giovedì 23 luglio 2009
Terapia energetica, ultima parte di 5
Termino ora questa panoramica a “volo d’aquila” sulla terapia energetica.
Quello che veramente differenzia in modo straordinario questo metodo terapeutico dagli altri più conosciuti, è il fatto che si lavora considerando la mente e non la materia come realtà basilare con cui ottenere dei risultati: questo è il fondamento della visione “energetica”, che parte dall’essenza per andare alla coscienza, poi alla mente e da ultimo alla materia.
Questo è il motivo per cui occorrono anni prima di aver consapevolezza del lavoro possibile con l’energia e poter quindi iniziare ad agire terapeuticamente , poi è l’esercizio attento e coscienzioso a formare, col tempo, il maestro.
Purtroppo la via che gli esseri umani si trovano a dover percorrere è estremamente ardua e piena d’insidie, giacchè prima si ha consapevolezza della materia, poi della mente, con fatica s’arriva alla coscienza e con ancor maggiore sforzo all’essenza
.
Perdersi per strada è quanto di più facile possa avvenire; ma basta anche semplicemente pensare alla nota fiaba di “Pinocchio” per rendersi conto quanto tutto ciò sia drammaticamente sempre vero: non basta la buona volontà, è necessario trovare anche buoni maestri da cui imparare, essere iniziati e seguiti per tutto il tempo necessario; ma, questo è un argomento che esula dal presente discorso.
Dopo quanto detto è chiaro che quanto si impara, sia a mezzo dello studio che dall’osservazione onesta ed attenta della vita che viviamo, è come il “procurarsi la semente”, di cui è necessario prendersi cura affinché germogli e diventi “albero che porta buoni frutti”.
Ciò è possibile a mezzo prima della riflessione che “mette in ordine” le informazioni raccolte e poi della meditazione, che porta alla conoscenza piena e scevra di errori; solo così è possibile un buon lavoro energetico: con la fretta non si possono ottenere buoni risultati.
Per permettere di visualizzare e meglio comprendere quanto ho detto porterò l’esempio dell’ologramma, il cui scopritore è stato Dennis Gabor, che per questo nel 1971 ricevette il premio Nobel: si trattava di una fotografia fatta senza obiettivo in cui un campo di onde luce diffuso da un oggetto era stato registrato su di una lastra fotografica come un sistema di interferenze (questo è la semente); quando questo ologramma viene posto sotto un raggio laser, o raggio coerente (in cui cioè i fotoni hanno una forte coerenza), il sistema di onde originario viene rigenerato in un’immagine tridimensionale (albero che porta buoni frutti; questo è il risultato umilmente ottenibile a mezzo della meditazione).
Già questo è di per se un fatto di notevole interesse; ma c’è di più, ogni pezzo dell’ologramma (che può anche essere visto come il bagaglio di conoscenze acquisite dal singolo - ovvero semi) è un’esatta rappresentazione dell’intero ed è in grado di ricostruire l’intera immagine, anche se l’immagine sarà sempre più sfocata mano a mano che si lavora su pezzi sempre più piccoli: senza presunzione, è pertanto sempre possibile rendere un buon servizio a chi ne ha bisogno, anche se nell’attuale condizione umana ci sono limiti difficilmente valicabili e per questo non si può promettere ciò che non dipende da noi.
Detto questo concludo ricordando che chi vuol lavorare con l’energia non potrà mai gonfiarsi di superbia essendo consapevole di ciò: quella “porta” si apre solo di fronte alla vera umiltà, che non significa bassa considerazione di se stessi, bensì vera consapevolezza del proprio valore e di quello di quanto e quanti ci circondano. Questo è un altro motivo per cui non si può pensare di garantire qualunque risultato venga richiesto: anche in buona fede potrebbe venir richiesto qualcosa di non buono ed alla lunga dannoso per il richiedente, mentre la terapia energetica da luogo unicamente a risultati effettivamente utili.
Certo non bisogna fidarsi ad occhi chiusi di chiunque; ancora una volta chiedo di ripensare all’utile fiaba di Pinocchio, ma “non c’è albero buono che dia frutti cattivi, né, al contrario, albero cattivo che dia frutti buoni; difatti, ogni albero si riconosce dai suoi frutti.” Ed anche nel caso specifico ciò è quanto mai vero.
A questo punto ringrazio quanti hanno avuto la costanza e la pazienza di seguirmi fin qui e porgo a tutti cordiali saluti. Nel prossimo articolo chiarirò il significato di “intervento olistico”.
lunedì 13 luglio 2009
Terapia energetica, parte quarta di 5
Nelle parti precedenti ho cercato di offrire un minimo di delucidazioni, altrimenti ciò che ora andrò esponendo avrebbe potuto rimanere oscuro e sia poco comprensibile che credibile a molti; esattamente l’opposto di ciò che desidero: non ho certo fatto questo sito per “vender fumo”. M’è sembrato inoltre doveroso presentare l’argomento con un minimo di logicità e consequenzialità unitamente ad esempi che potessero fornire un nesso semplice tra ciò che più facilmente è familiare e ciò che potrebbe anche essere sconosciuto.
Vengo ora all’operatività del terapeuta energetico: il suo lavoro sui vari corpi dell’aura è fatto sia agendo sui chakra ed attraverso di loro, sia direttamente per “riparazioni” varie (il livello harico, poi, meriterebbe un discorso a se, ma è ancor più lontano dal “normale sentire” di quanto già non lo sia il livello aurico; forse in futuro ne accennerò, ma penso ora sia troppo presto).
Chakra è un termine sanscrito che può essere tradotto come ruota;
- possono essere immaginati come vortici fatti ad imbuto e sono tutti indistintamente presenti in tutti i vari corpi aurici di cui ho parlato;
- possono essere considerati come organi che assorbono e metabolizzano energia prendendola dal campo energetico universale.
giovedì 2 luglio 2009
Terapia energetica, parte terza di 5
Riprendendo il discorso interrotto, cercherò ora di spiegare perché è così difficile anche solo immaginare quei livelli superiori ai quali ho accennato: non hanno direttamente nulla a che fare con la vita che sperimentiamo tutti i giorni.
- Il corpo fisico che è quello che meglio conosciamo, è anche quello privo di possibilità sue, tant’è che, come ho già detto, una volta che l’idea organizzativa vitale l’ha abbandonato non può far altro che decomporsi.
- Il corpo eterico, che è il primo a seguire, ci permette di immaginarlo abbastanza facilmente, basta infatti un po’ di studio e pratica per comprendere che è associato alle funzioni ed alle sensazioni fisiche: dolore, piacere, ecc..
- Anche per quello che segue, il corpo emotivo, vale lo stesso discorso essendo associato alla vita emotiva dell’individuo: è a mezzo di questo corpo che sperimentiamo esperienze emotive e sentimenti.
- Che dire poi del corpo mentale?! E’ il livello che s’è maggiormente espresso nella civiltà umana storicamente conosciuta: quali risultati a mezzo della capacità di pensare, ragionare, programmare, analizzare, ecc..
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