giovedì 29 agosto 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 12 di 14

La spaccatura della coppia lascia sempre disorientati; errori comuni sono sia permettere al dolore di avvolgerci chiudendoci al mondo, come il continuare a correre dietro a chi ha deciso di andarsene per la sua strada e, caso peggiore tra i tre, usare i figli come arma di ricatto, scordandosi del rispetto dovuto ai loro sentimenti e del proprio compito di favorire in modo protetto l’evoluzione della loro maturazione sino alla separazione- individuazione. È più sano
  • fermarsi e con calma e costanza imparare a gestire il tempo per sfruttarlo al meglio, rispolverare i vecchi interessi, le amicizie “messe in sonno”, le attività cui nel passato ci si dedicava, ecc. = ri-trovarsi, rinvigorire la fiducia in se stessi e re-impostarsi per prendere in mano le redini della propria vita, risalire la china e avanzare verso nuove idee, nuovi amici, nuovi progetti e obiettivi, ricordandosi che per il proprio bene mai ci si deve allontanare da un comportamento moralmente sano;
  • sdrammatizzare passato e presente, anche imparando a sorridere alle difficoltà davanti a cui la vita ci pone: sono opportunità di crescita e l’ironia sa aiutare pure nei momenti più difficili, così come un sorriso alleggerisce il peso della sofferenza.
  • Quando però ogni tentativo si rivela inutile e le proprie forze insufficienti per difendersi e venir fuori “salvi” dal conflitto che la crisi ha generato anche dentro se stessi, quando nonostante tutto ci si sente annegare/soffocare, allora non ci si deve vergognare a chiedere ulteriore aiuto:
    1. tanto allo psicologo, che sosterrà e aiuterà il paziente nell’amara quanto fondamentale elaborazione dei vissuti d’ira, dolore, confusione e anche facendo emergere emozioni, sentimenti, pensieri e riflessioni;
    2. come al terapeuta energetico, che con azione più rispettosa dell’intimo sentire, voler dire e ascoltare del paziente (l’esito dell’azione terapeutica non è soggetto a quanto il paziente dice o tace, benché a ogni personale confidenza/richiesta si riceverà comunque dal terapeuta la miglior risposta in quel momento possibile) lo sosterrà aiutandolo con l’Energia a ri-trovarsi, esaminare l’accaduto in ogni sua componente e ri-organizzare i collegamenti tra i vari livelli in cui esiste: questa terapia non intralcia quella dello psicoterapeuta, quindi non necessita d’essere fatta prima di iniziare o dopo aver terminato quella psicologica.
Con questi aiuti passo dopo passo l’individuo può consapevolmente riconoscere cosa in effetti sia quella perdita inizialmente vissuta-subita con dolore, cosicché diviene possibile riconoscere la stima che si merita e così dare impulso al ri-equilibrio interiore maggiormente cosciente di chi è e di cosa è utile al suo bene. Passo ora a considerare la divisione della coppia alla stregua d’una “caduta”, a mò di metafora per indicare tutti i casi in cui ci si rammarica di qualcosa, ad esempio non riuscire a raggiungere gli obiettivi desiderati, vedere disattese aspettative e desideri, ecc.: sono tutte esperienze spiacevoli. Ecco che la fine di una relazione di coppia per certi versi è simile alla promessa di un lavoro che poi non c’è, un licenziamento contro cui nulla si può, una promozione boicottata, un duro rimprovero ricevuto di fronte a chi mai avremmo voluto assistesse, un obiettivo mancato, una bocciatura, un grave insulto subito, una menomazione fisica in seguito a un incidente, un tradimento da parte di qualcuno in cui riponevamo grande fiducia, un fallimento, ecc.; tutti momenti in cui “aleggia” la sensazione che non ci possiamo fare niente, che la nostra vita è un fallimento, i nostri progetti un disastro, ecc.; spesso portano a considerare il catastrofismo come una verità assoluta e impossibile da dissolvere, tanto da fiaccare speranza e coraggio e permettere che come ceneri e fumo eruttati dai vulcani possa oscurare il cielo della nostra mente.

Prendendo come esempio la realtà di tutti i giorni ci si accorge che volendolo non è impossibile trovare modo e occasione per potersi rialzare. Non è infatti così raro trovare persone che in un primo momento si erano sentite “abbattute” dalla fine della relazione e che a distanza di tempo ringraziano l’avvento di quel fatto, a mezzo del quale è stato possibile trovare sulla loro strada una persona capace di amarli in modo adeguato alla loro personalità similmente a quanto accade a chi, fortemente rattristato/a dall’esperienza del fallimento, a distanza di tempo s’accorge come imparando quanto quegli stessi fallimenti gli/le hanno insegnato concepisce ora idee brillanti che permettono di costruire importanti successi; parimenti a persone che si sono sentite inizialmente distrutte quando hanno saputo d’avere una grave malattia, però poi nel tempo s’accorgono che solo grazie a quell’accidente hanno potuto scoprire e godere di aspetti e dimensioni della vita di cui prima non si accorgevano; come pure uomini e donne portatori di menomazioni fisiche che non si sono dati per vinti e con costante volontà, speranza e fiducia in se stessi hanno potuto sviluppare oltre i normali limiti altre abilità personali, così da compensare altre mancanze e/o inefficienze; ecc.

È quindi chiaro che le convinzioni catastrofiche che possono assalirci nei momenti critici sono per lo più pericolose illusioni; del resto tutta questa realtà polare è fondamentalmente illusoria. Basta avere il coraggio e la costanza di raccogliersi in se stessi e ripercorrere mentalmente le tappe della nostra vita, per divenire coscienti della falsità di fondo presente nelle volte in cui abbiamo pensato in modo catastrofico di non potercela fare, che ci sarebbe stato impossibile risollevarci da quella situazione, ecc.: la vita è paragonabile a un corso di studi molto “particolare”, ove le insufficienze sono corrette con l’avvento di situazioni dolorose, in quanto il Dolore è l’unico “maestro” capace di farsi ascoltare da chiunque; non ci è dato di sapere quante volte cadremo e soffriremo, per lo stesso motivo nessun pensiero catastrofico può vedersi riconosciuto potere premonitore riguardo al futuro che ci attende . . . l’UNITA’ ci ha donato la Libertà e solo noi siamo responsabili dell’uso che ne facciamo; occorre quindi imparare a diffidare delle tentazioni cui il catastrofismo ci sottopone nei momenti in cui cadute fortemente spiacevoli portano nebbia e confusione nella nostra mente, quindi tenere a bada i pensieri catastrofici . . . potremmo troppo tardi pentirci amaramente di quanto fatto assecondandoli. È quindi saggio imparare a prendere le distanze dal catastrofismo e da quanto ne viene generato; questo lavoro produrrà ottimi frutti, anche se occorrerà sempre fiduciosa speranza per attraversare i momentanei periodi bui sorretti dalla consapevolezza che al di sopra del denso e acre fumo che tutto oscura e raggela il sole continua a splendere nel cielo e di nuovo ne godremo.

Percorso difficile se ci si rifiuta di prendere in esame il carattere trascendentale dell’esistenza; ora, se sappiamo che per farsi un’idea chiara occorre guardare in alto, in basso, a destra, a sinistra, davanti, dietro, tener conto del tempo, ecc., qual fondato motivo impedisce di guardare anche all’aspetto trascendentale e non rifiutare d’affidarsi al terapeuta energetico?

Cordiali saluti.

giovedì 8 agosto 2013

Terapia energetica e crisi di coppia parte 11 di 14

Passo ora a quei casi in cui non vengono trovati i mezzi per superare la crisi, l’equilibrio si rompe e i due si separano, con conseguenze più o meno gravi a seconda del livello di consapevole maturità raggiunto dai singoli.

Dal punto di vista psicologico la perdita dell’essere con cui s’era deciso di dividere la vita porta a sperimentare una reazione emozionale simile al lutto, ove si piange la perdita d’una persona che ha rivestito grande importanza nella nostra esistenza e per la quale abbiamo nutrito profondo affetto e non solo.

Il lutto è una ferita il cui processo di cicatrizzazione richiede tempo e fatica soprattutto se non è a seguito di una morte, ma di una separazione magari per unilaterale volontà: la guarigione coincide con l’accettazione di vivere senza l’altro/a che riorganizzando la sua vita ha scelto di tornare a essere libero.

Questo processo di cicatrizzazione può essere oltremodo difficile in quei partner che resisi troppo tardi conto d’esser “male assortiti”, confidando che col tempo le cose si sarebbero aggiustate, come strategia avevano adottato la “sopportazione a oltranza”; senza valutare che l’essere molto diversi rende impossibile comprendere l’altro/a, così come il sentirsi incompreso/a alla lunga finisce per suscitare emozioni negative che vanno dalla tristezza al risentimento all’ira e il voler sopportare tutto ciò rende ancora più esplosiva la miscela (raggiunta una pressione interna al limite della propria capacità di sopportazione, si è quanto mai soggetti per un nonnulla a generare ulteriori conflitti e incomprensioni), sino ai casi in cui saltano le fondamenta stesse dell’idea che vale la pena salvare la coppia: come un pallone scoppia se viene gonfiato oltre i suoi limiti di resistenza, allo stesso modo anche le persone quando superano i loro limiti “esplodono”. Inesorabilmente con ciclica alternanza si passa da conflitti, utili sia a scaricare l’ira accumulata che per liberare nuovi spazi alla sopportazione grazie allo scarico emotivo generato dallo scontro, a periodi di pace; però negli anni questa ciclica alternanza diviene sempre più veloce sino a lasciarli in continua sofferta belligeranza, tanto che non è insolito passare a uno stato alterato e confusionale che toglie lucidità e non permette di scorgere e valutare altre soluzioni salvo il porre fine a tal dilaniante convivenza.

Fermo restando che non ogni rapporto incrinato può essere salvato dal crollo; è altresì vero che a distanza di tempo dalla definitiva rottura non è insolito trovare persone separate che, attraversato e superato questo travaglio, consumato il “combustibile” alimentante quel “fuoco” che aveva scaldato la mente portandola a uno stato alterato e confusionale, rimpiangono di non aver saputo fare di più e meglio per salvare il proprio matrimonio/la loro coppia, quand’erano ancora in tempo; non è infatti raro trovare persone separate che, consapevoli sia di quanto quell’evento è stato per loro spiacevole e traumatico come del fatto che l’equilibrio avrebbe potuto essere raggiunto fossero stati capaci di maggiore elastica pazienza, nelle nuove relazioni di coppia, che con speranza, trepidazione e . . . cercano di edificare, sono disposti ad accettare atteggiamenti e comportamenti del partner che nella prima relazione rifiutavano categoricamente, così come a far “orecchie da mercante” in vari casi per evitare pericolose occasioni di attrito e allo stesso modo essere più sensibili al disagio dell’altro/a per non permettere l’avvento di nocivi “agenti patogeni”.

Superare il lutto da separazione può richiedere mesi se non addirittura anni; e parlando seriamente il cercare di far finta di nulla è una situazione che prolunga la sofferenza nel tempo ammucchiando danni su danni: per quanto il momento possa essere duro, se lo si guarda e lo si affronta il mezzo per guarire e ripartire lo si trova; mentre lasciare irrisolto, un problema così grave può “ingessare” mente e spirito, impedendoci addirittura di migliorarci. Come diceva mia nonna “Anche al più duro inverno segue la primavera”; è quindi giusto concedersi un tempo adeguato per elaborare il trauma del distacco, al tempo stesso mantenere sveglia la mente e, evitando di perdere tempo, attraverso il Dolore, che non va fuggito ma “attraversato” e “digerita la lezione”, rendersi conto degli errori e trasformarsi così in persone migliori; quindi:

  1. impegnarsi per divenir consapevoli di quanto è accaduto, comprendendo non solo i propri errori e quelli del partner, ma soprattutto perché è successo; accettando quindi come naturale conseguenza l’offuscamento dei primi tempi, ove dolore, ira, tristezza, ecc., impediscono d’essere lucidi nell’indagine, ma non demordendo nel voler analizzare con la necessaria calma i passaggi che dall’unione per gradi hanno portato alla divisione: la comprensione di ciò che non ha funzionato permette di far maggior chiarezza in se stessi; e la lucidità mentale è preziosa tanto per rialzarsi dopo ogni caduta come per non fare di nuovo gli stessi passi sbagliati.
  2. affrontare con coraggiosa determinazione e misura la situazione, senza mai lasciarsi andare e deprimersi per l’attuale stato delle cose.
La spaccatura della coppia lascia sempre disorientati; errori comuni sono sia permettere al dolore di avvolgerci chiudendoci al mondo, come il continuare a correre dietro ai fuggitivi e, peggio degli altri due casi, usare i figli come arma di ricatto. È più sano fermarsi e imparare a gestire il tempo per sfruttarlo al meglio, riscoprire i vecchi interessi, le amicizie lasciate indietro, le attività cui nel passato ci si dedicava, ecc. = ri-trovarsi e re-impostarsi per prendere in mano le redini della propria vita, risalire la china e avanzare verso nuove idee, nuovi amici, nuovi progetti e obiettivi, e ogni altra cosa moralmente sana. È pertanto utile

  • stare in compagnia di persone positive che stimolano reazioni costruttive in noi facendoci stare bene e ridurre al minimo i tempi in cui sopportare (per educazione) chi si/ci piange addosso, o, peggio ancora, quanti sanno solo criticarci per i nostri errori . . . si guardassero un po’ loro! Si legge infatti nei Vangeli (Luca 6, 41 – 42) “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello (e, dico io, ci sta benissimo anche sorella), e non t’accorgi della trave che è nel tuo? . . . Ipocrita . . .”.
  • Trovare nuovi stimoli, magari anche associazioni che promuovono percorsi culturali, tecniche di rilassamento, corsi di fotografia, strumenti di comunicazione, ballo, teatro, ecc.; entrando in questi gruppi, senza mai aver paura di uscire prontamente da quelli che non soddisfano, si possono conoscere persone con interessi simili ai nostri, essere positivamente stimolati, così come conoscere qualcosa di nuovo e affascinante che qual brezza leggera un po’ per volta spazza via dalla mente quelle tristi e buie nubi: occorre voler vedere i sorrisi che la vita ci fa.
  • Sdrammatizzare passato e presente, anche imparando a sorridere alle difficoltà che questa vita “burlona” ci dispensa: l’ironia sa aiutare pure nei momenti più difficili e un sorriso alleggerisce il peso della sofferenza.
  • Quando però ci si sente annegare/soffocare, non vergognarsi a chiedere ulteriore aiuto.
Cordiali saluti