- fermarsi e con calma e costanza imparare a gestire il tempo per sfruttarlo al meglio, rispolverare i vecchi interessi, le amicizie “messe in sonno”, le attività cui nel passato ci si dedicava, ecc. = ri-trovarsi, rinvigorire la fiducia in se stessi e re-impostarsi per prendere in mano le redini della propria vita, risalire la china e avanzare verso nuove idee, nuovi amici, nuovi progetti e obiettivi, ricordandosi che per il proprio bene mai ci si deve allontanare da un comportamento moralmente sano;
- sdrammatizzare passato e presente, anche imparando a sorridere alle difficoltà davanti a cui la vita ci pone: sono opportunità di crescita e l’ironia sa aiutare pure nei momenti più difficili, così come un sorriso alleggerisce il peso della sofferenza.
- Quando però ogni tentativo si rivela inutile e le proprie forze insufficienti per difendersi e venir fuori “salvi” dal conflitto che la crisi ha generato anche dentro se stessi, quando nonostante tutto ci si sente annegare/soffocare, allora non ci si deve vergognare a chiedere ulteriore aiuto:
- tanto allo psicologo, che sosterrà e aiuterà il paziente nell’amara quanto fondamentale elaborazione dei vissuti d’ira, dolore, confusione e anche facendo emergere emozioni, sentimenti, pensieri e riflessioni;
- come al terapeuta energetico, che con azione più rispettosa dell’intimo sentire, voler dire e ascoltare del paziente (l’esito dell’azione terapeutica non è soggetto a quanto il paziente dice o tace, benché a ogni personale confidenza/richiesta si riceverà comunque dal terapeuta la miglior risposta in quel momento possibile) lo sosterrà aiutandolo con l’Energia a ri-trovarsi, esaminare l’accaduto in ogni sua componente e ri-organizzare i collegamenti tra i vari livelli in cui esiste: questa terapia non intralcia quella dello psicoterapeuta, quindi non necessita d’essere fatta prima di iniziare o dopo aver terminato quella psicologica.
giovedì 29 agosto 2013
Terapia energetica e crisi di coppia parte 12 di 14
La spaccatura della coppia lascia sempre disorientati; errori comuni sono sia permettere al dolore di avvolgerci chiudendoci al mondo, come il continuare a correre dietro a chi ha deciso di andarsene per la sua strada e, caso peggiore tra i tre, usare i figli come arma di ricatto, scordandosi del rispetto dovuto ai loro sentimenti e del proprio compito di favorire in modo protetto l’evoluzione della loro maturazione sino alla separazione- individuazione. È più sano
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