lunedì 28 dicembre 2009

Visione olistica del drenaggio linfatico, 11 di 13

Come abbiamo visto, il sistema linfatico si dirama in tutto il corpo fisico e ne costituisce anche una fondamentale riserva d’acqua; può essere visto anche come un’unità organica a se, ma è sempre un’unità che collega nell’interdipendenza le altre unità, infatti sia gli organi che i sistemi di organi sono indissolubilmente messi in relazione attraverso la linfa. La linfa costituisce insieme col sangue il mezzo vitale del corpo; e nelle zone ove sangue e cellule effettuano i loro scambi, tutti gli elementi vitali e nutritivi passano attraverso l’intermediazione della linfa. La funzione del sistema linfatico non si limita a difendere l’organismo dalle malattie, infatti ha il compito di equilibrare lo scambio tessutale intermedio che si produce nei liquidi dell’organismo: più rapidamente la corrente di scorrimento della linfa pulisce le cellule, più velocemente si può compiere lo scambio tessutale, con conseguente miglioramento delle condizioni vitali. La formazione e la rigenerazione delle cellule e dei tessuti da queste formati continuano senza sosta e rapidamente durante tutto il tempo in cui nel corpo permane l’immateriale principio vitale: la linfa può per certi versi essere paragonata all’energia; infatti se la linfa circola regolarmente nell’organismo, allora un tessuto sano può essere rigenerato altrettanto bene in un giovane come in un anziano, fatti salvi alcuni presupposti necessari. Cercherò ora di dare maggiore visibilità a questa “vicinanza operativa” linfa – energia. Secondo l’antica medicina orientale l’essere umano, unico a prediligere la stazione eretta, si pone come situazione simbolica di compresenza armonica fra l’energia proveniente dal Cielo e quella proveniente dalla Terra. Benché non sia uno dei trattamenti che offro, tuttavia considerata la sua “visibilità” porto come esempio lo shiatsu (in giapponese “shi” significa dito e “atsu” significa pressione), che anticamente ha avuto origine nella Cina del nord, poi è stato portato in Giappone ove è stato oggetto di notevoli studi, tanto che dal 1955 è riconosciuto dal Ministero della Sanità giapponese; agisce sulla base di conoscenze solidificatesi nel corso del tempo, ma che trovano il loro fondamento nella “visione energetica” della vita. Secondo questa visione l’energia si diffonde nel corpo seguendo dei tracciati chiamati canali o meridiani, ne costituisce la struttura vitale e pur non identificandosi con sangue, linfa e sistema nervoso, è tuttavia in stretta relazione con essi e con le funzioni di tutti gli apparati. Il massaggio shiatsu mira ad agire sul flusso energetico dei meridiani attraverso la pressione: quando l’energia vitale viene a mancare (stato definito kyo) è necessario tonificare il meridiano debole; quando invece l’energia è in eccesso (stato definito jitsu) è necessario calmare il meridiano iperattivo ripristinando uno stato di equilibrio; si determina quindi una risposta del sistema nervoso provocando una modificazione a livello energetico nei chakra e nei meridiani. A questo punto è bene ricordare che è attraverso i corpi aurici che percepiamo umori e vibrazioni emesse dall’altra persona ed a nostra volta trasmettiamo; è quindi lapalissiano che se il lavoro viene fatto in “energetica armonica unione” con ciò che l’altro sente (sofferenza, gioia, desideri, dolore, ecc.) il risultato sarà illimitatamente superiore ad una sterile azione meccanica. Ancora una volta si evidenzia quanto grande sia l’importanza del “CUORE” quando si agisce. E così come lavorando sull’energia che permea l’individuo si possono ottenere risultati eccellenti, allo stesso modo abbiamo visto che la linfa pervade il corpo e che lavorando su di essa si possono avere in modo naturale risultati eccellenti. Ecco perché sostengo che la pura Massoterapia eseguita senza strumenti prodotti dall’uomo, ma unicamente utilizzando le parti del nostro corpo fisico atte a quest’attività millenaria, può essere un’attività terapeutica ottimamente affiancabile a quella energetica: non ci si vuole sostituire ai fisioterapisti, per capirci ad esempio dopo un intervento di protesi all’anca sarà il fisioterapista a doversi occupare della riabilitazione funzionale del paziente; ed anche se alcuni tipi di trattamento possono esser forniti validamente da entrambe le figure professionali, ciò che cambia è il modo di vedere e seguire il “lavoro”, infatti chi lavora a livello energetico, benché con quanto fa si preoccupi anche del benessere fisico, tuttavia come principale obiettivo si preoccupa del benessere di ciò che è fuori dalla portata degli occhi, ben sapendo che influisce sul corpo più di quanto si pensi. Ecco perché ritengo sarebbe molto utile anche poter collaborare con gli psicoterapeuti: se quanto ho imparato corrisponde a verità, quest’unione di forze può solo dare buoni frutti, ma se non si può sperimentare non lo si saprà mai. Il filo logico che sta alla base di questo modo, forse bizzarro, di esporre l’argomento è l’essere consapevole che chiunque è più portato a svolgere una determinata attività piuttosto che un’altra, e che è dalla collaborazione nell’armonia e senza invidia tra persone che hanno ricevuto “doni” diversi all’atto del concepimento che ci si può aspettare i risultati migliori; le mie parole potrebbero facilmente essere travisate, per cui mi sembra bene ricordare a tal proposito quanto scritto da S. Paolo nella Prima Lettera ai Corinti al capitolo 12 (non sto facendo catechismo: ho preso dal Buddhismo, ora prendo dal Cristianesimo): “C’è diversità di doni, ma lo Spirito è il medesimo. . . . La manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per l’utilità comune.” E’ riflettendo secondo queste parole che si può comprendere pienamente e senza errori il significato di quanto dico e di quanto cerco di fare. Non mi resta che porgere a tutti i miei più cordiali saluti e riprendere col prossimo articolo.

giovedì 17 dicembre 2009

Visione olistica del drenaggio linfatico 10 di 13

Dopo aver parlato degli effetti benefici del drenaggio linfatico manuale, per onestà è giusto far presente anche le sue controindicazioni, che si dividono in assolute e relative. Sono controindicazioni ASSOLUTE:
  • le infezioni acute; come ho già spiegato, gli organi parenchimali linfatici difendono l’organismo ed il linfonodo dolente e gonfio va considerato come una trincea ove le truppe dei due schieramenti si stanno combattendo senza esclusione di colpi; pertanto non va toccato né stimolato, sarebbe come spezzare la linea di difesa di quell’organismo permettendo al suo nemico, in questo caso l’infezione, di avanzare nelle retrovie diffondendosi senza difficoltà al linfonodo od alla stazione linfatica successiva.
  • I guastatori combattono per spezzare le linee di difesa nemiche e non certamente per indebolire quelle del proprio esercito; a questo ci pensano i traditori; e drenare in queste condizioni può essere considerato alla stregua di un tradimento nei confronti di chi si fida di noi.
  • Tubercolosi: è una malattia a decorso insidioso ed il bacillo di Koch, agente responsabile della tubercolosi umana, possiede un elevato linfotropismo, cosicché il lavoro di drenaggio è per lui un immenso aiuto per migrare e diffondersi nell’organismo aggravando la malattia; nuovamente drenare in queste condizioni può essere visto alla stregua di un tradimento.
  • Tumori maligni: in persone con neoformazioni in corso di accertamento diagnostico è buona norma astenersi dal praticare qualsiasi tipo di massaggio, fintantoché non viene formulata una diagnosi di certezza; dopodichè è il medico curante che deve esprimersi a favore o contro il trattamento, anche nel caso la diagnosi parli di tumefazione di tipo benigno senza possibilità di trasformazione maligna. Inoltre anche anni dopo l’intervento di asportazione di un tumore si drena solo di fronte ad una espressa richiesta scritta del medico curante della persona interessata. Andare oltre la propria competenza è sempre cosa riprovevole ed a rendere peggiore il fatto è la fiducia che l’altro pone in noi.
  • Flebite, trombosi, tromboflebite e qualunque veto posto dai medici.
Sono invece controindicazioni RELATIVE, cioè casi in cui è bene chiedere preventivamente il parere al proprio medico:
  • insufficienza cardiaca, perché il cuore potrebbe non essere in grado di sopportare il sovraccarico di lavoro e smaltire l’aumentata quantità di liquido in arrivo; vi sono vari livelli di gravità, ma in certi casi un parere del medico fa sempre bene.
  • Insufficienza renale: escluse le situazioni di acuzie che rendono la controindicazione assoluta, negli altri casi è bene chiedere al medico che conoscendo il paziente saprà consigliarlo per il meglio.
  • Ipertiroidismo: è molto raro avere un soggetto in queste condizioni che richiede un linfodrenaggio, ma nel caso fosse il medico a consigliarglielo, ad esempio per risolvere un edema duro degli arti inferiori, allora sarà il linfodrenatore a dover avere una preparazione sufficiente per sapere quali sono le manovre da escludere per evitare di scatenare una crisi tireotossica; la regola è sempre la stessa: ci vuole buon senso, se sei capace lo fai, se non sei capace lo mandi da chi è capace, ma non ti improvvisi; altrimenti altri dovranno intervenire per rimediare al guaio che insensatamente hai causato.
  • Asma: il problema è di tipo metodologico, cioè è il linfodrenatore che deve essere preparato e sapere cosa deve e cosa non deve fare.
  • Vagotonia: è nuovamente compito del linfodrenatore essere preparato e consapevole dello stato della persona che ha davanti, non dimenticandosi che questi soggetti non compensano facilmente rapidi sbalzi pressori; bisogna agire di conseguenza aiutandoli a compensare anche il momentaneo ipoafflusso cerebrale al momento di alzarsi dal lettino.
CASI PARTICOLARI cui faccio solo un accenno senza approfondire sono:
  • la controindicazione al trattamento profondo dell’addome in caso di gravidanza accertata o presunta, nel corso di mestruazioni abbondanti o lunghe e dolorose, in presenza di stati infiammatori addominali, per sempre dopo interventi chirurgici sull’intestino (escluso quello per appendicite), prima del termine del primo ciclo mestruale dopo parto naturale od aborto spontaneo (comunque non si drena se la donna avverte ancora dolori), nei primi sei mesi dopo parto con taglio cesareo (se la donna avverte ancora dolori va prima interpellato il medico);
  • è controindicato il trattamento degli arti inferiori nei primi tre mesi dal termine del ciclo di iniezioni sclerosanti; inoltre se la persona sta sottoponendosi a trattamento di mesoterapia il drenaggio va effettuato nel rispetto dei tempi operativi del medico, onde non asportare il cocktail mesoterapico riducendo od addirittura vanificandone l’effetto.
Per correttezza va ricordato che il drenaggio va effettuato lontano dai pasti, e che se il paziente ha fatto sforzi intensi occorre attendere almeno un’ora per la regolare ripresa del fisico. Sono ormai arrivato alla fine di questo articolo, ove anche solo l’accennare a quelli che in questa sede penso possano essere i punti di maggior interesse m’ha richiesto più spazio e tempo rispetto agli argomenti trattati precedentemente. Nell’esposizione ho cercato, per quanto ho saputo, di far emergere come questo lavoro di drenaggio linfatico manuale possa a pieno titolo essere considerata una pratica olistica; più difficile è stato evidenziare come l’essenza che sta alla base di questo modo di lavorare rifletta il modo di operare a livello energetico; non so se ne sono stato capace, o se per alcuni la cosa è rimasta oscura. Penso, invece, d’esser riuscito a non lasciar dubbi sul fatto che chi lavora come me non si vuol sostituire a medici, psicologi, fisioterapisti, ecc., bensì unicamente cooperare ove possibile per il bene di tutti. Con le prossime uscite terminerò quest’esposizione legando il tutto e presentando quello che penso possa essere un ulteriore motivo di speranza. Cordiali saluti a tutti.

lunedì 7 dicembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 9 di 13

Considerato che “il volto è lo specchio dell’anima”, va da se che ogni persona nel proprio aspetto trova la sua identità e di conseguenza la sua sicurezza; senza voler entrare in un discorso di carattere psicologico che non mi compete, posso tuttavia con tranquillità affermare che una pelle sana, né troppo grassa né troppo secca, un corpo armonioso ed uno sguardo limpido, sono da sempre riconosciuti come segni di bellezza. Fatti salvi i “doni di madre natura” sui quali non si può discutere; le prescrizioni dei medici per quanto di loro competenza; i consigli ed il lavoro dei laureati in scienze motorie per quanto di loro competenza nel seguire chi si dedica ad attività sportiva onde migliorare il proprio stato di salute; anche il drenaggio linfatico manuale quando serve può venire in aiuto con un’azione mirata atta ad ottimizzare la microcircolazione: effetto meno vistoso dei precedenti, ma,
  • migliorando la motilità intrinseca dei vasi agendo sull’efficacia dello svuotamento della linfagione e sulla ripresa della ritmicità delle contrazioni della sua muscolatura liscia, avendo anche liberato i tessuti dal liquido interstiziale in eccesso, ottiene una migliore ossigenazione cellulare ed un’accellerazione dei processi di filtrazione-riassorbimento anche a livello capillare sanguigno e non solo linfatico;
  • è quindi utile nel trattamento della cellulite e fatto in collaborazione coi medici può esaltare sia gli effetti della mesoterapia, sia in alcuni casi quelli dell’agopuntura.
Altro effetto importante è quello sulle difese immunitarie, ma occorre fare molta attenzione perché mentre da un lato è utile in tutti quei casi in cui occorre migliorare l’immunità locale, è altrettanto vero che non va assolutamente fatto in caso d’infezione in fase d’acuzie, poiché ne favorirebbe la disseminazione; infatti anche il trattamento delle infiammazioni ricorrenti delle prime vie aeree va effettuato al di fuori dei periodi di crisi. Moltissimi sono i campi d’intervento del drenaggio linfatico manuale, a partire dal livello estetico sino ad arrivare a quello terapeutico propriamente detto. Ancora una volta vale la regola di sempre e cioè, il massoterapista non deve andare oltre le proprie competenze; anche l’intervento di linfodrenaggio nella cura delle patologie richiede sempre in via preliminare la corretta diagnosi da parte del medico curante; chi interviene con il massaggio si affianca al medico che ne richiede la collaborazione, ma non lo sostituisce: un medico può anche non saper fare manualmente un drenaggio linfatico, ma ne conosce gli effetti ed è in grado di valutare i tipi di cura (medicinali compresi) che maggiormente possono portar beneficio al paziente; di diritto gli spettano quindi anche le prescrizioni, comprese le eventuali visite specialistiche che riterrà necessarie; e questo non è compito del massoterapista. Approfitto di quanto sinora detto per far presente come in determinati casi effetti per certi versi simili (pervenire cioè ad uno stato di migliorato generale benessere) possono essere ottenuti con trattamenti di tipo energetico, i cui benefici possono essere visibili ed avvertiti anche a livello fisico; infatti senza per questo invadere il campo d’azione di specifiche figure professionali, con le quali spero anzi che in futuro possa aver luogo una seria collaborazione, si può dire che ad esempio:
  • una “ferita dell’anima” che continua a produrre i suoi effetti può energeticamente essere aiutata a rimarginarsi; allo stesso modo,
  • uno stato diciamo ansioso, tanto per far capire l’idea, che non permette a chi ne è vittima di fruire di tutte le proprie capacità e forze nel “combattimento contro le quotidiane difficoltà”, può essere portato a perdere quella potenza che lo rende pernicioso; ed ancora,
  • uno stato di continua tristezza può essere sgonfiato ed a volte col tempo anche eliminato, quando si ha la “fortuna” di trovare ed agire efficacemente sulla causa scatenante; ecc..
Ho iniziato questo paragone col trattamento energetico dicendo “in determinati casi” essendo disonesto generalizzare, infatti vale sempre la “prima regola ”: NON SI FANNO MIRACOLI, si ottiene solo il possibile . . . e ciò che è possibile per uno non è detto che sia possibile anche per un altro; infatti i trattamenti energetici ottengono solo buoni risultati, ma a livello umano noi non siamo onniscienti, pertanto non ci è dato di sapere cos’è effettivamente il meglio per colui che di fronte abbiamo, allo stesso modo neppure lui lo sa; conseguentemente non è possibile promettere o pretendere (cosa assai diversa dal desiderarlo in buona fede) un risultato in particolare: come ho già spiegato nell’articolo del 22/06/2009, i livelli superiori benché “mai manchino di rispetto” ai livelli inferiori, tuttavia operano in piena autorevole indipendenza per il raggiungimento del massimo bene. E qui mi fermo avendo già trattato questo argomento. Ben s’adattano ad una seria riflessione che può spiegare il motivo per cui quella che io rispetto come “PRIMA REGOLA”
  • non solo non va ritenuta un paravento dietro cui nascondere i propri fallimenti quando il paziente non ottiene il risultato sperato,
  • ma, anzi, va considerata come il massimo in quanto a rispetto ed onestà nei confronti dell’altro, i versi scritti da Dante Alighieri nel terzo canto del Purgatorio:
  • “Matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via, che tiene una sustanza in tre persone. State contenti umana gente, al quia; chè se possuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria;”
Gli stessi versi si adattano anche a spiegare il motivo per cui spero che in un futuro prossimo ci si renda conto che le terapie energetiche possono essere viste come utili anche a livello sanitario. Con la prossima uscita tornerò al drenaggio linfatico affrontando una nuova parte: il settore delle controindicazioni; cordiali saluti a tutti.

giovedì 26 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 8 di 13

Ritornando al discorso sul lavoro di drenaggio linfatico che viene materialmente svolto, faccio presente che personalmente mi avvalgo del Metodo Originale del dottor Vodder, come spiegato in un suo testo dalla dottoressa Denisa Giardini e come insegnatomi da una sua allieva. E’ chiaro che quando si pratica il drenaggio linfatico manuale ogni persona va trattata come un caso a se stante, poiché ad uguale modalità di trattamento possono corrispondere non uguali risposte fisiche ed il linfodrenatore deve adeguare il suo lavoro alle necessità, alle richieste ed alle caratteristiche di quel determinato singolo essere umano; come si vede sovente il “consiglio” del medico curante può rivelarsi assai utile. Anche se fortunatamente esiste una precisa indicazione generale di come procedere nel lavoro, tuttavia nel pieno rispetto di ciò si possono fare piccole variazioni (come terapeuta energetico faccio attenzione anche a tutte le sensazioni che percepisco in me: possono recare informazioni non altrimenti conoscibili) per rendere il tutto pienamente adeguato alla persona che necessita del trattamento; senza però mai superare i confini della propria competenza: in caso di dubbio si chiede a chi ha specifiche conoscenze ed anche questo è un operare in “piena letizia” in condizioni di libera interdipendenza. Come ho già detto altre volte, anche questo è un modo di “prendersi cura, servire ed onorare” l’altro essere umano che s’affida a noi: cosa desidereremmo ci trovassimo al suo posto? . . . rispondendo alla domanda sapremo anche come comportarci! Questo discorso è compreso in una parte del significato del trattamento BHAKTI KARUNA, terapia energetica che si basa su di un Servizio ed un Rispetto ancora superiori; ma per non divagare troppo torno all’argomento principale. Per quanto riguarda gli effetti del drenaggio, accennerò solo ai più evidenti e conosciuti, giacchè una trattazione chiara e completa potrebbe essere data solo da un medico specializzato nel settore, inoltre sono molti i ricercatori che stanno continuando a studiare e scoprire fatti prima sconosciuti. Il più conosciuto e vistoso penso sia l’effetto antiedematoso, infatti col passaggio ai capillari linfatici dei residui presenti negli spazi interstiziali dei tessuti è possibile eliminare diffusioni di siero che il sistema sanguigno non sempre riesce ad eliminare del tutto, e che il sistema linfatico stesso in condizioni normali non è in grado di assorbire completamente; in ogni caso si ottiene anche con una certa rapidità un miglioramento soggettivo , con la scomparsa e l’attenuazione delle parestesie e spesso anche del dolore. Altro vistoso effetto è quello cicatrizzante, che può essere ottenuto anche in caso di piaghe torpide od ulcerazioni difficilmente curabili con i comuni metodi di disinfezione; infatti accelerando la corrente di flusso linfatico (a seconda dei casi con determinate procedure fino a venti volte la normale velocità) con la linfa che ristagna vengono asportate anche le sostanze ad azione irritante che impediscono la detersione della ferita, inoltre con l’arrivo di linfa fresca giungono nella zona lesa anche principi nutritivi con azione plastica e ricostruttiva. Altro evidente effetto è quello sedativo, antalgico e rilassante, che in molti casi favorisce anche il sonno fisiologico in soggetti particolarmente affaticati e con particolari tecniche (sconfinando a volte in territorio energetico) anche in soggetti stressati; portando il lavoro da un piano puramente fisico ad un piano psicofisico, ecco perché sostengo che terapia energetica e drenaggio linfatico possono tranquillamente “camminare insieme” quando il terapeuta è “abbastanza maturo” per lavorare su entrambi i livelli, non credendosi cioè per questo motivo superiore ad altri, altrimenti la cosa non gli può riuscire. Altro effetto che tutti possono notare è quello rigenerante, infatti tramite il drenaggio si ha un miglioramento della nutrizione e della respirazione cutanea, promuovendo così un lento, ma graduale miglioramento dell’aspetto globale della persona:
  • la pelle perde il colorito grigio-giallastro che può assumere in determinati casi e si fa più rosea ed elastica;
  • anche le aree più disidratate possono tornare ad avere compattezza e tono, cosicchè la pelle perde quello spiacevole aspetto desquamato ed asfittico che per varie spiacevoli cause può essere arrivata ad assumere.
  • Questo effetto si può ottenere anche in caso di interventi di dermoabrasione, in caso di fratture sia composte sia dopo riposizionamento ortopedico, essendo possibile dopo gli interventi lavorare sulla zona traumatizzata senza neppure sfiorarla;
  • si può operare con successo anche sulle ragadi del capezzolo, che spesso compaiono durante l’allattamento, come su quelle delle commessure labiali; in questi casi, però, sarà compito del medico correggere il deficit vitaminico che in genere le causa.
Avendo terminato lo spazio a disposizione per un singolo articolo, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima uscita per proseguire nel discorso. Cordiali saluti a tutti.

lunedì 16 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 7 di 13

Dopo aver fatto una rapidissima e sommaria presentazione del sistema linfatico, nonché un intermezzo di collegamenti e riflessione, è ora logico far spazio anche ad un minimo di storia riguardante la scoperta e lo studio del sistema linfatico. Non so dire chi fu il primo a scoprirlo e neppure quando ciò sia avvenuto; gli antichi medici greci già conoscevano la parte del sistema linfatico che si trova nell’intestino rappresentata dai vasi chiliferi. Erofilo, medico greco vissuto tra il 335 ed il 280 a.C. circa, fu con Erasistrato il massimo rappresentante della Scuola Medica Alessandrina; a proposito del sistema linfatico scrisse: ”Dall’intestino sgorgano vasi che non vanno nel sistema portale, ma in determinati corpi ghiandolari”. Quei corpi ghiandolari fanno parte di quelli che ho descritto come organi parenchimali linfatici. Sono poi passati molti secoli prima che vi fosse una svolta decisiva. Si deve ad un allora giovane ricercatore danese, Thomas Bartholin, la prima descrizione del sistema linfatico negli anni tra il 1652 ed il 1654. Nel 1876, l’anatomista francese Marie-Philibert Constant Sappey mise a punto quella che viene considerata la prima mappa comprendente la descrizione dei vasi linfatici e dei linfonodi di tutto il corpo umano. Nella seconda metà del ventesimo secolo, uno dei primi ricercatori del sistema linfatico in America, il professor Cecil Drinker, fece un’importante affermazione: “Il sistema linfatico è il sistema più importate per la vita degli esseri umani ed animali”. Nell’operatività del drenaggio linfatico manuale si effettua una vera e propria “mungitura” dei tessuti che si imbevono del plasma sanguigno con attivazione del filtraggio e dell’osmosi nutrizionale capillare: è forse il mezzo più efficace per attivare, purificare e rigenerare i tessuti; i succhi tissutali, infatti, si rinnovano ad ogni drenaggio e vi sono tecniche a mezzo delle quali la circolazione linfatica può essere accelerata fino a venti volte la normale velocità. Considerato che può quindi essere un mezzo terapeutico di grande valore, ecco il motivo per cui a seconda dei casi a volte insisto perché vengano richiesti al medico curante sia i consigli, che un’eventuale prescrizione: io non faccio diagnosi, non è di mia competenza. Con quest’operatività, la linfa sovraccarica di scorie metaboliche viene drenata ed il plasma del sangue, carico d’ossigeno ed altre sostanze attive, può penetrare così nel tessuto interstiziale nutrendolo e rigenerandolo; inoltre, l’azione esercitata sulle catene dei gangli linfatici accresce la produzione e la circolazione dei linfociti, delle proteine e nucleine necessarie alla vita di tutte le cellule. Non vi è un solo metodo di drenaggio linfatico manuale: già i medici austriaci, tra cui Alexander von Winiwarter, nella seconda metà del diciannovesimo secolo definirono un metodo di intervento sul sistema linfatico che prevedeva anche l’uso di un trattamento manuale. Il contributo più significativo è però stato dato dal biologo e fisioterapista danese Emil Johannes Vodder; e fu a Parigi nel 1936 in occasione dell’esposizione internazionale “Salute – Bellezza” che, col nome di “DRENAGGIO LINFATICO VODDER”, il trattamento venne presentato per la prima volta come tecnica terapeutica e preventiva: permette, tra l’altro, la riduzione dell’edema, sia linfatico che d’altra origine, in quanto favorisce anche l’apertura di anastomosi linfo-venose funzionalmente chiuse in condizioni normali. Oltreoceano, in America ed in Australia, sono poi stati fatti altri studi che hanno prodotto i loro buoni risultati, cosicché oggi vi sono più metodi a disposizione. Considerato il “portone” aperto dalla linfologia, che ha permesso una particolare espansione di “visuale” su tutto ciò che riguarda la vita con possibilità di studi sia interdisciplinari che intradisciplinari, a questo punto è quindi chiaro che ancora una volta “siamo resi edotti” di come sia immensamente più ciò di cui non abbiamo conoscenza che ciò di cui abbiamo scoperto l’esistenza. Questo lega al discorso sulla possibilità di curare “accogliendo in letizia” l’aiuto chi ci viene offerto dall’energia che permea l’universo; un aiuto da accettare in umiltà, perché non abbiamo alcun motivo d’insuperbirci: “UBI MAIOR MINOR CESSAT”, è pertanto chiaro che in presenza di quel che possiede più valore ed importanza (l’energia), quel che ne tiene meno (l’essere umano) perde la propria rilevanza. Noi non abbiamo potere su quest’energia, possiamo unicamente imparare negli anni (ecco perché un terapeuta non si forma in tempi brevi) come canalizzarla; ma, come ben ha descritto Erich Fromm nel 1976 nel suo libro “Essere o Avere?”, occorre superare il periodo precedente lo stato mentale adulto, potendo così passare dalla modalità di esistenza dell’avere a quella dell’essere: non si tratta di determinate qualità a se stanti di un singolo soggetto; sto invece parlando di due fondamentali modalità di esistenza, due diversi modi di atteggiarsi sia nei propri confronti che in quelli del mondo, perché è da questo che vengono determinati pensieri, sentimenti ed azioni di una persona. Del resto già Lao-Tse diceva: “La via del fare è l’essere”; facilissimo a dirsi, ma metterlo in pratica . . . Mi si potrebbe obiettare che se è l’energia a fare allora noi siamo praticamente inutili. Errore, gia il poeta latino Publio Virgilio Marone (70 – 19 a.C.) se n’era accorto, tant’è che nell’Eneide fa dire alla regina Didone: “Non ignara mali, miseris succurrere disco” che si può tradurre “conoscendo io stessa il dolore, so venire in aiuto agli infelici”; solo dopo aver superato il “deserto” si riesce ad essere “canali” per l’energia. Non è un percorso piacevole, ma in effetti si arriva ad essere capaci di KARUNA solo dopo essere passati attraverso la sofferenza che ci ha maturati, poi il viaggio nella consapevolezza è bene che continui, anche se non v’è obbligo per nessuno. Non mi chiedete il perché, non ho ancora capito il motivo per cui, come “UNICA VIA”, sia necessario superare queste prove, che comunque sinch’è morte non ci libera non vengon mai meno; ma tant’è che gia il nostro sommo poeta Dante Alighieri iniziò la sua Divina Commedia scrivendo: “ Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, chè la dritta via era smarrita. Ah quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte, che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte;” Come al solito passo improvvisamente da un settore all’altro cercando, nel limite delle mie possibilità, di dar sollievo alla mente di chi legge anche a mezzo di qualche citazione; fa parte del mio modo di presentare le cose cercando di non essere troppo pesante descrivendo un singolo argomento, e volendo comunque offrire una spiegazione possibilmente completa riguardo a quanto è oggett

giovedì 5 novembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 6 di 13

Continuando il discorso interrotto sia per “motivi tecnici” sia . . . , faccio presente che anche se non sono un sacerdote e non e mia intenzione inoltrarmi in un discorso di carattere religioso, tuttavia, collegandomi al fatto che gli uomini d’ogni cultura si sono posti domande essenziali per la loro salute fisica e mentale, in quanto terapeuta energetico mi sembra doveroso far presente come in un momento storico caotico come questo, in cui ansia, paura, nervosismo, insicurezza, ecc., indeboliscono le nostre difese, ci procurano sofferenze anche grandi sia a livello di singolo individuo che a livello sociale, in un crescendo di diffuso malessere che disorienta soprattutto i giovani e che rende difficile riuscire a barcamenarsi, tanto che si stenta a trovare “sicuri appigli” cui aggrapparsi e “solide strade” su cui camminare,
  • anche il considerare favorevolmente la possibilità di leggere serenamente i testi sacri della religione con la quale uno più si sente in sintonia, od anche di più religioni col dovuto rispetto per ognuna (rammentando che più è lontana dal “nostro modo di vedere e pensare” la cultura cui quella religione appartiene, più difficile ed impegnativo sarà il comprenderla), quindi
  • passare ad una rispettosa ed attenta lettura: la mente dev’essere sempre vigile, non si tratta di lasciarsi convincere dai testi o dai commenti ai testi (i commenti è sempre bene leggerli, ricordandosi però che i commentatori sono solo uomini con tutti i loro difetti e le loro manchevolezze), ma di “saper cogliere” quanto di “utile e buono per noi” è contenuto in quei testi e gratuitamente a nostra disposizione,
  • sotterrando momentaneamente l’ascia di guerra” e liberando la mente da pregiudizi e preconcetti,
  • consente di raggiungere quella “condizione di quiete” che permette di riflettere sulla vita nel suo insieme in un incredibile stato di calma interiore ( il “maestro interiore” sa distinguere i frutti velenosi da quelli buoni, ma se non facciamo silenzio dentro di noi non udremo mai la sua voce);
  • anche se sembra difficile poterci credere, ciò può produrre effetti difficilmente immaginabili ed accrescere progressivamente il proprio livello di consapevolezza nei confronti di tutto ciò che ci riguarda ed anche il proprio grado di autostima, col risultato di riuscire a “vedere e sentire” meglio di prima ed in ultima analisi la possibilità di godere di una migliore qualità della vita nonostante che il mondo che ci circonda non sia cambiato; ciò è possibile perché siamo cambiati noi: provare per credere, non ci si perde nulla e non per questo si diventa dipendenti da qualcosa, al massimo ci si ritrova in uno stato di maggiore libertà; è come ricorrere a rimedi naturali che non presentano controindicazioni, giacchè l’essere umano sa essere un mistero anche per se stesso.
Mi fermo qui, altrimenti il discorso si farebbe lunghissimo ed anche se ciò fa parte del “lavoro energetico” non è questo l’argomento principale del presente articolo; quanto sopra l’ho inserito anche per far comprendere meglio il significato della frase “visione energetica, parte dall’essenza per andare alla coscienza, poi alla mente e da ultimo alla materia” riportata nell’articolo del 23/07/2009, nonché l’importanza della meditazione cui ho accennato nell’articolo del 03/09/2009. Tornando a quanto esposto relativamente al sistema linfatico, oltre ad aver chiarito il significato olistico di “ritmo nella polarità = equilibrio polare interno all’unità”, penso sia servito anche a togliere i possibili dubbi circa quello di nascita nella dipendenza, sviluppo nell’indipendenza per arrivare alla consapevolezza che la vera libertà esiste nell’interdipendenza di cui agli articoli del 03, 13 e 24/08/2009; infatti se le varie parti del corpo non vivessero in uno stato di ininterrotta libera interdipendenza, il corpo stesso morrebbe: si veda cosa determinano le cellule tumorali che non accettano la libera interdipendenza. Forse alcuni “sorrideranno” per come vado ad allacciare e presentare i vari argomenti, ma per come la vedo io la mia è una figura professionale ancora praticamente sconosciuta, ecco perché limitatamente a quanto posso sto cercando di dare il mio contributo affinché possa avere il giusto riconoscimento, ed è in quest’ottica che cerco anche di spiegare in cosa, sempre secondo il mio modesto parere, quest’azione terapeutica sia sostanzialmente diversa da quella del medico, dello psicologo, ecc. e come possa apparire pertanto logica la possibilità di una collaborazione che non potrebbe far danni, ma solo portare benefici. Sarà un contributo minimo, ma come amava dire un mio vecchio insegnante: ”meglio poco che niente”. E’ ora di concludere quest’uscita che insieme alla precedente è per certi versi “particolare”: il concetto di unità e di unità superiori via via sempre più perfette penso sia uscito rafforzato (già nell’articolo del 16/05/2009 avevo iniziato la cosa evidenziando come le fasce, oltre a collegare funzionalmente l’impalcatura ossea con quella muscolare, pervadano tutto il corpo tanto da poterne essere considerate l’infrastruttura); certo il discorso sul sistema linfatico e sul drenaggio dello stesso non è ancora terminato e continuerò nella prossima uscita, ma son convinto fosse necessario fare una sosta per dare nuovi motivi di riflessione: ognuno può dare il suo contributo per migliorarci. Infatti, scrivere gli articoli come sto facendo mi richiede molto tempo e concentrazione per cercare di raggiungere il risultato che desidero; ed è lapalissiano che mettere questo lavoro su una pagina web permette a chiunque di poterlo copiare ed utilizzare senza nemmeno dire grazie; va da se che economicamente non ci guadagno nulla. Tuttavia questo lavoro è anche un modo per svolgere degnamente quel servizio per aiutare l’evoluzione delle coscienze che è tra i compiti sia di un maestro di Reiki che di un terapeuta che lavora con “l’impalpabile energia”; di “furbi” ce ne sono e ce ne saranno sempre, ma chi vuol con “cuore puro” dare il suo contributo è benvenuto. Non mi resta che porgere a tutti i miei più cordiali saluti, sperando che l’aver proposto una riflessione anche su argomenti che in questo momento storico non sono particolarmente di moda non abbia contrariato qualcuno e che al tempo stesso possa essere utile per molti: in massoterapia, ad esempio ci sono trattamenti che possono anche dare dolore mentre vengono fatti, ma dopo la persona si sente decisamente meglio di prima essendo stata eliminata la causa che produceva il disagio; qui è la stessa cosa, giacchè l’onesto discorso sul lavoro energetico può anche indurre perplessità e fors’anche sdegno, ma chi vuol dare un buon servizio deve essere schietto e sincero e non cercare innanzitutto di piacere a tutti.

lunedì 26 ottobre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 5 di 13

A conclusione di questa prima parte del discorso sulla visione olistica del drenaggio linfatico, è bene chiudere ricordando che tutte le organizzazioni linfatiche sono anche dispositivi specializzati atti ad identificare materiali estranei all’organismo e reagire nei confronti di questi a mezzo dell’attività fagocitaria o con i processi della proteinosintesi degli anticorpi. Questo fa parte dell‘omeostasi interna: vanno mantenute le caratteristiche specifiche proprie di tessuti ed organi eliminando eventuali materiali estranei provenienti dall’ambiente esterno. Vi è poi la funzione di controllo dell’attività biosintetica di organi e tessuti indispensabile per mantenere l’armonia funzionale interna dell’organismo; questo, però, può essere causa di problemi quando con i mezzi e le conoscenze a disposizione si cerca d’intervenire su questo organismo con determinati interventi chirurgici: una delle conseguenze più note di ciò è quella della risposta all’innesto omoplastico od eteroplastico, definita reazione di rigetto del trapianto. Con quanto illustrato nelle precedenti uscite ed in queste poche righe, benché mi sia in realtà limitato a poche e scarne informazioni di carattere generale, spero d’essere riuscito a dare un’idea di quanto debba essere tenuto presente quando si utilizza il drenaggio linfatico col fine di contribuire alla risoluzione d’un problema, allo scopo di ripristinare una buona qualità della vita a chi s’è trovato nella condizione d’aver necessità di sottoporvisi. Con quanto sin qui detto ho ancora una volta rafforzato il concetto di sussidiarietà degli interventi massoterapici, che possono contribuire a risolvere molti problemi, ma non possono sostituire determinati altri tipi di cura; lo stesso vale per gli interventi a livello energetico. Dopo aver scritto vari articoli penso d’essere arrivato al punto d’aver dato piena spiegazione in senso olistico alla descrizione del massaggio che avevo presentato nell’articolo del 16/05/2009: “Il massaggio è una trasmissione di energia, è una sollecitazione del metabolismo, è recupero fisico e psichico, è trasmissione ed evoluzione di emozioni superficiali e profonde, è sensazione di benessere, è certezza di portare aiuto”. Allo stesso modo penso d’essere riuscito, toccando argomenti materiali che pertanto si prestano ad un’immediata comprensione, a rendere più chiaro il discorso sulla disarmonia quale causa di scompensi, fatto parlando dei trattamenti energetici, e quello sull’operatività (sia a livello di corpo fisico che a livello energetico) necessaria per ripristinare quell’armonia indispensabile per una buona qualità della vita sia a livello individuale che collettivo: un essere umano gravemente sofferente, ammesso che ci riesca, trova immensa difficoltà a contribuire al benessere collettivo, benché non manchino esempi di persone straordinarie; ma un essere umano che gode di una buona qualità della vita ed è stato aiutato a raggiungere la consapevolezza del significato di ciò, non c’è dubbio che s’impegnerà con tutte le sue energie e capacità per il benessere della collettività, cosciente che il suo prossimo, raggiunta la consapevolezza di questa verità, di riflesso gli accrescerà il livello di benessere. Collegato a ciò nell’articolo del 22/06/2009 avevo raffrontato il concetto di “sapere di non sapere” con quello di “essere consapevoli di poter vedere e comprendere”, considerando come ciò non influisse sul sentirsi intimamente religiosi od atei. Ora tutti sanno che “da che mondo è mondo” gli uomini s’interrogano sul significato della loro esistenza e di ciò che li circonda indipendentemente dalla cultura cui appartengono; non dovrebbe pertanto ingenerare perplessità se prendo un esempio da una religione orientale, ricordando che già il Buddha Sakyamuni disse: “L’odio non scompare con l’odio; l’odio scompare con l’Amore. Questa è la LEGGE IMMUTABILE”. Anche volendo non riuscirei a far stare la rimanente parte del discorso all’interno di una singola uscita: c’è un limite al numero dei caratteri a disposizione ed è molto probabilmente una fortuna. Spero di non essere noioso con tutti questi “collegamenti”, lo faccio anche perchè penso sia meglio dare un motivo di riflessione in più, che non uno in meno: normalmente ad un maggior grado di consapevolezza raggiunto corrisponde un miglior stato di benessere ed è anche attraverso una calma e serena riflessione su argomenti anche diversissimi tra loro che si può “crescere” in consapevolezza. Credendo di fare la cosa giusta, porgo i miei più cordiali saluti a tutti e vi do appuntamento alla prossima uscita.

giovedì 15 ottobre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 4 di 13

Riprendo il discorso ricordando che il corpo umano è un’unità a sua volta composta di molte unità, una di queste è il Sistema Linfatico, che a sua volta è un settore dell’Apparato Circolatorio, e che provvede al drenaggio del liquido interstiziale da organi e tessuti; questo liquido una volta passato nei vasi linfatici forma la linfa, che viene alla fine immessa, tramite pochi tronchi linfatici terminali, nelle grosse vene alla base del collo. Il sistema linfatico è pertanto da considerare un sistema vascolare centripeto sussidiario del dispositivo venoso, col quale collabora nel riportare al cuore il liquido che ha perfuso i diversi organi. Infatti, soltanto il 90% circa della quantità di liquido filtrato dal capo arterioso viene riassorbito a livello venoso che, inoltre, non ha la possibilità fisica (perché non ci passano) di permettere il rientro in circolo alle particelle grandi come ad esempio le proteine plasmatiche e l’albumina; queste grosse molecole, una volta assolto il loro compito, devono essere riassorbite dal sistema linfatico (dotato di capillari con aperture più ampie) nel quale trovano posto anche cellule del sangue, particelle corpuscolate, sostanze estranee, il rimanente 10% del liquido, le molecole lipidiche, tra cui anche alcune vitamine liposolubili. Quanto sopra è solo una parte del lavoro svolto; infatti, al sistema linfatico competono altre non meno importanti funzioni di controllo e di modificazione del liquido interstiziale. Queste attività conducono all’attuazione di generali meccanismi di regolazione omeostatica, che si inquadrano nella risposta immunitaria. Questo sistema ha origine dai capillari linfatici, che formano reti diffuse nel connettivo interstiziale e vengono a loro volta drenati da vasellini linfatici che confluiscono in vasi linfatici di piccolo e medio calibro; naturalmente superati i capillari la quantità di liquido da trasportare non aumenta più di volume, di conseguenza man mano che aumenta il calibro dei vasi ne diminuisce il numero. Questi ultimi si raccolgono infine nei sette grandi tronchi linfatici:
  • uno impari mediano, il Dotto Toracico;
  • gli altri pari e simmetrici, Dotto Succlavio, Dotto Giugulare, Tronco o Collettore Bronco-mediastinico.
Ciascuno di essi ha un territorio proprio di drenaggio della linfa da diversi settori corporei; ma non essendo mia intenzione fare una lezione, che peraltro nessuno m’ha chiesto di fare, non entro nella specificità e vi evito il discorso sistematico sul dispositivo dei vasi linfatici: completerebbe la spiegazione, ma ad alcuni potrebbe risultare “indigesto”. Una precisazione mi sembra tuttavia doverosa; infatti, fermo restando il valore del quadro generale del decorso delle vie linfatiche e delle relative stazioni linfonodali, ciò può non essere sempre rispettato, giacchè v’è possibilità di decorso anomalo della linfa, particolarmente in condizioni patologiche, così come dopo determinati interventi chirurgici; conseguentemente va considerato il possibile passaggio della linfa in stazioni diverse da quelle normalmente previste. Quanto sinora detto vorrebbe anche spiegare il motivo per cui a volte consiglio di chiedere parere al medico curante, tenendomi disponibile per eventuale colloquio con lo stesso: non andare oltre alla propria competenza è indispensabile in ogni caso; come ben m’è stato insegnato: “PRIMO NON FAR DANNO” e questa è la “regola aurea” che da sostegno e valore a tutte le altre. Proseguendo, va detto che lungo le vie linfatiche sono presenti agglomerati di tessuto linfatico aventi diversa complessità strutturale, e che nell’insieme vengono definiti organi parenchimali linfatici: sono attraversati dalla linfa che viene così modificata dall’attività delle loro cellule espletanti funzioni di immunocompetenza. Ad esempio,
  • le cellule endoteliali dei linfonodi sono dotate di proprietà istiocitaria ed a seconda delle richieste funzionali possono presentare i segni dell’evoluzione macrofagica;
  • anche le cellule reticolari a riposo possiedono capacità istiocitaria e possono essere soggette sia all’evoluzione in macrofagi, sia a quella fibroblastica;
  • inoltre, nel gruppo delle cellule dell’immunocompetenza si trovano quelle riconducibili alla struttura dei linfociti che, com’è noto, eseguono una sorta di pattugliamento continuo passando senza sosta nell’interno degli spazi interstiziali dei tessuti per poi rientrare progressivamente nelle vie linfatiche.
Essendo questo un articolo senza troppe pretese, non penso sia il caso di approfondire e credo di aver fornito una generale visualizzazione del tutto onde farsene un’idea abbastanza chiara; compreso il fatto che il sistema linfatico va chiaramente considerato come un’unità composta da due settori che lavorano con successo in perfetta armonia: i vasi linfatici e gli organi parenchimali linfatici. E’ stato provato che dai tipici linfonodi dimostrabili macroscopicamente si passa per gradi ad organizzazioni di minori dimensioni, sino ad arrivare a noduli microscopici sparsi un po’ ovunque nel connettivo lungo le vie linfatiche; per ulteriore differenziazione si hanno poi semplici cellule linfatiche sparse come ospiti saltuari e variabili nel connettivo lasso. Sono pertanto da considerare organi parenchimali linfatici: le infiltrazioni linfatiche diffuse nei connettivi, i noduli o follicoli linfatici semplici ed isolati, i piccoli noduli linfatici, i linfonodi e gli organi linfoepiteliali. Come ho già detto, nessuno m’ha chiesto di fare una lezione; pertanto penso possa essere sufficiente quanto detto e non mi addentrerò in un discorso relativo alla morfologia ed alla struttura degli organi parenchimali linfatici: interessante per alcuni, per altri però . . . Considerato quanto s’in qui esposto, penso sia il caso di terminare questa uscita, anche per permettere a tutti di “digerire” quanto sopra senza troppa fatica: un “cibo” di cui s’è fatta indigestione non si ha più piacere di gustarlo. Sto cercando di trattare quest’argomento in modo molto leggero, “sfiorando solo le punte degli iceberg” evitando di scendere in profondità; tuttavia per la sua immensa importanza può essere che involontariamente il mio dire appaia quanto meno pesante, per cui chiedo scusa a tutti coloro che “penano” per arrivare all’ultima riga. A questo punto porgo cordiali saluti a tutti e vi aspetto alla prossima uscita.

lunedì 5 ottobre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 3 di 13

Come è noto a molti, le condutture sanguifere del corpo umano formano l’anello del piccolo circolo, o polmonare, e l’anello della grande circolazione; ogni anello ha le sue estremità di origine e di terminazione nel cuore ed è composto di tre tipi di condutture:
  • il primo (centrifugo) in partenza dal cuore è quello delle arterie;
  • segue il distretto capillare e
  • da ultimo (centripeto) le vene che terminano al cuore, organo centrale responsabile della movimentazione di questi liquidi.
E’ evidente che arterie e vene risolvono unicamente problemi di veicolazione del sangue in un ambito di ordine puramente meccanico-idraulico; mentre le attività fondamentali di scambio con i tessuti, sia di valore trofico che di correlazione chimica, hanno sede effettiva nel distretto capillare dove ha luogo il passaggio dei materiali contenuti nel sangue verso i tessuti e viceversa. Degno di nota è il rilevare che la pressione dovuta alla spinta cardiaca cade a valori bassissimi nel distretto capillare, mentre nelle vene che seguono si può ritrovare una pressione sensibilmente superiore. I capillari hanno la loro sottilissima parete in immediato contatto con gli elementi parenchimali specifici dei diversi organi: la distanza tra letto circolatorio e membrane limite delle cellule dei parenchimi è il più delle volte ridotta a frazioni di micron. I rapporti che le strutture capillari hanno col liquido interstiziale contenuto nello stroma di sostegno facilita la rapida diffusione dei materiali fuoriusciti dal torrente circolatorio nell’intima compagine degli organi, anche a distanza di millimetri (si noti che un millimetro equivale a mille micron) dalla parete capillare; e se ci si riflette sopra un attimo si nota che una cosa straordinaria. La parete dei capillari, inoltre, è attraversata dai globuli bianchi per la loro attività di diapedesi, mentre i globuli rossi possono fuoriuscire dai capillari soltanto per lesioni delle pareti. Anche se ci tengo a far notare che il lavoro di drenaggio linfatico manuale a scopo terapeutico richiede che siano conosciuti vari argomenti per agire correttamente, non è tuttavia mia intenzione trasformare l’articolo in una lezione; salto pertanto tutto il discorso riguardante i meccanismi regolatori della circolazione, nonché ramificazioni, anastomosi, territori di distribuzione, ecc., che per molti potrebbe risultare pesante, se non addirittura noioso. Chi proprio fosse interessato all’argomento potrà soddisfarsi con meravigliosi testi universitari scritti da docenti e ricercatori veramente preparati; io testi di quel livello mi limito a leggerli. Quanto sopra m’è servito, oltre che a dare un minimo di dignità alla presentazione dell’argomento, a far ancora una volta presente come il corpo nel suo agire rispetti la “legge della dolcezza e della delicatezza”, come la chiamo io: la forza viene sfruttata come mezzo, non vista come fine per ottenere un risultato; è infatti nei capillari, strutture delicatissime, che avviene il lavoro più importante. E’ anche grazie allo studio della Citologia, dell’Istologia, dell’Embriologia, dell’Anatomia, della Fisiologia e della Patologia Generale del corpo umano, insieme a quello della Biologia, della Fisica e della Chimica, che s’è sempre più rafforzata in me la certezza che sia l’armonia e non il caos a governare l’esistente, giacchè il caos può essere paragonato ad un momento di trasformazione in cui possono essere liberate anche notevoli quantità d’energia, ma mai ad una situazione definitiva. Al di la del merito dovuto allo studio dei trattamenti energetici, un merito grandissimo l’hanno avuto:
  • da una parte lo studio della fisiologia che mi ha dimostrato la consequenzialità e l’interrelazione delle varie attività anche in condizioni di interdipendenza, con poi livelli di controllo via via superiori; e ciò si collega felicemente a quanto già detto a riguardo dei trattamenti energetici;
  • dall’altra a quello della patologia generale che studia la malattia a livello biochimico ed anche biofisico: penso si possa dire che a livello molecolare forma e funzione siano la stessa cosa, infatti la forma è frutto di funzioni cellulari determinate ed esprime a sua volta determinati atteggiamenti funzionali; d’altra parte le funzioni risultano a livello delle molecole in rapporto con modificazioni di forma di queste ultime più o meno complesse.
Già quanto sopra è qualcosa di meraviglioso, ma a collegarsi ancor più al lavoro energetico è il preciso concetto di malattia in patologia generale: è intesa come un’alterazione strutturale e funzionale dapprima della cellula (l’origine della malattia è sempre nella cellula), poi di un tessuto ed a seguire di un organo, capace di ripercuotersi sull’economia generale dell’organismo dando luogo a risultati di vari livelli sino a poter procurare la morte dell’ammalato (anche la cellula, però, nel suo piccolo è un organismo unitario). Ecco nuovamente presente il concetto olistico di equilibrio dell’unità; quando, infatti, l’alterazione anatomica e funzionale non è più in evoluzione, ma s’è stabilizzata e l’equilibrio dell’organismo non ne viene più modificato, ciò significa che esso s’è adattato al nuovo stato: l’armonia dell’unità (essere umano) è salva, anche se a costo di compensazioni interne (alcune unità di livello inferiore hanno dovuto subire l’annientamento ed altre hanno preso ad esistere, o sono state incorporate come nel caso dei trapianti). Dare spiegazioni più approfondite spetta ai medici. Ciò che mi interessava era far notare che, olisticamente parlando, il dramma della singola unità che deve imponentemente subire il proprio annientamento è senz’altro compensato nell’armonia generale dell’unità superiore, ed il principio vitale di quella singola unità, che ha quindi dovuto abbandonare la momentanea abitazione materiale, sarà senz’altro esaltato in una nuova e migliore struttura che andrà ad abitare. Qui mi fermo, sia perché altrimenti uscirei dall’argomento oggetto dell’articolo iniziando un discorso che è in atto forse da millenni e di cui so per certo che non è possibile vedere materialmente la fine, sia perché anche rimanendo nell’argomento penso d’essermi dilungato abbastanza per una singola uscita e non vorrei risultare troppo pesante: non è bene “mettere troppa carne al fuoco”. A questo punto non mi resta che porgere cordiali saluti a tutti dandoVi appuntamento alla prossima uscita.

giovedì 24 settembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 2 di 13

Parlare di drenaggio linfatico obbliga ad una premessa seppur rapida a riguardo della circolazione sanguigna e linfatica, nonché dell’omeostasi di cui ho fatto appena un accenno parlando di intervento olistico. Per rendere immediata la comprensione del concetto di omeostasi penso che la cosa migliore sia riportare un esempio fattoci all’Università dal docente del corso di fisiologia:
  • consideriamo un organismo unicellulare che vive in un ambiente acquatico;
  • da quest’acqua la cellula riceve le molecole di cui ha bisogno per mantenere la sua struttura e permettere le reazioni chimiche necessarie al suo fabbisogno energetico;
  • sempre in quest’acqua la cellula riversa i prodotti finali del suo catabolismo.
  • Questi scambi incessanti fra l’organismo unicellulare ed il suo ambiente esterno consentono di mantenere un equilibrio dinamico, che assicura al citoplasma stabilità di struttura e di composizione chimica, nonché costanza nelle sue proprietà chimiche e fisiche.
  • Ma, se in quest’acqua si verificasse un evento tale da impedire a quella cellula di avere a disposizione quelle molecole per lei indispensabili, allora quell’organismo unicellulare sarebbe condannato a morte, giacchè verrebbe meno quell’equilibrio dinamico che è l’omeostasi.
L’organizzazione pluricellulare dei metazoi rende impossibile questo scambio diretto; è qui che “entrano in gioco” il sangue e la linfa che, circolando grazie al lavoro del cuore dai grandi vasi sino ai capillari, irrorano tutti i tessuti mettendo ogni singola cellula in rapporto col mondo esterno. Grazie a questo MEZZO INTERNO, come lo chiamava Claude Bernard, ogni cellula del corpo attinge dall’ambiente esterno ossigeno e molecole nutritizie ed in esso riversa anidride carbonica e prodotti del catabolismo. Per il perfetto funzionamento dell’organismo è naturalmente necessario assicurare la stabilità di questo mezzo interno, cioè la costanza dei costituenti chimici e delle sue proprietà chimiche e fisiche: basta che il circolo si arresti anche per pochi secondi per rompere questo delicato equilibrio; se ciò dovesse accadere, singole cellule si troveranno a dover morire non appena l’avvenuta alterazione del mezzo interno avrà determinato in esse danni irreversibili. La costanza del mezzo interno è assicurata in minima parte da proprietà chimico-fisiche del mezzo interno stesso, ed in massima parte dal risultato di complessi meccanismi fisiologici, che Walter Bradford Cannon ha chiamato FENOMENI OMEOSTATICI, atti a mantenere questo prezioso e delicato equilibrio: il risultato di tutto ciò è l’omeostasi, mantenuta in modo pressoché perfetto malgrado che tutte le attività vitali delle cellule tendano ad ogni istante a rompere questo equilibrio dinamico. Tutto ciò richiede il rigoroso controllo di quanto entra ed esce a mezzo delle vie di comunicazione con l’esterno:
  • L’apparato polmonare per gli scambi gassosi,
  • quello gastrointestinale per l’introduzione di acqua e di molecole varie, nonché per l’espulsione di materiali inutili,
  • quello renale per l’escrezione di acqua e molecole varie.
Da tutto ciò si evince che la fisiologia della vita vegetativa è unificata dal concetto di omeostasi. La fisiologia non si occupa però solo della vita vegetativa; è quindi bene ricordare che le funzioni della vita di relazione e quelle omeostatiche sono in certi casi indissolubilmente associate, infatti ogni animale (uomo compreso) reagisce all’ambiente che lo circonda con un comportamento appropriato utile alla sopravvivenza dell’individuo od alla conservazione della specie,
  • così la muscolatura scheletrica e vari tipi di comportamento contribuiscono all’omeostasi termica, che per il resto è affidata ad attività viscerali;
  • ugualmente vi sono ghiandole a secrezione interna con significato omeostatico, come le paratiroidi e le isole di Langerhans;
  • così come ghiandole endocrine con chiara influenza sul comportamento, come le ghiandole sessuali.
Senza voler entrare nel campo di competenza dei medici, perché a questo punto occorrerebbe guardare alla fisiologia come all’ossatura di un edificio che dovrà essere completato con corsi di farmacologia, di patologie sperimentali e speciali e di cliniche ed io non ritengo la mia preparazione adeguata per affrontare con la dovuta competenza e rispetto questo tipo di discorso che porta ad una integrazione intradisciplinare ed interdisciplinare di alto livello; semplicemente nel limite delle mie competenze con quanto sopra ho voluto evidenziare ancora una volta il concetto olistico di UNITA’: l’organismo animale non si comporta mai come un ammasso di organi, ma a partire dalle cellule, poi dai tessuti composti da cellule e continuando a salire in strutture di sempre maggior complessità e perfezione, sempre come un tutt’uno. Questa solidarietà funzionale è resa possibile dall’intervento dei centri nervosi che agiscono attraverso vie efferenti specializzate nell’innervazione dei visceri (grande parte ha il trattamento viscerale anche all’interno dei trattamenti energetici), il sistema nervoso autonomo; e dall’azione degli ormoni, messaggeri chimici che vengono trasportati dal sangue circolante alle cellule bersaglio situate nei vari organi e tessuti. Ancora una volta il rispecchiarsi dello stato di benessere in quello di armonia delle funzioni è evidente; e ciò riporta al concetto olistico di ARMONIA = base della vita. Tutto questo può a buon diritto essere richiamato all’interno del discorso sui trattamenti energetici, giacchè noi siamo molto più di quanto abbiamo coscienza d’essere; e così come ho potuto qui dimostrare che la coerenza operativa non viene mai meno, anzi è sempre maggiore man mano che si avanza in strutture di maggiore complessità, allo stesso modo posso evidenziare che ciò avviene anche a livello energetico: ogni livello è migliore e più perfetto di quello inferiore. Per quest’uscita penso possa bastare, non volendo essere troppo pesante continuerò con la prossima. Come al solito porgo a tutti voi i miei più cordiali saluti.

lunedì 14 settembre 2009

Visione olistica drenaggio linfatico parte 1 di 13

Prima di entrare nel “vivo” del nuovo argomento penso valga la pena fare un primo punto della situazione:
  • sono quasi cinque mesi che il sito è visibile su internet;
  • ho esposto il problema del sospetto riguardante la mia professione,
  • poi ho chiarito che spazio occupa il massaggio che offro (presentando anche gli altri trattamenti che io non offro, riguardanti il massaggio di tipo occidentale), nonché il legame che unisce questo massaggio ai trattamenti energetici;
  • quindi ho cercato di far conoscere l’ambito in cui e come si opera in terapia energetica, evidenziando come sia logico vedere la massoterapia ed il lavoro con l’energia collegati in una visione olistica del tutto.
Senza pretendere di saper insegnare ad altri qualcosa di veramente nuovo, conscio sia d’essere il primo ad avere ancora molto da imparare, sia del fatto che vi sono persone molto più preparate di me, tuttavia man mano che andavo esponendo gli argomenti ho anche cercato di presentare spunti su cui chiunque può riflettere: anche questo è lavorare nello “stile” dell’energia. Forse qualcuno si sarà chiesto il perché. Un discorso sulle medicine non convenzionali, se a farlo sono persone come me non laureate in medicina e chirurgia, può anche rivelarsi un “terreno minato”, ma penso sia un errore studiare e lavorare di nascosto per paura d’essere additati a pubblico ludibrio, o che ci venga fatto del male ed essere considerati dei malfattori (persone che operano disonestamente ce ne possono anche essere, come ce ne sono in altri campi, ma come ho già detto “l’albero buono lo si riconosce dai frutti”); recita infatti un noto proverbio popolare: ”MALE NON FARE, PAURA NON AVERE”. Io sono convinto della bontà di ciò che faccio, altrimenti non lo farei, tanto meno lo pubblicizzerei; e l’unico modo che conosco per vincere le naturali perplessità di molti e sperare di poter poi offrire questi servizi anche in pubbliche strutture sanitarie, affinché coloro che vorrebbero usufruirne possano operare la loro scelta in un clima di maggiore serenità (al momento i tempi non si sono ancora dimostrati maturi), penso sia quello di cercare di spiegare con un mezzo come internet, che può raggiungere il maggior numero possibile di persone e contemporaneamente permettere a questi lettori di chiedere a loro volta il parere a persone di loro fiducia essendo il sito accessibile a chiunque, quali reali possibilità offrano questi mezzi e come non presentino nulla di pericoloso: ciò che realmente conta è l’onestà dell’operatore che lavora unicamente entro i limiti della propria competenza. L’operatore onesto e preparato è inoltre l’unico che può preparare altri a fare questo lavoro: nessuno si faccia illusioni, il percorso è lungo, prove e fatiche non mancano; per riuscire non ci si deve lasciar vincere dallo sconforto di fronte agli insuccessi: anche questi fanno parte della “formazione” e, cosa importantissima, portano all’umiltà, senza la quale non si fa nulla di buono! Siamo di fronte a mezzi che vanno intesi come una misura sussidiaria e non eziologia, cioè, chi vi si sottopone non dovrà per nessun motivo sospendere l’eventuale terapia medica, psicologica o fisioterapica in atto, sintantochè non avrà raggiunto la guarigione: come ho già detto in altri articoli ci troviamo di fronte ad un “E - E” e non ad un “O – O”. Certo, entro certi limiti possono essere usati anche come misura preventiva, ma qui si aprirebbe un discorso lunghissimo che non è ancora il caso di iniziare. Al di la di tutto ciò, penso che il condividere anche solo parzialmente (quanto permette una serie di articoli) con altri alcune conoscenze non possa che far del bene. Non pretendo d’ottenere miracoli, ma dalla mia personale esperienza mi sono più volte accorto che riflettendo su di un concetto si può arrivare alla consapevolezza di qualcosa anche di completamente slegato ed apparentemente non inerente, traendone poi nuovi motivi di conforto per lenire le proprie pene; inoltre in determinate situazioni l’esserne a conoscenza fa la differenza nell’affrontare le prove della vita. Questo modo di presentare gli argomenti ha le sue radici in quanto m’è stato insegnato a partire da quand’ero “piccolo”: cercare di vivere non solo per se stessi, vincolando contemporaneamente le proprie azioni al massimo bene di tutto e tutti, è una tra le cose più importanti per riuscire a superare “l’esame”; per chi poi vuol lavorare con l’energia è un impegno assolutamente fondamentale. Certamente le mie “chiacchierate”, richiedendo più attenzione di quanta normalmente concessa dai navigatori su internet, si discostano assai dai parametri della scrittura sul web e questo può essere per me un danno; ma (considerato l’oggetto del sito, quanto ho appena evidenziato ed il mio modo di lavorare) penso sia più onesto dare informazioni possibilmente chiare, che non scrivere senza troppe preoccupazioni pur di catturare l’attenzione del maggior numero possibile di naviganti: il giudizio a chi legge. Detto ciò passo al drenaggio linfatico. Essendo un argomento molto conosciuto e poiché nel sottoporvisi ognuno può avere immediata coscienza di cosa gli viene fatto, potendolo vedere con gli occhi, nonchè dei suoi effetti, sentendoli abbastanza rapidamente nel proprio corpo, ne approfitterò per presentare alcuni concetti che sarebbe molto più difficile evidenziare parlando di energia, che non può essere vista con gli occhi ed i cui effetti possono non essere così immediati; ed è proprio la delicatezza che sta alla base del modo di lavorare sul sistema linfatico, così simile nella sua essenza a quella propria del lavoro energetico, a permettere ciò. Avendo il sistema linfatico una funzione importantissima per la vita di ognuno di noi, essendo stato ed essendo ancora oggetto di approfonditi studi, è chiaro che anche una “trattazione alla buona” come posso fare io, con “descrizioni a volo d’aquila” senza mai entrare nel particolare, per poter dare un minimo di spiegazione circa il servizio che offro non potrà essere racchiusa in un paio d’uscite; e penso che più che a leggere ciò che scrivo, chi legge sia più interessato a cosa sono effettivamente capace di fare: almeno voglio sperarlo, visto che si tratta del mio lavoro e che scopo di questo sito è anche quello di incrementarlo, oltre che di sensibilizzare relativamente all’utilità di questi trattamenti, di cui non ho certo il monopolio. Mi sembrava doveroso fare questa puntualizzazione per rafforzare senso e legame tra tutti gli articoli pubblicati sino ad oggi e collegarli con quelli che seguiranno: il mio vuole essere un discorso unitario circa la mia attività, ma le diverse sfaccettature le devo trattare una per volta, almeno per non ingenerare confusione; nella speranza di non aver tediato nessuno, porgo a tutti i miei più cordiali saluti; con la prossima uscita entrerò nel “vivo” del discorso sul sistema linfatico.

giovedì 3 settembre 2009

Intervento olistico, ultima parte di 4

Siamo arrivati alla fine dell’argomento, che ho cercato di presentare in modo succinto senza però tralasciare di spiegare quei concetti che ritengo alla base di tutto il discorso:
  • legge della polarità, che come un velo nasconde allo “sguardo” l’unità fondamento della realtà;
  • evoluzione degli esseri umani, che porta a scoprire la “bontà” dell’interdipendenza;
  • ritmo, che genera equilibrio tra gli opposti, da cui la totale libertà nell’interdipendenza, che non solo non toglie nulla ad alcuno, ma fa si che l’unità da questa interdipendenza generata sia più di quanto sarebbe la mera somma delle parti da cui è composta, così come l’armonia presente in ogni unità è sempre più completa e perfetta man mano che si passa ad unità superiori.
  • meditazione, che come un potente telescopio permette di vedere ciò che è altrimenti invisibile, tagliando anche il velo della polarità, così come in un’indagine archeometrica dove con riprese di immagini in tutti i campi spettrali ed analisi di elementi e composti chimici è spesso possibile recuperare la leggibilità di immagini ormai completamente dissolte per le capacità dell’occhio, o coperte da altri strati di varia origine, cosicché documenti di rilevante valore storico ed artistico, che sembravano irrimediabilmente perduti, possono poi essere recuperati con idonei interventi di restauro ricostruttivo altrimenti impossibili.
L’essere umano che si presenta ad un operatore olistico viene fondamentalmente guardato come un’unità composta da un insieme di unità liberamente interdipendenti, ma nel contempo anche come una delle unità che compongono un’unità superiore:
  • si interviene su di lui nel rispetto di chi e quanto lo circondano, giacchè possono avere influenza sul suo equilibrio;
  • ogni intervento viene fatto sull’intero per riarmonizzare una situazione di locale squilibrio che pregiudica l’equilibrata armonia delle parti.
A questo punto penso sia chiaro perché il lavoro di massaggio e quello energetico possono essere tra loro legati. Studiando massoterapia ho imparato che vi sono tre assunti di particolare interesse per fare un buon lavoro:
  • l’individuo è un organismo intero: ogni cosa è connessa e correlata; prima analogia, ciò è in perfetto accordo con la visione energetico-olistica;
  • il tessuto muscolare contratto può non lavorare, possiamo cioè trovarci di fronte ad una contrazione di difesa in risposta ad una minaccia meccanica come un sovraccarico od un allungamento eccessivo; altra analogia visto che energeticamente si sa che blocchi di natura diversa provocano squilibri non immediatamente collegabili;
  • i tessuti molli del corpo rispondono al tocco, ed una teoria al proposito spiega questo fenomeno asserendo che il dolore miofasciale è causato da un circuito neuromuscolare autoperpetuantesi a feedback in cui lo stimolo del tatto interferisce ripristinando una normale funzione; anche qui v’è un’altra analogia in quanto l’intervento energetico in un modo in parte simile va ad agire a livello aurico e se necessario harico onde interrompere un circuito negativo al fine di ripristinare una generale situazione di benessere.
Questa è la partenza dell’intervento olistico: considerare l’essere umano come corpo, mente, spirito, anima, composto, unitario e componente al tempo stesso. Per fare un esempio chiaro, si pensi ad un individuo che chiede il nostro aiuto e ci presenta il suo disturbo come un semplice dolore che dal collo sale alla testa col risultato di dare mal di testa e difficoltà al suo movimento. Chiaramente lui ci chiede che si tratti quella parte, ma il terapeuta non fornirà un buon servizio a costui se si limita a fare quanto gli viene richiesto;
  • il problema potrebbe anche essere fortuitamente limitato a quella zona e trattandola lo si potrebbe risolvere, ma,
  • parlando potremmo anche scoprire che costui ha avuto una distorsione alla caviglia, di cui non s’è particolarmente curato, ragion per cui il suo corpo per difendersi dal male ha adoperato di meno l’arto leso, ma così facendo il risultato è stato che i muscoli dell’anca e del tratto lombare si sono contratti più del dovuto e di conseguenza v’è stata un’azione squilibrata nella schiena, che ha avuto ripercussioni sui muscoli del collo causando da ultimo la cefalea. In questo caso il trattamento dei soli muscoli del collo non risolverà il problema. Ma,
  • parlando potremo anche scoprire di aver di fronte un individuo che somatizza un problema non fisico, ed in questo caso occorre spostare l’azione terapeutica in campo energetico, come ho già evidenziato negli articoli dedicati a “massaggio e terapia energetica”, permettendogli quindi di scogliere quelle tensioni che sono alla base del disturbo. In questo caso è venuto meno il giusto rapporto di interdipendenza, cosicché dal disequilibrio che s’è venuto ad instaurare viene prodotto anche il dolore che costui accusa.
Olisticamente non si “fa mai la guerra” ad un qualcosa, ma è piuttosto un lavoro atto ad ottenere una “autorevole persuasione”, cosicché tutte le parti che compongono l’intero collaborando trovino il modo di ripristinare l’armonia momentaneamente perduta: anche se umanamente qualcosa può sfuggire, energeticamente nulla viene tralasciato. Questo è però l’inizio di un discorso molto più lungo, che è qui solo accennato ed al momento mi sembra prematuro portarlo avanti. Quello che invece dev’essere ben chiaro a tutti è che il lavoro del terapeuta energetico olistico non vuol sostituire il lavoro degli altri terapeuti sanitari; egli porta grande rispetto per tutti coloro che lavorano col fine di migliorare la qualità della vita, riconosce i propri limiti, volentieri offre la propria collaborazione ben sapendo di non essere indispensabile ed allo stesso modo invita a rivolgersi ai medici ogniqualvolta gli viene chiesto qualcosa che esula dalla sua competenza: ognuno fa la sua parte e grazie al cielo sovente dal lavoro di gruppo si ottengono risultati non altrimenti ottenibili. Per questo già dall’inizio ho sottolineato come queste siano da considerarsi terapie collaterali: l’unione fa la forza; ed anche se non indispensabile, ognuno può essere utile. Riporto volentieri a questo punto una delle 125 poesie scritte dall’imperatore giapponese Meiji, il dottor Mikao Usui le utilizzava nei suoi incontri di Reiki per aiutare gli allievi a concentrare l’attenzione sull’aspetto essenziale delle cose ed io spero che anche in questo mio articolo possa ottenere lo stesso effetto: FRATELLI A volte in questo mondo Il vento scuote la casa. Ma le difficoltà sono vinte se i fratelli della famiglia crescono in armonia (tra loro). Sono giunto al termine di questa chiacchierata; nel prossimo articolo parlerò di come olisticamente si può guardare al drenaggio linfatico; sarà come al solito la mia opinione, per quel che conta, e nel contempo un mezzo per farmi conoscere meglio. Cordiali saluti a tutti.

lunedì 24 agosto 2009

Intervento olistico, terza parte di 4

Per proseguire in modo chiaro mi ricollego a due concetti di cui ho già parlato. Avevo accennato nella prima parte al ritmo: continuo scambio dell’azione dei due poli opposti, modello di base della vita che conosciamo, la quale non è pertanto basata su un “o-o” come si è portati a pensare, bensì, riflettendoci, su un “e-e”, perché un polo esiste solo se esiste anche l’altro polo. Per chiarire porto l’esempio della natura fisica della luce: ad un tempo si presenta sotto forma di onda e ad un altro tempo prende forma corpuscolata e nascosta dietro questa ritmica alternanza di sembianze v’è la realtà unitaria della luce. Ho anche accennato all’evoluzione che porta alla comprensione dell’interdipendenza e come da questa si possa arrivare alla consapevolezza del significato di libertà:
  • l’unità è completamente libera nel suo agire e tutto ciò che la compone rispetta la legge dell’interdipendenza;
  • ma, è altrettanto vero che la completa libertà della singola unità non pregiudica la completa libertà delle altre unità, giacchè tutte rispettano il principio di giustizia insito nell’interdipendenza.
Da tutto ciò arriviamo al concetto di equilibrio:
  • l’assoluta libertà = armonia dell’unità è data dalla condizione di costante equilibrio di forza tra i due poli;
  • l’uno non combatte l’altro, come potrebbe sembrare a prima vista, ma vicendevolmente si compensano.
Questo concetto lo si ritrova già, per esempio, nell’antica medicina cinese; a chi ad essa si avvicinava, come fondamento si faceva rilevare quanto fosse importante l’equilibrio tra i principi femminili YIN e quelli maschili YANG. Oggi, allo stesso modo la moderna scienza occidentale ci fa notare e comprendere, ad esempio, quanto sia importante il rispetto degli equilibri osmotici affinché vi sia l’omeostasi, condizione di stabilità interna degli organismi viventi, che deve mantenersi tale anche al variare delle condizioni esterne al corpo attraverso meccanismi autoregolatori: mantenere l’equilibrio attraverso continue compensazioni è fondamentale per la sopravvivenza. Non trovando fondati motivi per dubitare di quanto suesposto, penso di poter ritenere che è indubbiamente il costante equilibrio della propria libertà nell’interdipendenza delle libertà a produrre l’armonia che è alla base della vita; d’altronde è davanti agli occhi di tutti come nei gravi casi di disarmonia, quando nessun tipo di cura riesce a riportare all’equilibrio perduto, sempre sopravviene la morte di quell’individuo. . . . Riflettendoci, però, che cos’è la MORTE se non solo e sempre il polo opposto della VITA? Entrambe fanno quindi parte di un’unità superiore, che non viene certo scossa dai disequilibri delle unità inferiori: ad ogni livello superiore i meccanismi di compensazione sono sempre più efficaci e perfetti; come risulta per altro chiaro ricollegandosi al discorso fatto sulla terapia energetica. Non proseguo perché questo è un “discorso” che viene portato avanti da millenni e non v’è modo col linguaggio polare di poter porre termine al “dibattito”. Tuttavia il far presente questi concetti è indispensabile per fornire una seria spiegazione del perché i trattamenti fatti secondo una visione olistica seguono un percorso diverso dagli altri: non si cerca lo scontro per vincere su malesseri e dolore, bensì la ripresa dello stato di collaborazione interna che riporta alla perduta armonia, cui è collegato e dipendente lo stato di benessere. E’ pur vero che un articolo scritto su un giornale elettronico dovrebbe essere qualcosa di leggero, che incuriosisce e la cui lettura non richiede troppa attenzione, ma al tempo stesso da piacere, altrimenti si corre il rischio che alcuni , vuoi per il poco tempo a disposizione come per qualsiasi altro motivo, decidano di curiosare altrove. E sono ben conscio che soprattutto questi ultimi miei non rispondono a queste caratteristiche di piacevolezza e leggerezza. Tuttavia l’importanza dei concetti esposti è tale per la corretta spiegazione e comprensione del discorso olistico nel suo insieme, che ho dovuto correre il rischio di avere qualche lettore in meno, di far fare a qualcun’altro più attenzione di quanto si sarebbe aspettato, al fine di fornire un’informazione quanto più possibile chiara e rispettosa sia dell’argomento che del lettore a questo interessato; spero che ci sia anche qualcuno che apprezza questo sforzo. Nel prossimo articolo presenterò i collegamenti tra questi concetti e l’operatività terapeutica olistica. Ora non mi resta che scusarmi per l’attenzione richiesta per la lettura di quanto presentato e porgere cordiali saluti a tutti.

giovedì 13 agosto 2009

Intervento olistico, seconda parte di 4

Riprendendo è il caso di considerare come il concetto di evoluzione degli esseri umani (ho scritto umani e non viventi per non allargare il discorso ad un livello difficilmente sondabile) riguarda il processo che va dallo stato di dipendenza, classico dei primi anni di vita, a quello di indipendenza dell’età adulta. Se non ci si ferma all’apparenza, ci si rende conto che tutto ciò porta ad un altro risultato quanto mai chiaro oggi che viviamo in un mondo globalizzato: s’arriva alla consapevolezza del reale stato di interdipendenza e come unicamente dal riconoscimento di questa verità si possa arrivare alla vera libertà, che non priva alcuno di tutta la propria effettiva libertà, garantendo nel contempo sia qualitativamente che quantitativamente uguale libertà ad ognuno. Ho evidenziato questo concetto perché mi sarà utile dopo; ma nessuno pensi che voglia utilizzarlo per entrare in campo filosofico e/o religioso: mi limito all’area dell’attività presentata sul sito e cioè azioni dirette a dare sollievo a chi ne sente il bisogno. Volendo fornire qualche delucidazione sull’approccio olistico usato specialmente in quelle che vengono denominate medicine non convenzionali, ritorno al concetto di unità. Per semplificare la possiamo simbolizzare col numero 1; ma, anche se può sembrare che dica un’assurdità, polarmente parlando si conosce prima il 2 e poi con fatica e non sempre s’arriva a 1: all’inizio 1 è incomprensibile, addirittura invisibile. Infatti, ad esempio, conoscere il significato di caldo presuppone che contemporaneamente si conosca anche il significato del suo opposto freddo: è dal confronto che viene la distinzione tra i 2 e da questo procede il nostro apprendimento, ne consegue che conosciamo per opposti, non unitariamente. Sperando di riuscire a rendere più chiaro il fatto ricorro ad una visione geometrica di tutto ciò:
  • 1 lo si può riconoscere come un punto, ma il punto non ha dimensioni;
  • Come può un essere umano immaginarlo?
  • Nella nostra immaginazione ce lo figuriamo sempre con un’estensione, ma,
  • per microscopica che sia sarà sempre una superficie più piccola di qualcosa che al confronto è più grande!
Ecco che siamo tornati al 2, perché il normale stato di coscienza dell’essere umano soggiace alla polarità; concretamente ci si pone sempre di fronte all’alternativa polare dell’o-o: o è giorno, o è notte; o è asciutto, o è bagnato; ecc.. Ho precedentemente portato l’esempio della respirazione perché, essendo un fatto di facile comprensione, confrontandolo con quanto ho esposto dopo aiuta a capire quanto difficile sia percepire l’unità; ma al tempo stesso è come la luce di un faro che spezza le tenebre, cosicché porta alla consapevolezza di come il constatare che normalmente non si riesca a percepire l’unità di quanto abbiamo davanti agli occhi come realmente è, non legittima a dedurre che questa unità non esiste, anzi, per coloro che non hanno timore di mettersi in viaggio può essere ottimo stimolo per dare il meglio di se stessi nell’affrontare l’impresa ed arrivare alla meta: AD AUGUSTA PER ANGUSTA = alle cose eccelse non si arriva che attraverso alle difficoltà. Un mezzo che ognuno di noi ha a disposizione per arrivare a percepire quest’unità fondamentale, che come dicevano gli antichi egizi è celata dal velo di Iside, è la meditazione. Non c’è un solo modo di meditare, c’è chi preferisce metodi orientali, chi metodi occidentali, chi entra in meditazione attraverso l’intima preghiera . . .; non saprei indicare un metodo migliore rispetto ad un altro, l’importante è arrivare a percepire col “cuore” anziché col cervello: il cervello ha dei limiti che il “cuore” non ha. Non si pensi che sia un gioco e neppure che si possa fare istantaneamente; inizialmente potrà anche essere deludente, ma se non ci si arrende e si affrontano le difficoltà con impegno, costanza ed anche sincerità verso se stessi, i risultati potranno ripagare delle fatiche. La sorpresa sarà il rendersi conto d’essere consapevoli di qualcosa che non si riesce ad esprimere a parole: il linguaggio a mezzo del quale comunichiamo è legato e perfettamente adattato al mondo materiale-polare in cui viviamo, mentre la meditazione comprende questo mondo, lo trascende e va oltre, cosicché questo linguaggio si trova ad essere inadeguato per esprimere compiutamente queste nuove conoscenze. Non ci si deve rammaricare, anzi onestamente occorre riconoscere il valore di questo linguaggio, così come una persona adulta è bene riconosca il valore di tutti i passi avanti fatti nel corso della sua vita, ma altrettanto onestamente sa che impegnandosi può andare oltre: non ho detto che deve, bensì che può e non è una differenza da poco. Penso ci sia già qualcosa su cui riflettere, quindi un arrivederci a tutti al prossimo articolo. Robino Mariano

lunedì 3 agosto 2009

Intervento olistico, prima parte di 4

Ho cercato di rendere vivo questo sito proponendo argomenti diversi in vari articoli. Questo è stato anche un mezzo per rendere più chiara la gamma di servizi offerti. Ora mi sembra arrivato il momento di soffermarmi sul significato di “intervento olistico”, almeno per come lo intendo io. E’ logico infatti chiedersi quale sia la differenza di fondo che c’è tra gli interventi tradizionali, che hanno un loro innegabile valore e sulla cui utilità pratica non si discute, ed un intervento come quelli presentati. La differenza sta nella partenza, che porta a seguire un percorso diverso per arrivare alla meta, che è comunque sempre quella di migliorare la qualità della vita di chi sta patendo eliminando per quanto possibile le cause della sofferenza. Nell’approccio olistico non ci si dimentica mai che l’essere umano nella sua vita è costantemente obbligato a confrontarsi con la legge della polarità: tutto ciò che si manifesta ai nostri occhi od alla nostra immaginazione è sotto forma di due poli, maschile - femminile, buono – cattivo, bello – brutto, ecc.; ogni concetto ha il suo polo opposto. Olisticamente si pensa che scopo di questo cammino (vita umana) sia il superamento della polarità, così da poter vedere la “luminosità” dell’unità che comprende entrambi i poli e poter quindi da questa essere illuminati. A tal proposito si può ricordare l’enigma della Sfinge: “Che cos’è che al mattino va su quattro gambe, a mezzogiorno su due ed alla sera su tre?”. Chi non sapeva rispondere moriva. Si narra che Edipo si sia salvato rispondendo:”l’uomo!”. Infatti, all’inizio della vita “gattona” usando sia braccia che gambe per muoversi, una volta cresciuto è in grado di camminare su due gambe, ma, giunta la vecchiaia ha la necessità d’aggiungere un bastone (terza gamba) su cui appoggiarsi. Riflettendo su questo indovinello e la sua risposta si perviene però ad un significato più profondo:
  • il numero 4 è anche il simbolo della materia, a mezzo della quale l’essere umano può provare piacere e sofferenza, debolezza ed inquietudine, ecc.; ma,
  • è attraverso il confronto con la materia che ha la possibilità di evolversi ed arrivare alla consapevolezza della polarità, simbolizzata dal numero 2.
  • Se l’essere umano non supera questo livello gli diventa impossibile trovare serenità duratura, ecc., perché dalla polarità viene anche il cambiamento.
  • E’ solo superando tutte le prove, compreso l’esame finale imposto dalla polarità, che l’essere umano può arrivare alla consapevolezza dell’unità in cui la polarità è compresa e “vinta”.
Al fine di presentare un esempio che semplifichi questo discorso ricorrerò alla respirazione:
  • la respirazione è composta di due azioni contrarie, ma l’infante respira e non si pone il problema.
  • Crescendo diviene consapevole di inspirare e poi di espirare e gli è chiaro che sono due azioni tra loro diverse: è arrivato a concepire la polarità.
  • A prima vista può pensare che si possa eliminarne una e mantenere solo l’altra, ma non gli ci vuol molto per capire che se non espira non può neppur più inspirare: primo passo verso la consapevolezza dell’esistenza dell’unità.
  • Riflettendo comprende che l’unità, cioè la respirazione è composta da due forze che viste singolarmente sembrano antagoniste, mentre in realtà non hanno autonomia d’azione propria, giacchè l’autonomia è esclusivo appannaggio dell’unità che come capo indiscusso può utilizzarle in modo ottimale per il mantenimento in vita dell’organismo; inoltre ora comprende che non ne può eliminare una delle due senza eliminare anche l’altra, infatti se non inspira non può neppure espirare: è giunto a concepire l’esistenza dell’unità che le governa entrambe;
  • Ora non gli resta che superare l’esame finale e cioè comprendere che non si può eliminare l’unità senza eliminare la vita: se non si respira sopravviene la morte; ed a meno di non voler accettare la realtà, non possono esserci dubbi in proposito. Ma, non voler accettare la realtà impedisce forse che quest’ultima abbia l’ultima parola?
Forse detto così può sembrare semplicissimo, ma a complicare le cose troviamo un altro importante aspetto della realtà materiale e cioè il continuo scambio, ad esempio, tra inspirazione ed espirazione che produce un ritmo ed il ritmo è il modello di base della vita che conosciamo; ma ritmo vuol dire anche alternanza, mentre l’unità non alterna la sua esistenza con l’esistenza di un’altra unità, inoltre ogni unità (non semplicemente ciò che può apparire un’unità) continua ad esistere secondo la propria natura: a mutare è ciò che appare, non ciò che è. C’è ancor troppo da esporre per farlo in un’unica uscita, per cui riprenderò col prossimo articolo. Cordiali saluti a tutti.

giovedì 23 luglio 2009

Terapia energetica, ultima parte di 5

Termino ora questa panoramica a “volo d’aquila” sulla terapia energetica. Quello che veramente differenzia in modo straordinario questo metodo terapeutico dagli altri più conosciuti, è il fatto che si lavora considerando la mente e non la materia come realtà basilare con cui ottenere dei risultati: questo è il fondamento della visione “energetica”, che parte dall’essenza per andare alla coscienza, poi alla mente e da ultimo alla materia. Questo è il motivo per cui occorrono anni prima di aver consapevolezza del lavoro possibile con l’energia e poter quindi iniziare ad agire terapeuticamente , poi è l’esercizio attento e coscienzioso a formare, col tempo, il maestro. Purtroppo la via che gli esseri umani si trovano a dover percorrere è estremamente ardua e piena d’insidie, giacchè prima si ha consapevolezza della materia, poi della mente, con fatica s’arriva alla coscienza e con ancor maggiore sforzo all’essenza . Perdersi per strada è quanto di più facile possa avvenire; ma basta anche semplicemente pensare alla nota fiaba di “Pinocchio” per rendersi conto quanto tutto ciò sia drammaticamente sempre vero: non basta la buona volontà, è necessario trovare anche buoni maestri da cui imparare, essere iniziati e seguiti per tutto il tempo necessario; ma, questo è un argomento che esula dal presente discorso. Dopo quanto detto è chiaro che quanto si impara, sia a mezzo dello studio che dall’osservazione onesta ed attenta della vita che viviamo, è come il “procurarsi la semente”, di cui è necessario prendersi cura affinché germogli e diventi “albero che porta buoni frutti”. Ciò è possibile a mezzo prima della riflessione che “mette in ordine” le informazioni raccolte e poi della meditazione, che porta alla conoscenza piena e scevra di errori; solo così è possibile un buon lavoro energetico: con la fretta non si possono ottenere buoni risultati. Per permettere di visualizzare e meglio comprendere quanto ho detto porterò l’esempio dell’ologramma, il cui scopritore è stato Dennis Gabor, che per questo nel 1971 ricevette il premio Nobel: si trattava di una fotografia fatta senza obiettivo in cui un campo di onde luce diffuso da un oggetto era stato registrato su di una lastra fotografica come un sistema di interferenze (questo è la semente); quando questo ologramma viene posto sotto un raggio laser, o raggio coerente (in cui cioè i fotoni hanno una forte coerenza), il sistema di onde originario viene rigenerato in un’immagine tridimensionale (albero che porta buoni frutti; questo è il risultato umilmente ottenibile a mezzo della meditazione). Già questo è di per se un fatto di notevole interesse; ma c’è di più, ogni pezzo dell’ologramma (che può anche essere visto come il bagaglio di conoscenze acquisite dal singolo - ovvero semi) è un’esatta rappresentazione dell’intero ed è in grado di ricostruire l’intera immagine, anche se l’immagine sarà sempre più sfocata mano a mano che si lavora su pezzi sempre più piccoli: senza presunzione, è pertanto sempre possibile rendere un buon servizio a chi ne ha bisogno, anche se nell’attuale condizione umana ci sono limiti difficilmente valicabili e per questo non si può promettere ciò che non dipende da noi. Detto questo concludo ricordando che chi vuol lavorare con l’energia non potrà mai gonfiarsi di superbia essendo consapevole di ciò: quella “porta” si apre solo di fronte alla vera umiltà, che non significa bassa considerazione di se stessi, bensì vera consapevolezza del proprio valore e di quello di quanto e quanti ci circondano. Questo è un altro motivo per cui non si può pensare di garantire qualunque risultato venga richiesto: anche in buona fede potrebbe venir richiesto qualcosa di non buono ed alla lunga dannoso per il richiedente, mentre la terapia energetica da luogo unicamente a risultati effettivamente utili. Certo non bisogna fidarsi ad occhi chiusi di chiunque; ancora una volta chiedo di ripensare all’utile fiaba di Pinocchio, ma “non c’è albero buono che dia frutti cattivi, né, al contrario, albero cattivo che dia frutti buoni; difatti, ogni albero si riconosce dai suoi frutti.” Ed anche nel caso specifico ciò è quanto mai vero. A questo punto ringrazio quanti hanno avuto la costanza e la pazienza di seguirmi fin qui e porgo a tutti cordiali saluti. Nel prossimo articolo chiarirò il significato di “intervento olistico”.

lunedì 13 luglio 2009

Terapia energetica, parte quarta di 5

Nelle parti precedenti ho cercato di offrire un minimo di delucidazioni, altrimenti ciò che ora andrò esponendo avrebbe potuto rimanere oscuro e sia poco comprensibile che credibile a molti; esattamente l’opposto di ciò che desidero: non ho certo fatto questo sito per “vender fumo”. M’è sembrato inoltre doveroso presentare l’argomento con un minimo di logicità e consequenzialità unitamente ad esempi che potessero fornire un nesso semplice tra ciò che più facilmente è familiare e ciò che potrebbe anche essere sconosciuto. Vengo ora all’operatività del terapeuta energetico: il suo lavoro sui vari corpi dell’aura è fatto sia agendo sui chakra ed attraverso di loro, sia direttamente per “riparazioni” varie (il livello harico, poi, meriterebbe un discorso a se, ma è ancor più lontano dal “normale sentire” di quanto già non lo sia il livello aurico; forse in futuro ne accennerò, ma penso ora sia troppo presto). Chakra è un termine sanscrito che può essere tradotto come ruota;
  • possono essere immaginati come vortici fatti ad imbuto e sono tutti indistintamente presenti in tutti i vari corpi aurici di cui ho parlato;
  • possono essere considerati come organi che assorbono e metabolizzano energia prendendola dal campo energetico universale.
Quando un chakra non funziona bene l’immissione di energia è disturbata e le varie parti da quello dipendenti non vengono alimentate in modo appropriato; col protrarsi di questa situazione, quelle particolari zone cessano di funzionare normalmente, possono intasarsi, si indeboliscono, le difese da esse dipendenti diventano sempre meno efficaci e può insorgere un disturbo più o meno grave a seconda della situazione. Ora, seguendo la “linea guida” che ho cercato di dare nei precedenti articoli, non dobbiamo dimenticare che il nostro organismo oltre a ciò che appare è anche un fenomeno di interconnessioni e le cause dei disturbi possono coinvolgere diversi livelli funzionali e d’esperienza; quindi, possono esserci casi in cui la terapia energetica può ottenere risultati non diversamente raggiungibili: un chakra può essere ripulito, riparato, risanato, inoltre col trattamento energetico viene riarmonizzata la sequenza nei vari stadi, ecc.. Oltre ai chakra ogni singolo corpo aurico può presentare anomalie ed essere trattato da solo; vi sono sequenze operative che vanno rispettate, approcci terapeutici che mai vanno trascurati ed interconnessioni da tener presenti, giacchè partecipando a vari processi possono influenzare il risultato finale. Tutto questo, però, fa parte del bagaglio di conoscenze che un terapeuta deve avere; ma approfondire ciò, oltre a non essere cosa semplice, potrebbe diventare noioso e pesante. Il lavoro fatto da un terapeuta energetico è per certi versi anche simile a ciò che viene fatto da altre figure professionali; ad esempio, se un individuo si fa male ad una mano, sebbene il dolore sembri ampliarsi e causare altri fastidi apportando anche un po’ di tristezza, tuttavia ad essere curata è essenzialmente la mano ed ottenutane la guarigione scompaiono anche tutti quei fastidi che da questa causa prima erano generati. Ugualmente nel campo aurico ed harico, quando ci si accorge che il problema è maggiormente evidenziato in un determinato livello è lì che si opera principalmente, anche se energeticamente è bene operare anche per ottenere un generale rafforzamento a tutti i livelli che possono contribuire a sanare la situazione (a volte possono essere contemporaneamente interessati anche più livelli ed allora si opera con trattamenti specifici in ognuno di questi), affinché il risultato possa essere ottenuto più dolcemente (a livello energetico non si usa mai violenza, non si aggredisce, ma si ottiene collaborazione tramite l’autorevolezza dell’energia stessa), facilmente e nello stesso tempo possa essere più duraturo. Così come è necessario che il paziente segua la cura prescrittagli dal medico per giungere alla guarigione, allo stesso modo è necessario che chi si sottopone alla terapia energetica collabori come gli viene richiesto, altrimenti i risultati saranno limitati e di breve durata; nessuno si preoccupi, non si richiede nulla di eccezionale, basta la buona volontà: è un po’ come prendere le medicine prescritte (non basta comprarle) e mettere in pratica i consigli dati dal medico. Ho quasi terminato questo veloce discorso sulla terapia energetica così come la concepisco io. Non sono più molte le cose da dire, troppe tuttavia per aggiungerle ancora a questa parte; alcuni m’han detto che gli articoli troppo lunghi sono pesanti, stufano e non vengono letti volentieri; per evitare ciò mi fermo. Un cordiale saluto a tutti.