione di terapeuta energetico, quando le emozioni sono di intensità inappropriata per le possibilità di un essere umano determinano l’alterata movimentazione dell'Energia Vitale = Ki nel suo corpo, cosa che può riflettersi anche sul funzionamento degli organi. Le energie anormali, che cioè superano la capacità difensiva del singolo individuo, vengono considerate energie perverse, poiché penetrando nell’intero organismo (di cui il corpo è solo la parte più densa) generano disturbi e malattie; ragion per cui è necessario agire in modo da rendere armonicamente fluido e potente il movimento del Ki, onde riarmonizzare l’organismo. Nella Medicina Tradizionale Cinese, infatti, psiche e corpo non sono mai stati divisi e questa è una delle fondamentali differenze con la Medicina Occidentale. In oriente si fa notare come ogni volta che un organo è ammalato le manifestazioni dello stato patologico si manifestano anche a livello emozionale; e come ogni malattia in definitiva sia il risultato di un fluire eccessivo, o di un ingorgo, o di una carenza di Energia Vitale. Per portare il discorso ad un livello più “palpabile”, posso far presente come anche coloro che qui da noi praticano l’Agopuntura, o lo Shiatsu, imparano a considerare il corpo umano come un insieme armonico che coinvolge numerosi sistemi funzionali, in molti casi associabili ad organi fisici, cosicché lo stato di malattia equivale al venir meno di quell’armonia. Questo però si lega perfettamente all’occidentale concetto di omeostasi, di cui ho già parlato, in quanto l’omeostasi è di fatto armonia che viene mantenuta con un continuo lavoro di compensazione per contrastare gli effetti delle naturali reazioni che avvengono nell’organismo vivente. In terapie come Agopuntura e Shiatsu si utilizzano aghi, pressione, calore, ecc., per intervenire su uno o più di questi sistemi al fine di curare la disarmonia: questo perché anche studiando queste materie si impara come il corpo sia percorso da canali principali e secondari (da non intendersi fisicamente, infatti non possono essere esaminati con gli strumenti oggi a disposizione; sono un fenomeno vitale presente solo durante la vita e non dopo la morte) nei quali scorre il Ki. A questo punto posso dire che tutte le emozioni sregolate agitano il Cuore (che è anche uno dei meridiani = canali principali) e l'agitazione del Cuore turba la quiete interiore; diventa quindi più difficile entrare in contatto con il proprio sé originario e con la propria natura essenziale, cosicché, perdendo la possibilità di agire in modo spontaneo, tutto diventa più difficile e faticoso. È la vita vissuta in queste condizioni ad usurare l’individuo ed essergli d’ostacolo per la maturazione sul piano spirituale; mentre, al contrario, la serenità del Cuore lo migliora e gli permette di percepire quanto accade in lui e fuori di lui, dandogli così idonei mezzi per accrescere il personale livello di consapevolezza: arrivare a conoscersi davvero è assai arduo, tuttavia indispensabile per evitare sia di farsi inconsapevolmente del male da soli, sia per trarre vantaggio vero da quanto è a disposizione. È la consapevolezza profonda sia di chi siamo, sia che quanto necessita è a disposizione a portare alla gioia, cosa molto diversa dall'euforia. Nella gioia si continua a crescere in consapevolezza, cosicché s’arriva alla Gioia Piena. Per non esagerare porterò a termine il discorso nella prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 7 luglio 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 12 di 16

Il gonfiore alle gambe è un disturbo comune, dovuto soprattutto al fatto che si trascorre molto tempo in una posizione statica: in piedi, o seduti. Specialmente nelle donne si possono avvertire fastidi agli arti inferiori, come sensazioni di pesantezza, tensione e gonfiori a gambe, caviglie e piedi; il fatto che spesso tali disturbi compaiono alla sera, magari dopo una giornata pesante, porta a considerarli come un’ovvia conseguenza della fatica e magari anche come un’inevitabile frutto del tempo che passa. Questi fastidi possono anche essere i primi sintomi di un’alterazione della microcircolazione negli arti inferiori ed il fatto che le donne possano essere più facilmente soggette a tale disturbo è dovuto all’azione degli ormoni estrogeni, che rilassando la muscolatura liscia delle pareti dei vasi sanguigni rendono possibile il ristagno del sangue, inoltre possono aumentare la permeabilità dei capillari e facilitare il passaggio di liquido nei tessuti circostanti, causando gonfiore. Naturalmente esistono altri fattori come soprappeso, ereditarietà, lunga esposizione a fonti di calore (che ha azione vasodilatatoria), ecc., cui son soggetti anche gli uomini. Il fatto che si possano provare sensazioni di pesantezza e di tensione si deve alla difficoltà che il nostro organismo incontra e deve superare per pompare il sangue dal basso verso l’alto nella fase di ritorno del sangue al cuore: un esempio calzante è quello dello scalatore che s’arrampica verso la cima della montagna; anche il sangue sale verso una cima quando dai piedi deve risalire al cuore. Come lo scalatore utilizza tutta una serie di attrezzi come piccozze, ramponi, corde, chiodi, ecc., anche il cuore si avvale di aiuti quali le valvole e la tonaca muscolare dei vasi sanguigni, il lavoro della muscolatura, che contraendosi esercita l’effetto di una pompa spingendo il sangue verso l’alto. Fatto questo accenno non mi dilungo, non volendo andare in settori non più di competenza del massoterapista: in presenza di dubbi è sempre bene ricorrere al medico, che può visitare, richiedere esami, fare una diagnosi e valutare cosa sia meglio fare. L’intervento massoterapico può consistere in una serie di sedute di drenaggio linfatico manuale di tipo specifico per questi casi (parlando della visione olistica del drenaggio linfatico ho fatto presente che esistono delle controindicazioni), così da beneficiare:
  • dell’effetto antiedematoso, permettendo il passaggio ai capillari linfatici dei residui presenti negli spazi interstiziali dei tessuti, così da eliminare le diffusioni di siero, che in questi casi il sistema sanguigno non riesce ad eliminare del tutto ed anche il sistema linfatico stesso senza questa manipolazione non è in grado di assorbire completamente, ottenendo la scomparsa dei disturbi;
  • dell’effetto sedativo, antalgico e rilassante, che in molti casi favorisce anche il sonno fisiologico in soggetti particolarmente affaticati ed aggiungendo tecniche energetiche anche in soggetti stressati, col risultato di portare il lavoro ad un piano psicofisico;
  • dell’effetto rigenerante, infatti tramite il drenaggio si ha un miglioramento della nutrizione e della respirazione cutanea, promuovendo così un lento, ma graduale miglioramento dell’aspetto globale della persona.
Molte volte bastano uno – due cicli di trattamenti l’anno per stare decisamente meglio; in ogni caso intervenire non appena il disturbo si ripresenta permette di ridurre al minimo il numero delle sedute necessarie per ottenere un buon risultato. Naturalmente anche il/la paziente può fare molto come azione preventiva; ad esempio camminare per una mezz’ora almeno al giorno, oppure andare in bicicletta, fare cyclette, ottimo il nuoto, come pure altre attività sportive, ma efficace è anche il semplice salire e scendere le scale, ecc.. È bene ricordarsi come nei lavori che obbligano a rimanere in piedi fermi a lungo comunque ci si può sollevare ogni tanto sulle punte dei piedi onde attivare la pompa muscolare; se possibile poi, è meglio evitare di rimanere seduti troppo a lungo, in ogni caso si può cercar di fare almeno qualche movimento con le gambe pur rimanendo seduti; inoltre, assumere magari l’abitudine di tenere le gambe in verticale, anche appoggiandole alla parete per non stancarsi, per almeno cinque minuti prima di coricarsi per dormire può dare buoni frutti. Non vuol certo essere un esaustivo elenco dei possibili rimedi, tuttavia anche questi pochi consigli possono essere utili. Un caso a sé sono poi i piedi che, oltre a rendere difficile il trovare calzature sufficientemente confortevoli, a volte per via del dolore che possono causare tolgono anche il piacere di una sana passeggiata; oltre al drenaggio manuale e senza disconoscere quanto possono fare coloro che lavorano nel campo del benessere e dell’estetica, posso comunque ricordare che la massoterapia mette a disposizione altre tecniche per migliorare la situazione in tutti quei casi che non richiedono l’intervento dei medici. Vi do appuntamento alla prossima uscita; cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 16 giugno 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 11 di 16

Riprendendo faccio notare che il collo come tutto il nostro corpo è progettato per il movimento e non per la sedentarietà; purtroppo ad oggi il lavoro e la vita quotidiana sovente costringono a stare troppo fermi, mantenere posture fisse e far movimenti in contrasto con quanto è funzionalmente corretto. S’arriva pertanto alla contrattura muscolare perché manca la risposta al movimento, cioè, per farmi capire, il muscolo si contrae per reagire funzionalmente a qualcosa di esterno, che però non arriva; il muscolo resta contratto in attesa di fare il suo lavoro, ma una stasi che si prolunga in modo esagerato nel tempo provoca una sofferenza muscolare anche per carenza di ossigenazione; volendo dare una spiegazione, ma senza entrare nel dettaglio della fisiologia del lavoro muscolare poiché è una chiacchierata e non una lezione, si può dire che l’ossigeno arriva ai muscoli a mezzo del sangue con un meccanismo a pompa, il quale a sua volta necessita che i muscoli collaborino col procedimento contrazione (i capillari praticamente si chiudono e si riduce conseguentemente l’ossigenazione) – rilasciamento (i capillari permettono nuovamente il pieno passaggio del sangue ed aumenta la quantità d’ossigeno disponibile). Val la pena far attenzione al fatto che più che piegare la testa da una parte e dall’altra, tendiamo a movimenti di flessione ed estensione che sovraccaricano la parte bassa del collo; essendo inoltre divenuto comune l’uso del computer sul lavoro come nella vita quotidiana, è bene considerare che con una postura prolungata al video sovraccarichiamo la parte alta del collo, cosa che tra l’altro può anche facilmente portare al mal di testa; inoltre quando si lavora è buona norma il cercare di appoggiare le braccia sulla scrivania o sui braccioli della sedia per evitare di sovraccaricare la muscolatura del collo. È naturale, quindi, che una postura scorretta può nel tempo determinare microlesioni sia ai dischi intervertebrali, che alle articolazioni; col passare del tempo portare anche a patologie reumatiche, instabilità vertebrale, ecc.. Chiaramente questo è un settore di competenza dei medici, coi quali sia il massoterapista che il terapeuta energetico possono cooperare al fine di riportare in una situazione di benessere chi ne ha bisogno, ma non è il caso di andare oltre ad un accenno in un articolo fatto per dare un’informazione di carattere generale su quanto possono offrire Massoterapia e Terapia Energetica. Anche per quanto riguarda la cervicalgia lo stress può, purtroppo, “metterci lo zampino” e causare contratture muscolari che favoriscono l’insorgere di microlesioni; per quanto riguarda il trattamento energetico anche qui vale quanto detto a riguardo della lombalgia. L’intervento del massoterapista, rilassando i muscoli, drenando i tessuti, ecc., può calmare il dolore, velocizzarne la scomparsa, agevolare i movimenti contribuendo così a ripristinare armonia e benessere totale del corpo; anche in questi casi comunque ad intervento concluso è bene mantenersi in forma con una regolare attività fisica (agli esercizi devono partecipare anche le braccia, altrimenti non è utile per la muscolatura del collo) è fondamentale per ridurre se non eliminare le possibilità di ricaduta nella situazione dalla quale si è appena usciti. Avendo portato l’attenzione sulle braccia è logico a questo punto passare ai disagi cui possono esser soggette. Brachialgia è il termine con cui si designa il dolore al braccio, cui possono associarsi anche disturbi della sensibilità; normalmente è dovuto all’irritazione od alla compressione di una delle radici nervose del plesso brachiale (C5 – C6 – C7 – C8) a livello della colonna nel tratto cervicale, spesso dovuta a cause fortunatamente non gravi, altre volte a cause più gravi (presenza di osteofiti, artrosi, ernia discale, ecc.). Come fatto in precedenza, non entro in quel settore dove la massoterapia non basta, ma è necessario il competente ed accurato esame da parte dei medici, che possono avvalersi anche di tomografie computerizzate, risonanze magnetiche, elettromiografie, RX per arrivare ad una corretta diagnosi cui seguirà adeguata prescrizione delle necessarie terapie fisiche e nei casi più gravi anche l’intervento chirurgico. Cosa può fare il massoterapista? Nei casi non gravi (farsi visitare dal proprio medico non è mai sbagliato) molto si può ottenere tramite il drenaggio linfatico manuale (io conosco ed uso il metodo Vodder, che ha trattamenti specifici per ogni singola zona, esempio: arti superiori, addome, schiena, ecc.) ed anche utilizzando altre tecniche massoterapiche: sovente il dolore cessa completamente e molte volte bastano uno - due cicli di trattamenti l’anno per stare bene. Al fine di ridurre al minimo il disagio è consigliabile intervenire non appena il disturbo si ripresenta, cosicché è anche possibile ridurre al minimo il numero delle sedute necessarie per ottenere un buon risultato e di conseguenza anche i costi. Nei casi in cui entrano in gioco stati di tensione vari, allora può essere utile la terapia energetica per rasserenare l’animo e togliere potenza ai motivi che inducono agitazione; da tener presente che i trattamenti energetici possono portare alla soluzione di molte situazioni “spinose” e quindi ad una migliore qualità della vita, ragion per cui anche la bellezza ne guadagna, però questo non vuol dire “far miracoli”, ma unicamente permettere al singolo individuo di ottenere quanto gli/le è possibile lavorando su se stesso, appoggiandosi all’aiuto del terapeuta ed alla maggior forza che gli/le viene dall’Energia; come del resto ho già spiegato in precedenti articoli. Con la prossima uscita passerò a trattare un’altra parte del corpo che specialmente nelle donne può dar qualche problemuccio: le gambe. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 26 maggio 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 10 di 16

Oltre alle pure cause fisiche, anche lo stress è tra le possibili cause scatenanti il mal di schiena, così come lo sono i continui stati di tensione che, pur non arrivando allo stress, tuttavia contribuiscono a rendere peggiore il problema. È ora il caso di ricordare che, come ho imparato, per tutte le patologie umane e specialmente per i dolori alla colonna vertebrale, l’entità della sofferenza percepita dipende molto dallo stato d’animo con cui si affronta il dolore, tanto che i pazienti possono essere divisi in due gruppi:
  • quelli che subiscono il dolore, quindi si lasciano scoraggiare e pensano che sia possibile farlo passare affidandosi solo ai farmaci e riposandosi a lungo;
  • quelli che gestiscono il dolore non lasciandosi completamente scoraggiare neppure in quei giorni in cui la sofferenza si fa più acuta, sorretti dall’incrollabile speranza che anche un forte dolore passerà; quindi, compatibilmente con quanto il dolore permette, cercano di mantenere anche solo un minimo di attività fisica e se possono non smettono di lavorare.
Chi riesce a gestire il dolore soffre meno intensamente (anche perché ci pensa di meno) e per meno tempo (perché lo combatte attivamente); inoltre sul lungo periodo ha una qualità di vita migliore di chi subisce il dolore. Chi subisce il dolore soffre molto (dovuto al fatto stesso di pensarci di continuo) e più a lungo (non combattendolo in modo attivo); inoltre rimane per più tempo a casa dal lavoro e questo contribuisce ad intristire e fiaccare le persone; per di più (affrontandolo solo indirettamente) rischia di avere più frequentemente ricadute, che rendono ancora più fosco il quadro. Fatto salvo che quando una situazione, che non segue a cause traumatiche, non si risolve in tempi accettabili è lo stesso massoterapista ad inviare il paziente dal medico per i controlli del caso; va pure ricordato sia che i dolori vertebrali beneficiano del movimento, che rende anche più rapido il lavoro di riparazione dei tessuti, sia che l’immobilità porta all'indebolimento precoce dei muscoli. Da ciò si deduce che restare attivi, continuare per quanto possibile la vita normale, anche accettando di avere alcune limitazioni nelle attività quotidiane, non cercando quindi di strafare nel rispetto di quelle che sono le possibilità del proprio fisico, è un fatto importante, perchè permette di affrontare meglio il dolore sia a livello psicologico che fisico: “chi ben comincia è a metà dell’opera” recita un vecchio proverbio popolare che ben s’adatta a questi casi. Naturalmente anche la Terapia Energetica ha alcune “idonee frecce nella sua faretra”, pronte per essere scoccate quando il paziente lo necessita e lo richiede. Lo stress è di fatto una disarmonia; e l’azione dell’Energia di fatto tende a ripristinare l’armonia perduta, migliorarne il livello qualitativo, rendendo più forte il soggetto in quanto più consapevole anche del proprio valore: in questo modo se il paziente fa pienamente la sua parte è anche possibile che smetta di subire il dolore e, cosciente di quanto è nelle sue possibilità, passi a gestire attivamente non solo quella, ma tutte le situazioni di disagio; nel presente, ma soprattutto nel futuro. Questa è una delle cose che maggiormente migliora la qualità della vita: raramente si può mutare il corso degli avvenimenti; ma sempre si può cambiare il modo con cui li si affronta; e così facendo spesso da perdenti si diventa vincenti. Per quanto riguarda gli effetti dell’azione combinata Massoterapia – Terapia Energetica, ho trovato alcune valide motivazioni a sostegno e spiegazione di quanto vedo che è possibile (da ricordare che non faccio miracoli; inoltre, anche se intervengo su corpi aurici, sottili ed a livello harico con azioni volontarie in risposta a mie precise sensazioni su quanto è bene per il/la paziente, tuttavia l’Energia che partecipa al trattamento lavora anche al di là delle mie personali possibilità di intervento, nel rispetto assoluto delle Leggi dell’UNITA’) ottenere anche in quanto sostenuto sia dal dottor Thorwald Dethlefsen, psicologo e psicoterapeuta, che a Monaco di Baviera dirige l’Istituto privato di psicologia straordinaria da lui stesso fondato, sia dal dottor Rüdiger Dahlke, medico specializzato in terapie naturali e psicoterapia, che a Johanniskirchen dirige un centro di medicina naturale da lui fondato: l’essere umano è infatti molto di più del corpo che indossa. Oltre alla lombalgia, vi è un altro disturbo alquanto comune che interessa la colonna vertebrale: la cervicalgia, o dolore al collo, che, anche se da non pochi fastidiosi problemi, fortunatamente nella maggior parte dei casi non ha all’origine cause gravi a carico delle strutture meccaniche del collo; basta infatti uno sforzo non adeguato alle proprie possibilità, che può aver luogo sia in modo brusco ed istantaneo, così come con un’azione avente durata prolungata nel tempo, per provocare una lesione seppur minima a queste strutture. L’ossatura del collo è formata da sette vertebre ben più esili di quelle lombari; particolari le due in cima, Atlante ed Epistrofeo, che hanno la funzione di permettere un’estrema mobilità del capo in tutte le direzioni (basta anche semplicemente far caso a quanto è possibile vedere senza spostare il resto del corpo, ma unicamente muovendo la testa); sono intervallate da dischi intervertebrali ed avvolte da forti legamenti che le tengono insieme permettendo e contrastando vari movimenti, a loro volta resi possibili e controllati dal lavoro di un apparato muscolare che sostiene e muove in modo coordinato ed armonico la colonna e la testa ed interviene pure in certi movimenti delle spalle e delle braccia. Normalmente il dolore interessa il collo, ma può anche estendersi: partendo dal collo si irradia alle spalle ed in alcuni casi può coinvolgere le braccia, rendendo conseguentemente difficile fare quanto normalmente è cosa semplice. Per non farla troppo lunga mi fermo qui e proseguirò con la prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 5 maggio 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 9 di 16

Vengo ora ad alcuni casi pratici che l’intervento del massoterapista può risolvere. Un classico è il mal di schiena (lombalgia, giacché interessa il tratto lombare). Tutto comincia da quando i nostri progenitori hanno assunto la stazione eretta e la parte inferiore della colonna vertebrale ha dovuto subire tutta una serie di adattamenti, al fine di assolvere a questo nuovo particolare compito per il quale non era stata progettata. È probabile che quel fastidiosissimo dolore comunemente definito “mal di schiena” sia in effetti una conseguenza di questo non ancora perfettamente completato adattamento. Ulteriori problemi son venuti dall’obbligare questa schiena ad adattarsi alla posizione seduta. Cause iniziali a parte, è pur vero che un ruolo fondamentale lo riveste anche lo stile di vita ed il lavoro di ciascuno Il mal di schiena quasi sempre dipende da una difficoltà al regolare funzionamento di muscoli, legamenti, ecc.; di buono tuttavia c’è che la colonna vertebrale è oggi una delle strutture più forti del nostro corpo, in quanto:
  • deve assolvere al mantenimento della stabilità, cioè sostenere il tronco, gli arti superiori e la testa;
  • permettere la mobilità, cioè consentire tutti gli spostamenti del tronco, delle braccia e della testa;
  • rendere possibile l’equilibrio del corpo sia durante i movimenti, sia nell’immobilità, tramite un’armonica interazione anche con gli arti inferiori cui è collegata a livello del cingolo pelvico;
  • infine deve proteggere il midollo spinale, ultima parte del sistema nervoso centrale.
È chiaro che per poter assolvere a tutti questi compiti è dotata di una struttura alquanto complessa ed il cervello gestisce armonicamente il suo funzionamento ed il corretto equilibrio di tutto il corpo, contrastando con continui adattamenti (nei limiti di quanto possibile) tutte le cause che potrebbero far perdere l’equilibrio. Quando la schiena non è in condizioni tali da assolvere pienamente il suo compito per mantenere questo equilibrio, allora compare il dolore che, un po’ come la sirena d’un allarme, segnala per l’appunto che la schiena non è in forma ed è pertanto fuori controllo. Non voglio allargarmi a problemi più gravi quali artrosi, discopatie, ernie del disco, ecc.; sia perché entrerei in ambito propriamente medico, sia perché fortunatamente la gran parte dei mal di schiena che la gente accusa non son dovuti a quelle cause. Nei casi non gravi, sovente il mal di schiena va e viene; l’intervento del massoterapista, che ha ben chiaro quanto sopra schematizzato, rilassando i muscoli, drenando i tessuti, ecc., può calmare il dolore, velocizzarne la scomparsa, agevolare i movimenti contribuendo così a ripristinare armonia e benessere totale del corpo. Normalmente a tutti coloro che ricorrono a me, ad intervento concluso ricordo che mantenersi in forma con una regolare attività fisica (anche il semplice ballo amatoriale può esser considerato una piacevole attività fisica capace di dare buoni frutti; inoltre ha il vantaggio di portare allegria e buon umore allietando anche lo spirito: risultato una buona forma psico-fisica. L’importante è rispettare sempre i propri limiti e se possibile trovare sale che rispettino il progetto di Madre Natura, che non ci ha concepiti come ad esempio i gatti per vivere in stato di veglia sia di giorno che di notte, altrimenti come minimo riusciremmo a vederci anche al buio. È sempre meglio, ove possibile, rispettare i “paletti” previsti dal proprio progetto biologico naturale: è un argomento degno d’essere approfondito e probabilmente lo farò in un prossimo articolo; infatti è una questione di benessere e salute in senso olistico l’aver questa premura verso se stessi e gli altri.) è fondamentale per ridurre i rischi di ricadere nella situazione dalla quale sono appena usciti (compito del massoterapista olistico non è solo fare i trattamenti da cui trae il suo guadagno, ma anche consigliare per quanto sa e può), perché migliora le condizioni dei muscoli che presiedono ai movimenti della colonna vertebrale; inoltre fa bene alla salute delle ossa ed è anche un modo per scaricare le tensioni: se non si è competenti evitare il fai da te, perchè anche nel seguire un programma di lavoro in palestra od in piscina non si deve mai voler strafare, giacché si otterrebbe il risultato di peggiorare la situazione; ottime possono essere anche piacevoli passeggiate di almeno mezz’ora al giorno, ecc.; qualche fastidio, soprattutto all’inizio dopo il passato periodo di inattività, è inevitabile ed occorre dosare le proprie forze, concedersi alcuni momenti di riposo, mantenere le attività quotidiane evitando gli sforzi; ma, una volta capito cosa va bene fare e cosa non è il caso di fare (occorre abbandonare anche le cattive abitudini), se l’attività è ben dosata, con un programma adatto al proprio fisico, i benefici ripagano poi abbondantemente. Va ricordato che anche se l'attività lavorativa che quotidianamente si svolge richiede molti sforzi fisici, in realtà non allena il fisico, ma lo usura, perché normalmente le attività lavorative sono ripetitive; al contrario l'attività fisica, più varia e ricreativa, oltre al fatto che allena può essere vista come un ricostituente che potenzia e ricarica anche a livello psicologico. Per non dilungarmi troppo continuerò con la prossima puntata. Cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 14 aprile 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 8 di 16

Un tempo benessere era semplicemente sinonimo di buona salute fisica, condizione che, essendo priva di patologie, dava all’individuo la possibilità di usufruire al meglio della propria vita. Anche questo è senz’altro importante, tanto che più avanti parlerò anche di mal di schiena, gambe gonfie, ecc. e quale aiuto può venire da un massoterapista per allontanare questi sgraditi ospiti. Molto più che in passato ci si è resi conto che per star bene davvero occorre andare oltre quello che è un livello unicamente materiale; oggi il termine ben – essere ha acquistato infatti un’accezione più ampia: oltre all’aspetto fisico è stato inserito quello mentale, poi oltre all’aspetto psico-fisico è stato preso in considerazione quello sociale, perché non si può paragonare un individuo ad un’isola in mezzo al mare, va piuttosto considerato un albero nel bosco che vive in compagnia di altri alberi; da qui si è andati ancora oltre, prendendo in considerazione anche l’ambiente in cui esiste la società, parimenti agli alberi che vivono nel bosco in compagnia d’erbe, fiori, animali, ecc.. Ad oggi per benessere si intende lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale del singolo all’interno di un ambiente e della comunità che lo abita: il buon equilibrio di questi aspetti consente agli individui sia di migliorare continuamente il loro benessere, sia di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale all’interno della società in cui vivono. Di conseguenza il concetto di benessere si fonde con quello di salute in senso olistico e determina quindi, non tanto un fine cui tendere, quanto piuttosto un mezzo di cui dotarsi per poter quotidianamente condurre sia una vita produttiva a livello individuale, sociale ed economico, sia per raggiungere la conoscenza piena di se stessi, che sola può offrire le giuste attrezzature e preparazione per superare le difficoltà dell’ascesa verso la felicità. Il lavoro del massoterapista olistico, specie se unito a quello del terapeuta energetico, può essere utilizzato per risolvere con successo vari problemi; queste terapie possono quindi essere considerate mezzi idonei alla promozione della salute, tanto che non vedo motivo che possa validamente vietare che possano essere considerate come risorse a disposizione di chiunque ne necessiti per raggiungere un effettivo stato di ben-essere = avere una buona esistenza. Necessario è, invece, far attenzione e smascherare gli imbroglioni che lucrano sulla sofferenza e la credulità degli altri. È il caso di tener sempre ben presente che il dolore esige rispetto; il dolore degli altri può essere condiviso e rispettato, solo così è possibile prendersi realmente cura di qualcuno senza pensare di potersi approfittare di quel qualcuno. Questo è tanto più vero in Terapia Energetica dove è proprio l’aspetto spirituale ad essere così importante. Parecchio tempo fa ho letto su una rivista, mentre aspettavo il mio turno in uno studio, una frase che riflette un aspetto di quanto abbiamo davanti agli occhi; non ricordo che giornale fosse e l’articolo mi pare parlasse del “male di vivere” o qualcosa di simile, ma per la sua “asprezza” la frase mi è rimasta impressa:
  • Se stai bene, va bene!
  • Se muori, va bene!
  • È lo stare nel mezzo che fa . . . la gente”.
Alla continua ricerca della Felicità e per non perdere il livello di felicità raggiunta, vi sono persone capaci di fare di tutto, anche di disinteressarsi completamente degli altri con cui di solito uscivano, stavano in compagnia, ecc., quando questi “poveretti” arrivano al punto di star male spiritualmente, non solo per una sera o due che si può sopportare, ma hanno veramente bisogno d’aiuto per venirne fuori. In questo modo tendono ad isolare coloro che minerebbero la loro tranquillità e mini-felicità, perché l’umore delle persone che hanno intorno li condiziona pesantemente e non hanno corazza protettiva: l’illusione non la fornisce mai. In questa situazione:
  • Se stai bene non ci sono problemi: contribuisci anche tu al buon umore di tutti.
  • Se muori non ci sono problemi, tanto la gente se ne farà una ragione.
  • Ma se stai male lo puoi far presente solo per poco tempo, poi deve rimanere un problema solo tuo e chiuso in te stesso, perché dopo un po’ la gente (sovente purtroppo aggrappata ad un galleggiante di fortuna), non sopporta più (per paura d’affondare con te t’allontana).
In queste situazioni è da considerarsi una grazia ricevuta l’avere amici veri che sanno portare aiuto e sostegno, ma a volte la sofferenza è tale da far disperare di poterne venir fuori; allora l’intervento del terapeuta energetico può dare la giusta “scossa”, portando a trovare le necessarie motivazioni per affrontare e superare le difficoltà (indispensabile il personale impegno del paziente; come già evidenziato nei precedenti articoli), onde rioccupare il proprio posto più forti di prima, sentendosi anche in armonia col proprio corpo e la propria mente; consapevolmente in cammino verso un sano futuro. Spesso parlo della necessità di impegno costante, difficoltà da superare, sofferenze lungo la via, ecc. per raggiungere una consapevolezza sempre più completa al fine di arrivare a vivere bene, godendo pienamente di quanto offre la vita. È pur vero, però, che alcuni partecipano a seminari e convegni su Energia, esseri di Luce, maestri ascesi, ecc., ove s’insegna che quello che viviamo non è un viaggio lungo, faticoso, pesante, pieno di difficoltà e neppure è necessario caricarsi di “bagagli e pesanti fardelli”, giacché l’unico requisito essenziale è la propria “naturale leggerezza”, il ricordarsi la propria “provenienza” che ci è nota nel livello di esperienza che sovrasta il piano di realtà attuale, onde far riaffiorare la consapevolezza della natura profondamente creativa ed energeticamente eterna che ognuno di noi è, ecc.. Non è questo un corso quindi non entro nel particolare, ma serve una precisazione; voglio pertanto portare ad esempio un personaggio storico: Siddharta Gautama (565 – 486 a.C.) non fu esentato da prove e sacrifici, ma gli toccò un lungo ed impegnativo percorso prima di essere il BUDDHA. Si narra che fosse un principe figlio di un Rāja, che si sposò a sedici anni ed a ventinove ebbe un figlio. Crebbe in mezzo a comodità e lusso, ma volle uscire dal palazzo reale per vedere la realtà del mondo circostante; ebbe modo di rendersi conto della crudezza della vita e comprese che la sofferenza accomuna tutta l'umanità, che ricchezze, cultura, eroismo e molto altro sono valori effimeri e caduchi; decise quindi di rinunciare a famiglia, ricchezza, gloria e potere e si ritrovò a circa trent’anni nell’assoluta necessità di cercare la Verità. Seguirono alcuni anni di vita itinerante, incontrò molti maestri e soggiornò anche presso alcuni asceti, sempre riflettendo e meditando sui mali della vita, la vecchiaia, le malattie e la morte; lottò tenacemente per liberare la sua mente dai pensieri ingannevoli, per non cedere alle tentazioni e giunse all’illuminazione all’età di 35 anni, dopodichè decise di rendere anche gli altri partecipi della sapienza che aveva acquisito: senza personale impegno non s’arriva. Cordiali saluti.

giovedì 24 marzo 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 7 di 16

Come ho fatto notare, da una parte la bellezza soggiace al “metro” con cui “misura” il soggetto osservante; dall’altra è un intero = unità, composta però a sua volta da unità più piccole. Ed ancora va tenuto presente che sovente le persone hanno bisogno di un aiuto per non trovarsi ad affrontare la vita sentendosi troppo deboli e fragili per far fronte alle difficoltà ed avversità che trovano sul cammino, questo soprattutto per evitare che giorno dopo giorno sempre più si sentano “sconfitti e/o traditi” da questa vita; purtroppo non sempre trovano un aiuto adeguato e le reazioni che seguono sono diverse da individuo ad individuo. Fermo restando che vi sono professionisti dell’area sanitaria preparati per affrontare i problemi di carattere psicologico, senza pertanto voler fare il loro lavoro, faccio presente un possibile aiuto che può venire da trattamenti diversi, che non vanno quindi visti come alternativi, quanto piuttosto come olistici corroboranti per rinvigorire corpo e spirito di chi affronta la sfida del cambiamento. Il massoterapista olistico col massaggio inizia il lavoro di restaurazione per riportare all’autentico splendore quelle qualità trascurate, o che le vicissitudini han fatto dimenticare, benché concorrano a rendere più belle/i. Il terapeuta energetico può portare avanti questo lavoro, così come intervenire autonomamente, prendendosi cura dell’intimo del paziente (anche se questo terapeuta nei limiti della sua maturità e preparazione è pronto ad accogliere sofferenza, vissuti e domande di quanti a lui si rivolgono, al fine d’aiutarli ad acquisire maggior consapevolezza della realtà, di se stessi, delle proprie difficoltà e potenzialità, acciocché possano modificare comportamenti dannosi, perdonarsi ed accettarsi per ciò che sono, quindi perdonare onde ritrovare serenità e benessere, tuttavia non vi è alcun obbligo di esporre verbalmente i propri guai come si farebbe con uno psicoterapeuta; non è necessario dirgli più di quanto si desidera; neppure è necessario far confidenza alcuna, se non se ne ha piacere, o se la sensazione di disagio nell’esporre i propri problemi supera il livello considerato accettabile: il lavoro energetico trascende l’immanente) e sorreggendolo/a mentre guarisce, mentre “rifiorisce” ritrovando quella perduta condizione di armonia su cui si fondano serenità, forza e bellezza. Fermatevi ad osservare per un momento e con attenzione (facendo silenzio dentro di voi) quanta armonia e bellezza vi sono anche solo nei fiorellini che, stretti tra le erbe dei fossi che cingono le strade, trovano la forza di non lasciarsi stritolare da queste e di sopravvivere tra fumi di scarico, immondizia buttata senza riguardo dai finestrini dei mezzi circolanti, incuria, ecc.: vivono la loro vita con coraggio, energia e gioia, rendendo più bello il luogo dove si trovano; se non si guarda solo “sbadatamente”, ma ci si ferma per vedere “collegando gli occhi al cervello ed il cervello al cuore”, sanno insegnare molto senza dir neppure una parola, cosicché qualcosa dentro comincia a muoversi, lavorare ed un nuovo entusiasmo da la forza di andare avanti con speranza. Facendo ora un salto indietro nel tempo ci si può accorgere che albe e tramonti si susseguono, ma determinati argomenti restano; infatti già Platone (428 – 348 a.C.) considerava la bellezza capace di ordinare il caos che regna nella realtà sensibile così da farvi rispecchiare la superiore Armonia; ma si trattava di un argomento che veniva da tempi remoti, infatti questo ordinamento del disordine di questo mondo era secondo lui la realizzazione di un’antica profezia secondo cui la Bellezza avrebbe salvato il mondo. Nella Grecia del periodo classico antico, la Bellezza veniva considerata come l’esteriorizzazione di un’interiorità; ed anche Platone fa coincidere il Bello con il Sommo Bene. Ne consegue che la Bellezza non è che la manifestazione sensibile (materiale) di un’idea intelligibile (parte sottile, lieve), qual è per l’appunto il Bene; quindi, facendo 2 + 2 arriviamo al risultato che bellezza e benessere sono strettamente collegati. Attenzione però a non confondere l’apparenza con l’essenza: solo l’essenza non muta ed ha valore autentico, mentre l’apparenza oggi c’è e domani può non esserci più. Fatta questa considerazione, anche per legare il primo punto del titolo col secondo, è coerente con quanto vado esponendo ricordare che su di un livello ancora più sottile di quello raggiungibile dal massoterapista olistico lavora il terapeuta energetico, il quale, senza voler occupare il posto degli psicoterapeuti, può intervenire con tecniche “particolari”: vi sono casi in cui, se davvero si vuole guarire, occorre sperimentare una dilatazione di coscienza. Quello che ora dirò può apparire assurdo, specialmente ai nostri giorni ed in questa nostra società tutta luci, voci, rumori, ecc. (è molto difficile estraniarsi anche per poco da tutti questi “sfavillii e richiami”, per interiorizzarsi e nel silenzio riflettere e crescere in consapevolezza), ma è necessario elevarsi se davvero si vuol scendere nel profondo e trovare quanto è realmente prezioso; se non ci si eleva si può solo sprofondare e non è augurabile a nessuno. Questo è parte dell’essenza del lavoro a livello energetico:
  • permettere a chi vi si sottopone di prendere coscienza di se stesso/a,
  • di utilizzare risorse che neppure pensava d’avere,
  • di accedere ad una Realtà sconosciuta e senza falsità,
  • di aver coscienza di poter contare anche sull’aiuto che può venire da quella Realtà,
  • di divenir consapevole della debolezza di quelle paure che tanti problemi procurano: sono come nani le cui ombre proiettate sulla parete verso cui guardiamo paiono gigantesche, ma basta “girarsi” e . . . ;
  • di “ricordarsi” che ciò di cui ha veramente bisogno è già in lei/lui, non fuori; cosicché giorno dopo giorno è possibile riprenderne possesso; indebolendo ed allontanando così i precedenti motivi di tensione e sconforto.
Nell’Antica Grecia veniva fatta risalire ad Apollo un’importante esortazione “conosci te stesso”; e partendo da Socrate (469 – 399 a.C.) per arrivare ai nostri giorni moltissimo s’è riflettuto su questo motto: un invito a guardarsi dentro per divenire consapevoli che la vita è dentro di noi e non fuori, per conoscere i propri limiti che vanno accettati (cosa diversa da tollerati, giacché chi tollera non abbandona la speranza di poter cambiare le cose) per essere felici; ciò non significa abbandonare ogni tentativo di fare quanto possibile per migliorarci, perchè è proprio sapendo quali sono i propri limiti che si può raggiungere il meglio senza “cadere” per strada. Per questa via s’arriva ad una condizione di maggior benessere psicofisico con indubbi vantaggi; tra l’altro rende senz’altro più belle/i ed anche più recettivi e sicuri di sé, segue poi un miglior confronto con quanto e quanti ci circondano; cosicché, se non ci si limita a “guardare rasoterra”, oltre a star sempre meglio è più agevole percorrere la via che porta alla serenità in senso ampio: la “sostanza” a differenza dell’illusione si lascia trovare. Con la prossima puntata riprenderò il discorso sul benessere; cordiali saluti. Robino Mariano

giovedì 3 marzo 2011

Bellezza, benessere, salute, gioia: parte 6 di 16

Dato per scontato che esiste una ”bellezza” oggettiva, che nessuno può onestamente disconoscere, non si può comunque affermare che questa eserciti un’attrattiva sempre e su chiunque: ad esempio un’opera d’arte può essere semplicemente definita bella da qualcuno, mentre in qualcun altro può esercitare un fascino irresistibile; e lo stesso vale tra uomini e donne, cosicché a tutti/e è concesso uno spazio. La celebre frase: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, presuppone un rapporto esclusivamente soggettivo con la bellezza tra colui/ei che osserva e ciò o chi dell’osservazione è l’oggetto; tant’è che a supporto di questa considerazione troviamo un’altra frase altrettanto celebre: “La bellezza è negli occhi di chi guarda”. Tutto ciò induce a supporre che, indipendentemente dall’oggetto o dal soggetto, la bellezza è un’opinione e non un fatto; tanto che, pure essendo in generale vero che ad esser “bello/a” è ciò che manifesta nel suo insieme grazia ed armonia, nel particolare, però, ciò soggiace al “metro” con cui “misura” il soggetto osservante. Per quanto riguarda noi umani, si potrebbe considerare la bellezza come il positivo risultato di una mutua e buona compensazione tra le varie qualità di un essere umano. Prendiamo l’esempio di un uomo che guarda una donna: s’arriva ad un maggior coinvolgimento del soggetto osservante, in quanto entrano in gioco tutti quei fattori che contribuiscono al formarsi o meno dell’idea di bellezza da cui si è attratti, cioè la propria esperienza, i propri gusti, il proprio livello vibratorio (parlando di Energia ne ho fatto cenno), il proprio livello di consapevolezza, il tipo di rapporto che si desidera in quel momento, che tuttavia può anche divenire fatto secondario di fronte all’emanazione energetica della persona valutata, tanto più intensa quanto più questa persona s’è presa cura ed ha sviluppato quelle caratteristiche che esaltano i valori che sono in lei; infatti, soprattutto se l’osservatore è una persona matura (non è certo l’età anagrafica a fare la differenza), la semplice forma materiale esteriore lascerà presto il posto più alto alla dimensione dell’Eterno Femminino. Non è così raro, infatti, incontrare ad esempio una donna che, pur non apparendo bella secondo quelli che nel determinato periodo storico sono i canoni convenzionali legati alle tendenze di riferimento (le quali poi mutano senza sosta generazione dopo generazione riflettendo gusti, usanze e preferenze di una determinata società), emana però qualcosa di “prezioso al di là del tempo e dello spazio” anche se indefinibile che, pertanto, la rende nell’insieme più attraente rispetto ad altre, benché queste al semplice colpo d’occhio vengano normalmente considerate più attraenti secondo i criteri di valutazione del momento. La bellezza è un intero = unità, composta a sua volta da unità più piccole, così come una molecola è un’unità composta da unità più piccole: gli atomi. Occupano certamente un loro posto importante nell’intero della bellezza unità più piccole quali: sensualità, raffinatezza, eleganza, grazia, dolcezza, bontà d’animo, generosità, empatia, purezza, forza interiore, intelligenza, dignità, consapevolezza, saggezza, mistero, umiltà, Amore, ecc.. Sono queste singole qualità ad essere più importanti in una valutazione cui può far seguito rispetto, ammirazione, amicizia, ecc.; quindi, mentre il semplice aspetto esteriore può far spalancare gli occhi ed accendere l’immaginazione, queste “virtù nascoste” possono far aprire gli occhi dell’animo dell’osservatore suscitando un’emozione che senz’altro arricchisce: come per magia, quanto ad una prima occhiata non è apparso subito bello, giacché con quella si vede solo la facciata materiale, da questa emozione viene illuminato, diventa nitido alla vista interiore che trascende la materialità, tanto da permettere all’osservata di trasmettere all’osservatore una serie di informazioni che rendono possibile quella misteriosa sintonia che porta i due a rispecchiarsi l’uno nell’altra . . . gli esseri umani non vivono solo di cose materiali; anzi, anelano a quell’appagamento ed a quella gioia che la materia non può dare. Sovente però, le persone hanno bisogno di un aiuto per divenire non solo consapevoli di ciò, ma capaci di non lasciarsi schiacciare dal mondo in cui vivono: quanti/e non sufficientemente sorretti/e son divenuti inizialmente preda della tristezza, per scivolare lentamente in uno stato d’animo che non permette più di rialzarsi con fiducia, arrivando poi ad affrontare la vita con quella che io chiamo la “mentalità dello sconfitto”? Per assurdo che possa sembrare, anche l’intervento del massoterapista olistico, che manipolando il corpo elimina blocchi, ristagni e dolori riportandolo in una condizione di armonia, mette in moto un processo che (comunicazione tattile-energetica) coinvolge anche l’animo riportando serenamente a quello stato di armonia perduto; è sempre importante, ove possibile, utilizzare sani rimedi che restituiscono la libertà: quanti blocchi che rendono più difficili anche semplici attività quotidiane sono di fatto provocati da cause “sottili”. In questi casi occorre andar oltre il semplice ammorbidire, distendere e mobilizzare; è necessario un lavoro che induca un lento, ma graduale recupero anche del rilassamento interiore. Accrescere la propria bellezza: il massoterapista olistico preparato può dare un aiuto importante, arrivando all’aspetto psicologico attraverso i nervi, i muscoli e la pelle, così da intervenire anche su quella parte più “sottile” e portando quindi un aiuto che non va sottovalutato, perchè molte volte un risultato non soddisfacente può essere migliorato di molto lavorando sulla componente “lieve” dell'essere umano. L’aiuto del massoterapista olistico può essere amplificato e potenziato dall’intervento del terapeuta energetico; ma per non esagerare ne parlerò nella prossima uscita. Cordiali saluti. Robino Mariano